Di piedi e dopobarba
Il frigorifero rumoreggia perentorio dalla cucina. Mi alzo e gli tiro un pugno, ma non smette. Domani ne compro uno nuovo, mi dico nella testa, e poi vado in bagno. Evito la mia immagine allo specchio, perché non voglio rischiare di vedere il riflesso dei miei fallimenti. Ho le mutande alle caviglie e la vescica che si ostina a non volersi svuotare. In un attacco di tricotillomania momentanea comincio a strapparmi peli dal pube, ciglia e sopracciglia e baffetti superflui a fasi alterne con una vecchia pinzetta un po ' arrugginita. Domani mattina ne compro una nuova, mi dico nella testa, mentre spengo la luce sopra il lavandino. Il frigorifero rumoreggia un po' meno perentorio. Avrà avuto paura di me, mi dico nella testa, mentre la caldaia sbuffa gli ultimi minuti di calore. Il cuscino del divano odora ancora dell'ultima volta che sei stato qui, e ci appoggio la testa. Il respiro si fa pesante e ho voglia di cioccolato e marmellata di fragole in un panino al latte. Respiro l'odore del divano, e sa di piedi e dopobarba, dopobarba e piedi, e sapone di Marsiglia. E sa un po' di noi due e di pianto, di tristezza e qualche ricordo felice, di parola che non hai capito e che non capirai e del tradimento e del fallimento di una speranza che muore in questo odore di piedi e dopobarba, dopobarba e piedi. Domani mattina metto tutto in lavatrice, mi dico nella testa, mentre spengo la luce e vado a dormire.














