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Leggere @gustavo-9000 che come incipit di un post scrive Certo, sono umano, vuol dire che veramente abbiamo visto tutto qua sopra.

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Sorè, tutto quello che vuoi, ma questo mondo, non solo quello dell'Uni, non mi appartiene più. Ho provato a portare le mie conoscenze e le mie misure, ma appartengo ad uno spazio ed un tempo che non sono più quelli di oggi, e alla mia età di compromessi non se ne fanno più.
A me rimane un solo obiettivo, adesso mi è chiaro più che mai: chiudermi nelle mie passioni, nel mio studio, e lasciare che il mondo vada per la sua strada. Ed in tutto questo provare ad essere un buon genitore.
"A me rimane un solo obiettivo, adesso mi è chiaro più che mai: chiudermi nelle mie passioni, nel mio studio, e lasciare che il mondo vada per la sua strada. Ed in tutto questo provare ad essere un buon genitore."
Mi rivedo molto in queste parole.
A parte il fatto che la parte finale, quella dell'essere buon buon genitore, è tutt'altro che facile, e gia da sola basta a riempirti tutto il poco tempo che potresti invece dedicare alle passioni.
Ma comunque, nel mio caso non si tratta di università, ma di ragazzi appena usciti dall'università che entrano a lavoro subito dopo la laurea, e non sanno ovviamente fare un cazzo nulla.
Io odio insegnare e ho pochissima pazienza, per cui non sono la persona più adatta.
E nonostante ciò sono già un paio d'anni che mi affiancano questi junior, e che cerco di fare del mio meglio per formarli, e per, non dico renderli autosufficienti, ma almeno in grado di non fare troppi danni, diciamo.
Ho messo solo due paletti con l'azienda, quando hanno cominciato ad assegnarmi questi ragazzi: "Devono sapere la matematica, e non devono mai dire robe tipo "ma se nessuno me lo dice come faccio a saperlo".
E' un lavoro di ricerca e sviluppo; un buon 70% delle cose che ti capiteranno, nessuno può dirti come farle, perchè nessuno lo ha mai fatto prima.
Su tutto il resto ci si può passare sopra, e se non sanno scrivere manco due righe di codice impareranno. Però la matematica e l'atteggiamento proattivo, quelli non glieli posso insegnare."
Ecco, pensavo che questi due fossero paletti sufficienti.
I ragazzi che mi arrivavano erano tutto sommato intelligenti, e vedevo che imparavano molto velocemente.
Poi però ha iniziato a subentrare altro.
Quando iniziano a essere un minimo autonomi, al punto che gli lascio corda e gli do compiti più di responsabilità, Cominciano a verificarsi tre cose:
Fanno di testa loro, come se ormai sapessero tutto. Cambiano robe che non dovrebbero senza nemmeno avvisarti, fanno modifiche invasive senza sapere che dovranno poi essere riportate su altre macchine diverse, cancellano roba che non capiscono pensando che non serva a nulla, scrivono funzionalità supercomplesse da migliaia di righe di codice perdendoci giorni, senza che nessuno gli abbia chiesto di farlo, e altri comportamenti simili.
diventano superficiali. Nella fretta di dimostrare che sono bravi, nella fretta di finire prima, tralasciano una montagna di cose che avevano già capito, che sapevano perfettamente, ma che smettono di considerare importanti.
tendono a sminuire tutti gli errori che fanno, come se non fossero niente di grave. "Vabbè basta fare così e cosà". Si, basta farlo, ma non l'hai fatto. E abbiamo buttato 2 giorni di lavoro per 4 persone, perchè non l'hai fatto.
Ecco, io qua mi fermo.
Già che non volevo insegnare, già che non ho pazienza per ripetere le cose mille volte.
Ma quando il problema inizia a diventare comportamentale, e non tecnico, alzo le mani.
Chi me lo fa fare di perdere mesi per insegnargli e spiegare cose che dovrebbero già sapere, quando loro NON VOGLIONO saperle ?
