Mamma
Una bambina mai cresciuta.
Innocente, pura, inconsapevole, testarda, incosciente a volte, e profondamente empatica.
Non ha mai avuto un soldo in tasca.
Si è dedicata alla vita degli altri, mai davvero a se stessa.
Non si è mai concessa una vacanza, non ha mai cercato il superfluo.
Ha dovuto accontentarsi dell’essenziale.
Ha amato tutto e tutti.
Ha sbagliato vita, forse ha sbagliato pianeta.
Donna bellissima, dentro e fuori.
Da bambina non sopportava le scarpe.
E quello stare scalza è diventato l’emblema della sua vita: libera, semplice, vera.
E ora, sul letto di morte, ride e dà forza a tutti.
Non smette di essere forte per gli altri.
Non smette di essere lei.
Ha incontrato la persona sbagliata.
Meritava altro.
Meritava di essere amata, protetta, scelta.
E invece ha ricevuto troppo spesso trascuratezza, tradimenti, solitudine.
Eppure ha sempre portato avanti tutto.
Una vita pesante, impossibile da accettare per qualsiasi persona normale.
Ma l’amore per i suoi figli e per il suo nipote adorato l’ha sempre tenuta in piedi.
“Nonna, sai la strada per venirmi a prendere?”
“Sì, amore mio.”
“Allora nonna, vienimi a prendere.”
Forse è stata questa frase a portarla avanti.
A farle sopportare undici anni di malattia.
E ora te ne stai andando, bimba.
Te ne stai andando via con quel sorriso stampato sul viso, lo stesso che non ti ha mai abbandonata nemmeno nei periodi più bui.
Con quella dolcezza che hai sempre avuto.
Con quella dispensa d’amore che sembrava non finire mai.
Bimba, sono felice di lasciarti andare.
Perché so che non meritavi tutto questo.
Sono felice di non vederti più soffrire.
E voglio pensarti così:
scalza, libera, nel tuo giardino in Selva.
E forse, da qualche parte, tra l'erba alta e il sole dell'estate, si sente ancora una voce di bambina che canta:
"Gri gri gri, salte fûr di lì!
To mari ae muarte, to pari su la puarte,
to nono sul barcon cal mole un pedeon!"













