Non sono "sparita" qualcosa è cambiato, sto pensando di rientrare "attivamente". Stay tuned!
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La Contessa e il giardiniere (secondo episodio)
La colpa è mia. Da quando le ho detto che il suo giardino è perfetto per coltivare le camelie, la signora Cristina non pensa ad altro. Legge libri, studia i cataloghi dei vivai e, quando viene in villa, zappetta, concima e annaffia a tutto spiano. Secondo me, la mattina le pettina pure una a una, le sue adorate camelie. Chi le avesse scattato una foto quando le ho chiesto se le facesse piacere visitare la mostra mercato delle camelie che si tiene a Villa G, avrebbe immortalato la felicità. “Mettiti una gonna, per favore, mi raccomando…”, ho aggiunto, facendole l’occhiolino e ricevendo in cambio un sorrisetto malizioso.
Abbiamo scelto di andare venerdì, così da evitare la folla di curiosi del sabato e della domenica. La passo prendere in macchina e constato che la contessa ha esaudito il mio desiderio. Camicetta, gonna, scarpe basse. Perfetta. Durante il viaggio mi fa qualche battutina, si vede proprio che è curiosa di sapere cos’ho in mente. Ma io resisto. Mi piace tenerla un po’ sulle spine. “Spero che non ti sia messa i collant” le faccio. “Certo che no” e alza la gonna per mostrarmi che indossa le autoreggenti. Bravissima. Arriviamo presto a Villa G. e il parcheggio è ancora semivuoto. “Prima di scendere togliti le mutandine, per favore”. Colgo un fremito. È contenta che finalmente si cominci a giocare. Mi passa le mutandine, me le infilo in tasca e, fingendomi sorpreso, esclamo: “Oh, guarda un po’ che cosa ho trovato” mentre tiro fuori un piccolo plug argentato. “Cavolo! Adesso?” mi chiede. “Certo. Non ti piace l’idea di visitare la mostra con un plug nel culo?”. Mi sorride, bagna il plug passandoselo in bocca e, con un gridolino e una piccola smorfia di sofferenza, l’indossa. La mostra delle camelie l’entusiasma. Passiamo da uno stand all’altro, valutiamo, commentiamo, parliamo con gli espositori. Ormai ne sa più di me: l’esperta è la contessa, io un umile accompagnatore. Ogni tanto le accarezzo il fondoschiena e approfitto di un vialetto deserto del parco per infilarle una mano sotto la gonna. Il plug sta facendo il suo sporco mestiere: la contessa è bagnatissima. Pieni di vasi, piante, buste, flaconi, depliant e biglietti da visita di floricoltori, torniamo finalmente alla macchina. Per quanto riguarda le camelie, la contessa può dirsi pienamente soddisfatta. Adesso passiamo alla figa. “Come va lì sotto?” le chiedo. “Benissimo, mi piace andare in giro ingioiellata, come hai già sentito” mi risponde. “Vuoi controllare la situazione?” E allarga le gambe. È vero, è fradicia. La invito a toccarsi. Credo proprio che non aspettasse altro. Solleva la gonna e si mette di traverso sul sedile, in modo che io, mentre guido, possa almeno dare un’occhiata allo spettacolo e accarezzarle una coscia. Vedo le sue dita scomparire nella figa e le sento letteralmente sguazzarci dentro. La invito ad affondare, voglio che con le dita arrivi ad accarezzare la punta del plug. La contessa ubbidisce, solleva il bacino e spinge le dita a fondo, fino alle nocche. Le chiedo di farmi avere un assaggio del suo profumatissimo miele e lei mi avvicina alla bocca le dita zuppe di umori. “Riempiti tutta e godi” le ordino. Le gambe spalancate, la testa rovesciata all’indietro, la contessa ricomincia a scoparsi sempre più forte e veloce; tre, quattro dita scompaiono nella figa ormai oscenamente aperta, mentre con l’altra mano prima sfila il plug e poi comincia a scoparsi con le dita anche il culo. Ci siamo. Le sue grida aumentano d’intensità, inarca la schiena e viene, riversando i suoi umori sul sedile.
Il tempo di riprendere fiato e siamo arrivati alla villa. Scendiamo di corsa dalla macchina e ci fiondiamo in salotto. Io non posso attendere un minuto di più e nemmeno lei.Entrambi siamo precipitati in una specie di stato animale, di pura pulsione sessuale da sfogare uno sull’altro. La contessa è diventata la mia preda. Non la bacio, la divoro; non l’abbraccio, l’afferro; non la penetro, la trafiggo. Il cazzo è l’artiglio che la sbrana. Sotto i miei colpi le sue grida diventano ululati mentre l’orgasmo la scuote tutta dalla punta dei capelli alla punta dei piedi. Invece di placarla, l’orgasmo sembra averla eccitata ancora di più. La preda ora divento io. Mi fa sdraiare sulla schiena, si accovaccia su di me, mi tiene fermo il cazzo con una mano e, con un unico affondo feroce, ci si impala sopra aprendo la bocca come se davvero il cazzo le fosse arrivato fino in gola. Le mie mani percorrono il suo corpo: le spalle, il seno, la schiena, mentre lei continua a impalarsi. Le afferro il culo con entrambe le mani e assecondo i suoi movimenti del bacino, voglio darle tutto il mio cazzo, fino alla radice, fino ai coglioni. Presto il suo ritmo diventa frenetico e sfocia nell’ennesimo, violentissimo orgasmo. Esausta, svuotata, si accascia su di me e ci abbracciamo. Ma dopo pochi secondi si tira su di scatto, come se l’avesse punta un’ape, e grida disperata: “Le camelie! Abbiamo lasciato in macchina le camelie!”.
Merita....anche l'episodio precedente! Un nuovo splenditi autore di racconti erotici! Quelli veri!
Rae Russel Young Boy and Fire Hydrant, New York City 1947
"In fondo, la mia vita è la storia dei tantativi che ho fatto di tenere i piedi per terra, senza smettere di alzare gli occhi al cielo"
Cit
Il rosso c'è!!!!!

