
❣ Chile in a Photography ❣

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Un giorno incontrai questa ragazza, così bella, i capelli mori e gli occhi neri. Frequentavamo lo stesso liceo, liceo classico. Io ero all’ultimo anno, lei era una bambina al secondo anno di superiori. Aveva un enorme sorriso, le labbra a forma di cuore, e una collana con una perla: era bellissima. Ricordo che la prima cosa che mi colpii di lei fu quella luce nei suoi occhi, e il neo che aveva sulla guancia destra. Era bellissima, e tutti i ragazzi del liceo la volevano. Veniva a scuola con vestiti a fiori, cappotti lunghi, stivali. Stava bene con tutto. Era pura, come una bambina che vede per la prima volta il cielo e gli sorride. Una mattina, bussò alla porta della mia classe, doveva consegnare un foglio. Quando chiuse la porta mi trovai davanti alla domanda più importante della mia vita: avrei dovuto lasciar perdere o inseguire il mio sogno, quella ragazza appena uscita dalla stanza? Non le corsi dietro, non la inseguii, non le feci un sorriso, non la guardai, non la toccai: niente. La mia mente fu invasa dal fastidioso pensiero che io per lei non sarei potuto essere abbastanza. E allora restai fermo, in silenzio. La cosa peggiore che avessi potuto fare. Ci osservavamo, sempre, durante la ricreazione. Poi, quando ci incontravamo nel corridoio, lei arrossiva e abbassava lo sguardo, e io la guardavo con gli occhi pieni d’amore: l’amore di un ragazzo troppo insicuro per renderla felice. Ci dedicavamo versi, poesie, frasi. Lei le scriveva sul suo banco, e, al suonare dell’ultima campanella, le andavo a leggere, e ci aggiungevo qualche parola, come a dire ‘ti amo anche io’; io le scrivevo sui muri, incidevo la bellezza del mio amore sul giallo scolorito delle pareti della città, poesie sotto gli occhi di tutti, solo per lei. La prima cosa che le scrissi fu una frase in greco, su un pezzo di carta strappato dal quaderno di letteratura, una frase che i Greci ritenevano grandiosa,che incidevano nel marmo, che per loro indicava l’eternità del tempo. Il nostro era un grande amore: uno di quegli amori che spezza il fiato, che si incontra una volta nella vita. E mi ricordo ancora quando correva tra i prati, i piedi nudi e i capelli al vento, e quel sorriso di bambina. Correva ed era libera, come una farfalla vola spinta dalla brezza estiva. La amavo molto. Poi un giorno, passeggiando per il corridoio, i suoi occhi non incrociarono i miei. Il giorno seguente non venne a scuola, ne quello dopo. Aveva cambiato paese. Ricordo che quello fu il giorno della mia prima morte, poiché fu il giorno in cui desiderai di morire. Non la vidi per anni, ma tutti i giorni io pensavo a lei: bevevo il caffè e pensavo a lei, guardavo una donna,facevo la spesa, cantavo una canzone, portavo il cane fuori, facevo l’amore con un’altra, e pensavo a lei. Speravo sarebbe tornata, proprio come torna una malattia mortale. Poi - proprio come una malattia - iniziai a preoccuparmi di meno, il mio pensiero andava ad altre cose, persone, fatti. Ero felice di liberarmene, poiché era un pensiero che non mi faceva vivere, che non mi faceva morire. Poi un giorno - era l’ora di pranzo - vidi un vestito a fiori, un cappotto marrone lunghissimo alla fine del quale si intravedevano dei tacchi. Quello fu il giorno della mia seconda morte: perché mai prima di allora avevo tanto desiderato vivere. Mi alzai e camminai lentamente verso di lei, e credevo fosse un sogno. Mi sentivo come un assetato in un deserto, al quale all’improvviso appare il miraggio di un’oasi. Mi sedetti al suo tavolo e incontrai quegli occhi neri che mi erano mancati per dieci anni. Rimanemmo immobili, fermi a fissarci: non ci credevo. Prese il tovagliolo azzurro che era sotto al suo piatto e iniziò a scriverci qualcosa. Me lo porse. Una frase che per i Greci indicava l’eternità del tempo. Come la prima volta, come al liceo. ‘Kτήμα εις αεί’. E le sorrisi, e la baciai, perché tra noi, sarebbe stato per sempre.
noianchesiamounastoriadamore (via noianchesiamounastoriadamore)
“Cosa faresti al posto mio se ogni pensiero fossi io?”
- Vasco Rossi, Sto pensando a te.
Boom.

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T'amai, dunque, t'amai, e t'amo ancor di un amore che non si può concepire che da me solo
Ugo Foscolo, L'ultimo addio, primi versi (via somehow—here)

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Come se servisse

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Mi sono accorta di amarti quando, nelle altre persone, cercavo un particolare che mi ricordava te.
(via shynessispartofme)