Ad Ascoli Piceno hanno ritrovato 50 anni di palloni sul tetto di una chiesa

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Ad Ascoli Piceno hanno ritrovato 50 anni di palloni sul tetto di una chiesa

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Mancavano pochi minuti alla mezzanotte quando la prima manganellata si abbatté sulla spalla sinistra di Mark Covell, il giornalista inglese che stava dormendo alla Scuola Diaz assieme ad altri 92 mediattivisti di diverse parti del mondo.
Covell urlò in italiano che era un giornalista, ma in pochi secondi si trovò circondato dagli agenti dei reparti antisommossa che lo tempestarono di colpi dei Tonfa, i manganelli "spaccaossa" inaugurati proprio in occasione del G8 di Genova. Riuscì a restare in piedi solo per pochi secondi, poi una bastonata sulle ginocchia gli spappolò una rotula e lo fece crollare sul selciato. Mentre giaceva faccia a terra nel buio, contuso e spaventato, un'orda di 346 Poliziotti stava dando il via a quella che venne presto ribattezzata la "Macelleria Messicana". Proprio in quel momento un agente gli saltò addosso e gli diede un calcio al petto con tanta violenza da incurvargli tutta la parte sinistra della gabbia toracica, rompendogli una mezza dozzina di costole. Le schegge gli lacerarono la pleura del polmone sinistro. Mentre i battaglioni punitivi della Polizia iniziavano il massacro della Diaz, alcuni agenti cominciarono a colpire Covell con gli anfibi, passandoselo da uno all'altro, come se fosse un pallone da calcio. Mentre avveniva ciò Mark Covell, che è alto 1,73 e pesa 50 chili, sentiva gli agenti ridere. Una nuova scarica di calci gli ruppe la mano sinistra con cui tentava di proteggersi e gli danneggiò in maniera irreversibile la spina dorsale. Rimase qualche minuto inebetito a terra in una pozza di sangue. Poi due poliziotti tornarono indietro e si fermarono accanto al giornalista inglese ormai semi-incosciente, uno lo colpì alla testa con il manganello e il secondo lo prese a calci sulla bocca, frantumandogli i denti. Mark Covell svenne. Rimase sospeso tra la vita e la morte, in coma, per 15 lunghissime ore. Arrivò in sala operatoria in condizioni disperate: trauma cranico con emorragia venosa, mano sinistra e 8 costole fratturate, perforazione del polmone, trauma emitorace, spalla e omero, oltre alla perdita di 16 denti.
Mark Covell è un sopravvissuto. Uno dei tanti sopravvissuti alla mattanza genovese nei giorni del G8, a quella che perfino Amnesty International denunciò come "La più grave violazione dei diritti umani in Europa dopo la 2° Guerra Mondiale".
E anche se la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia per tortura e trattamenti disumani e degradanti, nessuno o quasi ha pagato. La verità è stata insabbiata e i responsabili della Premiata Macelleria Messicana sono stati tutti coperti trasversalmente dai governi di Destra e di Centrosinistra e addirittura promossi.
Ma noi siamo ancora qui. Oggi come ieri. Fianco a fianco con Mark Covell e tutti gli altri. Per sputargli in faccia la verità e ricordargli che la memoria è un ingranaggio collettivo.
(Roberto Vallepiano, Facebook)
"Maestà, il popolo ha fame"
"Dategli un po' di Roggero a questi cojoni"
Quanti Roggero avete speso per un pieno di carburante stamattina?
Come sta andando la guerra Usa in Roggero?
Tra quanti Roggero vi hanno prenotato la TAC?
(Stefano Bucci FB)
La crescita di Vannacci nei sondaggi, comunque, è chiaramente dovuta al fatto che i giornalisti continuano a invitarlo in TV sperando di coglierlo in fallo, ma si dimostrano (tanto loro quanto i suoi avversari politici) TOTALMENTE INCAPACI dal punto di vista dialettico.
E non che Vannacci sia sta cima incredibile, lo Jannik Sinner del dibattito o chissà che altro, ma porco dio padre chi gli sta davanti ha solitamente la prontezza intellettuale delle aragoste.
Esempio di un paio di settimane fa:
Gruber: "lei dice che i gay sono anormali..."
Vannacci: "sì, certo, sono fuori da quella che è la norma statistica..."
Gruber: "e se lei un giorno si scoprisse gay?"
MA CHE CAZZO DI DOMANDA È LILLYYYY??? PORCO IL CRISTO!!
