Di quanti viaggi nel tempo avrò ancora bisogno prima di ritrovarti. c'è un buco nero dove vanno a finire le possibilità c'è un buco nero e piano piano ci finiamo persino noi
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Di quanti viaggi nel tempo avrò ancora bisogno prima di ritrovarti. c'è un buco nero dove vanno a finire le possibilità c'è un buco nero e piano piano ci finiamo persino noi

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Mi sentivo strano sai perchè.
Scrollare sul blog di tumblr e rivedersi, anno dopo anno, rincorrersi. Un’epopea dell’adolescenza, almeno ci rimarrà qualche traccia e qualche ricordo di come stavamo. Come certe cose che poi alla fine non cambiano mai. Come i fine a tarda serata a luci spente, nella tua cameretta a casa dei tuoi. Mentre metti insieme i pezzi di un puzzle che forse non torna più. Gli infiniti modi per addormentarci senza remora alcuna e svegliarci ancora accanto. Vedremo.
Nel frattempo, come dicevamo gli smiths, good time for a change, specialmente quando si torna da tre mesi all’estero. e quella preghiera per ottenere please please quello che si vuole, per questa volta. Quel desiderio così incredibilmente chiaro, for once in my life, che scombussolerebbe le carte in tavola, porterebbe a rivivere strade sepolte dai chilometri che in questi dieci - undici - anni si sono macinati, su e giù alla ricerca di risposte. Quando arriverà il momento di tornare. perchè ad un certo punto verrà. Vorresti essere tu la mia scusa?
2021 anno di decennali tutti insieme e dolori muscolari
Qualcuno qui ha compiuto dieci anni e non è stato debitamente festeggiato.
Dieci anni e la stessa cameretta, le stesse ore notturne, gli stessi esercizi di stile, la stessa colonna sonora, più o meno.
Andrebbe festeggiato per la costanza, l’unica cosa, più o meno, che abbia portato avanti per tutto questo tempo. Tre città, quasi quattro, diverse camerette, qualche laurea, un diploma, diversi mesi di playlist dopo, nodi alla gola e cose da sistemare, scelte da prendere. Sopravvissuto a molti cambi password, pc spenti per sempre, gli smartphone e Instagram. Qualche attacco di panico e molta insonnia, varie malattie croniche - pure loro a tratti sopravvissute. Non bevo più il vino rosso. Faccio fatica a fare alcune cose. Cerco un punto di riferimento e cercandolo allargo il quadro e le possibilità, forse si fa così. Ma non sono ancora convinta. Sopravvissuto a qualche incidente amoroso, qualche fissa e distrazioni. Sopravvissuto anche al quieto vivere, alla noia e alla stanchezza.
Ai vicoli di Genova, a Corso Cavour, alla provincia, alla stazione Centrale di Milano e al centro/cielo di Torino. Alla militanza, ai kebab, alla popolarità, alle birre e ai chilometri per i concerti. Sopravvissuto anche a quando pensavamo di poter fare tutto senza sentirne gli effetti collaterali. Sopravvissuto alle sbronze, pure quelle brutte. Alle albe davanti al mare e a quelle davanti alle application, ai tramonti dovunque. Alle vacanze con i genitori separati, alle mail e alle cose da adulti. Sopravvissuto alle deadline e alla malaorganizzazione che è molto peggio della malamovida. Sopravvissuto alla voglia di far festa, alla voglia di stare in mezzo alle cose, di vederle da vicino, prendere qualche appunto e dire io lì c’ero. Sopravvissuto tra i 18 e i 28. Va bene.
Non è andato tutto così male, alla fine. Eppure a volte è tutto così simile ed il tempo più che guadagnato sembra sempre buttato. Soprattutto se di notte e ad ascoltare i dischi dell’adolescenza.
Tutto questo, per quando ti rendi conto che le cose che, sotto sotto, vuoi da dieci anni, ad un certo punto tocca andarsele a prendere. In macchina o in treno. E per un secondo pensare che siano ancora le stesse, e che siano raggiungibili, come se tutti i tasselli di questi dieci anni, per questa notte siano andati ad incastrarsi quasi bene, rende tutto più facile.
