La madre di Salam ha trentanove anni e sei figli, i primi due son gemelli, uno dei due è Salam, hanno ventisette anni.
Lui ricorda di quando lo portava con sé all’università, voleva diventare una terapista. Non ha finito gli studi e non lavora.
Salam sorride coi denti bianchissimi e con gli occhi, mente ci mostra i fratelli sul telefono, in una, lui è molto più giovane, tiene per mano un bimbo che fa i suoi primi passi, poi sono tutti insieme in una foto che è un collage, i più piccoli hanno meno di dieci anni, ora sua madre ha quasi quarant’anni, non ne avrà altri, è troppo grande.
Ci racconta che suo padre ha un’impresa di caterpillar e che c’erano tanti soldi in Egitto, quando lui era giovane. Vediamo una grande casa, una piscina, una moto.
Salam è un avvocato e alla sua categoria toccano tre anni di servizio militare, il suo gemello è ormai stabilmente nell’esercito, ma lui non voleva, così è venuto in vacanza e non è più tornato, decisione presa all’improvviso.
In Italia ora, fa il muratore, con una squadra di ragazzi egiziani che hanno deciso di aprire una ditta e lavorare insieme.
In Egitto guadagnava duemilatrecento lire al mese, che sono quaranta euro, magari erano sufficienti.
Tra tre anni avrà i soldi per comprare una casa ad Alessandria, solo che non potrà tornare prima che ne siano passati otto.
Poi dovrà pagare una multa per non aver prestato servizio, di duemila euro, ma rischia anche la reclusione. I fratelli più piccoli saranno maggiorenni, li sente tutti i giorni.
Ci dice -Andate voi a casa mia ad Alessandria, è bellissimo.-
Bellissimo. È scappato da un posto che trova bellissimo.
Su whatsapp pubblica foto in cui è con i suoi amici, tra la sabbia, con gli occhi socchiusi, ha una giacca a vento rossa. Gli manca tutto. Sorride, parla anche un po’ in inglese per spiegarsi meglio, però gli occhi verde bosco, sono un po’ lucidi e mentre parla si infila quasi una mano nel fianco destro spiegazzando la maglietta blu sudata. Al polso, appeso ad un bracciale dondola un ciondolo, è un aereo.
Potrei quasi essere sua madre penso, glielo dico anche, sgrana gli occhi, nel sinistro, sulla parte bianca, ha un neo, e ridacchia, però è vero e Mariagrazia potrebbe essere sua nonna, gli dice: -Non ti trovare una ragazza italiana, così dopo torni a casa- Salam risponde che per lui è uguale. In otto anni, sai quante ragazze si possono incontrare, conveniamo.
-Non so, ha litigato ed è andato via
-Ma con te o con la ditta?
-Con me, perché dice sempre cosa devo fare, ho risposto male ed è andato via. Aldo non ha i genitori, sono morti. I suoi fratelli, sono morti per il crack
Penso a quel giorno di qualche settimana fa, al bar, quando, dopo aver bevuto due caffè in una tazza, ci aveva mostrato il suo stick per i denti -È una radice, senti!- la conoscevo già, mi sono avvicinata al pezzo di legno smangiucchiato, fingendo di annusare.
Ci aveva detto della loro ditta, che vivevano tutti insieme, Mariagrazia gli aveva chiesto cosa mangiavano, per fare due chiacchiere -Carne, pesce, ceci-
-Però il maiale no, vero? Spiegami questa cosa-
-Te la spiego io- li avevo interrotti -tutti i mussulmani non mangiano il maiale, ma tutti bevono gli alcolici!- rideva
-Nessuno deve mangiare il maiale, nemmeno voi-
-Si, perché non rumina e non è kosher, ma noi siamo cattolici, non ebrei, che ci frega dell’antico testamento?- aveva riso di nuovo, coi denti poco puliti, nonostante il bastoncino.
Però aveva smesso con l’hashish, perché l’importante è rinunciare agli eccessi, intanto arrotolava una sigaretta.
Gli avevamo detto -Uscite un po’ la sera, ci sono delle belle cose in giro!- e poi avevamo parlato di un altro lavoro, che potevamo fare insieme, era felice, lo dicevano un centinaio di rughette ai lati degli occhi che s’erano spiegazzate d’improvviso quando aveva tirato su gli angoli della bocca.
-Siamo parenti io e Salam!- ci aveva detto la prima volta che l’abbiamo visto in chiesa, quando ci hanno aiutato a trasportare le opere in un posto sicuro dove tenerle durante il restauro -solo che io sono più nero, lui è più bianco-
Ora se ne è andato, non si sa dove.
Quando qualcuno viene a dirci cosa fare e non è un consiglio, ricordatevi che potete scegliere, senza dover scappare di casa dieci anni, senza che quello che volete sembri strano pure a voi stessi, che sia avere dieci figli o nessuno/passare tre anni nell’esercito o fare il muratore ricco o l'avvocato per due spicci.
Ogni volta che potete partorire un’opinione su qualcosa, fatelo, pure se decidete di tenerla per voi o per pochi, non lasciate che qualcuno pensi al vostro posto, che magari può sembrare comodo, ma è pur sempre una gabbia.
Domani, potreste sentirne la mancanza.
*meshi in arabo vuol dire: va bene, ok