PER I SUOI ELETTORI È SEMPLICEMENTE IMPOSSIBILE CHE LUI SI SCOPRA GAY, E SE SI SCOPRISSE DAVVERO GAY TU NON LO SAPRESTI MAI PERCHÉ SI FAREBBE SFONDARE IL CACAPRANZI IN SEGRETO COME IL 99% DEI CATTOBIGOTTI DI MERDA!
La risposta giusta era:
"ok, generalissimo, ma anche tu sei anormale in quanto militare di carriera - una scelta lavorativa che ti colloca decisamente fuori dalla norma statistica; inoltre tua moglie è anormale in quanto ha la doppia cittadinanza rumena e italiana; e io sono anormale in quanto mancino. Data una persona, è sempre possibile trovare (almeno) un indicatore rispetto al quale questa si colloca fuori dalla norma statistica. Mi può spiegare perché lei attribuisce patenti di normalità solamente sulla base dei gusti sessuali, invece che sulla base delle scelte lavorative, della somiglianza coi rivoluzionari algerini o della lunghezza del cazzo?"
L'altra sera, la scena si replica:
Vannacci: "con la remigrazione i giovani torneranno a fare quei lavori che non fanno più, perché fino a 20 anni fa in agricoltura ci lavoravano gli italiani"
Cosa come cazzo si chiama: "non credo che gli italiani vogliano andare a raccogliere i pomodori a 4 euro l'ora"
MA CHE DIOMERDA STAI DICENDO VACCA LA MADONNA?
MAOMETTO IMPESTATO TI RENDI CONTO CHE STAI AMMETTENDO CHE VEDI GLI IMMIGRATI COME SCHIAVI UTILI AD ABBASSARE IL COSTO DEL LAVORO AGRICOLO?
Le è andata bene che Vannacci - come si diceva all'inizio - si crede un'aquila, ma è un pollo che sogna di volare, e quindi non ha colto l'assist e ha dato una risposta ancora più idiota. Ma resta un argomento del cazzo.
La risposta giusta era:
"no, mannaggia a te e a chi ti dà da mangiare, se togli gli immigrati non crei posti di lavoro, perché per ogni italiano che andrà a lavorare nei campi, ci saranno italiani che perderanno il lavoro altrove, perché ci saranno meno persone che avranno bisogno di beni e servizi. E infatti diversi studi economici dimostrano che gli immigrati CREANO posti di lavoro, tanto nel settore socio-assistenziale quanto negli altri settori - è pur sempre gente che mangia e consuma e usa servizi come scuole e ospedali. Più precisamente, secondo uno studio del 2015, ogni 5 immigrati si creano 6 posti di lavoro (https://www.nber.org/papers/w21123), quantomeno negli USA. Uno studio analogo della Banca Mondiale trova addirittura due posti di lavoro per migrante in Sudafrica (https://www.worldbank.org/.../new-study-finds-immigrants...). Se non sei d'accordo con queste conclusioni sei pregato di produrre un paper che le confuti, oppure quando parli di remigrazione inizia anche a parlare della disoccupazione che produrrà"
Tra tre anni questo avrà il 30% perché siete un branco di imbecilli, altro che. (Luca Romano, Facebook)
Quest'anno ho fatto il commissario esterno all'Argan, un bel liceo artistico in zona Don Bosco (periferia est di Roma). Uno studente si presenta all'orale truccato da Joker e utilizza il tempo della presentazione (pensata dal Mim come momento marketing dello studente in cui si presenta il "curriculum accumulato" negli anni) per criticare le scelte del ministero. Con un discorso chiaro ed esposto con un po' di emozione, ha preso di mira la scelta del ministro Valditara di rispondere alle proteste dello scorso anno imponendo l'obbligo di svolgere l'orale pena il non superamento dell'esame di Stato. I suoi argomenti sono stati chiarissimi. Perché Valditara si è rifiutato di ascoltare gli studenti? Perché si criticano i "giovani" perché troppo passivi, ma poi se provano a prendere parola si critica il modo in cui lo fanno? Da tempo emerge un disagio studentesco verso un sistema formativo (scolastico e universitario) che sembra sempre più costruito per classificare, generare competizione tra scuole , studenti (e docenti) e sempre meno interessato a educare, a coltivare il senso critico verso un mondo lanciato verso la guerra e il disastro ambientale. La sua "protesta" io l'ho trovata splendida. Chissà se ora Valditara farà un'ordinanza che vieta il trucco del volto durante l'esame di Stato. Danilo Corradi, Facebook

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Vittima di Gratteri: assolto dalle accuse di mafia dopo quasi 3 anni ai domiciliari. La storia di Cesare Pasqua
Ha trascorso 2 anni e 8 mesi agli arresti domiciliari in via cautelare, accusato di reati gravissimi e infamanti (concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione aggravata dal metodo mafioso, minaccia aggravata), per poi essere assolto da ogni accusa. E’ la storia di Cesare Pasqua, 77 anni, ex dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, tra i principali imputati dell’inchiesta “Maestrale-Olimpo-Imperium”, avviata da Nicola Gratteri nel 2023 e finita nei giorni scorsi in primo grado con 102 assoluzioni su 181 imputati. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione. “La vita di un uomo è stata sconvolta da accuse gravissime che poi, di fatto, si sono sciolte come neve al sole”, dice al Foglio suo figlio, l’avvocato Vincenzo Pasqua, che ha assistito legalmente il padre insieme al collega Giuseppe Bagnato.