Forse ora bisogna andare a dormire che domani bisogna fare le cose da adulti. Ancora una canzone dal 2012, solo una.
Agli amici, ai diversivi Ai dischi tristi e ai locali punk
Nel 2021 si può ancora piangere su questa qui, vero?

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Chi te l’ha fatto fare
Ridatemi i 19 e il primo disco dello Stato Sociale.
Altro che quasi 28.
L'orso · Song · 2012
Working late at night and a weird soundtrack from the past.
Avevi sedici anni. Che malinconia incredibile.
https://open.spotify.com/track/1vwKlXThIsKzsG1juaukrg?si=H3lXM6JSQzKwDXSL4GtUpw
Che enorme, immane, spreco di energie

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la fine del sogno, io sono pronto?
Cosa rimarrà dei nostri intraducibili anni zero?
Esce questa canzone dei Cani, così, in mezzo alle vacanze, quando nessuno più se l’aspettava, ignorarla tutto il giorno e poi quando accendi il pc per programmare delle mail prima di andare a dormire eccola che ti ricordi. Eh, è un casino però. Non eravamo cresciuti? E se siamo cresciuti, siamo pronti?
No, premessa, io non sono pronta a fare i conti con tutte le pagine della nostra incredibile giovinezza, l’adolescenza, la preadolescenza e tutte le cose inconsapevoli che abbiamo fatto in giro per l’Italia quando alla fine c’era sempre un sogno, c’era sempre. Insomma no, non credo di essere pronta alla fine di quel sogno, di quel modo di vivere, di abbandonare pre-adolescenza, adolescenza e post-adolescenza, non se ne parla proprio, siamo proprio ancora qui in mezzo al sogno, o forse almeno vorremmo, vorrei.
Ci siamo immaginati un bel po’ di cose che puntualmente si sono verificate secondo altre forme e modalità, cosa che puntualmente non ci è piaciuta abbastanza da godere tutta la pre - ado - post abbastanza come meritava, ma non importa quello era il nostro personaggio, quello che avevamo sapientemente scelto e che le circostanze avevano modellato, quello che oggi ci resta di quel lasso di tempo che è stato tra tra il 2006 e qualche tempo non quantificato fa.
Ci sognavamo tante cose, pogavamo ai concerti e ci credevamo tantissimo, forse ci crediamo ancora tantissimo. Nel frattempo qualcuno medita di sposarsi, qualcun’altro si esalta con uno stipendio sostanzioso e qualcun’altro ancora conta le bollette.
In mezzo un sacco di dischi, canzoni e immagini sul futuro che verrà, la volontà di immaginarsi qualcosa di nuovo e che ci scaldi, una casa precaria che ci piaccia, che poi chissà da dove è venuta quell’estetica confortante.
Sono stati begli anni, non c’è niente da dire a riguardo, qualcosa da dire sul fatto che debba concludersi in qualche modo o in qualche modo si, ecco. Che alla fine i nostri gruppi preferiti saranno solo i gruppi preferiti dei trentenni e poi dei quarantenni e così via e di tutta la nostra adolescenza, considerata in termini ampi, chissà cosa rimarrà: foto che non avremo stampate perchè era finita l’epoca dei rullini, abbiamo visto l’alba di Instagram ed il tramonto di My Space, anche se alle medie qualcosa di MySpace abbiamo visto, rimarranno dischi e magliette che avremmo voluto comprare dopo i mille mila concerti che abbiamo visto - davvero quanti? - e che poi non avevamo mai abbastanza soldi, ma aspetta adesso abbiamo i soldi e non abbiamo i concerti allora vai ti iscrivi su Discogs e sembri tuo padre quando tu eri bambina che comprava i dischi dei suoi vent’anni e via così. Poi su quello tante cose sono andare diversamente.
