Se il marito muore, tre giorni di lutto; il quarto giorno: parrucchiere, estetista, cambio di armadio, cambio di auto e talvolta pure cambio di casa - e non per forza in quest'ordine data l'euforia da vita libera conquistata da una donna tradizionale.
Ma se disgraziatamente le donne tradizionali scoprono da sposate che lui ha una tresca con qualcun'altra, le assale la paura fottuta del "cosa dirà la gente di me se lo viene a sapere?" (tranquille, donne protettici degli usi e costumi tradizionali maschili: la gente viene sempre a saperlo anni luce prima di voi, perché è proprio un lavoro di squadra nei piccoli e noiosi paesini scollegati dal mondo intero farsi i cazzi degli altri per alcuni, per non affrontare i problemi in casa propria); e diventano delle iene 'ste donne penose con qualsiasi donna che osi in sua presenza anche solo truccarsi. O in assenza di loro, fare una vita soddisfacente.
Lo dico per esperienza: la moglie del mio ex capo scoprì prima che io arrivassi in ditta che lui aveva fatto un viaggio in una località sciistica con un'altra, proprio mentre era appena rimasta incinta. Mi ha fatto passare le pene dell'inferno senza neanche parlare: capivo da come si comportava che un vestito troppo aderente o un rossetto mi sarebbero costati il suo frugare per giorni e giorni negli archivi alla ricerca di virgole e punti messi male nei miei piani operativi di sicurezza. Per pressione psicologica, incominciai pure ad ingrassare, come se volessi diventare il più brutta possibile per farla stare al suo posto, invece di torturarmi.
Riuscii ad avere un po' di serenità solo quando dette alla luce la prima vitella utile (a cui seguirono altri) per sigillare col cappio al collo del mio ex capo il contratto matrimoniale; si tolse dai coglioni per qualche tempo, al modico prezzo di prendere il mio stesso stipendio senza però fare un cazzo in ufficio, a parte rompere i coglioni sempre su punti e virgole per dimostrare al marito che lei, collegata da casa, con babysitter che teneva la vitella sacra e donna delle pulizie, si meritava lo stipendio ricevuto.
Invece ero io a lavorare anche per lei, in muto accordo, perché sapeva come vendicarsi; e per paura di un costosissimo divorzio, lui avrebbe accettato anche che io fossi "una che rubava attrezzatura dal capannone".
Cosa che fu detta di me, alla fine (me lo riferì chi, andata via io, si licenziò a sua volta, perché la moglie del capo non ha mai saputo trattare con gentilezza chi si sporca e suda lavorando, anche per mantenere lei), quando piantai tutti perché mi ero rotta le palle di lavorare per un'azienda a cui non bastava il lavoro in nero sistematico al sabato (al sabato chi cazzo è mai andato fare ispezione nei cantieri? Mai nessuno. Il sabato in edilizia era il giorno d'oro per i ricavi non fatturati), ma si era pure impastata nel fingere di montare ponteggi in economia per il Mose, per permettere all'appaltatrice di gonfiare l'appalto pubblico a dismisura a sprse dei cittadini.
Dovendo lavorare per due (e poi pure per tre, nei momenti più intensi), avevo organizzato un'azienda al massimo dell'efficienza, che permetteva al mio ex capo di poter lasciare l'ufficio e il lavoro di montatore in cantiere, per diventare quello che lui voleva: un abilissimo procacciatore di commesse, visto che il mio collega geometra non gli dava una mano, non si interessava al futuro del suo posto di lavoro, ma faceva solo il suo e manco bene.
Qualcosa di buono però lo fece: mise incinta chi mi sostituì per la parte amministrativa, facendo venire i capelli dritti a quella che pensava di poter per sempre restare a casa a fare "la signora" 😆
Per la parte cantieristica, fui per molto tempo insostituibile - così tanto che dopo molti anni, ricevetti un messaggio in cui l'ex capo mi chiedeva di passare a salutarli (plurale, fatto da quali persone? La moglie? Ma col cazzo!) in azienda.
Nel codice edile del paron di vecchio stampo, il messaggio significava:" Ti rivoglio qui, perché mi servi". Come se potessi dimenticarmi gli ultimi giorni infuocati post dimissioni in cui la stronza di sua moglie pretendeva a urla che gli spiegassi come "funzionava l'ufficio", perché non lo sapeva: non ci lavorava, ma prendeva solo bei soldini come i miei. Ed ogni mio aumento automaticamente aumentava anche il suo. Si scriveva da sola le lettere per autodichiararsi meritevole di aumento 😆
Mi beccai uno schiaffone da lei, ma vuoi mettere la soddisfazione di dirle, alla fine definitiva di un rapporto turbolento, "Se avessi lavorato qui, carina, sapresti come ho organizzato l'ufficio?" 😆
Poi mi staccò il PC negli ultimi giorni di permanenza lì, col marito che la pregava di chiedermi scusa, perché lui non sapeva cosa fare senza di me. Ed io che gli dicevo: "Piuttosto la morte che ancora qui con la pazza di tua moglie".
La mia vita è andata avanti, rimangiandosi i 40 chili accumulati; ho fatto altre esperienze bizzarre e ho maturato nuovi aneddoti; quella di altri ha subito strani furti di PC portatili dal suv (quel portatile che conteneva, fatalità , la contabilità decennale delle commesse in nero).
In seguito i lavori sono stati aggiudicati col piagnisteo di "ho moglie e figli da sfamare"; ma questa è un'altra storia.
Perché io gli uomini li ascolto poco, e li apprezzo dalla cintura in giù: non mi faccio mai grandi aspettative su ciò che potrei trovare dal collo in su. Lascio l'uovo incartato, non approfondisci, per evitare di galleggiare senza gravità .













