Pensiero del giorno.
Ci sono giorni in cui l'ansia e i pensieri ti scaricano tutta la batteria.
Sono le 13:54 e io oggi sono già al 2%. 🪫
Non tutti i giorni vanno affrontati di corsa.
Giovedì, 16 luglio 🖊️📜
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Anelli smart e caldo: il pericolo del gonfiore che blocca le dita
Gli anelli intelligenti stanno facendo emergere un difetto che in pochi avevano considerato al momento dell'acquisto: con il caldo le mani si gonfiano e tirarli via dal dito diventa un'impresa. Sembra una sciocchezza, ma quando parliamo di un dispositivo rigido, spesso in metallo, con sensori e una batteria al litio dentro, la faccenda si complica. E sono sempre più gli utenti che se ne stanno accorgendo sulla propria pelle. Il meccanismo è semplice da capire. Quando la temperatura sale, i vasi sanguigni si dilatano per disperdere calore e una maggiore quantità di liquido finisce nei tessuti. Per effetto della gravità, le zone dove tutto questo si accumula sono soprattutto mani e piedi. Si chiama edema da calore ed è qualcosa di assolutamente comune nei mesi estivi o quando ci si mette a fare attività fisica. Basta una camminata nel bosco con il sole a picco: poco dopo aver iniziato, l'anello comincia a stringere più del dovuto e diventa impossibile da togliere. Con un orologio o un braccialetto si allenta la cinghia e via, ma un anello smart è completamente rigido, quindi finisce per dare fastidio molto di più. C'è poi un secondo fronte di cui si parla meno. Non si gonfiano solo le dita, ma anche la batteria. A causa di un difetto o per il calore stesso, la cella al litio può dilatarsi facendo sentire l'anello ancora più piccolo. Una utente del Oura Ring aveva notato che con il tempo il suo dispositivo stringeva sempre di più e la batteria durava molto meno. Contattando l'azienda, le hanno confermato che si trattava proprio di un problema alla batteria e alla fine glielo hanno sostituito. Su Reddit ci sono diversi casi simili. Il caso del Galaxy Ring e cosa dicono le aziende L'episodio più clamoroso resta quello dello youtuber Daniel Rotar. La batteria del suo Galaxy Ring ha iniziato a gonfiarsi fino a bloccare l'anello completamente sul dito. Faceva male e non c'era verso di sfilarlo, nemmeno con acqua e sapone. Come se non bastasse, Daniel stava per prendere un volo, ma gli hanno negato l'imbarco perché la batteria dell'anello rappresentava un rischio per la sicurezza. Risultato: volo perso e corsa al pronto soccorso, dove gli hanno tolto l'anello usando ghiaccio e lubrificante. E le case produttrici? Samsung ha una pagina di assistenza con consigli su come togliere un Galaxy Ring rimasto incastrato. Suggeriscono acqua e sapone, immergere la mano in acqua fredda oppure tenerla sollevata. Se niente funziona, raccomandano di andare al pronto soccorso e tagliare l'anello, indicando addirittura i punti dove farlo per non danneggiare la batteria ed evitare il rischio di ustioni. Anche Oura offre gli stessi consigli e una guida su dove tagliare in caso di necessità. Tutto questo apre una riflessione sul design. Gli anelli intelligenti vengono venduti come la soluzione per monitorare la salute con un formato ultracompatto e più comodo di un orologio, finché non si incastrano e tocca tagliarli. Forse il futuro di questo prodotto passa proprio dal sacrificare quell'estetica rigida e continua, lasciando spazio a design aperti capaci di adattarsi meglio ai naturali cambiamenti del corpo. È una strada che l'azienda Movano ha già imboccato con l'anello Evie. Read the full article
Samsung Galaxy: la funzione nascosta che salva la batteria di notte
Capita a chiunque, prima o poi. Si appoggia lo smartphone sul comodino, il caricatore è lì a portata di mano, ma ci si addormenta senza averlo collegato. La mattina dopo, il telefono è praticamente spento oppure agonizzante al 3%. Per chi possiede un Samsung Galaxy, però, esiste una soluzione tecnica che quasi nessuno configura, nonostante sia disponibile da diverse versioni di One UI: una rutina automatica di risparmio energetico che si attiva da sola quando la batteria scende sotto una soglia decisa dall'utente. Nessun intervento manuale richiesto, nessun bisogno di ricordarsi qualcosa prima di chiudere gli occhi. La funzione si trova dentro Modi e Routine, accessibile dalle Impostazioni dei Galaxy. Da lì si può creare una nuova routine composta da due elementi: la condizione che la fa scattare e le azioni che esegue. Come