Come Becca e i Marmozets stanno salvando la musica.
É nei momenti più scuri della storia che senti il bisogno di vedere una luce. Quando credi di non avere più niente da dire, allora hai bisogno di una voce. L’italia esce dagli Europei, è vero, ma l’Islanda è ancora lì, per 24 ore. Ed è bello crederci. Di questo abbiamo bisogno: di speranze. E i Marmozets non sono altro che questo.
DISCLAIMER: QUESTO ARTICOLO SARà POCO COESO, POICHÉ REDATTO SOTTO L’INFLUENZA DELL’ALCOOL.
Regia, foto:
Becca Macintyre non è bella come Hayley Williams, ma vale dieci volte tanto. Becca urla sul palco fino ad esplodere e ci piace proprio per questo. Perchè non fa finta di essere un uomo che fa il frontman rock. Semplicemente è brava, cura il look quel tanto che basta da essere notata e il resto lo lascia fare alla sua voce. L’altro “resto” lo lascia fare ai suoi fratelli biologici (alla chitarra e alla batteria) e all’altra copia di fratelli al basso e alla solista.
Con i suoi Marmozets ci ricorda che cosa vuol dire fare musica rock: far muovere la gente, suonare dritti e cazzuti, divertirsi ed emozionarsi. I Marmozets meritano la classifica solo perchè nel 2015 il Reading festival urlava il loro nome, mentre si accordavano. Becca stava per piangere. Perchè come ha ricordato al pubblico, chiedendo loro di smetterla: “Basta, sono una ragazza. Così mi farete commuovere”.
E ci piace così. É giusto così. Nel pogo si muovevano tutti: dal fan cicciotto dei metallica a quello emo dei bring me the horizon. Perchè quando sei in mezzo alla ressa, conta soltanto che la band lì davanti ti trasmetta energia. Un’energia che va oltre il genere, oltre la chitarra che si scorda durante Why do you Hate me? Oltre qualsiasi cosa. A conti fatti contano due cose e due soltanto: quanto la gente muove il culo e quanto tu stia facendo un buon spettacolo.
Becca balla sul palco come le ragazze timide quando bevono troppo. Alle chitarre, Jack e Sam suonano complementari e inarrestabili, come se non ci fosse un domani. Loro sono l’altra metà del carisma dei pezzi. Sono tecnici, ma non lo fanno pesare. Hanno ascoltato i Franz Ferdinand e i Protest the Hero, il metal e la dance e adesso suonano la LORO musica. Una musica che arriva al pubblico perchè non vuole essere commerciale ma nemmeno d’elité. Come si dice dalle mie parti “buona musica”. Lo stesso si può dire della batteria che definire isterica è usare un eufemismo. Josh Macintyre è brutto come il peccato, ma quando suona state tutti zitti e ascoltate. Il bassista Will, un mio personale eroe, suona il basso con il plettro, in maniera semplice e quasi non lo si sente. Perchè non sbaglia mai e semplicemente, fa da spalla all’intera baracca. E quando la signorina davanti strilla, lui fa lo stesso. Senza pretendere le luci della ribalta. Con la sua ciccetta da birra e il suo basso Fender.
I Marmozets hanno i pezzi, la grinta, lo stile e la modestia. Sempre al Reading, il chitarrista Sam prima dell’inizio di Captivate You cerca di parlare con il pubblico, credendo di dover riempire un imbarazzante vuoto di silenzio, ma non servirà . Lui farà appena in tempo a dire: “Che pomeriggio, eh? Abbiamo un bel po’ di band a suonare per noi oggi...” Ma il pubblico non lo sente e tutto il pit si sta sgolando:
MAR-MO-ZETS! MAR-MO-ZETS!
E Becca quasi piange. E tutti sorridono. E la musica vince di nuovo su molto dello schifo che ci circonda. Sia dentro che fuori il buisness dell’intrattenimento. Certe cose sono solo belle da vedere. Certe cose la gente per bene se le merita. Il successo per i Marmozets mi auguro sia gigantesco. Se non lo sarà in termini di dischi lo sarà in termini di movimento del pubblico sotto il palco. Perchè abbiamo bisogno di facce nuove in questa vecchia musica. L’Inghilterra che ha deciso di andarsene ha ancora bisogno di noi, pubblico europero affamato e noi di lei, fucina indiscussa di talenti.
Spianate la strada ragazzi, ribaltate un po’ di vecchi stronzi che ancora occupano i palchi con le loro lagne. Andate in culo al pop, al rock, al metal, a tutto. E continuate a far sognare qualche illuso che come me ancora crede nella musica. Un illuso che prima o poi, una ragazza che gli urla in faccia tutto il suo amore, come fa Becca, ancora spera di trovarla.

















