In questo periodo si parla molto della figura della donna, ma che ne penso io in quanto tale?
Innanzitutto, penso che la generalizzazione di un pensiero sia un’assurdità, il mio punto di vista non potrà mai essere uguale a nessun altro per le esperienze di vita così differenti vissute ed è erroneo credere che le proprie ragioni siano la verità assoluta. Nella mia esperienza di bambina, ragazza e donna posso dire che ciò che sono diventata è dovuto molto al voler diventare il più indipendente possibile, di non dover avere per forza un uomo accanto che mi salvi (cercare di fare il più possibile da sola) proprio per sfatare il mito che possa essere stata agevolata in alcun modo e per affermare il mio valore come persona, indipendentemente dal mio genere, ma, ripeto, questo è ciò che ho vissuto io. Mi ricordo quando, durante molti discorsi da piccola, sentivo dire che le donne che erano al potere, in una qualsiasi realtà lavorativa, avevano prima fatto il “giro” di tutti gli uomini potenti del settore, perciò, quello che mi sono detta per tutti gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, era proprio di non diventare come loro, ma di dimostrare alla società che si può arrivare in alto anche senza commercializzare il proprio corpo. Oppure ho vissuto un periodo nel quale volevo sfatare il mito della donna molto emotiva e poco logica, in cui le donne erano descritte come delle svalvolate, senza cervello, come se non potessero capire gli argomenti degli uomini, così mi mettevo ad ascoltare, guardare e fare ciò che facevano gli uomini adulti per capire e far capire che ciò che raccontavano erano solo delle credenze imposte da secoli di ignoranza e paura. Oppure quando mi raccontavano che c’era bisogno degli uomini per i lavori di forza, ingegno, meccanica, fatica, io mi sono rimboccata le maniche, mi sono allenata ed ho lavorato a fianco di uomini che si sono sorpresi di come una giovane e, oltretutto, donna potesse reggere (e a volte superare) il loro ritmo.
Dopo aver fatto questo e molto altro, credendo di affermare il mio valore, in un mondo prevalentemente maschile, ciò che mi ha fatta arrabbiare e tuttora mi fa arrabbiare in questa società, in cui l’uomo si sente il più forte, è che gli uomini che hanno fatto in modo che io diventassi più “uomo” di loro (e tuttora fanno), difronte ad altri uomini fanno passare il messaggio che io sono una ragazzina che non può sapere cosa vuol dire lavorare e faticare. Ciò che dà fastidio a loro non è solo il fatto che io sia giovane, ma soprattutto che io sia donna. Esiste ancora la credenza che l’uomo sia il lavoratore che porta a casa i soldi, mentre la donna deve stare in silenzio e badare alla casa e ai figli. Certo è che adesso le donne, per sentirsi in pace con l’ideale collettivo che si sta creando, deve essere wonder woman: moglie, madre, figlia, intelligente e una lavoratrice con potere decisionale. Quindi deve essere presente per tutti e allo stesso tempo lavorare per affermare il proprio valore. Se in uno di questi campi non è come richiede la società, ti chiamano fallita, ma non è tutto, perché se riesci a mantenere il ritmo imposto, dicono che ciò che stai facendo è, in qualche modo, sbagliato. Ma in tutto queste aspettative, l’uomo, che ruolo ha? Il suo ruolo non si discute e non si giudica (almeno non con il disprezzo che c’è per la donna) a meno che non sia in un momento in cui è un totale fallimento in tutti gli ambiti.
L’altra cosa che mi fa molta tristezza è vedere la poca solidarietà femminile. Le donne che si sparlano dietro le spalle, che criticano, giudicano, sono invidiose, fanno sentire sbagliata l’altra solo per il gusto di farlo. Questo mi dà molta sofferenza. Ho sentito donne descrivere il proprio genere come delle “oche” che, pur di non attaccare un uomo, si ucciderebbero a vicenda anche se né l’una né l’altra è la responsabile della situazione spiacevole creata.
Io non disprezzo gli uomini, anzi, amo gli uomini, ma amo anche il fatto di essere donna, con tutte le sfaccettature, i pregi e difetti che posso essere collegati al mio essere di sesso femminile. E sono convinta che in ognuno vi è una parte maschile ed una femminile che di solito è maggiormente sviluppata in base al proprio genere, ma non sempre funziona così e non sempre deve essere così. Avendo tutti l’uomo e la donna dentro si deve essere consapevoli delle caratteristiche che si vuole sviluppare maggiormente.
In tutto questo lungo discorso sono arrivata ad una conclusione per quanto riguarda me stessa, ormai da mesi. Ho voluto competere per un ruolo maschile per affermare che ciò che indica il valore di un essere umano non è il genere, ma in tutta questa lotta, io mi sono persa, è un errore che ho fatto nel voler essere una wonder woman, che supera in tutti i campi gli uomini, ma ancora ho molta strada da fare ed adesso sto capendo che non devo avere un modello irrealistico come riferimento, ma portare a galla la parte più pura della mia vita, cioè me stessa, con caratteristiche maschili e femminili e soprattutto smettere di denigrare la mia donna interiore, perché c’è, anche se l’ho nascosta per molto tempo. Sono donna, voglio essere donna, una donna che decide quali caratteristiche maschili continuare a mostrare nei momenti opportuni.