condizione va selezionato "Livello batteria (Inferiore a)" e scelto il valore percentuale preferito. Un numero ragionevole per proteggersi durante la notte si colloca tra il 20% e il 30%. Se il telefono raggiunge quella soglia senza essere in carica, la routine parte in automatico. Per quanto riguarda le azioni, ed è qui che la cosa si fa davvero interessante, si può decidere con precisione cosa disattivare. Le opzioni più efficaci per allungare la durata della batteria nelle ore notturne sono: attivare il risparmio energetico, spegnere il WiFi (se non serve), disattivare il Bluetooth (se non ci sono auricolari o dispositivi collegati), abbassare la luminosità dello schermo al minimo e ridurre la frequenza di aggiornamento del display. Con queste impostazioni attive, il consumo del Galaxy in standby notturno cala in modo davvero significativo. Perché è meglio della modalità risparmio energetico standard Qualcuno potrebbe chiedersi: ma la modalità risparmio energetico classica di One UI non fa già tutto questo? In parte sì, ma ha due limiti concreti. Il primo è che va attivata manualmente, oppure si può configurare perché scatti a una certa percentuale, ma senza la possibilità di personalizzare le azioni nel dettaglio. Il secondo è che applica sempre le stesse restrizioni, indipendentemente dal momento della giornata. La routine personalizzata in Modi e Routine risolve entrambi i problemi. Si può crearne una pensata specificamente per la notte, che includa solo le restrizioni sensate quando si sta dormendo. Per esempio, chi possiede un Galaxy Watch collegato via Bluetooth può mantenere attiva quella connessione e disattivare solo il Bluetooth verso altri dispositivi. Chi usa il WiFi per la sveglia intelligente può lasciarlo acceso. Insomma, ogni utente decide cosa tagliare e cosa no. Quanto incide davvero sui consumi notturni I numeri rendono bene l'idea. Un Galaxy S in standby notturno, senza schermo attivo e con le connessioni normalmente accese, consuma tra il 3% e il 6% di batteria ogni ora, a seconda del modello e di quante connessioni restano attive. Con la routine configurata correttamente e il risparmio energetico attivato, quel consumo può scendere fino a circa l'1% all'ora. Facendo un esempio pratico: chi si ritrova con il 25% di batteria alle undici di sera e si sveglia alle sette di mattina affronta otto ore di standby. Con un consumo normale, la perdita sarebbe compresa tra il 24% e il 48%, il che significa arrivare al mattino con pochissima carica o addirittura a telefono spento. Con la routine notturna attiva, la perdita si riduce a un range tra l'8% e il 12%, il che vuol dire svegliarsi con ancora un 13% o 17% di autonomia residua. Non è un sostituto del gesto di mettere in carica il telefono, ovvio. Ma rappresenta quella rete di sicurezza che fa la differenza tra un Galaxy completamente inutilizzabile alle sette del mattino e uno che ha ancora abbastanza energia per reggere fino al primo caricatore disponibile. Read the full article
Shargeek 100, chi non muore si rivede! Ecco l'erede del Shargeek Storm 2 - Recensione
Lo Shargeek 100 è uno di quei power bank che si nota subito. Non tanto per le dimensioni, comunque importanti, quanto per il design trasparente che lascia intravedere componenti, circuiti e display frontale. È un’estetica particolare, lontana dai classici power bank anonimi da zaino, e per questo può piacere molto oppure risultare un po’ eccessiva. Al di là dell’aspetto, però, il punto vero è un altro: ha senso spendere circa 191 euro per un power bank da 25.600 mAh quando online si trovano alternative molto più economiche? La risposta dipende da cosa si cerca. Qui non si paga solo la capacità, ma anche una dotazione più completa, con display IPS, porta DC regolabile, USB-C ad alta potenza e una gestione della ricarica decisamente più avanzata rispetto ai modelli base. L’ho usato per circa una settimana tra scrivania, zaino, campo di tiro e qualche spostamento in auto. La sensazione è che lo Shargeek 100 non sia pensato per chi vuole semplicemente ricaricare lo smartphone ogni tanto, ma per chi cerca un power bank più versatile, capace di alimentare anche notebook, accessori e dispositivi più esigenti. Resta un prodotto costoso e dal design divisivo, ma tecnicamente ha parecchio da dire. Attualmente è disponibile sul sito ufficiale. Unboxing La scatola è compatta, rigida, con una finitura esterna che trasmette subito una sensazione di prodotto