In realtĂ non è cambiato assolutamente nulla, anzi, si è peggiorati. Il problema ? Siamo solo uomini. Uomini fatti di carne ed ossa, un semplice sacco di carne che si trascina nella vita cercando di darle un senso, perchĂ© non riesce ad arrendersi al fatto che in realtĂ si vive senza uno scopo, almeno apparente. Gli uomini, anche quelli che si definiscono piĂą arguti, e che in qualche modo tengono le redini di questa societĂ non sanno come possano essere distruttivi, non solo con i fatti (mi riferisco a guerre, rivoluzioni e tutto quello che ne conviene da una presa di eccessivo potere e/o posizione) bensì con le parole. Oggi, le parole hanno assunto un ruolo così importante, così decisivo nella vita degli esseri umani tanto da compromettere intere vite. A cosa mi riferisco nella fattispecie? Io da quindicenne quale sono non potrei darvi torto a sentirmi dire “tu della vita che ne sai”. Certo, in quindici anni di vita sono molte di piĂą le cose che ho sbagliato di quelle che ho fatto bene: però, sopratutto nell’ultimo periodo mi sono fermata anche a guardare un po’ il mondo che mi circonda, e non ho potuto fare a meno di notare, notare come in realtĂ ogni persona organizza il mondo a sĂ©. Fa gruppi, scale ecc di persone, e non mi limiterò a parlare di pregiudizio, perchĂ© almeno questo lo so, esiste ed esisterĂ sempre. In realtĂ credo sia qualcosa di piĂą complesso, e che cercherò di spiegare, un po’ metaforicamente, un po’ aiutandomi come faccio di solito, con la musica.Â
Andremo a sgranare un rosario, quello della società , ogni grano contiene un gruppo di persone diverse: i fuori.
Noi fuori dalle grandi speranze dai loro ingranaggi.
La bella faccia della societĂ , quella giusta, quella con le carte in regola ed un passaporto assicurato per un futuro.Â
Mio figlio ha talento. Mio figlio ha la ragazza. Mio figlio è autonomo.
Noi fuori dalle radio, dalle spiagge, dalle vacche grasse.Â
La societĂ caduta degli anni zero, guidata dalla societĂ caduta degli anni 60, con la faccia pulita, i guanti bianchi, le pensioni d’oro il posto fisso, la casa al mare, il figlio medico nello studio del padre.Â
Fuori dai cortei, dalla burocrazia, fuori dalle fabbriche dai musei è dall’ alto che ci dividono è lĂ in alto che inventano il pericolo.Â
Mio figlio risparmia, mio figlio si veste bene mio figlio è mio amico, mio figlio non fuma.
Noi fuori dai campi dell’orgoglio dall’ ansia di medaglie
Perché se oggi non sei un medico non sie nessuno. Se oggi non hai i soldi, non sei nessuno, se in questa società non ti imponi violentemente per arrivare, per prendere, per ambire al successo, non c’è spazio per te. Mio figlio è felice, mio figlio cucina, mio figlio non beve, mio figlio mi capisce, mio figlio impara in fretta. Mio figlio ha una bella voce, ha gusto, rifà il letto. Mio figlio ci dà una mano.
Non c’è spazio per le mezze misure, non c’è spazio per chi non sa che spazio occupa nel mondo.
Mio figlio è maturo, mio figlio non si ammala, mio figlio legge molto. Mio figlio ha molti amici. Mio figlio è in salute, mio figlio è laureato.
Noi fuori siamo l’acqua sprecata ai confini dei deserti.
