I wanted to play tough Thought I could do all just on my own « Qual è il problema, Merrow? »
« Mi hai lasciato là come una stronza, Coleman. Per andartene con lui poi »
« Uh, ma poverina. Cosa credevi, che avrei retto il moccolo a te e Delation? E guardami in faccia quando ti parlo. Se esco da un locale senza pagare perché voglio farmi due risate, sono bolidi miei »
« Tu sei mia ospite. Qualunque cosa tu fai tra queste mura o quando tua zia sa che sei con me è mia responsabilità . Siamo entrambe minorenni ma tu non hai nemmeno fatto i GUFO »
« Tu non sei il mio tutore legale. Siamo amiche, ma tu sei tu ed io sono io. Se stai cercando una sottospecie di siamese che sia schiava di ciò che tu pensi, fai e dici, mi sa che mi hai sopravvalutata. Me la sono sempre cavata da sola. Me la cavo da sola. E a quanto pare forse dici bene, non so come si fa a stare in due. Ma la mia libertà è l’unica cosa che ho e non ci rinuncio, non ci rinuncio neanche per un cazzo. Quindi se cerchi una sottospecie di zerbino che sappia anticipare i tuoi pensieri per poi eseguirli, mi sa che hai scelto male ». È a questo punto che ingoierebbe a grandi passi la distanza che la separa dal proprio borsone, disposto lì, su una cassapanca « e dove bolide è la mia maglietta! » iniziando a rovistare; cade a terra di tutto: un asciugamano, un paio di pantaloni, uno di scarpe; sono braccia che si muovono spasmodicamente dentro l’apertura della sacca. Prima di tirare un calcio secco contro il mobile che lo regge, quel borsone. Ed eccola lì tutta la sua incapacità di stare al mondo, o in un mondo che comprenda qualcuno al di fuori di se stessa.
L'espressione di chi ci aveva creduto, e che ora ha decisamente troppa poca aria nei polmoni per respirare a dovere. Scalza, in quella mise da letto, semplicemente si dirige verso la porta, acchiappando il fodero col catalizzatore per rimetterselo in vita, schiudere l'uscio ed uscire dalla stanza, senza sbattere nulla. Se ne va da quella stanza un po' come forse era tutto cominciato: con un passo leggero che aveva trovato un ritmo affine al proprio. Non sa dove andare, quindi semplicemente comincia a scendere di corsa le scale, con il tipico *tun tun tun* dei talloni scalzi sul marmo freddo. Aria, ha bisogno di aria.
But even Superwoman sometimes needs another hero’s soul Si sente nuda. Nuda e sotto attacco. È per questo che bypassa le decine di parole perfide che le sovvengono in risposta al suo atteggiamento. Bypassa, tralascia, cerca un contenimento per qualcosa che, al contrario, le ribolle dentro come magma: silenziosamente, pronto ad esplodere da un momento all’altro nel suo sublime spettacolo di lapilli e terrore. La t-shirt che le coprirà a stento le cosce e con cui scenderà le scale dell’appartamento la trova per caso, lì che sporge dall’imboccatura della sacca precedentemente vittima della sua titanica furia. E mentre i piedi nudi attraversano lo spazio che la separa dai gradini, non pensa a niente, se non a gettarsi all’inseguimento della sedicenne. Si rende conto che non vuole lasciarla andare. Una sensazione che le dà il voltastomaco e la tachicardia al contempo. « Tu sei abituata così, vero? C’è sempre qualcuno che ti insegue quando scappi. Beh a me non ha mai inseguito un gramo di nessuno. Quindi non pretendere dalle persone che sappiano rimanere se nessuno gli ha mai chiesto di farlo. Perché di quelle persone lì non ci si può fidare. Non provano niente. Anche quando dicono di provare tutto. Te lo lasciano solo credere. Io sono una di quelle persone. Ma tu sei la prima ad avermi fatto credere di non esserlo. Forse, semplicemente, sono nata per ferire. Nata per andarmene. »
Help me out of this hell
« Veramente, credo tu sia la prima ». Forse Will? Non lo ricorda, ed a lui non vuole nemmeno pensare. « Io non sono chi credi io sia: non sono così benvoluta o piena d'amici. Io me ne sto da sola. Sounds familiar? « Per un po', molto poco, credevo qualcuno mi volesse bene davvero, ma tanto poi mentono tutti.» Non ti hanno mai inseguito, Haze? Lo vuoi vedere lo spettacolo di qualcuno che combatte contro se stesso per te? Per non lasciarti andare? « Resta.». È un'unica parola che gli dedica, con la forza incrollabile d'un vulcano oramai inattivo, resa solo bellissima montagna. È la mancina che le porge, ancora con le nocche rosse di quel pugno sul legno. « Io ti voglio, Haze.» è così potente ciò che dice, che pare star recitando una formula, serissima e sincera dinnanzi a lei « Io ti voglio così come sei » senza cambiare nulla, lo capisci? « Ma solo se resti. » Qui, con me, nello spazio tra le mie dita. « Se so che tornerai da me, non ti chiuderò mai la porta, e non t'impedirò mai d'allontanarti » è la sua promessa: solenne e genuina, in un cuore così spalancato da fare paura « Ma tu devi tornare, perché se non lo fai, io impazzirò di dispiacere. Questa è la responsabilità di chi sceglie di dividere la propria vita con qualcuno: la felicità altrui. » E quella mano attende ancora, in un patto a metà per il momento, la sua metà . « Pensaci bene prima di scegliere, ma quando lo farai, non voltarti più indietro.» Resta, o vai. Le scale sono sgombre.
You lift me up and I am found You lift me up before I hit the ground You lift me up when I'm down down down
Lei parla di se stessa in quel modo così familiare da bloccarle il respiro all’altezza dello sterno, e per un momento le sembra quasi di trattenere il fiato. Si sforza di far ripartire la regolarità del proprio respiro incanalando un quantitativo forse eccessivo di aria dalle labbra schiuse: è costretta a deglutire un’altra volta ancora, e lo farà più volte mentre la Grifondoro distillerà frasi che non faranno altro che scolpirle sul volto l’espressione di chi comprende pur non avendo niente da aggiungere. Non per biasimo, non per rancore, ma per inettitudine. Ed è costretta a fiondare lo sguardo sulle punte dei suoi stessi piedi quando lei dice di volerle bene. Quando lei le dice di restare. E sarebbe con lo sguardo ancora rivolto verso il basso che accennerebbe uno o due passi in avanti, inghiottendo i gradini che le separano con lentezza. Sarebbe solo adesso che le rivolgerebbe uno sguardo. Ma non di quelli qualsiasi. Uno sguardo in cui una empatica come lei potrà rinvenire le tracce latenti di una dilaniante archeologia del dolore. E non ha proferito una parola e non lo farà . Allontanerà semplicemente un braccio dal fianco. Lo aprirà per lei, Merrow, e per lei sola, per la prima volta in vita sua. Poi con un gesto — più un piccolo scatto, forse — del mento andrà ad indicare la sua stessa spalla coperta dalla t-shirt.
You’re all I need
‘Cause your love lifts me up when I’ve hit the ground Your love lifts me up like h e l i u m.