L’inchiesta ha devastato l’esistenza di Cesare Pasqua, stimato dottore di Vibo Valentia. A causa degli arresti domiciliari infatti, durati quasi tre anni, Pasqua non ha potuto stare accanto al fratello in punto di morte né partecipare ai suoi funerali. Non ha potuto incontrare i propri nipotini se non al massimo per due ore durante le festività (come se i bambini potessero portare messaggi mafiosi dall’esterno). Ha dovuto smettere di lavorare e la sua reputazione è stata demolita. Poiché la polizia giudiziaria si recava costantemente, anche di notte, nella sua abitazione per controllare se era presente, la moglie – anziana e gravemente malata – ha cominciato a non dormire più la notte per paura che lui non sentisse il campanello e dovesse andare in carcere. Uno stato d’ansia che la moglie di Pasqua si porta dietro ancora oggi.
“Per chi come me ha sempre creduto nella giustizia e ha un rispetto vero e profondo per la magistratura tutta, non è stato affatto semplice poter accettare che nella prospettazione accusatoria vi fossero delle incongruenze e delle inconsistenze tali che mai avrebbero dovuto e potuto portare a processo una persona per la quale l’onta di dover affrontare un processo, peraltro di mafia, è già di per sé una condanna, oltreché un’enorme umiliazione personale”, afferma Vincenzo Pasqua.
“Mi riferisco, a titolo esemplificativo, al fatto che a mio padre è stato contestato, tra le altre accuse, il delitto di corruzione propria e impropria aggravato dal metodo mafioso per un fatto che avrebbe commesso quando in realtà si trovava già in pensione, quindi quando era palese la sua assoluta estraneità”.
“A tutto ciò si aggiunge che le incolpazioni poggiavano per la quasi totalità su indagini che consistono in una mera attività di intercettazione, priva di adeguati approfondimenti e concreti riscontri fattuali e/o documentali”, prosegue Vincenzo Pasqua. “Per non parlare del ‘contributo’ dei collaboratori di giustizia, nel caso di specie talmente qualificato da provenire finanche da un soggetto che fino a poco tempo prima della propria collaborazione con la giustizia non era mai stato neppure arrestato in operazioni antimafia!”.
Vincenzo Pasqua racconta anche come sia stato difficile esercitare l’azione difensiva, essendo costretto a prendere visione di oltre un milione di pagine di atti di indagine in un ufficio della procura di Catanzaro (anziché al tribunale di Vibo Valentia).
L’auspicio del legale è che “dall’esperienza di simili, palesi e ingiustificabili errori giudiziari inizi una vera opera di riforma del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede meccanismi capaci di tutelare l’incolumità delle persone perbene, che pur non avendo nulla a che vedere con contesti di criminalità organizzata si ritrovano coinvolte in indagini di criminalità organizzata alla stregua di mafiosi di conclamata appartenenza. Se si vuole portare avanti una vera lotta alla criminalità organizzata – aggiunge Pasqua – la riforma Nordio che prevede l’interrogatorio anticipato da parte del gip nel caso di richiesta di misure cautelari per i reati ‘ordinari’ dovrebbe essere estesa, senza ipocrisia e con grande coraggio, anche alle indagini di mafia limitatamente agli imputati chiamati a rispondere di reati fine che nulla hanno a che vedere con la violenza alle persone e che non hanno precedenti specifici conclamati”.
“Il rispetto della persona umana è una millenaria conquista di civiltà giuridica che non può essere banalizzata e barbarizzata da mere concezioni giustizialiste di memoria medioevale”, conclude.