A cosa sono serviti mesi di pazienza a ripetere le stesse cose, che avrei potuto usare per fare il triplo del loro lavoro, per poi sentirsi rispondere in modo arrogante che loro quelle cose le sanno già ?
Lo sai, ma non lo fai.
Non so, forse sto semplicemente diventando un vecchiodemmerda™, ma non mi pagano abbastanza per queste stronzate.
Condivido parola per parola, ma nel mio caso, paradossalmente, i punti (1), (2) e (3) sarebbero stati tutto oro che cola, e purtroppo non è così. In fase di applicazione, che è il tuo caso, devono avere struttura e processo, altrimenti tanto vale dare fuoco ai laboratori, nel mio caso ben venga la voglia di fare minchiate, purtroppo però la realtà mi ha mostrato una situazione ben diversa.
Quasi tutti gli studenti che mi sono capitati, di cui se ne salvano giusto due ma davvero due contati, non accettano il fatto che la sperimentazione ed il fallimento fanno parte dell'educazione scientifica, a qualsiasi livello. Pensano che la scienza arrivi per opera dello Spirito Santo. Io capisco che lo studio è parecchio, ci sono le ansie, le madonne, tutto quello che fa parte di quella roba lì, ma senza esercizio, senza sbattere la testa sul problema, poi ci si perde. Ed infatti siamo già a metà corso, e i ragazzi si sono già persi, non mi seguono più, stanno lì a guardare uno schermo, come se io fossi un alchimista che spara supercazzole solo per fare il brillante, quando semplicemente se non hai studiato una minchia poi per me è complicato farti capire la minchia al quadrato.
Mo', questa roba non è che non c'era nel 1990. Solo che all'epoca chi decideva di non studiarsi la minchia se ne andava affanculo a fare altro nella vita, facile, veloce e la società ringraziava. Quello che ha totalmente sfasciato la baracca è la AI da un lato, dove ormai i ragazzi delegano l'intera attività di pensiero ad una macchina, e quindi i giochi sono fatti fin dall'inizio, dall'altro una Uni che coscientemente ha deciso di abbassare la soglia a sotto la suola delle scarpe, quindi i ragazzi non si sentono nemmeno il fiato sul collo, non perché sia giusto e/o educativo farli cagare sotto (anche se...), ma in qualche modo devi responsabilizzarli verso un qualcosa che richiede impegno. In questo contesto, insegnare diventa impossibile, a meno che non stai lì per lo stipendio (come il prof che fece l'esame con me 2 mesi fa, dove disse espressamente e senza mezzi termini io l'esame ai ragazzi lo do sempre), e vabbè, in questo caso vale tutto.
Clint Eastwood ha detto qualcosa sull’invecchiare che mi ha gelato.
Invecchiare non è gentile.
Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi. Ma il corpo che ti ha portato attraverso tutto — le guerre, il lavoro, la follia della giovinezza — inizia a chiedere più di quanto tu possa dargli. Le articolazioni che non si sono mai lamentate ora parlano al mattino. Gli occhi che un tempo assorbivano tutto ora sobbalzano alla luce. Il respiro, che non richiedeva mai un solo pensiero, inizia ad avere bisogno di piccole pause.
Ma niente di tutto questo è la parte più difficile.
La parte più difficile è il silenzio.
A una certa età, allunghi la mano verso il telefono e ti ricordi che non è rimasto nessuno da chiamare. Le persone che ti conoscevano da giovane — che ricordavano le stesse estati, le stesse strade, gli stessi volti — se ne sono andate. Una per una, poi tutte insieme, finché i ricordi che porti con te non hanno più nessuno con cui condividerli.
Così racconti comunque le storie.
A chiunque sia disposto ad ascoltare. Con un po’ più di colore di quanto forse la verità meriti. Con un tocco di orgoglio che ti sei guadagnato e un dolore che non nomini sempre. Sai che la persona di fronte a te non c’era. Sai che non può sentirlo proprio come te.