curato. Quando la apri, il power bank è lì al centro, avvolto in una pellicola protettiva sottile, circondato da inserti in cartone sagomato che lo tengono fermo senza sprechi di spazio. Non è uno di quei prodotti che arrivano soffocati in sacchetti di plastica e carta velina accartocciata. Dentro la confezione trovi lo Shargeek 100, un cavo USB-C da 100W corto circa trenta centimetri, un foglio di adesivi decorativi per il display e la documentazione multilingua. La dotazione è onesta ma non generosa. Il cavo incluso è breve per scelta progettuale: serve per collegare il power bank al proprio caricabatterie a parete, non per caricare i dispositivi in mobilità stando comodi sul divano. Chi si aspetta un cavo lungo per collegare il MacBook mentre si cammina per casa rimarrà un po' deluso. Gli adesivi per il display, invece, mi hanno sorpreso. All'inizio sembrano un vezzo da marketing, una trovata per il target più giovane. Poi ti rendi conto che il display del pannello IPS ha uno sfondo personalizzabile, e Sharge include un assortimento di opzioni: panda, smile, icone varie. Ho messo il panda e lo ammetto senza troppa vergogna. Quando il power bank è in carica, il pandino "guarda" il processo con la sua aria sorniona. È irrazionale apprezzarlo, ma funziona nell'estetica complessiva del prodotto. La qualità percepita all'apertura è alta. Non altissima quanto ci si aspetterebbe da un prodotto oltre i 190 euro, ma solida. Nessun elemento traballante, nessun coperchio che scricchiola. Il dispositivo in mano dà subito la sensazione di essere ben bilanciato, anche se il peso si fa sentire da subito: siamo intorno ai 600 grammi, e la prima volta che lo prendi ti aspetti qualcosa di più leggero rispetto a quello che ti trovi tra le mani. Design e costruzione Parliamoci chiaro: il design è il punto di partenza di tutto. È la ragione per cui molta gente cerca questo prodotto online, è la prima cosa che cattura l'attenzione quando lo vedi nella foto. E in questo senso lo Shargeek 100 non delude. Il corpo è in policarbonato trasparente, quel tipo di materiale che a prima vista sembra fragile ma che in realtà ha una resistenza rispettabile. Le otto celle Samsung 18650 sono visibili, disposte in due file da quattro, e sopra di esse c'è la scheda di controllo con i suoi condensatori, le sue resistenze, i microcontrollori. Guardare dentro è quasi come guardare dentro a un computer miniaturizzato: c'è qualcosa di soddisfacente in questa trasparenza costruttiva, nel fatto che il produttore non abbia paura di mostrare cosa c'è dentro. Sul tavolo di lavoro, tra MacBook e monitor, lo Shargeek 100 ci sta bene in modo inaspettato. Non fa brutto come quasi tutti i power bank neri e opachi che sembrano mattoni anonimi. Ha una sua presenza estetica che lo rende quasi un oggetto decorativo oltre che funzionale. Sul serio: è uno dei pochissimi accessori tech di cui non mi vergogno quando ho ospiti in ufficio. Poi c'è il rovescio della medaglia, che è il peso. Seicento grammi si sentono. Non è un problema quando è nello zaino insieme al laptop, dove il peso si distribuisce insieme agli altri oggetti. Diventa un fattore quando è nello scomparto laterale di uno zaino leggero, o quando lo tieni in mano per qualche minuto mentre aspetti qualcosa. Non è un power bank da tasca dei pantaloni, questo è certo, e chiunque stia valutando l'acquisto deve partire da questo dato concreto. Le porte sono tutte concentrate su un solo lato corto: da sinistra verso destra si trovano la USB-C1 da 100W, la USB-C2 da 30W, la USB-A da 18W e la porta DC con connettore barrel da 5,5x2,5mm. Sull'altro lato corto ci sono il pulsante di accensione e il display IPS. Una distribuzione ragionevole: avere tutti i connettori sullo stesso lato facilita molto la gestione dei cavi quando si caricano più dispositivi insieme, evita il groviglio che si crea con le porte sparse su lati diversi. La finitura della plastica è buona ma non eccezionale. Graffi superficiali arrivano abbastanza facilmente, e dopo una settimana di utilizzo quotidiano qualche piccolo segno era già comparso nella zona posteriore. Niente di grave, ma chi è meticoloso con il proprio equipaggiamento potrebbe valutare una custodia protettiva. Sharge ne vende una accessoria, non è inclusa. Lo Shargeek 100 è sostanzialmente il successore diretto del vecchio Storm 2, ritirato dal mercato: stessa architettura di base, stesso design trasparente, stesse celle Samsung 18650. Le