Anselmo Bucci, il pittore volante
“C’era una volta un mago, che, per sortilegio, rivaleggiava con gli specchi, e mostrava esseri che parevano vivi: Iddii Eroi Angeli Santi; Re Favorite; Gran Sparvieri Gran Destrieri Gran Levrieri; Trisavoli Bisavoli Avoli. Questo mago era il Pittore. Con la fotografia il prestigio del pittore cadde. […] L’uomo è assetato di Forme. Il Cinematrografo le butta là a miliardi, palpitanti, esatte; al pittore disoccupato resta da fare il gingillino bisantino: allunga una figura, l’accorcia, la gonfia, la mutila, la duecentizza, la sbadiglizza: e se la gode modestamente da solo.”(A. Bucci, Introduzione al catalogo della sua personale alla Galleria Pesaro di Milano, 10 febbraio 1934)
La fine del XIX secolo e l’inizio del successivo segnarono un profondo sconvolgimento per l’arte europea: i fototipi di Nadar e i primi esperimenti cinematografici dei fratelli Lumière avevano cambiato per sempre il destino delle arti figurative. Non più strumento privilegiato per la rappresentazione del “vero”, in questi anni la pittura, illustre “disoccupata”, cominciò a cercare nuove strade e nuove forme di espressione.
Questa era l’aria che respirava il giovane pittore marchigiano Anselmo Bucci (Fossombrone, 23 maggio 1887), approdato a Milano nel 1904 per frequentare l’Accademia di Brera e due anni più tardi già diretto verso la vitalissima Parigi. Nel pieno fermento del dibattito artistico, nella città che aveva appena dato l’estremo saluto a Cézanne e si stava preparando ad accogliere la “rivoluzione” di Picasso, Bucci si avvicinò all'esperienza di Lorenzo Viani, affine per l’attenzione verso gli umili e i poveri e interprete attento della vita dei boulevards e della banlieue: le puntesecche del periodo parigino di Bucci (1906-1915) ritraggono i personaggi incontrati per strada con un tratto immediato, nervoso ma sensibile, vicino a quello degli illustratori e dei caricaturisti.
1-A. Bucci. Autoritratto. 1916. Riproduzione incollata su cartoncino con appunto autografo di Roberto Aloi. [Archivio Aloi. Biblioteca Comunale Centrale di Milano. Sezione Manoscritti]; 2-A. Bucci. Ritratto. Incisione. [1906-1915?]. Tratta da: Seconda mostra personale di acqueforti e litografie di Anselmo Bucci. Galleria Gussoni di Milano. 28 marzo-6 aprile 1952. [Pieghevole di presentazione. Archivio Aloi. Biblioteca Comunale Centrale di Milano. Sezione Manoscritti]
Rientrato in Italia nel 1915, Bucci si arruolò come volontario e combatté nella Grande Guerra. I ricordi dei cruenti eventi di quegli anni graffiarono, giorno dopo giorno, “a getto continuo”, le pagine dei suoi taccuini e lo ispirarono per la realizzazione di tre serie di incisioni: Croquis du front italien, 1918; Marina a terra, 1918; Finis Austriae, 1919. Grazie a quegli stessi fogli che avevano raccolto pensieri, dialoghi, battute e aforismi, Bucci si trovò un giorno a essere scrittore quasi per caso, a pubblicare testi su “L’Ambrosiano” e sul “Corriere della Sera”, e a comporre Il Pittore volante, l’opera con la quale nel 1930 vinse il primo Premio Viareggio, a pari merito con Ritorno alla patria di Lorenzo Viani.
1-A. Bucci, Il pittore volante, Milano, Casa editrice Ceschina, 1930; 2-A. Bucci. “In volo”. 1920. Tratta da: Mostra individuale di Anselmo Bucci del 'Novecento', [Milano, Galleria Pesaro], 1923; 3-L. Viani, Ritorno alla Patria. Romanzo. Milano, Alpes, 1929
Finita la guerra, di nuovo tra Parigi e Milano, Bucci cominciò a sentirsi sempre più estraneo alle avanguardie che in quegli anni dominavano la scena e il dibattito artistico. Fu così che nel 1922 scelse il nome “Novecento” per identificare un gruppo di artisti di cui lui stesso faceva parte, insieme all’amico Leonardo Drudeville, ad Achille Funi, a Emilio Malerba, a Pietro Marussig, a Ubaldo Oppi e a Mario Sironi, artisti che volevano innanzitutto “proclamarsi italiani, tradizionalisti, moderni” e che dichiaravano “di voler fermare nel tempo qualche aspetto nuovo della tradizione”. Il loro programma era “fare dell’arte pura italiana, ispirandosi alle sue purissime fonti, sottraendola a tutti gli ‘ismi’ d’importazione e a influenze che spesso snaturano i caratteri definiti della razza”. I Novecentisti esposero per la prima volta il 26 marzo del 1923 nelle sale della Galleria Pesaro di Milano; nell’anno successivo, grazie alla mediazione di Margherita Sarfatti, il gruppo si presentò alla Biennale di Venezia e due anni più tardi, nel 1926, Benito Mussolini inaugurò la prima mostra del Novecento.
1- Mostra individuale di Anselmo Bucci del 'Novecento', [Milano, Galleria Pesaro], 1923; 2- A. Bucci. Giocolieri. 1922. Tratta da: Mostra individuale di Anselmo Bucci del 'Novecento', [Milano, Galleria Pesaro], 1923; 3- A. Bucci. Pittori. 1924. Tratta da: A. Bucci, Galleria Nova, via Spiga n. 26. Milano. [Catalogo dell’esposizione. Archivio Aloi. Biblioteca Comunale Centrale di Milano. Sezione Manoscritti]
Seguirono alcune esposizioni all’estero e nel 1929 la seconda mostra italiana, dal sapore schiettamente polemico. Il dibattito tra “Novecento” e le avanguardie infervorava già da alcuni anni gli animi di artisti e critici e vide presto trionfare le “sfrontate” avanguardie futuriste, relegando il termine “novecento” a identificare una moda quasi solo “commerciale” (tappeti novecento, caffè novecento, mobili novecento…). Ma Anselmo Bucci nel frattempo si era già staccato dal gruppo e si era “rifugiato” nel suo studio di Monza, dove trascorse gli ultimi 25 anni incidendo e dipingendo, finché ne ebbe la forza, ritratti, paesaggi, nature morte e qualunque altra cosa colpisse il suo sguardo.
A. Bucci. Vecchia Milano. 1936. Tratta da: A. Bucci, Galleria Nova, via Spiga n. 26. Milano. [Catalogo dell’esposizione. Archivio Aloi. Biblioteca Comunale Centrale di Milano. Sezione Manoscritti]
Difficile dire, scrisse Orio Vergani nell’articolo uscito su “Il Nuovo Corriere della Sera” il giorno dopo la scomparsa dell’artista (19 novembre 1955), se Bucci amasse di sé “più il pittore o lo scrittore”. Il sospetto è che desse ben più importanza alla “parola pinta” che a quella scritta, considerando gli appunti sui taccuini alla stregua di studi preparatori, funzionali a quello che avrebbe poi raccontato con il pennello. Eppure…cliccando qui vi accorgerete voi stessi di quanto sia interessante anche la sua produzione letteraria e qui di quanto sia ricca la critica sul pittore. Inoltre, se vorrete, nella Sezione Manoscritti della Sormani, potrete trovare alcuni documenti inediti di Bucci e dei suoi amici del “Novecento”, raccolti in un archivio ancora tutto da scoprire e di cui vi parleremo presto!













