Tre sferette di luce infatti svolazzano intorno alla sagoma dell'egiziano e della sestina, senza infastidirli ma permettendo loro di non inciampare su un terreno già di per sé poco stabile. D'altronde si trovano sulle scale, e queste anche di notte non si fermano dal cambiare la loro posizione secondo uno schema casuale. « Bello, vero? » il castello immerso nell'ombra, il silenzio, l'atmosfera tutta. Avanza un passo alla volta risalendo le rampe, offrendo il proprio avambraccio a supporto qualora la Wharton ne avesse bisogno, non sottraendosi alla galanteria anche quando la cecità parziale non gli rende facile mantenere la giusta stabilità. Eppure prosegue con la schiena dritta e il mento alto, lo sguardo spento e l'espressione incurante stampata in viso. « ... ti è arrivato? » chiede d'un tratto in merito al dipinto fattole consegnare giorni fa, rallentando fino a fermarsi per adocchiare meglio il volto della ragazza, ricercandone eventuali reazioni. Non risulta insistente dal tono di voce, basso per natura e caldo nonostante il forte accento a sporcare ogni suono.
« Sì » quel mormorio è seguito da un altrettanto lieve schiarirsi della voce « Fa anche un po' effetto, in realtà. » Aggiunge, gli occhi che vagano un po' nel buio - ma non troppo, visto dove si trovano. E quindi accetta anche l'aiuto che le viene gentilmente offerto, aggrappandosi al ragazzo con una mano che si avvolge al braccio, non senza un po' di incertezza iniziale. La testa sì abbassa appena, lasciando che i capelli ricadano sul viso mentre nasconde un sorrisetto. Si trova a fermarsi anche lei, quasi inconsciamente, imitando il ragazzo. « È bellissimo » commenta, cercando il suo sguardo mentre l'espressione si addolcisce « Vorrei vedere i tuoi disegni più spesso. »
Vi è solo un leggero irrigidimento del braccio a quel contatto fisico che si viene a creare tra lo stesso e la mano della sestina, per quanto vada ad ammorbidirsi con il passare dei secondi segno di come stia provando ad abbattere il disagio per il contatto fisico. Almeno quando si tratta della Wharton. Il focus si sposta sul volto altrui, su quell'espressione dolce che tanto cozza con quella dell'egiziano, sempre troppo piatta e difficile da decifrare, se non per lo sguardo capace di animarsi d'un bagliore improvviso. E' il suo modo di manifestare la felicità, o perlomeno parrebbe tale a giudicare dalle parole che si appresta a pronunciare di rimando « Sapere che non li trovi angoscianti è bello » ammette attraverso un mormorio « in questi mesi ho pensato di mandartene altri, ma temevo di risultare... » si blocca, lo sguardo scivola verso il pavimento « non so, ossessivo o morboso. » aggiunge con una piccola alzata di spalle, muovendosi di un solo passetto in avanti senza tuttavia riprendere a salire gli scalini. [...] « Avrei dovuto farti un regalo anche stasera...? » domanda infine, mordicchiando un labbro per via del leggero nervosismo.
Stringe le labbra in apprensione, per un attimo tentata di lasciar andare la presa, pronta a ritrarsi da quel contatto, e solo quando la tensione del ragazzo sembra dissiparsi, la mano si stabilizza, delicata ma non priva di decisione. « L'angoscia non mi è sembrato quello che volevi trasmettere. » Onesta e diretta come sempre, così come lo è in ciò che ha da dire dopo « Hai uno strano concetto di ossessivo e morboso. » L'osservazione è pacata, e certamente non vuole offenderlo. [...] Le sopracciglia si aggrottano a quella domanda, e dopo una breve considerazione, la sestina scuote la testa, facendo ondeggiare i capelli pregni di quel profumo di lime e vaniglia, « Questo è un regalo, se ci pensi. » Dice mentre gli angoli della bocca di sollevano in un sorrisetto « Visto che tu saresti qui a prescindere, no? » Cercando il suo sguardo, anche se un po' incerta.
« Questo perché tu sei peggio di me, sotto sotto » spiega in risposta alla sua onestà circa il dipinto e l'angoscia inesistente, rifilandole un'occhiata complice « Perché non sai quanto io possa diventarlo... » e se sembra voler aggiungere qualcosa, si blocca, preferendo lasciar perdere e proseguire verso le scale. Questa volta inizia a risalire qualche gradino avendo comunque cura di non tirare di peso la sestina, facendo attenzione ad eventuali spostamenti del pavimento così da fermarsi in caso di cambi di direzione non voluti. « vedi che se poi te ne trovi tanti, non puoi più dirmi stop eh. » la mette in guardia con tanto di dito indice puntato verso il corpo [...] « Mh » prende in considerazione l'idea del regalo, di quel momento passato insieme, confermando con un cenno del capo il dire a successivo. Si volta appena per non offrire più alla propria interlocutrice il fianco soltanto, ponendosi frontalmente rispetto a lei e provando persino a dimezzare ulteriormente le distanze che separano i loro corpi - non tanto da toccarla direttamente, ma abbastanza da limitarle eventuali spostamenti futuri. « Perché c'è una cosa che vorrei darti, Blythe » rivela fissandola dritta negli occhi « ma sarebbe come saltare giù da qui, almeno per me. » indica oltre le scale, il vuoto.
« Non so proprio di che parli. » A quell'essere peggio di lui, detto con finto tono altezzoso. Ma perde quello sprazzo di ilarità poco dopo per farsi più seria « Non ho paura. » Detto con nonchalance, quasi non ci credesse davvero alle parole del ragazzo, e per questo non fosse preoccupata. C'è un sorrisetto appena accennato, che sparisce in fretta come è arrivato, mentre continuano a salire le scale « Come se avessi intenzione di provare a fermarti, poi tu fai sempre quello che vuoi, comunque, o sbaglio? » Gli fa presente con uno sfarfallio di ciglia. [...] Prova a fare un passo avanti appena titubante, contribuendo ad accorciare le distanze tra di loro, accertandosi con lo sguardo che il ragazzo non dia segni di disagio prima di muoversi. Inclina un po' la testa di lato mentre il naso si storce inevitabilmente « Che cosa vuol dire? » Chiede in un sussurro, senza dissimulare la sua stessa perplessità « Perché sarebbe come saltare giù da qui? » A voce leggermente più alta, anche se sempre molto misurata.
Lascia cadere la questione di lì a breve, alleggerendo il momento con quella ricerca di complicità pronta ad andare in porto, per quanto fugace. « Bene, allora. » sancisce con sicurezza, guardandola ancora una volta in viso senza distogliere l'attenzione altrove, se non per spostarsi sullo scalino successivo senza cadere come un sacco di patate. « Mi prendi in giro? » la rimbecca senza cattiveria, scuotendo il capo in un cenno di diniego in tutta risposta allo sfarfallamento di ciglia. [...] Richiama a sé tutto il proprio autocontrollo, guardando a destra e poi a sinistra per studiare di sottecchi le possibili vie di fuga, ma i piedi sono ben piantati al suolo e niente sembra voler far presagire una corsa lontana. Come potrebbe, è lui stesso ad andare verso il corpo di Blythe, a dimezzare le distanze mentre all'interno della scatola cranica vi è un groviglio di pensieri. Sensazioni ed emozioni che portano il cuore ad aumentare nei battiti, il sangue a risalire sul viso per scaldarne l'epidermide. « Perché non so se sia necessario dare una sorta di senso a certe cose » e non sembra neanche sicuro di averne dato alla frase. Trattiene il respiro per qualche secondo, la mano sinistra intanto si alza per provare a posare i polpastrelli sulla linea della mandibola altrui, per carezzarla in una salita lenta fino alla guancia dove si fermerebbe. Solo allora, se concesso, le spalle si piegherebbero leggermente in avanti in modo da far venir meno la differenza di altezza, portando il volto dell'egiziano fino a quello dell'inglese - a quelle labbra a cui avvicinerebbe le proprie per sfiorarle leggermente, prima di osare in un bacio casto e rispettoso, ma non per questo meno voluto.