Ermes Antonucci, Facebook
Ho fatto un paio di verifiche con Claude e nell’ultimo anno i danni inflitti dagli ucraini all’industria petrolifera russa ammontano - tra danni diretti e mancati introiti - a circa 13-15 miliardi di dollari (probabilmente destinati ad aumentare in maniera non lineare, perché i danni dei nuovi attacchi si cumulano nel tempo coi mancati introiti delle strutture distrutte e/o danneggiate precedentemente).
Questo significa che, se le industrie italiane venissero bombardate coi droni ogni singolo giorno e ogni singola notte per dieci anni consecutivi allo stesso ritmo degli impianti petroliferi russi da giugno 2025 a giugno 2026, il danno economico risultante per l’Italia sarebbe COMUNQUE INFERIORE AL COSTO NETTO DEI BONUS EDILIZI DEL GOVERNO CONTE 2.
E mi tocca pure sentire in TV gli autori di questo crimine finanziario, il peggiore della storia occidentale, che si lamentano dei tagli al welfare per finanziare le armi all’Ucraina.
Ha ragione Lucio Di Gaetano: chi ha fatto il superbonus andrebbe inseguito dalla polizia con gli elicotteri e le mute di cani, altro che parlare ancora in pubblico.
Porcodio. (Luca Romano, Facebook)
Essere umani ❤️
Trump a Zelensky: - "Andresti a Mosca?" [per trattare] Zelensky: - "È difficile. Ci sono molti droni ucraini lì. È pericoloso..." 🤣💪
Fausto Delle Chiaie R.I.P. Tommaso Pincio, Facebook

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Ricapitolando: un suprematista bianco costringe un ente internazionale a infrangere le regole pur di far giocare un calciatore nero per far vincere una squadra composta in buona parte da immigrati che se non fossero stelle del calcio farebbe deportare. E questa sarebbe una competizione sportiva? Eric Gobetti, Facebook
Nicola Daconto, Facebook
Ma se credete che la scuola del passato preparasse benissimo, spiegate com’è che tutti questi governanti oltre gli -anta sono così ignoranti.
Graziella Priulla, Facebook
Vannacci e Conte, i due arci-italiani benedetti da Mosca
Generale, queste cinque stelle… Bisogna soffrire di una forma acutissima di emiplegia morale, come la chiamava Ortega y Gasset, e avere il cervello spaccato in due come un parlamento, per non accorgersi della perfetta sovrapponibilità antropologica tra Vannacci e Conte, i due arci-italiani benedetti da Mosca. Paiono gemelli. Stessa spregiudicatezza tattica, stesso istinto predatorio, stessa cronica inaffidabilità, stessa naturalezza nel rimangiarsi mille volte la parola data, e in fin dei conti stessa dubbia dote di rendere instabile – e prima ancora invotabile – qualunque alleanza. Ma al di là delle somiglianze tra i personaggi, che occuperebbero un’opera in tre volumi, se ne può ricavare una lezione che vale tanto per i politici quanto per i giornalisti, specie quelli televisivi. È una lezione ecologica. Sparare fesserie propagandistiche sempre più grosse e tollerare che anche gli altri ne sparino può sembrare un’abitudine innocua, che porta voti e ascolti. Ma pensate ai coriandoli. Restano nell’aria per qualche secondo creando una bellissima nuvola colorata, e spariscono subito dopo, portati via dal vento. O almeno così sembra. Perché poi pulire le strade è una rogna inimmaginabile. E se sono coriandoli glitterati o in pvc, non ne parliamo nemmeno: ci mettono anche seicento anni a decomporsi. D’accordo, direte voi, ma sono minuscoli pezzettini di carta, che danni potranno mai fare? Il fatto è che i coriandoli, impastati dalla pioggia, possono anche aggrumarsi e otturare i tombini.
A questo punto, la parabola dovrebbe essere trasparente: Vannacci e Conte sono i grumi di poltiglia che si sono creati, a sinistra e a destra, per effetto del nostro lugubre carnevale politico-mediatico, lo stesso che aveva già creato Salvini e Di Maio. I loro cannoni sparacoriandoli produrranno poi altri residui, che si accorperanno in nuovi grumi, pronti a prendere vita come pupazzi di cartapesta. Alla fine, l’intera rete idrica ne sarà intasata. Che fare? Ben poco, a questo punto. Il senso delle parabole ecologiche si può spesso riassumere così: bisognava pensarci prima. Guido Vitiello, Il Foglio, 1 luglio 2026
"Il cambiamento climatico significa semplicemente che stiamo andando verso un clima caraibico. Ma ai Caraibi ci vivono tranquillamente, quindi anche noi dovremo abituarci a vivere in un clima caraibico".
