William Hogarth by Benjamin Smith, Drawings and Prints
Medium: Stipple engraving and etching
Gift of Sarah Lazarus, 1891 Metropolitan Museum of Art, New York, NY
http://www.metmuseum.org/art/collection/search/399819

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William Hogarth by Benjamin Smith, Drawings and Prints
Medium: Stipple engraving and etching
Gift of Sarah Lazarus, 1891 Metropolitan Museum of Art, New York, NY
http://www.metmuseum.org/art/collection/search/399819

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Benjamin T. Smith The Dope: The Real History of the Mexican Drug Trade A myth-busting, 100-year history of the Mexican drug trade that reveals how a once-peaceful industry became a violent behemoth The Mexican drug trade has inspired myths of a war between north and south, white and brown, between noble cops and vicious kingpins, corrupt politicians and powerful cartels. In The Dope, Benjamin T. Smith draws on unprecedented archival research, leaked DEA, Mexican law enforcement, and cartel documents, and dozens of harrowing interviews, to tell the real story of how and why this one-peaceful industry turned violent, interrogate the U.S.-backed policies that inflamed the carnage, and explore corruption on both sides of the border. #BENJAMINSMITH #HISTORIADOR, #AUTOR DE #THEDOPE “Existe la idea de que antes, el PRI controlaba todo y no existía la violencia, pero esto no es verdad”. En ‘The Dope’, su último y sorprendente libro, el académico echa mano de un archivo de 100 años para contar la realidad violenta de México y separarla del tráfico de drogas. A 15 años de la ofensiva militar contra el crimen organizado, México cuenta los muertos por decenas de miles. Inmerso en una vorágine de violencia interminable, el país apenas se detiene a pensar lo que ocurre. La idea más extendida es que la violencia es culpa del tráfico de drogas, pero los cadáveres recuerdan que esa narrativa es falsa. O al menos incompleta. “Tú piensa que los agentes estatales fueron la mafia de México”, dice Smith, en referencia a la mafia original, la siciliana, la que cobraba por uso del territorio. “En la primera mitad del siglo XX y hasta la década de 1970, los gobiernos estatales organizaron las redes de protección. Luego, hasta la década de 1990, se encargó la Policía Judicial Federal (PJF). Y desde entonces, los propios grupos de narcotraficantes han tomado el control de su propia protección”, añade. https://www.instagram.com/p/CQe6XU0Diur/?utm_medium=tumblr
John Boydell, Benjamin Smith, 18th-19th century, Harvard Art Museums: Prints
Harvard Art Museums/Fogg Museum, Gray Collection of Engravings Fund
https://www.harvardartmuseums.org/collections/object/279494
Dal satellite ICESat-2 una mappa dello scioglimento dei poli
Lo scioglimento dei poli con un dettaglio mai visto. Dal 2003 in Antartide e in Groenlandia, l'assottigliamento delle calotte procede al ritmo di centinaia di tonnellate di ghiaccio perse ogni anno. Lo rivelano dati satellitari della NASA, grazie a cui è stata ricostruita la mappa più dettagliata finora del fenomeno. Come conseguenza dello scioglimento dei ghiacci in questo arco temporale, il livello globale dei mari si è innalzato di 14 millimetri.
Iceberg staccatosi dall'Antartide e alla deriva (©Biosphoto/AGF) La perdita di ghiaccio dell’Antartide e della Groenlandia procede al ritmo di centinaia di tonnellate all'anno dal 2003 a oggi e ha determinato un innalzamento del livello degli oceani di 14 millimetri. È quanto emerge da una delle più rigorose analisi pubblicate degli effetti a lungo termine dei cambiamenti climatici sui ghiacci delle zone polari, pubblicata su “Science” da ricercatori di varie istituzioni statunitensi sulla base dei dati raccolti dall’Ice Cloud and land Elevation Satellite 2 (ICESat-2) della NASA. Lanciato in orbita nell'autunno 2018, ICESat-2 ha effettuato dettagliate misurazioni dell'elevazione globale, cioè della quota raggiunta da vari punti della superficie terrestre, grazie a uno strumento che emette impulsi laser e ne raccoglie poi i segnali di rimbalzo. Confrontando i nuovi dati, ottenuti anche nelle regioni ghiacciate della Terra, con le misurazioni effettuate dal primo ICESat dal 2003 al 2009, i ricercatori hanno ottenuto un reticolo di decine di milioni di siti in cui le diverse rilevazioni satellitari si sovrapponevano.
Mappa della variazione di copertura glaciale in Antartide: in viola, rosso e arancione le aree di perdita, in azzurro e bianco quelle di incremento o rimaste inalterate (©Smith et al./Science) "Se si osserva un ghiacciaio o una calotta glaciale per un mese o per un anno non si imparerà molto su come il clima sta agendo su di essi: ora abbiamo un periodo di 16 anni tra le rilevazioni di ICESat e quelle di ICESat-2 e possiamo essere molto più sicuri che i cambiamenti osservati nel ghiaccio hanno a che fare con i cambiamenti climatici a lungo termine", ha spiegato Benjamin Smith, glaciologo dell'Università di Washington e autore principale dello studio. "ICESat-2 è uno strumento davvero notevole per queste rilevazioni: abbiamo a disposizione misurazioni di alta qualità di entrambe le calotte di ghiaccio, che permettono di fare un confronto dettagliato e preciso con i dati più vecchi". Smith e colleghi hanno potuto realizzare una delle più complete mappe del cambiamento della calotta glaciale della Groenlandia e dell'Antartide nell’arco di 16 anni, fornendo indicazioni utili per definire le prospettive future di queste regioni. Oltre a ciò, hanno elaborato i dati con appositi modelli informatici, incrociandoli con quelli relativi alla densità dello strato di ghiaccio o di neve e con altri parametri, arrivando infine a una stima della massa di ghiaccio perduta o guadagnata nelle varie zone e complessivamente.
Mappa della variazione di copertura glaciale in Groenlandia: in viola, rosso e arancione le aree di perdita, in azzurro e bianco quelle di incremento o rimaste inalterate (©Smith et al./Science) Si è scoperto che la calotta glaciale della Groenlandia ha perso una media di 200 miliardi di tonnellate di ghiaccio all'anno, mentre quella dell'Antartide ne ha persi in media 118 miliardi all'anno. Da questa immane fusione di masse glaciali è derivato un innalzamento del livello globale dei mari attribuibile, secondo i ricercatori, per due terzi alla Groenlandia, e per il restante terzo all'Antartide. Gli effetti della perdita di ghiaccio sono particolarmente evidenti nei ghiacciai costieri della Groenlandia, che si sono abbassati di 4-6 metri all’anno nel periodo considerato. Nel caso dell’Antartide, alcune zone centrali hanno aumentato lo spessore della copertura glaciale, a causa di un aumento delle precipitazioni nevose. Il fenomeno però è più che compensato dalla fusione dei ghiacci lungo le coste, anche per effetto della temperatura relativamente elevata del mare. Read the full article
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