La sestina fa spallucce, lo prende in giro? « Solo un po'. » È la sua risposta, pronunciata candidamente, trattenendo a stento un sorrisetto. La vicinanza con Shukri le fa andare le guance in fiamme, colorandole di rosso, mentre è lei stessa a ricercarla, quasi se ne vergognasse, i respiri che si fanno impercettibilmente più corti mentre cerca di processare quelle parole, non senza una certa difficoltà - un po' per il rumore del suo stesso battito cardiaco, che al momento le sembra assordante, un po' per la natura delle stesse. Batte le palpebre un paio di volte, apre la bocca come se fosse in procinto di dire qualcosa ma non esce niente, trovandosi a stringere le labbra, la frustrazione dipinta sul volto. Quando sente sul volto la sensazione della mano altrui ne cerca immediatamente gli occhi, sollevando la testa come per andargli incontro. Una mano si muove lenta ed incerta per provare a poggiarsi contro il petto del ragazzo, delicatamente e senza fare pressione, gli occhi che si chiudono, lasciando che le loro labbra si incontrino in quel bacio che le dà la sensazione delle farfalle nello stomaco, senza ritrarsi neanche quando quello sfiorarsi verrà meno, aprendo gli occhi per poter guardare in quelli dell'egiziano.
Non che duri a lungo, di lì a breve subentra infatti la confusione, l'incapacità di esprimersi a voce e la necessità di farlo a gesti; in quel tocco di labbra non appena le distanze tra i loro corpi si azzerano. Proprio su quella mano di Blythe, poggiatagli sul petto, l'egiziano adagia la sua morbidamente nonostante il leggero tremore di cui è preda. Per quanto possa sembrare paura, è perlopiù il disagio esistenziale di chi è sempre convinto di fare le cose in modo sbagliato; di essere fuori posto. Eppure una volta tuffatosi non gli resta che godersi il momento, le palpebre si chiudono e la mente si annebbia, i sensi si ovattano, il cuore aumenta il ritmo dei suoi battiti dandogli quasi l'impressione di star uscendo dal petto. Quel bacio lo ricerca per diversi secondi, e solo alla fine, quando si allontana semplicemente con il capo, sono gli occhi della ragazza quelli in cui si specchia con i propri. Tace a lungo, ci prova persino a dire qualcosa, ma ogni volta che apre bocca il caos riempie la mente e lo porta semplicemente a desistere. Ingoia la saliva e prende un respiro profondo, il corpo ancora vicino a quello di Blythe, le labbra a pochi centimetri dalle sue « è un regalo per noi. » è tutto ciò che riesce a partorire alla fine, alludendo alla loro relazione e agli ultimi sviluppi, a quel legame stretto sempre di più durante gli ultimi mesi. Arretra ora, tentando di intrecciare le dita della della mano a quelle della sestina, non per guidarla altrove, quanto per tirarla a sé in modo da scoccare sul dorso un nuovo bacio. « questo era il mio salto nel vuoto. Tu lo sei. » prende una piccola pausa « e mi sento bene. » glielo fa sapere con un sussurro neanche fosse un segreto tra loro: finalmente l'egiziano dalla poca voglia di vivere e il mood di un condannato a morte, in realtà si sente felice. E sulla scia di questo mix di emozioni andrebbe pian piano a discostarsi dalla sagoma di lei, indicandole infine le scale con un gesto galante. Il coprifuoco è ancora lungo e c'è un castello da esplorare.
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Fa pure un cenno con la mancina a Gregory prima di dileguarsi all'inseguimento del capitano che proverebbe a fermare « Ehi, ti volevo ringraziare » il tono basso mentre prova a protendersi verso il ragazzo, come per non farsi sentire « per l'incenso, e per tutto il resto » sembra in procinto di dire qualcos'altro ma si trova ammutolita, incapace di tirar fuori le altre parole, e quindi a quel punto lo lascerebbe andare se non fosse intenzionato a fermarsi.
Dopo aver salutato la tifoseria per la seconda volta, si gira sul posto per riprendere la strada che conduce al testo del gruppo. In questo frangente incrocia la battitrice che lo porta a fermarsi. In principio resta un po' sorpreso dai ringraziamenti altrui, tanto che porta la mancina dietro la nuca mentre la destra viene posata fianco, accompagnando una postura che preve nello scaricare il peso sulla gamba destra per rendere flessa l'altra. «Di nulla, Wharton» mormora piano con un atteggiamento un po' più rilassato rispetto a prima. «Ho pensato che ti poteva aiutare a distendere i nervi.... Con me solitamente funziona» solleva appena le spalle. «Spero che solo le tue compagne» si riferisce pure ad Amelia «Non ti abbiano fatto storie per il fumo» gli scappa pure un mezzo sorriso divertito all'idea delle possibili lamentele. «E i libri sono gli stessi che ho letto io quando ho iniziato a giocare in squadra» per farle capire che nemmeno lui è nato imparato come si potrebbe pensare. Gonfia un po' le guance perché alla fine gli fa strano quello che sta per dire «Senti, lo so che forse non ti sto simpatico ma non ti avrei ficcato la testa sotto il rubinetto del bagno...» approfitta di quel silenzio per essere lui a prendere la parola «forse lo avrei fatto qualche anno fa ma ora....» È diventato più maturo o la presenza di Athena nella sua vita lo sta portando a calmarsi un po' di di più?
Quando riesce a bloccare Corwin lo guarda con quella sua espressione piatta mentre parla, annuendo appena « È da tipo sei anni che mi fanno storie per il fumo dell'incenso in dormitorio. » Ribatte con una scrollata di spalle, di fatto non le importa e accende i suoi bastoncini lo stesso. « Credo che abbia funzionato anche per me » visto che non ha dato di matto durante la partita. « Questo e anche i libri, mi hanno aiutato tanto... ci tengo a fare bene per la squadra, anche se sembra che non me ne freghi un cazzo. » Ammette, seppur un po' a fatica. Dapprima lo guarda senza dire nulla, poi stringe le labbra e sospira, riuscendo anche a rivolgere un breve sorriso al capitano « Lo apprezzo molto, » onesta come sempre « io comunque non lo avrei mai permesso. » Che qualcuno le mettesse la testa sotto il rubinetto, lo dice con un tono candido, molto pacato, è solo un dato di fatto.
Gli scappa un buffo divertito per la constatazione di Blythe che intossica le compagne di dormitorio da anni «allora te ne farò avere degli altri.» ... «Si è visto! Sei stata fortissima!» non lo dice per farla contenta ma perché lo pensa sul serio. Abbandona la posizione di prima per allargare entrambe le gambe per avere maggiore stabilità. «Non penso che non ti freghi un cazzo della squadra» perché oggi ha dimostrato che, nonostante il suo atteggiamento un po' lamentoso, ha salvato i compagni da situazioni scomode. «hai un carattere del cazzo ma non mi sembra che noi siamo meglio» allarga pure il braccio, assumendo però un tono scherzoso, indicando proprio Amelia, la sua vittima preferita quando deve sparlare di qualcuno. Diventa un po' goffo per quel sorriso che Blythe gli rivolge «Vedi? Sei più simpatica quando non lamenti» niente, deve per forza dire quello che pensa. Sfodera un cenno di sorriso sghembo per l'ultima frase «quasi quasi te la ficco sul serio la testa sotto il rubinetto per vedere la tua reazione» la punzecchia sollevando subito dopo le braccia in segno di pace. «Scherzo eh» si affretta ad aggiungere.
