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227 giorni fa questo blog ha compiuto 12 anni. 217 lettori e 12 anni. Non ho mai veramente condiviso troppo se non reposts. *chi vorrebbe mai leggere quello che penso* 2 anni ai 30 e mi ritrovo a ripercorrere i fatti che mi hanno segnato di più forse fino ad adesso.
Quando ho aperto questo account avevo 14 anni. E mi sentivo grande. Molto grande. Chi non si sente grande a 14 anni? Padrone della tua vita. Finalmente gli adulti ti prendono un po' più sul serio. Hai qualche responsabilità in più e tac- fai quello che vuoi. O almeno quello era il mio caso. A 14 anni avevo il mondo davanti, oggettivamente poche responsabilità e tanta voglia di vivere.
Frequentavo il primo anno in un liceo corso scienze umane e non me ne fregava niente di quello che la gente pensava o faceva al di fuori di quello che facevo io o facevano i miei amici.
A 14 anni avevo nella mia playlist i greenday, Fedez e Salmo, che ascoltavo maniacalmente dalle cuffiette del mio iPhone 5. Avevo una classe che non mi capiva ma mi includeva abbastanza. Avevo la grinta di chi con sua sorella gemella aveva deciso che era una brillante idea scambiarsi di scuole. Si potrebbe andare nel dettaglio e raccontare di come era arrivata l'idea ma meglio sorvolare sull'argomento. E andare dritto al punto. Forse da qui era la svolta di tutto. Quel primo giorno al liceo artistico dove frequentava Miri me lo ricordo molto molto bene. In quell'istituto erano tutti un po' particolari. Lo vedevi subito anche da chi saliva sul pullman diretto verso Alba. Era molto presto quando ci salii sopra. Il suo pullman partiva. Mentre il mio lasciava il nostro paese per le 7, il suo quasi un'ora prima. La sensazione di salire su quel mezzo me la porterò per sempre addosso. Felicita', incertezza, quasi ebrezza. *Ma quello che stiamo facendo e' normale? E se ci beccano? E se qualcuno se ne accorge e fa la spia? Ma si chissene e' solo per un giorno...* Cosi il pullman partii. Io timbrai il tesserino di mia sorella. <Buongiorno Miriam, sonno questa mattina?> saluto' l'autista. Ottimo inizio. Da li il tragitto scorreva veloce. Tutti dormivano, me inclusa. E in men che non si dica ecco che la città della Nutella sembrava improvvisamente nuova ai miei occhi. Il tragitto verso la scuola lo sapevo e tutto andò per il meglio. A scuola visto che frequentavamo il primo anno nessuno si accorge di chi sei a meno che non sei popolare fin da subito. E a dirla tutta, io e Miri eravamo molto incognito. Forse meglio cosi'. In classe i professori procedevano con le loro lezioni e in pochi mi rivolgevano sguardi. Aiutava che non era periodo verifiche e questo io e Miri lo avevamo programmato bene. Guardandomi attorno vedevo una classe normale, come la mia. C'era pero' qualche ragazza tra le piu' popolari a scuola e ne erano anche consapevoli. A me non dispiaceva la mia vita. D'altronde loro lo potevano vivere il tipo di brivido che stavo vivendo io? A fine giornata per assurdo al rivelare della mia identita' nessuno mio credette. Troppo surreale per essere vero. Camminare tra artisti e pantaloni bassi e vivere la vita dagli occhi di qualcun altro non mi dispiaceva. Gia' sapevo che sarei ritornata. Poi l'arte era una cosa presente anche tra le mie passioni quindi potevo beccare due piccioni con una fava. FANTASTICO. Al ritorno a casa non stavo più nella pelle e non vedevo l'ora di sapere se anche Miri si fosse divertita tanto quanto me. A lei piaceva la mia classe tanto quanto a me piaceva la sua. PERFETTO. <Quando ci scambiamo la prossima volta?> In un battito di ciglia avevamo già concordato tutto ed eravamo già di nuovo sui pullman direzione avventura. Cosa non sapevo era che quella sarebbe stata l'ultima volta in quell'istituto. Miri non si trovava troppo bene come me e decise di tentare con il corso di geometra. Non era in programma tentare di nuovo con gli scambi. Scuola nuova, insegnanti nuovi e compagni di classe nuovi? E se ci dovessero beccare? Perché tentare dimuovo il terno al lotto? Perché si. Dava una sensazione di ebrezza tropo forte per rinunciarci. Nessun altro ne aveva la possibilità o il coraggio e non volevamo rinunciarci. Nel frattempo nel nostro piccolo paese le voci cominciarono a girare (OVVIO) e nostra mamma ne venne a conoscenza.
















