Autori e Progetti Selezionati
# 5 Open Call Memories / No Memories 2020
Tema della Quinta ed ultima Call lanciata nel Febbraio 2020 del Progetto Memories / No Memories è il rapporto della fotografia e della memoria con la perdita ed il ritrovamento. Abbiamo selezionato per il nostro Archivio, fra le tante proposte arrivate, dieci lavori che hanno indagato, da diverse prospettive, il nostro focus. Nella maggioranza  dei lavori presentati il tema della memoria si collega ad un ritrovamento, piĂš raramente ad una perdita. Il tema della perdita per lo piĂš viaggia in filigrana: o come preludio alla storia, o come suo esito previsto o imprevisto. Solo in un caso la perdita diventa il tema centrale della indagine, mentre in unâaltro i due elementi si combinano, sfumando lâuno nellâaltro. Il campo di indagine privilegiato è ancora quello familiare e personale, anche se non mancano un paio di interessanti eccezioni. Le strategie operative piĂš utilizzate sono quelle della rielaborazione-manipolazione del materiale di archivio o della compresenza, giustapposizione o stratificazione di fotografie nuove con quelle ritrovate. Gli approcci visuali, tutti molto contemporanei (found, archive, remix, new narrative and documentary), sono differenziati, oscillanti fra il poetico narrativo e lâinvestigativo tipologico.
PRESENTAZIONE DEI PROGETTI SELEZIONATI
A cura di Sandro Bini
Fotosintesi di Francesca Artoni è una interessantissima operazione di found photography, con il recupero-rielaborazione di fotografie anonime, in cui la fotochimica (simbolizzata dallâinserimento delle foglie) rappresenta la chiave di lettura di un processo di inevitabile deterioramento fisico e dimenticanza.
Veronica Benedetti con Ofelia/Trieste e una donna ci offre un originale percorso fotografico di elaborazione del lutto, in cui lâoggettivitĂ della fotografia forense azzera ogni sentimentalismo per dare evidenza agli oggetti come custodi della memoria e preziosi attivatori dei ricordi.
Rimosso dâoltremare / unâaltra storia di Luca Capuano e Camilla Casadei Maldini è un lavoro di recupero storico-iconico, che combinando immagini documentarie con immagini di archivio, riflette sul concetto di rimosso collettivo e di falsificazione storica. Oggetto della ricerca il passato coloniale italiano in Africa Orientale e nel Mediterraneo.
I concetti di origine, scelta, destino, hanno un ruolo fondamentale nel lavoro di Roberta Casadei. Il suo Infinito e uno rappresenta un gioco iconico-matematico complesso e articolato, esteticamente molto raffinato. Unâars combinatoria in cui, come in una partita a scacchi, conta la sequenza di ogni mossa. E dove, come in ogni immagine ed esistenza, conta la matrice.
Lâantica dottrina della metempsicosi rappresenta, invece, la chiave interpretativa del lavoro di Noemi Comi (Metempsicosi plastica). Obbiettivo, scrive Noemi, è quello di âconciliare la fotografia del passato con quella del presente, fino a creare forme di vita del tutto nuoveâ. Anche qui si parte dal ritrovamento di un vecchio Album di famiglia e da un procedimento di prelievo, ricontestualizzazione e ibridazione, che vede i vecchi ritratti di famiglia sovrapporsi ad alcuni negativi digitali realizzati dallâautrice.
Still birth âè la narrazione di unâarcheologia visiva che ricompone la memoria del mio corpo sospeso in un non-luogo per 3 minutiâ. Con queste parole Chiara Ernandes introduce il suo percorso di ritrovamento che parte dal trauma della nascita. Un viaggio evocativo fra immagini simbolo e immagini documento, in cui i tempi si intrecciano e la memoria si dilata.
Uno sguardo a ritroso, dallo specchio retrovisore, è quello di Alessandro Inches (Rear View Mirror), che in modo semplice e sincero, accosta le foto dâarchivio delle gite dei giovani genitori prima della sua nascita, ai suoi scatti  immersi nella natura.  Un omaggio, un ringraziamento, un gesto di comprensione e di naturale riconoscenza.
Places of family revisited di Donato Monaco è un lavoro a doppio taglio. Lâobbiettivo dichiarato, e direi raggiunto,  è quello di una smitizzazione della iconografia della memoria familiare.  Si parte ancora da un ritrovamento (lâalbum di famiglia) per approdare ad una doppia perdita. Donato, con un gesto di cancellazione iconoclasta, taglia via con le forbici dalle fotografie originali le persone, i suoi cari, e le riassembla con il nastro adesivo lasciando solo lo sfondo: un paesaggio anonimo, spesso triste e desolato. Le figure ritagliate però vengono conservate e riunite in un secondo album privato, in immagini che però non ci vengono mostrate. Quello di Donato Monaco è certamente un lavoro di svuotamento della retorica iconografica familiare, ma anche molto di piĂš: è una riflessione sulla sottrazione e lâinvisibilitĂ , e sul valore intimo e incondivisibile della memoria personale.
Mi ritrovo da bambina di Sara Severini è la storia un poâ ossessiva di un ritrovamento costante: quello di una bimba che si sovrappone ai luoghi adulti del quotidiano. La bimba ovviamente è la stessa Sara, ma al di lĂ di possibili interpretazioni psicologiche,  quello che qui interessa è soprattutto  il trattamento plastico funzionale: la ripetizione della stessa figura, lo scontorno posticcio, lo sfondo da screened backgrounds hitchcockiano. Tutti fattori che contribuiscono allâevocazione di una atmosfera vintage e a un clima psicologico sospeso ed enigmatico che non smette di interrogarci. Cosa vuole da noi questa bambina?
Infine, in E invece no di Marzia Troiani  la volontĂ di testimoniare il familiare (la casa e gli oggetti della nonna recentemente scomparsa) si trasforma in qualcosa di  nuovo: il rinvenimento di testimonianze di un amore e di un legame ancora vivo. Lo sguardo amoroso di Marzia diventa investigativo, un nuovo modo di vedere che lâutilizzo di una Polaroid rende particolarmente efficace.
Registrazione Video della Presentazione
Concept e Storia del Progetto
memoriesnomemories.tumblr.com