A dispetto delle indicazioni lasciate si alza e zoppetta con la gamba - non è facile piegare un ginocchio fasciato ben stretto - per raggiungere Blythe. Lo fa senza curarsi di andare a disturbare anche eventuali altri malati, facendo capolino tra i vari lettini e le varie tendine messe a privacy di chi non vuole essere disturbato. « Ohi, Blythe. » appena la vede, rimamendo impalato con una gamba dei pantaloni su ed una giù mentre con attenzione si fa vedere dalla coetanea. « Come… come va il dito? » la domanda viene posta con un tono speranzoso che vorrebbe ricevere una buona notizia, almeno. Una mano va verso il collo, massaggiando la zona come se ne risentisse. « Non c’ho più capito un gramo stecchito ad un certo punto, ma ho tipo visto l’armadio del molliccio che era mezzo rotto e ti ho sentito fare.. ciè, l’incantesimo. » il riddikulus. Nemmeno ha potuto fare troppo caso a cosa sia capitato nel frattempo « ‘nsomma, che palle! » sbuffando dalla bocca. Piega la testa da un lato dopo quello sbuffo e lo sguardo però più calmo a volersi interessare di più su come stia l’altra che sul fatto che l’armadio per il molliccio sia rotto e quindi che la creatura magari chissà dov’è finita.
Ormai l'indice della mano destra è stato medicato e dunque ha potuto abbandonare la fascia di fortuna che era la cravatta di Gregory, che si trova adesso tra le sue mani, un po' sporca di sangue nel punto venuto a contatto con la ferita. Le sopracciglia si aggrottano mentre posa lo sguardo su quella macchia, almeno fino all'arrivo del grifondoro poco dopo, che fa schizzare lo sguardo plumbeo nella sua direzione « Ehi » gli fa di rimando, abbozzando un sorriso che sparisce in fretta così come è arrivato « Molto meglio » solleva la mano destra, mostrando l'indice, il tono piatto in una constatazione pacata mentre lancia un'occhiata veloce alla gamba del compagno « Tu invece? Tutto bene? » Lo squadra da capo a piedi come se fosse alla ricerca di chissà cosa, ma oltre alla gamba Greg sembra normale, e smette di guardarlo con insistenza. « Mi vengono i brividi solo a pensarci... » Risponde, scuotendo un po' le spalle « Non so se odio più i mollicci o quei nascondombra o come gramo si chiamano. » Stringe le labbra in una linea sottile, lo sguardo che cade sulla cravatta « Mi dispiace per questa » la solleva appena « Te la sistemo. » [...] Il polso si muove in un deciso scatto verso sinistra mentre mormora « Gràtta e Nétta » e se funzionasse, Greg avrebbe di nuovo una cravatta pulita.
È dunque spettinato e col naso arricciato che dedica a Blythe uno dei suoi più sinceri sorrisi al momento, quando la sente rispondere che sta molto meglio. Le spalle se dapprima un po’ contratte rilassano una postura più morbida adesso, accompagnando il tutto da un sospiro più lungo. « Sto benone! » picchiettandosi un dito sul petto e poi solleva anche se piegata e nemmeno tanto bene la gamba per mostrare la propria medicazione fatta e sistemata. « Non mi fa nemmeno tanto male! » anche se tira un po’, non gliene frega granché mostrando comunque un’abilità (?) da malato che potrebbe essere pronto alla dimissione. Si morde l’interno della guancia quando la sente parlare del molliccio o di quelle bestiacce schifosine « Ho dato una smossa ai vostri incantesimi col mio, tipo. Mi spiace. » provando come a prendersi “una colpa” cosa che gli viene naturale fare anche se non necessaria. E poi sono stati tutti degli idioti da inizio lezione, ma questo evita di dirlo. « Ma vaaa! » sventola una mano, scaccia l’aria come se la sua cravatta sporca di sangue sia un problema. « Non importa che ti sbatti, tipo. » Le sorride di nuovo, lo sguardo che passa da lei alla sua cravatta insanguinata e lui che minimizza come al solito. Rimane per silenzioso, attento e con lo sguardo curioso mentre l’altra si adopera nella pulizia della sua cravatta. « Non importava.. » e stringendosi un po’ nelle spalle « Ma grazie, davvero. » [...] « T’è toccato la McFlurry, ho visto. » parlando ora di quasi tutt’altra cosa, anche se non di troppo scostandosi da ciò che è successo prima. « Visto com’è andata oggi, secondo me c’hai buone possibilità di seccarla. Fai dei bombarda davvero incazzosi. » le dice anche se viene detto il tutto con una risatina finale.
Un sorrisetto sghembo le piega le labbra, ancora una volta squadrando il ragazzo da capo a piedi « Lo vedo... Sembra che nessun nascondombra volesse mangiarti. » Il tono si tiene il suo solito, senza grandi inflessioni, mentre ride sotto i baffi. Scuote subito la testolina mora, portando una mano avanti quasi volesse interromperlo o comunque impedirgli di dispiacersi « La Townsend è pazza, nessuno di noi può farci niente. » Scrolla un po' le spalle « Tu hai fatto quello che pensavi fosse la cosa migliore, io ho liberato un molliccio che adesso chissà dov'è... Chi se ne importa. » Si fa quello che si deve fare per sopravvivere, come ama ricordare loro proprio la suddetta professoressa. « Non devi dispiacerti. » Conclusione del suo discorso, detta con grande nonchalance. Ovviamente ha ignorato ogni protesta di Greg per potergli restituire la cravatta così come lui gliel'ha data, « Sarebbe stato strano se te l'avessi ridata sporca del mio sangue, non credi? » Ridacchia, un suono un po' acuto, e non si capisce perché lo trovi così divertente, e liquida anche il ringraziamento con uno sventolare della mano, senza rispondere. [...] Gli occhi scattano verso il cielo non appena Embeth viene nominata, ma si lascia andare in una risata subito dopo « Diciamo che uno di quei cosi mi ha fatto male ed ero molto motivata » in merito ai suoi bombarda incazzosi, anche se c'è un po' di orgoglio per quella performance - che ha ucciso un nascondombra e fatto anche esplodere un armadio subito dopo « Ma non mi piace perdere, quindi non è tra le opzioni farmi battere da quella rossa. » Dice con un sorrisetto e il tono di voce candido. « Tu invece con MacTavish, siete amici tipo? » Giusto per capire di che tipo di duello si tratterà.
« Chissà che fine farà ‘sto molliccio.. » trattenendo con un pelo di difficoltà una risatina. Che però fa sparire con calma, mentre con il sorrisetto appena accennato le dice « Però mi spiace che ti sei fatta male e magari c’ho messo del mio, ecco. » ma fa anche spallucce perché non se ne prende totalmente la colpa, ovviamente, per quanto un po’ pur sempre sì. Si morde il labbro inferiore e di nuovo con una mano massaggia il collo quando sente della sua cravatta « Un bel po’ strano. Al massimo te la potevi tenere senza problemi, se avevi bisogno di un ricordo. » ecco, prima di riceverla sporca. Allunga la gamba lesa mentre l’altra rimane piegata e ne fa un’espressione sollevata con annesso sospiro, quando si mette sul letto occupato già dalla Serpeverde. « È stato un bello spettacolo, anche se visto troppo poco, c’era troppo buio. » non avendo potuto godere a pieno del macello che ha fatto anche Blythe durante l’ora di lezione. Indaga anche con lo sguardo, posato sul volto altrui, quando si parla del duello e di Embeth come avversaria al torneo. « Non è proprio una che ti piace, eh? » chiede senza nemmeno volere chissà quale conferme. Poi poggia una mano indietro per spostare un po’ il busto altrettando indietro rimanendo seduto e piegare la testa di lato per guardare meglio la sestina. « Mh, ultimamente un po’ più amici del solito, niente di che. È un coglioncello, ma a me va bene così. » massì, si fa andare bene tutti, alla fine.
