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It's the third week That situation in Italy / France border does not change . Migrants are locked on the rocks near the sea . Waiting to pass trough the France border .
I stayed a week With them , hearing Their Stories and reporting with my images .
this is just a little selection Represents That picture of the situation on the border between the rocks .
È con grande e vibrante soddisfazione che vi annuncio ufficialmente quanto segue. Il servizio fotografico, nonchè il mio primo assoluto lavoro di reportage, su Pattada e i suoi artigiani verrà ufficialmente pubblicato sulla rivista COLTELLI, con uno speciale di 10 pagine dedicato all'argomento. Grazie a tutti coloro che direttamente e indirettamente mi hanno aiutato nella realizzazione di questo servizio: dagli artigiani, ai cittadini che mi hanno trattenuto con le loro storie, a Beppe, al suo vino e alla Cantina Degli Amici, alla Sardegna ma non solo. Grazie a quelli che hanno risposto alle mie mail, grazie a coloro a cui attendo ancora una risposta. Sicuramente non è il servizio del secolo, e il progetto non è ne da Pulitzer ne da WPP. Ma per me è un trampolino che vale più di qualsiasi altra cosa, che mi fa capire che FORSE, sto effettivamente prendendo la strada giusta. Grazie.
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HOLES// fotoracconto di un viaggio nell' entroterra sardo
Questa serie di fotografie non vuole avere (e non vuole che gli venga attribuito) nessun messaggio specifico. Non vuole essere un reportage d'accusa nè altro. L'interpretazione sta a insindacabile giudizio di chi osserva.
Questo è un racconto per immagini del primo di una serie di viaggi che mi hanno portato a conoscere le zone più interne e meno conosciute (dal turismo) del nord della Sardegna.
Il gesto in quanto tale non sembra avere nessuna connotazione o provenienza legata a movimenti di criminalità organizzata quanto piuttosto a "bravate" di giovani residenti nelle zone più interne dell'Isola.
Discutibile o meno, tale gesto mi ha donato l'ispirazione per questo piccolo progetto.
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Sabato sono andato alla diciannovesima edizione della Milano Tattoo Convention, uno degli incontri di tatuatori, a detta loro, più importanti d’Italia. Sono due anni che mi prometto di andare a un evento del genere e categoricamente finisco per scoprire della sua esistenza o il giorno stesso, quando ti sei già organizzato il weekend fino almeno a lunedì mattina o direttamente il giorno dopo, con tutti gli alleuja che ne conseguono. Questa volta no, questa volta lo so ben una settimana prima (il tempo è talmente tanto che la mia principale paura è dimenticarmelo giovedì per ricordarmelo lunedì…) decido quindi di incastrarlo nei mille impegni del week end (sabato 8: ore 21, paga da bere agli amici per il tuo compleanno, domenica: riposo).
E’ sabato mattina, mi sveglio con tutta tranquillità, i cancelli non apriranno prima di mezzogiorno e sicuramente non ho intenzione di arrivare prima di tutti. Doccia, scarico la CF, carico la batteria della fotocamera, guardo il cellulare giusto per vedere che i ragazzi che mi dovevano accompagnare mi hanno dato buca e via, alla volta di Milano. Sulle indicazioni per raggiungere la location c’è scritto “cinque minuti in macchina dall’uscita ovest della tangenziale”. Dopo venti minuti di incroci, semafori e gentili milanesi al volante raggiungo l’hotel dove già da venerdì era iniziata la convention. L’unica cosa che mi fa capire di essere nel posto giusto è uno striscione in vinile 4 metri per 1 con la scritta in Arial rossa su bianco “MILANO TATTOO CONVENTION” diciamo che non è proprio la migliore delle presentazioni ma mai giudicare un libro da una copertina, figurati una convention.
La prima avvertenza che sarà una giornata abbastanza costosa è questa targa all’entrata del parcheggio centrale.
Poco male, le strade limitrofe sono intasate di macchine parcheggiate ai lati delle vie manco fosse la rappresentazione del grasso nelle arterie di un uomo sovrappeso, decido di far parte di questo ostruzionismo collettivo e mi confondo con la milano bBene parcheggiando in mezzo a un’aiuola.
La coda all’entrata è lunga ma scorrevole.