differenze sono principalmente di naming e di alcune revisioni minori al firmware e alla gestione del display, non un riprogetto da zero. Caratteristica Shargeek Storm 2 Shargeek 100 Nome commerciale Shargeek Storm 2 / Storm² Shargeek 100 Stato Ritirato dal mercato Attuale, in vendita Capacità 25.600 mAh / 93,5 Wh 25.600 mAh / 93,5 Wh Celle Samsung 18650 Samsung 18650 Uscita massima USB-C1 100W 100W Display IPS 1,14" con metriche base IPS 1,14" con gestione avanzata e personalizzazione adesivi Porta DC regolabile Sì, 3,3~25,2V / 75W Sì, 3,3~25,2V / 75,6W Protocolli PD 2.0/3.0, QC 3.0, PPS, FCP PD 2.0/3.0, QC 4+, PPS, FCP, SCP, AFC Airline-safe Sì Sì (stampato sulla scocca) Garanzia 1 anno 2 anni Prezzo lancio ~229$ / ~219€ 191€ (sito ufficiale) La differenza più concreta, al di là del nome: lo Shargeek 100 aggiunge il Quick Charge 4+ tra i protocolli supportati, porta la garanzia a due anni e il display è stato leggermente aggiornato nella UI. Il prezzo di listino è inoltre sceso rispetto al vecchio Storm 2 al lancio. Chi cerca un'unità usata del vecchio Storm 2 a prezzo ridotto troverà prestazioni praticamente identiche, ma niente aggiornamenti firmware futuri e garanzia residua da verificare. Specifiche tecniche Specifica Valore Nome prodotto Shargeek 100 (già Storm 2) Capacità nominale 25.600 mAh Energia nominale 93,5 Wh Celle 8× Samsung 18650 Li-ion Display IPS 1,14", bassa riflessività, personalizzabile USB-C1 100W max in ingresso e in uscita (PD 2.0/3.0, PPS, QC 4+) USB-C2 30W max in uscita (PD, QC 3.0) USB-A 18W max in uscita (QC 3.0, AFC, FCP) Porta DC 75,6W max, 3,3~25,2V regolabile, 3A, connettore 5,5×2,5mm Uscita combinata C1+C2+A Max 65W + 30W Ricarica completa Circa 90 minuti a 100W in ingresso Protocolli supportati PD 2.0/3.0, QC 3.0/4+, PPS, FCP, SCP, AFC, Apple 2.4A Peso ~600g Pass-through Disponibile con batteria oltre il 50% Protezioni Sovratensione, temperatura estrema, cortocircuito Certificazione Airline-safe (TSA, FAA, EASA) – 93,5 Wh < limite 100 Wh Garanzia 2 anni Prezzo di listino 191,08€ su sharge.com Componentistica interna Dietro al guscio trasparente c'è una scelta progettuale ben precisa: otto celle Samsung 18650, le stesse che si trovano all'interno di molti laptop di fascia alta, disposte in due pacchi da quattro in configurazione serie-parallelo. Non è un caso che Sharge abbia scelto celle di un produttore specifico e noto, e che abbia scelto di renderle visibili: è una dichiarazione di qualità, quasi una firma sul prodotto. Le Samsung 18650 sono tra le celle cilindriche più diffuse e collaudate nel settore consumer. Hanno un profilo di scarica stabile, una gestione termica prevedibile e una longevità nel tempo superiore a molte alternative economiche. Che ci siano esattamente queste, in questo power bank, e che le si possa vedere, è un elemento che in fase di acquisto ha il suo peso. La scheda di controllo gestisce la distribuzione della potenza tra le quattro porte in modo dinamico. La cosa tecnicamente più rilevante è che la USB-C1 supporta sia l'ingresso che l'uscita fino a 100W: puoi ricaricare il power bank dalla stessa porta da cui poi carichi il MacBook. Non hai bisogno di un ingresso separato, non devi ricordarti quale porta è quale. Questo semplifica molto la vita quotidiana. C'è però un dettaglio sul pass-through che vale la pena conoscere prima di trovarselo in faccia in un momento inopportuno. La ricarica simultanea, cioè la possibilità di caricare il power bank e un dispositivo esterno attraverso di esso nello stesso momento, funziona solo quando la carica residua interna supera il 50%. Scendi sotto quella soglia e il circuito smette di alimentare il dispositivo collegato, usando tutta la potenza disponibile per ricaricare prima se stesso. Comportamento logico dal punto di vista della gestione termica e della salute delle celle, ma che la prima volta che ti succede può sorprendere. Il display IPS da 1,14 pollici è integrato nella scocca con cura. Lo schermo mostra in tempo reale la percentuale di carica residua, la potenza in uscita su ciascuna porta attiva, la temperatura interna delle celle e della scheda di controllo. Queste informazioni, nella pratica quotidiana, cambiano il modo in cui interagisci con il dispositivo. Non in modo astratto: proprio concretamente, quando vedi sul display che la porta USB-C1 sta erogando 65W verso il laptop e la USB-C2 sta dando 18W al telefono, hai un controllo sulla situazione che nessun