Ma queste selezioni naturali non sono fatte forse da uomini per gli uomini ? Non sono fatti da chi in vita sua è frustrato e forse ha bisogno di vedere tutto omologato e messo in ordine ? Non è forse oggi un reato investire nei sogni e nelle speranze ? Non è forse diventato un pretesto quello di spezzare le ali se non ci sono sicurezze ?Â
Noi fuori dalle radio da minuti di silenzio dai conteggi, dal consenso, dai sondaggi, dalle scuole di nostro signore dalle aiuole, dai cantieri, noi fuori non sappiamo cosa fare
Alla societĂ caduta degli anni 00 forse non è stata ridotta la speranza di sognare ? Non è stata vietata ogni via di fuga che non sia sicura ? Non si viene forse scavalcati e considerati diversi se non si fa l’universitĂ Â ? Se si percorre una vita un po’ fuori dalle righe ? Non si è considerati pazzi se si fa qualcosa per passione invece che per denaro ? Quante persone fanno il proprio lavoro perchĂ© lo amano?Â
Quante persone che hanno il compito di indirizzarci verso la vita e spiegarci che il futuro è solo nelle nostre mani hanno lasciato la loro passione fra i banchi di una scuola ? O su una cattedra ? O davanti il televisore in cucina ?Â
Quante persone guardano prima le tasche che la faccia di una persona ?
Fuori dai cortei contro la geografia, fuori dalle chiese dentro ai formicai, è dall’alto che ci dividono è là in alto che inventano il pericolo.Noi fuori dalle liste, dai concorsi, dalle carte, dalle curve,dai discorsi, dalle rotte.
E’ facile giudicare e guardare sempre le persone dall’ alto della propria sapienza, senza avere piĂą l’umiltĂ di pensare con la testa di chi abbiamo di fronteÂ
Mio figlio ha fallito.
E’ facile puntare il dito contro qualcuno, è facile giudicare tutti per i propri errori. Ma non è forse chi non sbaglia mai tanto bravo a correggere con una penna rossa gli errori delle vite altrui ?
Mio figlio ha un problema.
Fuori dalle risse, dalle caste, dalle eclissi, dai teatri, dalle aste, dai contagi, dalla peste, dallo sfarzo e dalla miseria.
Mio figlio è cattivo.
Mio figlio è una delusione.
Mio figlio non sa perdere.
Si viene giudicati anche sfacciati e presuntuosi si facciamo emergere le nostre opinioni, se proponiamo soluzioni alternative, e perché non dirlo: se cerchiamo di far quadrare i conti anche per noi. Per noi giovani tutti, che per trovare un lavoro dobbiamo scannarci fra di noi. Dopo anni di studi siamo costretti ad affrontare selezioni durissime, e non di certo per la più nobile delle cause, non di certo perché si vuole una classe lavorativa pura e degna di questo nome. Bensì perché il "vecchio" non viene scaricato.
Nonostante questo si riesce a scaricare la colpa su chi, di colpa, ne ha sicuramente meno di noi, Siano ora immigrati, sia ora il modo di porsi e di presentarsi. Perché oggi conta tanto l'etichetta? Perché se vengo da un Paese che non gode di buona fama devo essere un assassino ? Perché bisogna discriminare i sentimenti ? Perché ce lo impone l'etica? La morale ? Ce lo impone Dio ? O ce lo impone semplicemente il preconcetto di "società " ?
Mio figlio dorme poco.
Mio figlio sta male.
Fuori dalle feste con le droghe serie, dai concerti con le sedie, dai solarium, dai cortili con i pavoni, dalle rientranze, dai condoni da Manzoni e da Mameli.
Mio figlio cerca lavoro.
Mio figlio è grasso.
Mio figlio non si vuole bene.
Mio figlio è maleducato.
Mio figlio è scomparso.
Mio figlio ruba in casa.
dalle condizioni dei finanziamenti, dai cimeli dalla brava gente, dai congressi, dalle marce, dai sondaggi di opinione, dagli asili e dalle pensioni.
Mio figlio smascella.
Mio figlio va ai rave.
Mio figlio è solo.
Mio figlio ha paura.
Mio figlio non sa cosa fare.
Noi fuori non sappiamo cosa fare.