Ma glielo racconti. Perché raccontarlo è trattenersi.
Quelle storie non sono solo ricordi. Sono la prova che una vita è stata vissuta. Che le persone sono state amate. Che le cose contavano. E se nessuno le chiede — le offri comunque, in silenzio, come se mettessi qualcosa su un tavolo sperando che qualcuno la raccolga.
La vecchiaia non è semplicemente ciò che succede a un viso o a un corpo.
È la memoria che cerca un posto dove riposare.
E ciò di cui ha bisogno una persona anziana — più dei consigli, più delle soluzioni, più di qualcuno che le dica come sentirsi — è semplicemente qualcuno disposto a sedersi, stare fermo e ascoltare.
Non per aggiustare niente.
Solo per esserci.
Questo è tutto il dono. E non costa nulla.
Sorè, tutto quello che vuoi, ma questo mondo, non solo quello dell'Uni, non mi appartiene più. Ho provato a portare le mie conoscenze e le mie misure, ma appartengo ad uno spazio ed un tempo che non sono più quelli di oggi, e alla mia età di compromessi non se ne fanno più.
A me rimane un solo obiettivo, adesso mi è chiaro più che mai: chiudermi nelle mie passioni, nel mio studio, e lasciare che il mondo vada per la sua strada. Ed in tutto questo provare ad essere un buon genitore.
C'è una cosa dei social che non capirò mai.
Capisco la foto del culo allo specchio, ci sta, se avessi io del materiale fisico decente sarei il primo a farmele ogni santo giorno e a trasformare questo blog nel moderno Postalmarket.
Quello che però non capirò mai è il senso della poesia che viene scritta sotto, fosse una ode al posteriore, ci starebbe pure, ma siccome nun c'azzecc 'nu cazz, veramente non mi capacito.

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Sono dovuto arrivare fino a Seregno, e questo è il massimo possibile. Diciamo che l'abbiamo apparata.
Puzzata passà jj meglie uaje
Una preghiera, ma davvero, tipo supplica.
Qualcuno sa, in TUTTA Milano, non mi interessa se devo pagare 50 euro di benzina e di parcheggio, dove posso trovare UNO STRAMALEDETTO CORNETTO ALLA CREMA FARCITO COME SI DEVE??
La crema, quella semplice, non la Nutella, non quella merda al pistacchio, niente puttanate moderne, la crema, avete presente, quella con le uova, il latte, il kilemuort, insomma, quella gialla.
Non mi interessa l'orario, mi passa per il cazzo il diabete di tipo 10.000, voglio mangiare un semplicissimo ma buono cornetto alla crema. Tutto qua. Pare che nel 2026 sia diventato cibo gourmet, altrimenti vuol dire che ce l'hanno con me.
Grazie di cuore.
Nel traffico aggressivo di Milano.
Io: ... ma che sfaccimm, quanta scooter ce stann 'rint a 'sta cazz 'e città ...
Gemini: (con voce femminile) (beep) hai bisogno di assistenza?
Io: noooo chi t'ha chiammat a te???
Gemini: (beep) scusa, pensavo ti servisse Google Meet. Hai bisogno di me?
Io: NOOOO TE 'A FA' 'E CAZZ TUOJE!
Gemini: senti, capisco che guidare a Milano sia stressante, ma non sono disposta a conversare con te in questo tono! (click)
...
(dopo circa un minuto)
Io: hey, Google, senti, scusa, ero nervoso prima, 'stu maronn 'e traffic, nun se capisce nient e ho sclerato, abbi pazienza
Gemini: nessun problema, ti capisco ❤️ guidare per Milano mette davvero alla prova i nervi. Ti cerco un modo per uscire da questo traffico?
Io: AHHHEEEE 'O CAZZ
Gemini: (click)
Mi sa che dovrò invitarla a cena adesso per farmi perdonare.