altro power bank senza display ti offre. La porta DC regolabile è forse il componente più di nicchia ma potenzialmente più utile per chi lavora con attrezzature che non usano USB. Il connettore barrel da 5,5x2,5mm è uno standard abbastanza diffuso, compatibile con moltissimi router 4G portatili, luci LED, alcune fotocamere reflex di generazione precedente, radio portatili, dispositivi audio professionali. La tensione è modificabile a step di 1V o 0,1V nel range tra 3,3 e 25,2V, con un massimo di 75,6W disponibili su questa porta. Prestazioni e ricarica Il claim dei 90 minuti per una ricarica completa è verificabile nella pratica. Con un caricabatterie GaN da 100W collegato alla USB-C1, la ricarica da vuoto a pieno si completa effettivamente intorno a quella soglia. Nei miei test ho misurato circa 93-95 minuti in condizioni di temperatura ambiente normale, con il power bank appoggiato su una superficie piana. Non è esattamente 90 minuti, ma la differenza è nell'ordine della tolleranza dichiarata e non ha impatto reale sull'uso. Più interessante è capire come si comporta durante la scarica in condizioni reali. Lo Shargeek 100 dichiara fino a sette ricariche per un iPhone con uscita da 30W e circa 1,9 ricariche complete per un MacBook Pro a 96W. Nella pratica i risultati sono leggermente inferiori, il che è normale: l'efficienza di conversione da cella a dispositivo non è mai del 100%, e l'energia che arriva effettivamente al dispositivo è sempre una quota di quella nominale. Ho ottenuto circa sei cicli iPhone e un ciclo e mezzo MacBook nelle condizioni di utilizzo più realistiche. Un appunto sul comportamento con porte multiple attive. Quando la USB-C1 eroga 100W verso un laptop esigente e contemporaneamente ci sono altri dispositivi collegati su USB-C2 e USB-A, la potenza sulla porta principale scende: la porta principale cede terreno per alimentare anche le altre. Il display in questa configurazione diventa lo strumento più utile del dispositivo: vedi in colpo d'occhio quanti watt stanno andando dove, e se qualcosa non quadra lo capisci subito senza dover fare calcoli. La gestione termica è buona ma non invisibile. Dopo venti-venticinque minuti di erogazione a piena potenza verso un MacBook, la scocca trasparente nella zona della scheda di controllo (quella in alto, quella con i condensatori più grandi) si scalda in modo chiaramente percepibile al tatto. La temperatura rilevata internamente dal sensore integrato, visibile sul display, oscillava tra 38 e 44 gradi Celsius durante i test più intensi. Dentro i limiti normali per questo tipo di dispositivo, ma vale saperlo se pensi di usarlo a lungo a piena potenza. Un comportamento interessante che ho notato: nelle sessioni di ricarica prolungate ad alta potenza, il sistema gestisce autonomamente dei piccoli aggiustamenti della potenza erogata per mantenere le temperature sotto controllo. Lo si vede sul display, dove la cifra dei watt fluttua leggermente. Non è un problema, è il circuito di protezione che fa il suo lavoro. Test sul campo Partiamo dal contesto: una settimana di utilizzo intenso, mix di scrivania, mobilità urbana e qualche uscita. Non ho strumenti di misura da banco. Ho usato questo power bank come lo userei davvero, in scenari reali, e ho annotato quello che succedeva. Il primo giorno l'ho caricato completamente e poi l'ho messo nello zaino senza collegare nulla, come test di standby. Volevo capire quanto reggeva fermo. Dopo ventiquattr'ore la perdita era di circa due-tre punti percentuali, praticamente nulla. Bene. Il secondo giorno è cominciato sul serio. MacBook in carica via USB-C1, iPhone su USB-C2, Insta360 GO 3S sulla USB-A. Tre dispositivi, tre cavi, tutto attaccato insieme. Il display mostrava una distribuzione in tempo reale: circa 65W verso il laptop, 18-20W verso il telefono, una decina di watt verso la actioncam. Il power bank era tiepido ma gestibile. Dopo un'ora e mezza di uso combinato aveva perso circa il 35% di carica. Un consumo onesto, considerato che nel frattempo aveva portato il MacBook da metà a pieno e l'iPhone da scarico a carico. Il terzo giorno il test che interessava di più: ricarica del MacBook Pro da zero, senza altro collegato, USB-C1 al massimo. Il laptop ha cominciato la ricarica a 96W, poi man mano che la batteria del laptop saliva la potenza si assestava su valori leggermente inferiori, come previsto dal protocollo PD. Lo Shargeek 100 ha portato il MacBook al 100% e aveva ancora