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Questo Tumblr non segue le nuove regole.
Qualcuno, al solito, avrà esagerato e lo avrà usato in modo eccessivamente inopportuno.
Sono abituata a rispettare le regole
Adeguerò i miei futuri eventuali post.
...ora è giunto il momento per me il momento di scendere dalla giostra e provare a trovare qualche istruzione nella scatola dei miei biscotti.
Spero di trovarla!
NOVARA. UN REGOLAMENTO COMUNALE VIETA BEVANDE IN VETRO, ABITI SUCCINTI E BICI LEGATE AI PALI.
“Che ci mettiamo in questo regolamento?”. “Siamo leghisti. Vietiamo qualcosa”. “Già, ma cosa? Che c'è da vietare a Novara?”. “Boh, vietiamo due o tre robe a caso, tanto per mostrare impegno nella tutela dell'ordine”. “Per esempio?”. “Vietiamo ragni e visigoti, come diceva Benigni in un film”. “Ma forse lui non parlava sul serio”. “Dici?”. “E poi hai mai visto visigoti a Novara?”. “No, ma forse non si vedono perché sono ben nascosti. Quella è gente senza permesso di soggiorno, te lo dico io”. “Non mi convince”. “Allora vietiamo bevande in vetro, abiti succinti e bici legate ai pali”. “Suona bene, anche se ci fa sembrare un po’ stronzi”. “Sempre meglio che buonisti”.. “Mi hai convinto. Procediamo”.
— L’Ideota
...e poi una mattina ti svegli e ti stai bene così.......imperfetta, imprecisa, inadeguata, sgualcita.....Unica.
Per i miei giorni chiedo, Signore dei naufragi, non acqua per la sete, bensì sete, non sogni bensì voglia di sognare.
Per le notti, tutta l’oscurità che è necessaria per affogare la mia stessa oscurità.
(Cit)

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Sono colei che si ostina a portare una collana di lucciole al collo perché la notte illumini nella mia stanza di fiammelle blu e discrete, una millesima parte del braciere del fuoco e del mistero..
Sono colei che si ostina e con me camminano queste donne che io sono queste donne di carne e sangue che sopportano i vuoti del tedio, insomma le piccole tristezze.
Queste donne io sonol:a sveglia, la sognatrice, la tormenta, la tenaglia,la gatta in calore, quella che non ha perso l’abitudine di bussare alla porta dell’infanzia, l’emigrante.
Una delle tante in mezzo alla folla in cerca dell’angolo sotto il cipresso o dell’accordo armonico delle onde per strappare gli straccetti al sole o parlare da sola con i miei specchi o spiegare la verità alla luce."
C.Y.
Sì, c'è!
Grazie. Avete superato i 300 followers.....non merito tanto!😘😘
Ricorda, ricorda, questo è ora, e ora, e ora. Vivilo, sentilo, aggrappalo ad esso. Voglio diventare acutamente consapevole di tutto ciò che ho dato per scontato. Sylvia Plath ellen von unwerth photography
...forse un giorno avrò una rivelazione improvvisa e potrò vedere l'altra faccia di questo enorme, grottesco scherzo.
E allora riderò.
E saprò cos'è la Vita.

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Una puttana… difficilmente potrà essere una gran signora… Ma una signora…. può tranquillamente essere una gran puttana… ~V P~
La bellezza di un “sei mia” che non indica possesso ma appartenenza.