I NUOVI ANTICHI
Forse gli Anni del Terrore li chiameranno. Saremo visti come acerbe lucertole azzurre perse tra le paludi dell’evoluzione culturale , in un mondo di sabbie bombardate e gelati domenicali all’amarena. Ci leggeranno, i nuovi antichi, con occhi puntuti e saccenti. Infilzandoci con un ago tassonomico ci mostreranno alle loro puttane e ai gigolò dicendo: «Queste bestioline incapaci di avvedersi delle meteore che stavano per piovergli addosso…» E l’umanità avrà dimenticato i grandi romanzieri americani e Banksy e i Pink Floyd, o verranno studiati, come si studia oggi Plauto, negli istituti alberghieri da ragazzoni annoiati che masticano matite gialle. Tutto cambierà , eppure resteranno immutabili i pilastri dell’anima: i vizi, la noia, le brutture, e l’empatia, l’amore, la speranza. «Siamo nel 2018 e ancora…» Sbruffoni! Non vi accorgete che il 2018 verrà visto come l’anno in cui gli Italiani sarebbero voluti tornare agli scuri fasti del Novecento? Poveri bambini, fuori nevica, è quasi Natale, e vi accorgerete che a ogni Natale la parola ‹natale› sarà sempre più antica. Un significante sul bastone, imbecille, intronato dal tempo. Una parola agonizzante che cadrà al suolo trafitta dai secoli vuota del suo significato.