circa il 28-30% di energia residua. Quasi due cicli completi, il che nella pratica significa che con questo power bank in zaino posso lavorare una giornata intera lontano dalle prese senza troppa ansia. Una sera ho portato tutto al campo di tiro. Sessione con l'arco, poi una mezz'ora a smontare attrezzatura mentre Anubi presidiava le borse con la sua aria da pastore belga Groenendael convinto di avere un ruolo ufficiale nella cosa. Ho usato lo Shargeek 100 per tenere l'iPhone carico mentre ascoltavo musica durante la sessione. Funzione banale, ricarica stabile intorno ai 25-27W, nessun problema. Il power bank stava in un taschino laterale dello zaino senza disturbare. Il momento tecnico più interessante è stato quando ho collegato un router 4G portatile tramite la porta DC, impostando 12 volt stabili. Il display ha confermato immediatamente la tensione impostata e la potenza effettiva in erogazione. Il router ha funzionato senza problemi per tutta la sessione, che è durata circa due ore. Non ho provato tensioni molto diverse da 12V perché non avevo altri dispositivi che le richiedessero, ma il sistema di regolazione si è dimostrato intuitivo: tieni premuto il pulsante, entri in modalità DC, regoli la tensione con pressioni brevi, confermi. Tre passaggi, nessuna complicazione. Ho fatto anche quello che chiamo il test dell'imbarazzo pubblico: ho tirato fuori lo Shargeek 100 in un bar, sul tavolo, mentre aspettavo. Un tipo al tavolo accanto lo ha guardato, ha aspettato qualche secondo, poi ha chiesto cosa fosse. Non mi era mai successo con nessun altro power bank in anni di utilizzo. È un dato irrilevante ai fini pratici ma dice qualcosa sull'effetto che questo dispositivo produce. L'unico momento in cui il comportamento non è stato del tutto lineare: una sera, con il power bank intorno al 45% di carica, ho collegato contemporaneamente l'alimentatore GaN a 100W e il MacBook. Mi aspettavo il pass-through, ma il sistema ha privilegiato la ricarica del power bank stesso, senza alimentare il laptop. Poi ho ricordato della soglia del 50%: sotto quella cifra il circuito non fa pass-through. In quel momento avevo il 45%. Bastava aspettare cinque minuti che salisse e tutto tornava nella norma. Ma la prima volta che succede, se non sai della soglia, può disorientare. Approfondimenti Il display IPS: la vera sorpresa di tutto il prodotto Quando ho visto le prime foto online pensavo che il display fosse un gadget. Uno di quei dettagli che sembrano fighi nelle specifiche e poi nella pratica usi due volte in tre mesi. Mi sbagliavo di misura. Lo schermo IPS da 1,14 pollici è a bassa riflessività, si legge bene sia al buio che in piena luce, e il contenuto che mostra è genuinamente utile. Non è una questione di qualità dello schermo in sé (che è buona ma non eccezionale per un display così piccolo): è una questione di cosa ti mostra. Vedere in tempo reale quanti watt stanno andando verso il laptop e quanti verso il telefono, con la percentuale di carica del power bank sempre in primo piano, è un'informazione che cambia il modo in cui gestisci la ricarica. Tutti gli altri power bank, quelli senza display, diventano improvvisamente ciechi per confronto. La temperatura interna è sempre visibile. Se durante un uso intenso noti che il valore sale verso i 45 gradi, puoi decidere di staccare temporaneamente un dispositivo e aspettare che la situazione termica si stabilizzi. Non è un allarme che ti impedisce di usarlo, è un'informazione che ti permette di prendere decisioni consapevoli. Per chi lavora con attrezzatura costosa e preferisce non correre rischi, questo ha un valore reale. Lo schermo non è sempre acceso: si attiva quando tocchi il pulsante o quando colleghi un cavo, resta acceso una trentina di secondi e poi si spegne da solo. La gestione del risparmio energetico è calibrata bene: non perde energia inutilmente ma è sempre pronto a mostrare i dati quando serve. Qualche volt in meno di efficienza rispetto a un power bank senza display? Probabilmente sì, ma non in modo misurabile nella pratica quotidiana. Gli adesivi per la personalizzazione del pannello sfondo sembravano inutili finché non li ho provati. Lo schermo ha uno spazio dietro il display dove puoi inserire l'adesivo decorativo di tua scelta. Infantile? Forse. Ma in un prodotto che punta sull'estetica, la possibilità di personalizzare anche questo dettaglio si inserisce coerentemente nel progetto complessivo. La porta DC regolabile: per chi sa cosa farsene Diciamolo subito: questa porta non è per tutti. Chi non sa cosa sia un connettore barrel da 5,5x2,5mm probabilmente non la toccherà mai. E va bene così, non è un limite del prodotto, è una funzionalità di nicchia che aggiunge valore per un segmento preciso di utenti senza togliere nulla agli altri. Per chi invece ha device che richiedono alimentazione a tensioni specifiche fuori dallo standard USB, questa porta è una rarità nel panorama dei power bank consumer. Read the full article