« Spero che terrorizzi qualche primino. » La fine che vorrebbe che facesse il molliccio, detto con una risatina soffocata perché per qualche motivo gli undicenni urlanti la fanno ridere. Stringe le labbra in una linea sottile, « Me la sono cercata. » Riesce a dire dopo un po' come se le costasse una fatica immensa « Ho provato a toccarne uno, è stata colpa mia e basta se mi sono fatta male... Tu mi hai aiutata e per farlo ti sei fatto male pure tu. » Storce un po' il naso lentigginoso « Per questo dico che non devi dispiacerti. » Conclude abbassando lo sguardo. La sestina si schiarisce un po' la voce, guardando la cravatta che ancora tiene tra le mani « Facciamo che me la tengo lo stesso, allora. » Replica quindi con una scrollata di spalle e un sorrisetto, visto che può tenerla come ricordo sicuramente non se lo fa ripetere due volte. Si passa una mano sulla fronte mentre scuote un po' la testa « Quando è apparso il molliccio ho perso di vista tutto il resto, mettici anche il buio... » Fa una pausa « praticamente non so cosa sia successo dopo. » E forse questa è un po' un'esagerazione, di fatto la ragazzina lo dice con una risatina « Ne hai stesi almeno due o tre? » Di quelle creature malefiche. Piega la bocca in una smorfia « Non siamo amiche sicuramente » rispetto ad Embeth, che comunque non le ha fatto niente per cui « non è che la odio o altro eh, ma ehm... Non credo siamo persone compatibili. » Per tanti motivi, ma non li dice adesso, optando per ascoltare il grifondoro sul suo rapporto con Tarquin « Sembri uno che si fa problemi a schiantare gli amici, per questo chiedo... Ma lo sei? » E anche se vuole apparire disinteressata come suo solito, c'è quella punta di curiosità che non riesce a nascondere, protendendosi appena verso il ragazzo.
« Me li immagino già a piangere sotto i tavoli della sala comune, mppff!! » non è proprio un atteggiamento carino ridere degli spaventi altrui, ma adesso forse per scaricare anche un po’ della tensione accumulata nell’ora di lezione, gli viene normale. Tocca la punta del naso con l’indice, grattando, e mentre riabbassa fa spallucce dicendole « Fa nulla, lo rifarei lo stesso anche se mi dovessi far male di nuovo! » ammette lui buttando un respirone fuori dalla bocca mentre con la testa va a puntare per qualche attimo il soffitto. Lascia che l’altra si possa tenere la sua cravatta, senza problemi « È tua. » conclude lui per sancire l’accordo (?) preso. « Certo! » sollevando un pollice a conferma « Uno l’ho spiaccicato contro il muro, all’inizio e poi un altro, forse altri due, quando Corwin li ha bloccati li ho seccati! Ho preso la mia bacchetta, no? La tenevo stretta fortissimo e poi ho evocato il Flagràmus e praticamente gliel’ho fatto arrivare dritto in quei cosi azzurri » e aggiunge « Credo siano i loro occhi, poi. » ripensando anche alla definizione che la stessa Blythe aveva dato « Se lo meritavano, che mostri del gramo. » il racconto viene dato con un che di euforico ovviamente, come se fosse una ballata eroica da narrare e delle gesta compiute. Ma ecco che si rilassa di nuovo, ascoltando del duello imminente e di come considera Embeth. « Siete diverse. » conclude lui senza mettersi ad indagare più di tanto. Le conosce entrambe, ormai. Si morde il labbro inferiore e invece di rispondere subito, pone un’altra domanda. « Me lo chiedi perché ci sta che tipo potremmo duellare contro? » mettendo il caso che ci sia un qualche modo per cui entrambi finiscano per dover duellare. Glielo chiede con quel modo di fare un po’ investigativo quanto spavaldo, al limite della troppa sicurezza di sé e quella nota vagamente maliziosa. « È un duello, non me li faccio di problemi in quel caso. E non me li faccio se ho dei seri motivi per farlo, tipo. Ciè. » Un angolo della bocca piega verso l’alto per fare un sorriso e gli occhi rimangono a cercare quelli dell’altra con un po’ di invadenza. « E tu? »
E se l'immagine di qualche primino spaventato è divertente, la sua risata dura poco, andando a scemare mentre lo guarda come se gli fossero spuntate le antenne « Sei tu il pazzo allora. » Commenta con il suo tono piatto, battendo le palpebre un paio di volte - la difficoltà nel capire perché il ragazzo lo rifarebbe è evidente. [...] Lei ed Embeth sono indubbiamente diverse e c'è un « mh » a confermarlo, ma niente di più mentre soppesa quella domanda, « Non ci avevo pensato, in realtà » con una scrollata di spalle « Ma mi offenderei se fossi più gentile perché siamo amici, quindi ricordati di non avere pietà in caso. » Gli dice con una risatina, ricambiando quello sguardo da sotto le ciglia scure « Io non guardo in faccia a nessuno quando c'è da vincere o perdere » fa presente tranquillamente « Neanche agli amici. » Tanto per essere chiari.
Fa spallucce quando viene chiamato pazzo. « Può darsi. » le conferma. Senza nemmeno scomporsi più di tanto, anzi, nella conferma le concede anche un occhiolino veloce e le labbra increspate in un piccolo sorriso. [...] « Sono gentile ma non sono un cucciolo di plimpi. » la mette al corrente « A me piace competere, e magari anche vincere e no, non ho nessuna intenzione di andarci piano, anche se siamo amici. » nessuna pietà. « Allora mi sta bene così, voglio lo stesso trattamento che chiedi a me. » andare al sodo, dritti e via, nessuno sconto amicizia. Si sofferma a guardarla, la testa piegata come il busto leggermente indietro per la posizione più comoda assunta sul lettino dell’infermeria. Rimane in silenzio qualche momento di troppo in cui non fa niente di particolare per colmare quel momento in cui miracolosamente sta zitto e non apre bocca. Ma le labbra si schiudono dopo un po’, la lingua tocca i denti. « Sei gentile anche tu. » sapevilo.
Greg pare tranquillo anche se lei gli dà del pazzo, e la sestina sembra vagamente stupita, ma non si pronuncia sulla cosa, limitandosi a guardarlo con quell'espressione placida che ritorna sempre al suo posto quando non è occupata a sghignazzare per qualcosa. [...] Un sorrisetto soddisfatto si fa strada sul volto della serpeverde, che fa cenno di sì con la testa immediatamente dopo « Questo è quello che mi piace sentire » dice con un sorriso sornione « Se non ci dovessimo sfidare, io faccio il tifo per te. » Visto che stanno già parlando di cosa farebbero nella situazione, ma ancora non si sa se si troveranno l'uno contro l'altra. Il silenzio è confortevole visto che B sembra esserci abituata, e chiude anche gli occhi quasi si stesse godendo il momento di pace prima di riaprirli pigramente a quell'affermazione sulla sua persona « Chi va in giro a dire certe infamie sul mio conto? » Chiede sarcastica, soffocando una risata « Sappiamo entrambi che non è vero. » Fa quindi, appena un po' più seria.