Questo genio è naturalmente Ignazio La Russa, specializzato in orchestine di pensionati e di tantissime altre stronzate pronunciate a livello "scemo del villaggio", a cui ovviamente hanno già risposto scienziati e ricercatori, con volti costernati ed esausti, spiegando che no, ovviamente le cose non stanno nel "doversi abituare", ma in un ripensamento radicale e capillare di tutto il nostro modo di vivere, produrre, abitare e di rapportarsi con l'ambiente, in un percorso fatto di catastrofi ambientali, morti e feriti, danni devastanti e incalcolabili.
Ma la fatica è tanta, se dalla seconda carica dello Stato arriva questo fior fiore di contenuti.
A Giorgia Meloni non si possono perdonare molte cose, ma la prima, di gran lunga, in classifica è di aver inquinato, avvilito, la seconda carica dello Stato con la nomina di un personaggio di livello culturale infimo, volgare e offensivo che riduce a barzelletta idiota un intero Paese con i suoi 59 milioni di cittadini che non meritano tali affronti all'intelligenza media. Giovanni Franchini, Facebook

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Se si sposano d'estate e ti invitano non sono veri amici!
Una volta - eravamo in seconda media - la mia compagna di classe Celestina Zorzi fece amicizia col bullo della scuola, tale Borlando Sturpo. La cosa, per la verità, era successa un po’ per caso: mentre Sturpo stava terrorizzando alcuni piccoletti della prima minacciandoli di atroci ritorsioni se non gli avessero consegnato le loro merende Celestina - che era una ragazzina furba e ambiziosa - gli aveva buttato là un complimento, una roba del tipo “come sei forte, Borlando” o “che muscoli, Borlando”, ora non ricordo con esattezza, di tal che quello si era gonfiato come un rospo per la soddisfazione e aveva proclamato con una certa enfasi: “Celestina è la mia migliore amica”.
Questo fatto, oltre a suscitare qualche invidia tra gli aspiranti compari del poderoso bullo, aveva guadagnato alla scaltra Celestina la fama di poter intercedere presso Borlando inducendolo a seguire i suoi consigli, cosa che per un certo periodo di tempo la rese una delle bambine più popolari di tutta la scuola; lei, da parte sua, si pavoneggiava e assecondava quelle voci parlando del bullo come di persona estremamente familiare: “Ieri a colazione Borlando mi ha detto questo”, “stavo camminando con Borlando quando abbiamo visto quello”, “Borlando è molto appassionato di quell’altro e io posso dirlo perché lo conosco bene” e altre affermazioni del genere.
Senonché, l’alone di rispetto che Celestina si era guadagnata grazie a quell’episodio fortuito iniziò presto a dissolversi man mano che i compagni le chiedevano di perorare presso il bullo le loro cause, consistenti essenzialmente nella richiesta di lasciarli in pace, e quello non se ne dava per inteso.
Iniziò a spargersi la voce che la bambina non fosse poi così amica di Borlando, il quale al contrario la disprezzava e la riteneva una cretina: voce che lei avversava con decisione, ribadendo pubblicamente la sua familiarità col bullo ogni qual volta ne aveva l’occasione.
Il patatrac successe in una calda giornata di giugno, allorché durante l’ora di italiano Borlando, cacciato dalla professoressa perché continuava a disturbare il suo compagno di banco, nell’uscire dall’aula si voltò verso Celestina, che lo guardava con aria complice, e con voce stentorea, in modo che tutti lo sentissero, le disse: “E tu smettila di guardarmi, ma chi ti conosce, fai pena!”
Dopo quello spiacevole episodio in tanti, compresi alcuni compagni con cui non andava per niente d’accordo, presero le difese della bambina, esprimendole la propria vicinanza per l’orrendo comportamento del bullo: insultare lei, dissero i più intelligenti tra gli applausi della classe, è come insultare tutti noi.
Qualcun altro, però, forse andando un po’ controcorrente ma non senza qualche ragione, ricordò i giorni in cui Celestina si gloriava con sussiego dell’amicizia con Borlando e osservò che in fin dei conti le stava bene, così avrebbe imparato a non fare comunella coi teppisti come lui.
Ma adesso basta parlare di affari esteri, torniamo pure ai mondiali di calcio. Alessandro Capriccioli, Facebook