iPhone 17 non si riaccende dopo lo spegnimento: la soluzione è assurda
Qualcosa di strano sta succedendo con i nuovi iPhone quando la batteria arriva a zero. Diversi possessori di iPhone 17, iPhone 17 Pro e iPhone Air stanno segnalando un problema piuttosto snervante: dopo lo spegnimento per batteria scarica, il telefono non si riaccende più. Neanche collegandolo subito al caricatore via cavo. Lo schermo resta nero, nessun indicatore di batteria scarica, niente logo Apple. Come se il dispositivo fosse completamente morto. Il problema: iPhone non si riaccende dopo lo spegnimento La dinamica è sempre più o meno la stessa. La batteria scende a zero, il telefono si spegne, e a quel punto collegare un cavo USB-C non produce alcun risultato visibile. Il display rimane completamente nero, senza dare segni di vita. Anche provando la classica combinazione di reset hardware (tasto volume su, volume giù, poi tenere premuto il tasto laterale) non cambia nulla. Nemmeno collegando il telefono a un Mac viene riconosciuto dal Finder. Il fenomeno non colpisce tutti e non si verifica ogni singola volta che la batteria si esaurisce. Può capitare una volta sola su diverse scariche complete, il che rende il tutto ancora più imprevedibile e difficile da inquadrare. In rete si trovano diversi thread con testimonianze di utenti che descrivono esattamente la stessa situazione, su tutti i modelli della gamma iPhone 17 e su iPhone Air. Qualcuno, pensando di avere il telefono irrimediabilmente bloccato, ha perfino valutato di mandarlo in assistenza Apple per una riparazione in garanzia. La soluzione che funziona: il caricatore MagSafe Per fortuna, una soluzione esiste, ed è sorprendentemente semplice. Il metodo che sembra funzionare meglio è appoggiare il telefono su un caricatore MagSafe e lasciarlo lì per una quindicina di minuti buoni, senza toccarlo. In diversi casi il dispositivo si è riavviato dopo circa dieci minuti sulla base di ricarica wireless. A quanto pare, quando iPhone entra in questo stato anomalo, la ricarica via cavo non riesce a fornire energia in modo costante, come se il telefono non tirasse voltaggio in maniera affidabile. Potrebbe anche funzionare aspettando ore, ma la ricarica wireless si è dimostrata nettamente più efficace come primo tentativo. Dettaglio interessante: alcuni utenti raccontano di essersi presentati all'Apple Store con il telefono apparentemente morto, e la prima cosa che i tecnici hanno fatto è stata prendere un caricatore MagSafe. Segno che probabilmente anche Apple è al corrente della situazione. Un problema che può creare situazioni scomode Il fatto che il telefono alla fine si riaccenda è sicuramente un sollievo, ma il disagio resta. Basta pensare a cosa succederebbe trovandosi in auto, con la batteria a zero e la necessità di usare CarPlay per tornare a casa. Senza un caricatore MagSafe a portata di mano, ci si ritroverebbe bloccati con un telefono apparentemente inutilizzabile. Non tutti portano con sé un disco di ricarica wireless, e fino a oggi non ce n'era nemmeno un motivo così pressante. Ora forse qualche ragione in più c'è. Al momento non è chiaro se Apple stia lavorando a un aggiornamento software per risolvere il problema alla radice, ma il numero crescente di segnalazioni suggerisce che non si tratti di casi isolati. Fonte originale: The new iPhones have a problem turning back on after the battery runs out Read the full article

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Luci accese tutta la notte, batteria a terra e portellone bloccato. Ecco come ho riavviato la mia Dacia Duster con un utile jump starter com
Hai mai girato la chiave… e l’auto non dà nemmeno un segno di vita? Succede più spesso di quanto pensi — e quando capita, la giornata parte malissimo.
In questo articolo racconto cosa non funziona sulla #Duster senza #batteria, l’imprevisto assurdo del portellone bloccato e come un #jumpstarter mi ha salvato in 30 secondi.