Il sorriso più ampio e genuino compare sul volto del Grinfondoro ricambiando la cosa: « Ovvio anche io tifo per te! » ammette. « Embs è mia amica ma lo sei anche tu. Eee.. beh, sì, ecco. Tipo se vinci sono contento. » sentenzia mentre riesce a togliere solo una piccola parte di quella pellicina senza trovare troppa soddisfazione, ma nel dirle che farebbe volentieri tutto questo, come tifare per lei, è tranquillo. Si sistema anche meglio, nello spazio che ha, sul letto altrui. Lasciando che per qualche attimo il silenzio rimanga tra loro interrotto forse solo dal suo respirare. « Oh, nemmeno immagini! » chi osa andare in giro a dire tante calunnie (!!) sul suo conto. Socchiude per un po’ gli occhi che riapre poco dopo al commento più serio di Blythe. « Sì che è vero, ma non me lo ammetterai. » fa spallucce, come se la cosa non gli desse fastidio. « Ciè magari non oggi.. però è vero. » sorride con un muso da schiaffi in questo momento anche se risulta serio. « E va bene così.. » provando di nuovo ad alzarsi dal letto dandosi una spintarella con il sedere. « Ma poi un giorno me lo dirai che ho ragione e lo sai. » e tirandosi su si sofferma davanti a lei per farle un occhiolino. « Mbeh.. vado a farmi ‘na doccia. » sentenzia per provare, con scarso successo a buttare giù il pantalone ma non viene bene così rimane come adesso.
Lo guarda con le sopracciglia alzate, dapprima quasi un po' scettica « Puoi farlo per tutte e due, io sicuro non mi offendo... E poi chiunque delle due vinca tu sei a posto. » Se ha tifato per entrambe. Lo dice con una scrollata di spalle, guardando un presunto lato pratico della cosa. Rotea gli occhi in uno dei suoi eye-rolling plateali, e in tutto questo sta ancora trafficando con la cravatta rosso-oro, che non ha mai lasciato le sue mani « È una cosa di cui ti stai illudendo e non la confermerò mai. » Fa presente con tono serio, incrociando le braccia al petto, a quel suo essere gentile che lei non vede - o a volte preferisce non vedere, entrambe le cose. Ha un'espressione stizzita stampata in faccia a fare da contrasto al sorriso di Gregory, con il mento sollevato e gli occhi che a momenti si riducono a due fessure « Speraci, magari funziona. » Che lei gli dia ragione su questo, e quell'invito è fatto con tanto sarcasmo e un po' di fastidio, che comunque dissimula bene anche di fronte ai modi di Greg - che per quanto le piacciano, allo stesso modo sono capaci di darle sui nervi. « Ci vediamo » gli fa pure ciao ciao con la mano quando il grifondoro annuncia che andrà a farsi una doccia, lei starà su quel letto semi sdraiata ancora un po', meglio sfruttare quest'ora buca finché si può.
E: «Comunque dicevo, possiamo fare un gioco...» e li guarda tutti «Ciascuno di noi dice tre frasi, due verità e una bugia» spiega brevemente «La persona dopo deve tentare di indovinare la bugia, ma se sbaglia deve bere» sogghigna «E si va avanti facendo il giro» conclude.
A: Ascolta poi proprio la rossa riguardo all'alcolico, eventualmente con il bicchiere pronto, anche se la cosa più divertente le sembra il gioco «Due verità e una bugia, ok, inizio io...» pensando a cosa dire «Ok, ci sono, ci sono» pronta a spararle «Sono alta un metro e ottanta» proseguendo con «Ho mollato Jason il breakdancer dopo pochi giorni» quando, come, chi? Bhò. «Non ho mai avuto un ragazzo» tirando su il calice, pronta a bere oppure no.
G: « Davvero sei così tanto alta? » domanda sbatacchiando gli occhi verso AME « No dai, secondo me è questa la balla! » che sia alta un metro ed ottanta. Fa spallucce in caso berrà e non se ne porrà il problema, intanto che dal naso continua, ad ogni tiro, ad uscirgli fumo verde. « Devo bè? » domanda alla ragazza, pronto in caso ad alzarsi per andare a prendersi la sua punizione oppure no. Così dopo: « Allora, alloraaa.. » va pensando cosa poter dire per il gioco proposto dalla GRIFONDORO e schiocca la lingua contro il palato, una mano tra i capelli che vengono smossi appena un poco, dicendo « Ho rotto due bacchette magiche » sollevando il pollice « Ho fatto da Ballycastle a Dublino sopra un ippogrifo, tipo, ee… » sollevando l’indice e conclude poi con il medio affermando « Prima di Henry II, il mio topo enfatico, c’avevo anche Henry I, ma è morto. » sigh. Per poi chiedere a CORWIN con voce più bassa ma udibile « Ma chi è Jason il coso? » nell'eventualità di poter fare la comare con BRO.
B: Lo guarda dapprima arricciando le labbra, i tratti del viso che si piegano in un'espressione scettica « Non ci credo neanche se mi paghi che ti sei fatto da Ballycastle a Dublino su un ippogrifo. » È il suo decreto quasi istantaneo dopo una brevissima considerazione, poi che sia giusto o no - e quindi sia quella la bugia di Gregory - non sembra preoccuparla particolarmente. Mentre per le sue di frasi, si prende qualche istante per riflettere, picchiettando con le dita sul lato del bicchiere « La prima volta che mi sono ubriacata avevo tredici anni » spara quindi la prima, mantenendo il cipiglio pensieroso « Ho una cotta per Sievert » e chi non ce l'ha? « Per tingermi i capelli ho sempre usato solo tinte babbane. » e tutti potranno ricordare il periodo della chioma dai colori improbabili di B.
C: Sta per mettersi in piedi per testare quella verità o bugia ma il sussurro di GREG lo ferma sul nascere «Non ho un Lumos su chi sia Jason» o la sua mente che in questo momento non collega quel nome a un viso conosciuto. Per quanto riguarda le confessioni del BRO. «Io ce lo vedo a volare su Ippogrifo» più che rompere due bacchette che altrimenti se lo ricorderebbe visto che sono come culo e camicia. Resta in posizione di un eventuale alzata dal divano anche quando tocca a lui indovinate la bugia di BLYTHE. «Beh, mezzo castello ha una cotta per Sievert» quindi si tratta della verità «Non ti conosco così tanto da pensare che ti sei ubriacata a tredici anni» ci sta un po' di dubbio nella voce «le tinte......» pensa prima di dire «per me non è una balla che ti sei ubriacata a tredici anni che non ci credo nemmeno se lo vedo che hai usato solo tinte babbane» tiene il bicchierino tra le mani. «Allora.... Da piccolo ho rotto il naso al figlio del mio vicino» sgancia la prima considerazione «mia zia ha lavorato al Ministero» via con la seconda « e.... I miei genitori sono morti» non è un mistero che sia cresciuto con la zia.
E: Ascolta poi le frasi di AMELIA, accigliandosi «Sei stata con Jason?» domanda con espressione perplessa. Che lei mica se lo ricorda questo dettaglio. Sulle frasi di GREGORY si fa pensierosa «Per me la balla è quella dell'ippogrifo» spiega ridacchiando, ma afferrando il bicchiere per bere un piccolo sorso, giusto per inumidirsi le labbra. Su BLYTHE ci pensa un po' di più «Per me non ti sei mai ubriacata» commenta, stendendo le labbra carnose in un sorriso amichevole. In merito a CORWIN scuote il capo «Non hai una zia al Ministero» per lei è quella la palla. Ma in ogni caso non ne ha idea, quindi si prepara a bere. «E ora...» sogghigna «Il gaelico è la mia lingua madre» con estrema calma «L'anno scorso ho bruciato tutti i ritratti che avevo fatto di Ryan» e via la seconda frase «Non ho nessuno zio né cugino» conclude.