Luca Perri a Corso Buenos Aires!! 😍😍

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Ogni prima notte che passo in Italia, la mattina, in un letto che non è il mio, in quei secondi che ti stai svegliando ma il cervello sta ancora dormendo, vivo la sensazione di sollievo come se fosse stato tutto un incubo e non me ne fossi mai andato.
Poi i neuroni si attivano e finisce tutto.
Sto testando il nuovo Qwen 3.6 da 35 miliardi di parametri, e pare funzionare correttamente.
Jessica
Noi amici dell'Uni facciamo il regalo a Sasà per i suoi 50 anni, alleghiamo video messaggio.
Amico 1: auguri per i 50 anni, sono l'inizio del declino, ci attende solo la vecchiaia e la morte.
Amico 2: auguri per i 50 anni, buon lavoro e tanta fortuna per la tua carriera.
Io:
Prima telefonata del nuovo lavoro.
Management: allora Antonio vorremmo che ti occupassi di AI Agent Sandbox Io: ok, avete già iniziato a fare qualcosa? M:
Io: ho capito. Piattaforme da supportare? M:
Io: ok, avete già scartato soluzioni non praticabili? M:
Io: sapete almeno cosa KIVESTRAMUORT dobbiamo confinare nella sandbox? M:
Io:

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Dai, ho visto di peggio ...
Quest'anno la prova di Matematica non era complicata, tutto sommato.
Stendiamo un velo piet ... impiet ... impiat ... 'nu vel 'e merd, insomma, su tutte quelle citazioni su Cicerone & Co., e soprattutto sull'ultimo quesito relativo agli anagrammi, che mi sono rifiutato di fare, se voglio fare la Settimana Enigmistica la compro in edicola. Evito di andare oltre, perché scadrei nella mia solita polemica contro i miei giurati nemici umanisti.
Il Problema 1 era fattibile, mi ha fatto solo perdere tempo sul discorso del "contorno", obliavo ormai il fatto che è dato dal perimetro di tutto il settore circolare, e non solo dall'arco di circonferenza. E chiamatelo perimetro, l'anima dei trapassati vostri. Vabbè ...
Il Problema 2, oh, quando uno si intalleja, il calcolo dei polinomi l'avrò rifatto 10 volte, rifacendo sempre lo stesso errore. Alla fine ho giocato un po' con Lilly, poi son ritornato sui fogli e l'ho risolto.
Oh, il Quesito 1 merita una citazione perché io non capisco per quale motivo, nei programmi di insegnamento ministeriali, non si inizi subito ad insegnare trigonometria, parallelamente alla geometria piana, anziché posticiparla agli ultimi anni. Ti permette di palleggiare con i triangoli con maggiore facilità, e rende la geometria piana anche più intuitiva. Il Teorema di Carnot mi salvò le chiappe alla mia Maturità, facendomi risolvere in 3 passaggi quello che avrebbe richiesto una supercazzola immensa utilizzando solo i concetti di geometria.
Ma mi dovranno fare Presidente del Consiglio un giorno ...
Il Quesito 2 lo posto a parte perché adoro gli spazi affini e le quadriche, quindi perché è bello.
E dulcis in fundo, tutti gli altri quesiti, robba ammiscata, insomma.
Come ogni santo anno non voglio sentire scuse da nessuno di voi, tra poco meno di tre settimane c'è la prova di Matematica, tutti pronti, per favore niente AI (anche se in questi contesti non serve ad un cazzo), e calcolatrice scientifica alla mano si va a comandare.
Il CEO del nuovo dipartimento (perché questa per la quale lavoro è una azienda che è stata comprata da SAP anni fa, quindi c'è ancora il suo CEO):
Antonio, voglio conoscerti, giorno 5 Giugno
(il 4 Giugno nel mio Land tedesco è festa)
Io:
FRATEEEEEE il 5 è ponte, kitemuoooo, ma per me puoi essere pure Gesù Cristo, io sarò gia a Milano a fare il coglione in zona San Babila, attaccati tu e l'azienda!
Chi inizia bene è già a metà dell'opera.