👉 Se guidi, questo ti evita una mattinata da dimenticare. [link della storia al primo commento]
NIO ET5 Touring: la shooting brake che si ricarica in 3 minuti
NIO ET5 Touring è una di quelle auto che fanno girare la testa ancora prima di salirci sopra. Questa shooting brake elettrica cinese promette un'autonomia fino a 700 km e, soprattutto, sfrutta il sistema di scambio batteria che permette di ripartire con il pieno di energia in appena 3 minuti. Dopo quattro giorni di test nel sud della Cina, ecco cosa è emerso dalla prova su strada di un veicolo che gioca in un segmento ancora di nicchia, dove però la concorrenza sta iniziando a farsi sentire con modelli come Avatr 06T, Zeekr e Denza. Dal punto di vista del design esterno, NIO ET5 Touring colpisce per le proporzioni azzeccate: 4.790 mm di lunghezza, 1.960 mm di larghezza e appena 1.499 mm di altezza. L'assetto è basso, le carreggiate larghe, e la silhouette trasmette sportività senza esagerare. I cerchi sport a basso profilo lasciano intravedere le pinze freno arancioni firmate NIO, mentre il diffusore posteriore integrato nel paraurti nero conferisce un aspetto da GT pronta a scattare. Unica nota stonata: le tre protuberanze sul tetto, ovvero il LiDAR centrale e le telecamere per la guida autonoma, che spezzano un po' l'armonia delle linee. Su questo fronte, alcuni concorrenti stanno facendo meglio nell'integrazione dei sensori. Interni, tecnologia e spazio a bordo Dentro, NIO ET5 Touring segue la filosofia ormai diffusa tra i veicoli elettrici cinesi: pochi pulsanti fisici, quasi tutto gestito dallo schermo centrale o dai comandi vocali. Una scelta che penalizza un po' l'ergonomia, soprattutto per chi cerca i comandi degli specchietti retrovisori o dei fari. Il quadro strumenti e l'head up display lavorano in perfetta sincronia, restituendo informazioni di guida e navigazione con grande chiarezza. Lo specchietto retrovisore digitale offre un'immagine nitida e ben contrastata sia di giorno che di notte, alzando l'asticella per questa categoria di veicoli. I sedili, un mix di pelle e tessuto resistente, si rivelano comodi e costruiti per durare. Quattro adulti di statura media trovano spazio senza problemi, anche se il posto centrale posteriore resta dedicato ai bambini. Mancano però schermi posteriori, funzioni massaggio e ventilazione per i passeggeri dietro: una lacuna che pesa su un'auto di questa fascia di prezzo. Il bagagliaio va da circa 450 litri fino a oltre 1.300 litri con i sedili abbattuti, confermando la vocazione familiare della vettura. Manca invece il frunk, il vano anteriore che su molte elettriche si rivela piuttosto utile. Prestazioni, batteria e il sistema di scambio che cambia le regole NIO ET5 Touring monta una trazione integrale con doppio motore elettrico da 360 kW complessivi, pari a 490 cavalli, con una coppia di 700 Nm. Lo 0 a 100 viene coperto in 3,9 secondi nonostante le 2,4 tonnellate di peso. Le modalità di guida Sport e Sport+ permettono di configurare accelerazione, sospensioni e sterzo. In modalità Sport+, le accelerazioni inchiodano letteralmente al sedile: prestazioni paragonabili a quelle di Audi RS4 o BMW M4 Touring. La sospensione adattiva fa un lavoro eccellente, passando da un assetto rigido e sportivo a uno morbido e confortevole con un tocco sullo schermo. Sul fronte energia, sono disponibili due tagli di batteria: 75 kWh e 100 kWh. La prima offre circa 440 km di autonomia reale (ciclo WLTP), la seconda sale a circa 560 km. La ricarica rapida porta dal 10% all'80% in 20/38 minuti. Ma il vero punto di forza resta il sistema BaaS (Battery as a Service): acquistando l'auto a circa 27.700 euro e pagando un canone mensile di circa 89 euro per la batteria, si accede alle stazioni di scambio batteria. Durante il test, una batteria al 21% è stata sostituita con una al 94% in esattamente 3 minuti, senza scendere dall'auto. Il processo è completamente robotizzato. Un dettaglio non trascurabile dell'esemplare in prova: era presente solo la presa di ricarica rapida DC, senza possibilità di collegarsi a una presa domestica o a una colonnina AC. In Cina, NIO ET5 Touring con batteria inclusa parte da circa 36.250 euro per la versione 75 kWh e arriva a circa 44.750 euro per la 100 kWh. Per confronto, Zeekr 007 parte da circa 25.500 euro e Tesla Model 3 da circa 28.650 euro. NIO costa di più, ma offre una finitura superiore e soprattutto quel sistema di sostituzione batteria in tre minuti che nessun altro costruttore propone su questa scala. Read the full article
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