A: Che sia esattamente un metro e ottanta forse non è vero, ma che è praticamente alta quanto Corwin si. «Un metro e ottanta di bellezza, eppure dovresti essertene reso conto» assottigliando lo sguardo verso Gregory «Bevi. Jason il breakdancer è stato effettivamente il mio ragazzo per tipo... bhò, una settimana, poi l'ho mollato, te l'ho anche detto» abbassandosi in squat per sedersi, riallungando le gambe. Le viene da ridere alla reazione alla sigaretta di BLYTHE «Aspetta, aspetta...» alzando un sopracciglio «Vuoi bere anche te, nanetta?» e sembra avere la sua opinione sulle frasi della compagna di casa mentre prova quella bevanda alcolica che Embeth le ha versato è che sembra amare particolarmente. [...] Ascolta anche le frasi di Corwin e si vede bene che non ha idea di quale sia la bugia senza pensarci bene. Osserva quindi Embeth con le sue frasi «Ed il gaelico è meglio di quel posh... va bè, vero» riflettendo su Ryan «Ringraziamo che non hai bruciato lui... vero» concludendo con un «Bevi» sicura di sè, anche se alla fine al primo giro si è scolata pure lei il suo calice.
G: facendo un po’ spallucce dalla sua posizione che cerca di mettere leggermente più seduta rispetto a prima anche solo per sporgersi e prendere il suo liquido color rossastro, nel suo bicchiere che sa di buonissima caramella. E lo fa con gusto mentre si passa poi la lingua sulle labbra ed un secondo controllo al bicchiere per non lasciarci manco una goccia. « E INVECE L’HO FATTO! » alzando un pugnetto come di vittoria, quello che tiene il bicchiere ormai vuoto, mentre se la ride un pochino, più che altro raccontandolo prima a BLYTHE ma anche agli ALTRI: « Abbiamo fatto una pausa ovviamente, di un paio di notti e poi varie altre pause nel viaggio di giorno. Però l’ho fatto! Ero con mio nonno ed alcuni suoi amici che allevano ippogrifi, è stago grinzafichissimo.. comunque Herny II è il mio primo topo enfatico, non è mai esistito un Henry I. » e fa una linguaccia in direzione della SERPEVERDE, ridendo un po’. « Quindi, chi deve bere.. » a parte BRO che è stato bravo. « Ma com’è che state tutte ossessionate da Sievert, ciè. » e in questo caso chiede aiuto ed uno spalleggiamento gradito da parte di CORWIN, dato l’evidente eyeroll che fa Gregory a riguardo della faccenda.
B: Ha una smorfietta tutta per AMELIA « Non sono così tanto più bassa di te eh » la apostrofa quindi con fare puntiglioso, del resto dal suo metro e settanta non vuole sentirsi chiamare nanetta. Neanche se Amelia la batte di dieci centimetri. « ma sì » vuole bere e lo fa, mentre sorrisetto le piega involontariamente le labbra perché il sapore del suo whiskey è quello dolcissimo della pumpkin pie. Alza gli occhi al cielo con un piccolo sbuffo, non ci ha preso neanche per Gregory nonostante non sembri così restia a bere ancora dal suo bicchiere, svuotandolo, mentre segue il racconto del ragazzo « Perché il tuo topo sarebbe il secondo se non c'è stato un primo? Non ha alcun senso » abbiamo una sore loser qui. « Perché è bello, intelligente e super carismatico, forse? » ed ecco perché siamo tutte ossessionate da Sievert, caro GREG. [...] « Willoughby ci ha preso, solo la prima volta ho usato una tinta babbana... Le altre volte ho fatto con lo streghet, è più facile da togliere poi. » Spiega brevemente con una scrollata di spalle, quindi tocca ad Embeth bere ed anche a lei, visto che Corwin non ha sbagliato, quindi ne approfitta per riempirsi il bicchiere, che diventa man mano di un bel colore aranciato, proprio come quello della zucca.
C: Aggrotta la fronte avvicinando le sopracciglia al centro. «Che senso ha chiamare un topo Henry II senza un primo?» no, non ci vede una logica aggiungendosi alle perplessità di BLYTHE. Sbuffa una mezza risata al reazione di GREGORY. «Bevi, MCFLURRY» solleva il proprio bicchiere per invitare la GRIFONDORO a bere. «Ho detto che ha lavorato, non che ci lavora ancora» si riferisce ovviamente alla zia «prima di aprire il negozio, era una ministeriale» rivela a chi non conosce tutta la storia del nipponico «e io miei genitori non sono morti ma sono spariti dopo che sono nato» ma potrebbero essere pure defunti per quello che gli riguarda. Solo i più attenti potranno scorgere una nota amara dietro a quel sorriso strafottente. «Avrò scoperto la tua bugia ma io bevo lo stesso» scocca un occhiolino a WHARTON prima di servi di quel liquido arcobaleno Manda giù un liquido color verde come il tè verde come se volesse mandare via un boccone amaro. Ogni volta che fa riferimento alla propria famiglia, ha sempre una strana reazione. «Io vado a prendermi una boccata d'aria» si rimette in piedi già pronto a prendere la strada della campagna.
Sta reggendo una di quelle tazze di plastica, piena per metà di cioccolata fumante, gli occhi rivolti al cielo, « Allora! Quali sono i tuoi buoni propositi per il nuovo anno? » Spostando lo sguardo plumbeo dal cielo a quello del ragazzo, ha stampato sulla faccia un sorriso perenne merito dell'alcol che ha ingerito e questo non scompare mentre pronuncia quelle parole con voce squillante.
« Mh, è una domanda difficile » conviene con un tono di voce funereo nonostante il clima di festa, una cioccolata calda stretta tra le mani e gli occhi pronti a rivolgersi alla serpeverde « Non morire? Essere felice? Assicurarmi che tu sia felice? » non sono vere e proprie risposte le sue a giudicare dal tono, ma le propone comunque neanche dovesse ricevere delle conferme per convincersene.
Lascia andare una risatina senza alcuna ragione quando la sua domanda viene ritenuta difficile, aspettando però che il ragazzo prima di commentare « È carino che la mia felicità sia tra i tuoi buoni propositi » cinguetta per poi mandare giù un lungo sorso dalla sua tazza « Sei molto realistico come sempre. » Commentando sugli altri, quelli che non la riguardano, lo sguardo catturato dal movimento circostante per un attimo.
« Tu hai pensato alla mia fino ad ora. » di felicità, dunque gli sembra il minimo. Tace diversi istanti perdendosi dietro chissà quale pensiero, senza rispondere al commento sull'essere realistico o meno, preferendo di gran lunga sbuffare aria bollente dalle narici. [...] Torna ad adocchiare la cioccolata calda rigirandosela tra le dita, incerto, voltandosi successivamente verso Blythe « cosa si prova ad essere ubriachi? » domanda dal nulla, sondando un po' il terreno. « Non ti fa paura non avere pieno controllo di te? »
Sbatte le palpebre un paio di volte, per poi fare spallucce con nonchalance « Già, perché sono un'amica fantastica, anche se non si direbbe. » Ribatte compiaciuta, mettendo anche il petto in fuori come a volersi dare improvvisamente delle arie con fare teatrale. [...] Le domande dell'arabo la spiazzano e glielo si legge in faccia, ma recupera in fretta quel sorriso dato dal suo stato « Ti senti la testa leggera, e tutto è così divertente, senti il vuoto allo stomaco... » Descrive la sensazione chiudendo gli occhi per qualche istante « A volte non lo voglio il controllo. Voglio solo ridere come se mi avessero lanciato un Exhìlaro e non pensare a nulla. » Spiega, facendo ondeggiare il liquido dentro la sua tazza di plastica, gli occhi catturati da quel movimento.
