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DEAR BETTY: RUN FAST, BITE HARD!
"Dear Betty" è il titolo di un dipinto di Umberto Boccioni del 1909 che ritrae Betty, l'amata cagnolina dell'artista, accucciata su un sofà (La Cara Betty, conservato nella collezione permanente della GAMeC). Il soggetto domestico e lo stile disciplinato del ritratto appartengono a una sensibilità pre-futurista, lontana dai dettami macisti, entusiasti del progresso tecnico e esaltati da guerra e velocità leggibili nel coevo primo Manifesto del Futurismo – tanto che il dipinto è spesso stato fonte di disappunto, se non di imbarazzo, nella rilettura accademica dell'intera produzione dell'artista.
"Run fast bite hard" (corri veloce, mordi forte), pur sembrando una proposta in pieno stile futurista, è l'incitazione che Donna Haraway, celebre filosofa legata alle tecnoscienze contemporanee e alle teorie cyber-femministe, prende in prestito dallo sport canino Schutzund come nuovo slogan per vivere sull'orlo della guerra globale: la proposta è quella di guardare alla co-evoluzione tra uomini e cani come un manifesto etico e politico per ripensare il rapporto tra cultura e natura, tecnica e animalità , potere dominante e "significant otherness".
Dear Betty: run fast, bite hard! è l'arbitraria ricostruzione, nello Spazio Caleidoscopio di GAMeC, dell'ipotetico rapporto tra Umberto Boccioni e il suo cane, le cui voci si alternano e sovrappongono in una installazione video temporizzata. Ne risulta un complesso organismo cinematico, un cervello quasi autonomo che tocca un punto di singolarità , ovvero quel momento in cui l'intelligenza artificiale supera la capacità dell'uomo, così che animale, umano e tecnologico si fondono in un tecnoanimismo inconscio e immersivo.
I video di Dear Betty: run fast, bite hard! propongono narrazioni dialettiche, viziate dall'esasperazione di cliché storico-politici di genere e specie, ma pronte a sradicare gli ecosistemi in cui questi si sono evoluti, a partire dal futurismo per arrivare alle nuove forme di colonialismo. I traguardi e le contraddizioni di queste narrazioni si intrecciano e confondono, oltrepassando il mito della supremazia culturale quanto i dettami del riduzionismo biologico, alla ricerca di un'alleanza e di una strategia di resistenza tra le specie escluse dalla tecnocultura dominante.
MANIFESTO DEL FUTURISMO
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità .
Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità . Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.
Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, e le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
È dall'Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquari. Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

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Valentine de Saint-Point, Manifeste de la Femme futuriste, 1912
Dena Yago, The Serpent in the Soul of the Serpent, 2014
Dena Yago, The Punishment Begins, 2014
Horseshoe Crab by Mark Rea
Jack Goldstein, Shane, 1975

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Robert Gligorov, Dog, 1997