Sento la mancanza di una casa. Era davvero tanto, tantissimo tempo che non provavo questa sensazione. Un posto che sia mio, dove torno e ci sono io. Un posto in cui respiro. E' da diversi giorni che provo questa sensazione, ed è bellissima. E' ciò che ho cercato – in maniera quasi ossessiva – negli ultimi anni. Dico (penso) sempre che sono stati anni duri per me, in cui ho perso l'orizzonte, le fondamenta mi si sono sgretolate da sotto ai piedi, e il mio mantello si è polverizzato. Sono rimasta io, senza scudi. Senza protezioni. Senza nulla. Mi sono sentita – fisicamente – senza nulla. Ho provato la sensazione di affogare e non sapere come tornare a galla, cercando disperatamente una mano a cui aggrapparmi. La mano non c'era. E quindi mi sono fatta forza, ho contato l'ossigeno, e sono riaffiorata dal pelo dell'acqua. E ho respirato. Ma non avevo nulla. Non sapevo dove fosse casa, da che parte fosse. Non sapevo nemmeno come arrivarci. E quindi ho nuotato, cercando di fidarmi del mio istinto, della mia bussola interiore, e anche un po' a caso a volte. Non sapevo il percorso, me lo sono inventata, e l'ho fatto con quello che potevo, con quel poco che avevo. Non avevo praticamente nulla.
Il giorno che ho visto la riva non me lo ricordo. Non saprei identificarlo, perso nella mia memoria di questi ultimi anni. Eppure, ricordo quello ho provato: ero a riva, ero salva, ma non sapevo dove andare. Ho seguito un po' di strade, facendomi guidare dalla curiosità e dalla pancia. Ero sempre sola, e non avevo nulla.
E poi, ho incontrato degli amici, che non mi conoscevano, non sapevano come fossi arrivata fin lì, e non era più sola, ma non sapevo come andare. Per sopravvivere, ho nutrito la mia mente e il mio cuore di tutto ciò che mi alleggerisse lo spirito. La musica, i libri, le mie serie preferite e i viaggi mi hanno tenuta in vita, e continuano a farlo. Riempiono il mio corpo di stimoli e soddisfazioni, e -soprattutto- di emozioni.
Ma -ancora- non so dove andare. Dov'è casa? Come capisci che una strada è quella che porta a casa?
E' difficile andare avanti quando non sai la strada: a dire il vero, non sai nemmeno se stai andando avanti, quando non sai dove devi arrivare. Credo, infatti, di aver sbagliato percorso spesso, e di essere tornata indietro molte volte. Sono sicura di aver anche allungato parecchio il percorso, ma non sapevo la direzione, ed è andata così.
Quando perdi la bussola, è difficile chiedere aiuto. Chiedere aiuto è un qualcosa di incredibilmente intimo, a mio avviso. Implica fiducia, confidenza, affetto, stima. Io scelgo di chiedere aiuto a te, perchè so che tu sei la persona che può cambiare qualcosa, per me. E' enorme, e la sua importanza è incredibilmente sottovalutata. Ho sempre trovato appagante in senso emotivo la richiesta di aiuto da parte di qualcuno. Mi ha sempre comunicato l'idea di necessità. Io sono necessaria per qualcuno. E' una bellissima sensazione, e scelgo sempre bene a chi regalarla. Non sapevo la strada, avevo poche cose, e non sapevo a chi chiedere aiuto. Trovare la strada di casa è stato un percorso, fatto di passi lunghi millimetri e di notti pensanti. E' stato un viaggio in verticale verso il basso, in direzione delle mie insicurezze più forti, dell'urlare le parole vulnerabilità-fragilità-dolore senza vergognarmene. Mi sono vergognata sempre molto del dolore che ho provato. “ma come soffri per lui? Non se lo merita” “Vabbè dai davvero non te l'aspettavi che vi sareste lasciati?” “Non sei l'unica al mondo a cui si sono separati i genitori” “Davvero non sai risolvere