Ascolta quanto ha da dire la serpeverde con la fronte pronta ad aggrottarsi, le mani intente ad avvicinare la tazza al viso per permettere alle narici di snasare il profumo della cioccolata. « ... quindi ubriacarsi è un po' come essere innamorati, no? Provi le stesse cose prima, e stai male dopo. » almeno secondo la visione dell'arabo, sempre un po' troppo cinico per certi aspetti « Vorrei farlo anche io, ma temo sempre fregature dietro l'angolo » abbassare la guardia non lo fa stare tranquillo, è evidente « l'assaggio. » la bevanda, la stessa portata alle labbra e sorseggiata di lì a poco. « Brindiamo a noi? » a scoppio ritardato.
Lo osserva con attenzione mentre annusa la cioccolata corretta, in cui chiaramente si può percepire l'odore di alcol non meglio specificato. Per qualche ragione, il paragone la fa scoppiare in una risata fragorosa « Se vuoi metterla così. Ma non devi per forza stare male dopo, se stai attento a cosa bevi e quanto, poi stai bene. » Un po' si sta parlando di sbronze e un po' si sta parlando di amore, poetico. « Dovresti provare! » Lo incita subito, gesticolando con la mano libera verso la tazza del ragazzo « E poi io sono qui, non devi preoccuparti di niente. » Scrolla un po' le spalle, come se fosse una cosa ovvia e scontata, sollevando quindi la sua tazza « A noi! » Trilla contenta, facendo sì che le due tazze si scontrino in un breve brindisi prima di trangugiare tutto d'un fiato l'intero contenuto.
La risata fragorosa di Blythe ha il potere di riportarlo con i piedi per terra, un sopracciglio si inarca verso l'alto e il naso si arriccia in una smorfia « Mh, non sono mica tanto convinto. » spiega titubante, nonostante la ragazza riesca poi a convincerlo con quelle rassicurazioni - tanto da spingerlo ad impugnare con maggior fermezza la tazza, guidandola verso quella di lei per cozzarci contro dando vita al brindisi. « A noi! » sfiata prima di buttare giù la bevanda di riflesso ai gesti dell'amica, assaporandola con tanto di occhi socchiusi e di calore pronto a farsi sentire; capace di donare all'arabo una sensazione piacevole soprattutto considerato il clima. « Credo sia ora, vuoi avvicinarti agli altri o...? » per la mezzanotte e i relativi festeggiamenti che verranno. Lascia a lei la possibilità di decidere per entrambi, troppo occupato a guardarla in volto per ricercarne nuovamente lo sguardo. « Il 2081 sarà il nostro anno. » mormora piano, sporgendosi di poco in avanti per tentare di avvicinare il viso a quello altrui, ciò nella speranza di riuscire ad adagiarvi sulla fronte un bacio delicato; inaspettato soprattutto da uno come lui. Non vi sarebbe altro, solo un contatto destinato a venir meno per non risultare troppo invadente o inopportuno per la strega.
Quel tentennare iniziale le fa arricciare il naso arrossato, ma è veloce a sciogliersi in un sorriso appena decreta che proverà la cioccolata calda corretta - non il migliore dei primi approcci all’alcol, ma per dei ragazzini troppo giovani per bere negli States va benissimo. Il ragazzo menziona il resto del gruppo e B sembra uscire da una bolla formatasi attorno a loro, spostando lo sguardo verso i fratelli e i cugini, « Sì, meglio… Non ci hanno ancora accusati di volerci appartare per pomiciare, meglio evitare finché siamo in tempo. » Una piccola smorfia di disappunto le storce la bocca, anche se sparisce in fretta, sostituita dal lieve stupore per il gesto di Shu. Gli occhi si chiudono, lasciando che le baci la fronte e ricambiando con una fugace carezza sul braccio all’altezza del gomito. Riapre gli occhi non appena l’arabo si ritrae « Adoro che adesso siamo diventati ottimisti » dice scherzosamente, infilando la mano che non regge la tazza di plastica in una delle tasche del parka per poi fargli un lieve cenno con la testa in direzione del gruppetto, invitandolo ad affiancarla per raggiungerli prima che scatti la mezzanotte.
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Guarda il cappellino della Serpeverde per poi dirle « Mpf, ti starebbe comunque meglio quello dei Bats, che è ‘sto coso. » guardando il cappellino apparentemente anonimo dell’altra. Arriccia il naso e mostra un sorrisetto mentre ancora protegge il suo topo, lanciando delle occhiate più attente verso la bestiola felina che si aggira dalle loro parti.
La mano destra si solleva a toccare la visiera del berretto quando il compagno lo menziona, e la quintina non può che storcere il naso « Non mi piace il quidditch » dice con voce vagamente stridula e un che di infastidito « Il baseball è molto meglio. » Aggiunge con un sorrisetto.
« Non ti piaceee? » domanda lui tipo sconvolto e con la mano libera si toglie il cappuccio dalla testa per mostrare ancora più sconvolgimento (?). « L’ho studiato a babbanologia quello con la pallina piccola e la mazza tipo battitori, giusto? » domanda per avere ulteriore conferma di non dire una trollata con buona pace dei GUFO di babbanologia appena fatti. « Sì, sembra sghicio, a dire il vero tanti sport dei babbani sono un sacco grinzafichi, è che il Quidditch è lo sport numero uno dei maghi, ciè la gente che si spacca mezza e le partite che possono durare un minuto come giorni! » ne parla come se fosse la cosa più bella del mondo, ma a lui piacciono tutti gli sport, a parte quelli noiosi, ma per dire, adora anche gobbilglie, per dire. « È di una squadra importante? » domanda chiedendo quindi in riferimento proprio al berretto che porta l’altra.
Ridacchia alla reazione del compagno, mostrando i denti bianchi e dritti « Nah, lo trovo noioso » risponde stringendo le labbra « Però a chi farei il tifo se non ci fossero i giocatori di quidditch? Quindi insomma, va sopportato. » Spiega riferendosi al suo posto nella squadra delle cheerleader. Annuisce al semplice ma efficace riassunto del baseball fatto dal grifondoro, lasciandosi scappare una risatina « Giusto. » [...] Toglie il berretto per avvicinarlo a Gregory, quasi invitandolo a prenderlo se volesse guardarlo meglio, ed indicargli lo stemma arancione che raffigura le lettere Y e N « Questo è dei Mets, una delle due squadre di New York. » Dice con entusiasmo, la voce squillante « Finalmente la scuola è finita e potrò andare almeno ad una partita » gli occhi sognanti « è da aprile che aspetto, ed è terribilmente ingiusto che voi altri avete partite del vostro sport preferito continuamente. » Con un finto fare lamentoso ed uno sbuffo che le fa sollevare una ciocca di capelli mentre si mette a braccia conserte.
Fa spallucce incassando il parere altrui anche se non proprio uguale a quello di lui. Il mondo è bello perché vario e ci sta che possa non piacere il Quidditch. Appoggia il peso del corpo contro una delle porte del vagone, poggiando la spalla contro il vetro e le dà attenzioni, certo, pur guardando comunque la gatta di cui non ha certo dimenticato la presenza e nemmeno Henry II che ancora si nasconde dentro la tasca e la sua mano. « Sei brava a fare la cheerleader, vi vedo sempre dagli spalti della telecronaca. » e come no, figuriamoci se gli occhi non vanno verso tutto il comparto cheerleader delle squadre. Fa spallucce sentendo che comunque non riesce proprio ad avere un parere positivo a riguardo. « Secondo me dovrei provare a fare la battitrice, così anche per scherzo per fa’ qualcosa e vedi che un po’ simile al baseball.. ciè non è uguale ‘kay, quelli stanno in terra, mica che volano! » ovviamente ai babbani questo lusso non è concesso, ahiloro « Però te lo può ricordare così.. » così lo sopporta meglio. Tira su col naso, mordicchia poi l’interno della guancia e con la mano libera afferra il berretto che viene allungato verso di lui per guardarlo bene. « Che grinzafico! » guardando il colore blu elettrico e quell’arancione che ne va in contrasto ma che al tempo stesso ci sta benissimo. [...] Ancora con il berretto in mano, poi se lo porta sulla testa, provandolo. Ridacchia mentre se lo sistema in testa, mentre sente sotto i piedi il treno che continua la sua camminata verso Londra. « Se non c’hai da fare ‘st’estate, ciè, quando non vai a vedere le partite dei Mets, dico, puoi venire a vedere lo stadio dei Bats! » propone con un ampio sorrisone in faccia.
