I ricordi che seppellisci nel silenzio sono quelli che non smettono mai di perseguitarti.
Carlos Ruiz Zafon - il labirinto degli spiriti (via aforismi-belli-veronicadambr)

izzy's playlists!
I'd rather be in outer space 🛸

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if i look back, i am lost

roma★

⁂
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❣ Chile in a Photography ❣

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@stormsmemories
I ricordi che seppellisci nel silenzio sono quelli che non smettono mai di perseguitarti.
Carlos Ruiz Zafon - il labirinto degli spiriti (via aforismi-belli-veronicadambr)

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Il Dj (Lo Strego)
Can’t wait for the day that somebody tells me I’m the best thing that’s ever happened to them and they mean it.
Unknown (via deeplifequotes)
Come sleep with me: we won’t make love, love will make us.
Julio Cortáza (via perrfectly)
Ho un problema. Cioè non è un problema è una persona. Cioè non è una persona, è un ragazzo. Cioè non è neanche un ragazzo qualsiasi. Il problema è che forse mi interessa. Magari senza forse. Anzi sicuramente senza forse. MA PERCHÈ MI DEVO SEMPRE COMPLICARE LA VITA? AHHHHHH

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Partiamo, se ti va. Uno zaino, qualche paio di mutande e una macchinetta fotografica. Saliamo in macchina e via, verso nuove avventure, verso nuovi orizzonti. Partiamo, se ti va. Lasciamo tutta la nostra vita e scappiamo, io e te. Ricominciamo da zero, ti va? In un posto sul mare magari, dove poter guardare le stelle e dormire abbracciati in spiaggia. Scappiamo, se ti va. Io comunque le mutande le preparo, non si sa mai
Listen with headphones!
-Dici che a stomaco pieno si ama meglio? -Dopo il caffè soprattutto.
Era inesperta e non sapeva come si faceva, cosi, dopo uno dei tanti baci che le stavo dando, feci un sorriso quasi divertito, ma che lei non riusci a interpretare. Sorrisi perchè era la classica ragazzina che vuole fare finta di sapere, ma che in realtà non sa nemmeno del perchè si trovava li, attaccata alle mie labbra. Così mi decisi e mi dissi che avrei dovuto farle passare la sua prima volta, come quella che tutti sognano e non come le prime volte che fanno soffrire e che ti lasciano con tanti perchè, ma che non hanno risposta. Era una sera qualunque, una serata in cui pensi solo: dove la porto fuori per vederla felice? Optai per un posto qualunque e c'azzeccai. Parlammo di qualcosa di generale, forse anche di animali, arrivando alla fine a parlare di noi, come persone, per poi sorridere come dei coglioni. Ci frequentavamo da un po e quella sera, oltre alle sue labbra e ai suoi occhi, non notai la sua solita faccia impaurita, ma la sua vera faccia sorridente e seducente. Entrammo nella caffetteria, era sera e non so perché, ma mi venne voglia di cappuccino; anche se non credo sia normale ordinarne uno alla sera, eppure ne avevo voglia. “Ti ricordi quando tu mi baciasti?” mi chiese lei. “No, a dire la verità, m'hai baciato tu” risposi io. Finiamo sempre a parlare di quella prima volta, del nostro primo bacio, la quale non si è mai capito di chi fosse stata l'iniziativa e iniziammo a litigare come al solito. Bevvi quel cappuccino con un poco di amarezza e mi passò la voglia di stare con lei, così cercai di convincerla ad andarcene. Saranno state le dieci e mezza di sera quando uscimmo dalla caffetteria e c'avviammo verso la macchina, una volta arrivati al parcheggio, però, successe qualcosa, che ancora oggi non riesco a definire. Eravamo in silenzio e lei si accese una sigaretta, si appoggiò ad una delle porte della macchina e la fissai. Era buio, eppure riuscivo a percepire il verde dei suoi occhi che mi fissavano. Fece qualche tiro, il tutto in silenzio, poi mi salì una voglia delle sue labbra e pensai: “chi se ne frega di chi avesse dato il primo bacio, io ne voglio uno in questo preciso momento!” Così m'avvicinai, le buttai via la sigaretta e mi presi ciò che volevo e credetemi, non obbiettò per niente. La sbattei verso la macchina, prendendomi ciò che volevo, poi la strinsi a me e lì, ancora oggi non so darmene spiegazione, mi venne voglia di lei, come non avevo mai