questo esercizio!?Dai!” “Dai però basta parlare di lui, ne è passato di tempo” “vabbè ora però è passato DAVVERO tanto tempo, non ti vuoi cercare un uomo?” “vale, però basta, ti devi ributtare” “ma non hai paura di rimanere sola?” “ma veramente non riesci a trovartene uno che ti piace?” “vabbè vale ma tu sei pesante, sei aggressiva, non sei semplice” “sei monolitica” “sei l'ultima persona nel pianeta che vorrei far arrabbiare” “valeria ce ne deve avere una voglia che te lo dico io” “ma scusami ma perchè tuo padre non ti ha aiutata nel trasloco?” “sei una testa di cazzo”
Io ho cercato la strada di Casa così disperatamente, da essere riuscita ad attraversarmi nel frattempo. E mi sono vista. Io mi vedo. Io sono una testa di cazzo a volte, ma non mi definirei mai come tale. Ho sofferto tanto, tantissimo, in un modo che faceva un rumore assordante nella mia testa, e non mi prendo le colpe per questo. Non è colpa mia se ho sofferto così, ma mi sono presa piena responsabilità di come l'ho vissuta dopo, e mi rimprovero di non essere stata gentile con me stessa. Rimprovero di aver nascosto il mio dolore agli altri, e di aver imparato benissimo a farlo. In questi anni ho sofferto tremendamente per una miriade di motivi, ci sono state cose che mi hanno buttata a terra violentemente. Non credo che molti se ne siano accorti, senza che glielo dicessi esplicitamente. Mi sono vergognata del mio dolore, quando soffrire non è una colpa. E' una conseguenza, e lo è stata peraltro di fatti che io non volevo assolutamente andassero così. Mi sono messa in discussione talmente tanto, da permettere agli altri di credere che in effetti non ero abbastanza. Io per prima lo pensavo. Ho inseguito per decisamente troppo tempo un ideale assurdo inumano e malato di perfezione che non mi rappresenta, solo per sentirmi più vicina all'abbastanza. Sono imperfetta, decisamente imperfetta. E va bene anche così. Perchè quello che ho capito, cercando Casa, è che avevo perso la bussola. Non capivo più cosa andasse bene per ME, davvero. Cosa era per me, cosa significava qualcosa per me, cosa significavo Io per me. Io che sono rimasta in piedi per tutto questo tempo, e nonostante tutto questo. Nonostante il mondo cercasse di banalizzare il mio dolore, la mia sofferenza silenziosa ma fortissima. Sono rimasta in piedi, e cercavo Casa. Non provavo più la mancanza di niente. Niente mi è mancato negli ultimi anni. Non una persona, non un posto, non una sensazione. Ho vissuto il presente così intensamente da disinteressarmi completamente e consapevolmente del passato e del futuro.
E cinque giorni fa ho pensato: mi manca casa. Non vedo l'ora di essere a lavoro domani, dai miei colleghi che mi hanno telefonato oggi per sapere come stavo e per dirmi che gli mancavo. Io che manco a qualcuno: quando è stata l'ultima volta che mi è stato detto (a parte Cri)?
Ho provato una sensazione vera, incredibilmente vera, dopo 10 giorni di pensieri assurdi, confusi, contraddittori e ciononostante molto rivelatori. Ho capito che -benchè lunga- era la strada giusta. Ci sono arrivata con il mio percorso, con i miei bivii sbagliati, con le mie soste a bere caffè e a drogarmi di Friends. Ma sono arrivata nel punto in cui desideravo tornare, dopo il petto bucato dai proiettili. Ho capito che sono nel posto giusto, con la musica giusta. E ho capito che sono una che sbaglia tanto, pur riparandosi tanto. E continuerò a sbagliare, con la promessa di non punirmi severamente ogni volta. Che sbagliare va bene, che io vado bene lo stesso. E questo -per me- è abbastanza.