La nostra adolescenza (pre e post). Alcuni appunti
Inizialmente erano le amichette delle medie che avevano internet e che scaricavano da emule la decina di canzoni che scrivevi sui foglietti, poi tutti i cd masterizzati e le chiavette con tutto quello che capitava, che davvero cosa non c’era. Quella volta che ti avevano passato la canzone giusta che dopo più 15 anni ti ricordi l’esatto momento in cui l’hai ascoltata per la prima volta (fermata del 17 mentre scendevo) e anche la prima volta che l’hai fatta sentire (Irene Beppe Gambetta).
Sono arrivati gli mp3 e dio li benefica, la fnac, i cd a 9 euro, la primavera dei dischi - nota bene, non dei vinili, quelli sono tornati qualche anno dopo, all’epoca noi ragazzini neo classe media, figli di una classe povera e poco radical chic aveva tantissimi CD - quel semiinterrato che ha visto tutta la tua formazione musicale - letteraria e culturale, fondamentale al pari dell’analisi logica e dell’aritmetica, che Dio benedica pure la Fnac di via Venti settembre ovunque si trovi oggi. E pure quella di Milano che all’epoca ci sembrava qualcosa di impossibile da raggiungere, come Milano, del resto. La nostra educazione sentimentale a suon di chiavette - mp3, padri devoti alla causa, Trl, cd masterizzati e le cuffie della Fnac. Amen.
9 Euro e avevamo 12 tracce, è vero a quel prezzo c’erano quelli già un po’ vecchiotti ma noi potevamo aspettare, tranne che con i Simple Plan che volevo tantissimo e feci addirittura spendere 19 euro, inutile parlare del senso di colpa sebbene sia ancora lì, nello stesso posto, bellissimo. Avevamo lo sportelletto del pc, del fisso ancora tante volte in cui potevi masterizzarlo e moltiplicarlo e oggi quanto mi manca lo sportelletto del cd in questi pc nuovi, perchè non ce l’abbiamo più vi prego ditemelo. Ad ogni modo, 9 euro e niente pubblicità e scorrevano quelle tracce li, esattamente come erano state pensate, esattamente con un senso. Temo drammaticamente il momento di quando non avremo più lettori cd sulla faccia della terra. Sarà orrendo.
Poi è arrivato internet in molte delle nostre case, era la terza superiore, i telefonini a colori e che a volte facevano pure delle foto, è arrivato facebook msn e tutto di nuovo cambia.
Poi è arrivato Instagram, Irene è stata una pioniera di Instagram, l’ha scoperto quasi subito per seguire i nostri idoli di allora, che poi tanto idoli non erano, ma avevano qualche anno più di noi e ciò bastava a renderli tali. Io era in quarta superiore, lei in quinta. Ricordo quel 2011 ancora, come uno degli apici della mia vita felice. Anche se forse, non ne ero pienamente consapevole, semplicemente perchè, proprio come adesso, volevo tutto e quella felicità non mi è mai bastata.
Poi è arrivata l’Università e tante altre cose, Youtube, qualche anno di Spotify premium, i soldi illusoriamente miei e che non bastano mai. Milano che era più vicina, quell’idea di mondo così come volevamo realizzare a portata di mano, eppure ancora incertezze e quella vita simbolica che sembrava non realizzarsi.
Di tutto questo vorrei solo qualche foto stampata in più.
La paura della parola fine
Alla fine del sogno
Sembra una vita (fa)
Intanto questo blog ha 9 anni e fa quasi la quarta elementare. A me negli ultimi anni / mesi sono successe molte cose. Una buona dose di insuccessi, una scommessa mai pronunciata a voce alta. Ancora sul pc alle 4:30 a.m., con tutte le scuse possibili, però ci sono ancora un sacco di mappe.
Tu dici che passerà questo nostro Vietnam, perchè sono giorni buoni fatti di ore crudeli, per confondere l’estate l’inverno, l’amore con il vento, senza volerlo ho appiccato un incendio dentro di me.
Ci sono un paio di cose che proprio non tornano

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Giorni di immensa meraviglia E giorni di cattività
Ma mi sembra stupido dirti rimani.