Sicuramente non lo fa di sua spontanea volontà ma il petto si gonfia ugualmente quando si complimenta per la sua performance, con tanto di sorrisetto compiaciuto « Grazie, era ora che qualcuno lo notasse. » E anche se dal tono non è affatto a disagio, il modo in cui si sposta una ciocca di capelli scuri dietro l'orecchio un po' la tradisce. Sgrana gli occhi, chiaramente sorpresa dal suggerimento, passandosi una mano sulla nuca « Non ci avevo mai pensato » ammette, lo sguardo pensieroso si sposta per un attimo lontano da Gregory « Magari l'anno prossimo mi iscrivo ai provini. » Si esibisce in un eye-rolling piuttosto esagerato, nonostante ci sia una punta di ironia nel modo in cui pronuncia quelle parole, non sembra del tutto restia all'idea. [...] cerca lo sguardo del compagno, le sopracciglia scure si sollevano verso l'alto, la bocca leggermente schiusa per lo stupore « Tu... Ah... » Si schiarisce la voce « Sei assurdamente gentile. » Commenta soffocando una risatina « Ma perché no? Non sono mai stata ad una vera partita di quidditch. » Calca su quel "vera", visto che le partite scolastiche l'hanno vista in prima fila dal suo secondo anno « E se per caso ti incuriosisce il baseball, ti porterò ad una partita dei Mets. » annuncia entusiasta, proponendo una sorta di scambio « Ci stai? »
« Tanto che c’hai da perdere? » domanda poi lui con le labbra che si piegano verso il basso, come a farle notare che tanto male non può farlo a nessuno. « Basta che non ti fai prendere troppo e diventi pure titolare e spedisci i bolidi contro i Grifondoro, sennò, ciè! » si sentirà tipo in colpa con la propria squadra di aver creato una battitrice sugli ultimi due anni di scuola che magari è anche brava e può fare il culo agli altri. Nono. L’idea è divertente al punto da fargli fare una risatina. Non può davvero sapere com’è la sensazione di andare ad uno stadio di uno sport babbano, ma sa com’è andare in quelli del Quidditch, quelli veri e se la sensazione è la stessa, si trova ad annuire alle parole della Serpeverde come se potesse paragonare la stessa situazione. « Assurdamente? » domanda con quel che di ironico nel tono della voce e le labbra che si increspano lasciandole poi ad una risatina divertita. « Oh sì, quelle sono vere davvero! E sono super sghicissime, ci sta tutta una roba che a scuola, seee.. vere-vere. » commenta con l’annuire del viso che accompagna il suo dire. Si gratta la punta del naso, mentre nell’altra mano ancora si accola nascosto dentro la tasca il suo topolino enfatico. « D’accordo! » dice alla fine con il ghignetto furbo, tanto che ora fa sì che un laccio dello zaino scivoli dalla sua spalla e che venga avanti a lui e lo apre per tirare fuori il proprio berretto dei Bats. « Facciamo ‘sto scambio, tu tieni il mio, io tengo il tuo. » dove il berretto da baseball che è dei Bats è nero e rosso, ha lo stemma della squadra con il pipistrello che muove le ali magicamente. « Tranqui, se lo usi nel mondo babbano, le ali stanno ferme. » a prova di statuto di segretezza e cose del genere, insomma.
Gli angoli della bocca si sollevano in un sorrisetto diabolico mentre gli occhietti grigi scintillano di malizia « Adorerei buttare un grifondoro giù dalla scopa con un bolide. » Lo dice senza vergogna, trepidante solo all'idea, il che le dà un'aria un po' da sadica. Intanto la gatta si è appollaiata non lontano dalla sua padrona, non sembra voler fare alcuna mossa verso il topo ma non ha mai smesso di guardare in direzione della tasca di Gregory. Il naso lentigginoso si arriccia appena « Sì, assurdamente » conferma l'aggettivo scelto « non è un male... A meno che qualcuno non voglia approfittarsene. » Essere così assurdamente gentili, come dice lei. « Spero mi piacciano di più di quelle che ho visto a scuola. » Ma se somigliano anche solo vagamente ad una partita di baseball allo stadio, beh, sicuramente potrebbero piacerle, ma per ora non lo fa sapere al compagno, limitandosi ad osservarlo incuriosita mentre pesca dal suo zaino un cappellino simile a quello che indossava, chiaramente con colori e stemma differenti. Accetta il berretto, lasciando che Gregory prenda il suo, rigirandolo un po' per guardarlo meglio « Carino » commenta in un mormorio prima di indossarlo « Come sto? » Chiede sollevando il mento e inclinando la testa per mostrare ulteriormente il cappellino, dandosi un po' di finte arie prima di scoppiare a ridere « Grazie, è proprio grinzafico » aggiunge in tono cinguettante, guardandolo negli occhi.
« Siamo come… come dei fili di colore diverso, solo che per noi il colore sta per il carattere. A volte ci scontriamo e ci ingarbugliamo come un gomitolo strano, però alla fine siamo insieme »
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[...] «Svelto, non ho tempo da perdere.» sussurra rivolta al cappello, l`accenno di un sorrisetto provocatorio sulle labbra, mentre tiene le mani sul grembo in attesa.
Non appena il cappello sfiora la testolina di Blythe, sembra gongolare e oscilla per qualche secondo sulla testa della ragazzina, con l`aria di chi abbia già deciso ma voglia prendere un po` di tempo…probabilmente proprio perché l`altra dice di avere fretta. « ohoooh, cosa abbiamo qui » fa, compiaciuto, con un tono di voce lento e un po’ canzonatorio. Menomale che non ha sentito che l`altra lo ha denigrato come fosse un semplice cappello. Sembra che apprezzi ciò che vede dentro la sua testolina, tant’è che commenta allegramente « molto bene, delle qualità davvero notevoli! Con questa sfacciataggine, poi, non ho dubbi » ed è senza nessun altro indugio che raddrizza la punta, la piega leggermente indietro e, aprendo ancora una volta la piega poco sopra la testa, urla « SERPEVERDE! »
[...] seconda alternativa anche per Blythe, recuperata da un altro scaffale ancora «A te, bambina, vorrei far provare una bacchetta in legno di Vite. È rigida e lunga 12 pollici, e contiene un dente di Avvincino»
[...] «Wow...» sussurra osservandola con attenzione, dall`impugnatura lavorata al colore del legno, sorride istintivamente, non vede l`ora di agitarla per vedere cosa succederà e così fa, il movimento è rapido e secco, molto più aggraziato e preciso rispetto al precedente, e la sensazione che la pervade non somiglia per nulla a quella del primo catalizzatore che ha provato.
[...] Blythe, nel frattempo, viene pervasa da un`improvvisa ondata di fiducia in se stessa. La bacchetta di Vite riconosce il suo valore e, al tempo stesso, si riconosce in lei, accettando di incanalare la sua magia in un fluido arabesco.
lovely-eyed. death-touched. witch. @queenb-wharton - Tumblr Blog | Tumlook