provato. Aprii la portiera della macchina e la feci entrare, ci stendemmo all'interno e per la prima volta mi trovai sopra di lei, con i suoi occhi puntati su di me e le sue labbra a pochi centimetri dalla mia bocca. Percepivo il suo respiro, era diverso e non esitai, la baciai nuovamente ancora e ancora e ancora, senza stancarmene mai. Ogni bacio che passava, la voglia di lei saliva, così le sorrisi come vi avevo descritto prima, con un po di divertimento e con un po di amore. Le presi le mani e le portai sopra la sua testa, incastonandole a solo una delle mie, le strinsi, come se fossero legate da un nodo, e con la mano libera che mi rimaneva le toccai i fianchi. Toccai con le mia dita fredde, la sua pelle calda e strinsi pure quella, verso il mio corpo. Le sue labbra fecero un piccolo sorriso, probabilmente soffriva il solletico e glielo concessi, poi però capii che non era proprio solletico quel suo piccolo sorriso. Capii solo allora che non era mai stata toccata da nessuno, così decisi che le avrei dato ciò che ogni ragazza sogna per la prima volta, un ricordo stupendo. Le dita delle mia mani cominciarono a salire lentamente, arrivando prima alle sue ultime costole, la mia bocca, contemporaneamente, si stacco dalla sua e passo al collo, baciandoglielo lentamente. Non disse nulla e lasciò che tutto ciò che stava accadendo, accadesse veramente, per la nostra prima volta. Arrivai a sfiorarle il reggiseno e non volevo permettere che dicesse qualcosa di troppo, come al suo solito, così la zittì, baciandola. Tra qualche bacio di troppo, il palmo della mia mano prese a sé il suo seno sinistro e lo strinse, dolcemente, senza stringere troppo, ma senza nemmeno lasciare la presa. Fu anche istintivo il gesto suo di cercare di liberarsi le mani, ma era troppo presto per lasciargliele andare e le morsi il labbro inferiore. Lasciai il suo seno, facendo scivolare via la mano, portandola al suo viso e solo allora liberai le sue di mani. Lei le portò subito attorno alle mie spalle, abbracciandomi quasi. Come una piccola bambina impaurita dal mondo che ha solo bisogno di un abbraccio. Rifacemmo questo passaggio per altre due volte, finche lei non mi lascio la libertà di farla mia ogni volta che potevo e volevo. Mi disse solo una cosa, quasi come se lo avesse deciso la sera stessa, ancora prima del cappuccino amaro: “Lo voglio” Le sorrisi e non parlammo molto dopo quelle sue parole. Le mia mani ora non avevano bisogno di legare niente, ero libero di farla mia, con la mia delicatezza e con il mio essere. Le sfilai il bottone dei pantaloni, le feci scivolare i pantaloni dalle gambe e prima che potessi toglierle quello che la rendeva ancora una ragazzina, la guardai un'ultima volta e ci sorridemmo, come dei coglioni. Feci lo stesso con i miei di pantaloni e con le nostre mutande, così eravamo nudi, in una macchina, in un parcheggio, una serata a caso, per la prima volta. É sempre bello sentire il corpo di una persona stringersi al tuo dopo ogni tocco, sembra quasi che tutto ciò che sta accadendo sia creato per opera tua e che in fin dei conti è così. Entrai delicatamente, e questa volta fu lei a mordermi il labbro. Ci guardammo intensamente, ci guardammo forse per la prima volta e il suo color verde occhi, divenne pieno di amore e sentimenti così strani che divennero lucidi. Nella nostra semplicità, nel nostro essere diventati una cosa sola uscirono dalla mia bocca un “Scusami per questa sera” e dalle sue un semplice “Stai zitto, coglione
ricordounbacio (via ricordounbacio)

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toglimi la sigaretta dalla bocca e baciami, diventa il mio vizio.
Bella e imprevedibile, a volte forte, a volte insicura, ha un lato buio che non mostra mai.
(via cercoarcobaleni)
- E tu cosa ci fai qui?
- Ti aspettavo.
- Ma come diavolo facevi a sapere che sarei arrivata ora?
- Non lo sapevo. Mi sono seduto e mi son detto: “Ok, conto fino a dieci, se non arriva me ne vado.” e sei arrivata.
- A che numero sei arrivato?
- Settemilaquattrocentoquattordici, ma avrei potuto continuare.
@Luke5SOS: Someone just asked me if I was Luke Hennings, sorry wrong guy

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Yes, I'm alive