Essendo da solo vengo attirato dai discorsi un po’ confusi di un gruppo di ragazzi davanti a me che sfoggiano un piemontese alla “Tutti pazzi ai Murazzi” in cui discutono sul tatuaggio da farsi (senza avere la minima idea che le prenotazioni dovevano essere fatte almeno due settimane prima dell’inizio della convention): “O ma Bomber, ma alla fine che ti fai? l’ancora sulla spalla o il maori sul polpaccio?” “Pensavo a una pin up sul pettorale… altrimenti sì un tribale sul polpaccio ci sta…”.
Da una prima impressione non mi sembrano proprio i personaggi più adatti a cui chiedere consigli sul mio prossimo tatuaggio…
Non mancano gli onnipresenti
Arrivo alla cassa, pago 20 euro per l’entrata, avevo calcolato una spesa simile, nel programma infatti oltre alle esposizioni erano previste alcune attività e spettacoli, ovviamente tutto questo avrebbe avuto un costo.
Questa sarà la prima di una serie di volte in cui il mio portafoglio si alleggerirà drasticamente, avevo calcolato anche quello, per questo mi sono portato una quantità limitata di contante… alla fine ringrazio il cielo di aver avuto abbastanza benzina per tornare…
Non faccio in tempo a rendermi conto di essere passato dalla coda della cassa all’entrata che già sono parte della fiumara di gente che mi coccolerà con gomitate e spintoni da uno stand all’altro per le prossime tre ore. Il rumore della macchinette dei tatuatori riempie la stanza, se vi siete mai fatti un tatuaggio sapete quanto può essere fastidioso dopo un po’… ero appena arrivato e già mi veniva vglia di cercare dei tappi.
Sul palco è iniziato lo spettacolo di body painting, qui sotto due rappresentanti della Steroids & Anabolic spa si sottopongono al trattamento
Oltre agli stand dei vari tatuatori, la maggior parte della convention è occupata da banchetti prettamente dedicati a questa attività: colori, aghi e impugnature dalle forme più varie. Ciò da solo dovrebbe far capire a un profano del settore come il sottoscritto, quanto queste giornate siano dedicate più agli addetti del mestiere che a fighetti esaltati in cerca del miglior tatuatore che voglia fargli una lettera gotica sul collo.
Non mancano tuttavia gli stand evergreen di orecchini, piercing, braccialetti e luoghi comuni dell’alternativo vero. Interessanti però gli espositori:
Sono dentro da neanche venti minuti e già ho bisogno di una pausa: panino (crudo e formaggio)+ birra: 10 euro. Continuiamo alla grande…
“Posso?” “A chi? A tutti e due?” “Certo!”
Non so perché, ma mi ispiravano qualcosa.
Comincio il mio giro tra i tatuatori, non c’è che dire, la qualità è altissima, in questi incontri la crema del settore espone i propri migliori lavori e tenta di dare il massimo non solo per aggiudicarsi i vari premi tra cui l’ambito anello del “Best of MTC” ma anche perché, se sgarri qui, puoi buttare colori e attrezzatura e darti all’ippica perché la tua carriera è ufficialmente giocata.
La mano e i tratti con cui son fatti questi tatuaggi sono incomparabili
Le facce delle persone che se li sono fatti fare… un po’ meno
C’è chi si isola
Chi “Solo grandi formati”
Chi a metà si concede un break
Chi tatua se stesso
Chi è “leggermente” appassionato di Giappone
Chi più che sponsorizzare tatuaggi sponsorizza se stessa (ebbene sì, ero davanti a una delle più importanti fotomodelle tatuale del MONDO e non lo sapevo, dovevo immaginarlo dalla naturalezza dei suoi movimenti, comunque grazie al mio innato talento di prendere l’espressione sbagliata nel momento giusto sono riuscito lo stesso a farla sembrare un uomo)
Chi “Non è mai troppo tardi per il primo”
Chi predilige il metodo americano (quello più utilizzato al mondo, con macchinetta elettrica)
Chi il giapponese
Chi il thailandese (rispetto per l’Arbre Magique)
E chi invece improvvisa un proprio stile, utilizzando una mezza tibia di chissà quale animale come fosse una penna
E infine ci sono loro, i miei preferiti, quelli che solitamente non si fanno accompagnare da amici o parenti e che una volta che sono fuori a sfoggiare la loro nuova parte di pelle inchiostrata affermano “va là, una cazzata, non ho sentito niente”. I lamenti si sentivano ben distinti in mezzo a tutto il casino generale, ora capisco anche il secondo utilizzo delle cuffie per coloro che tatuano.
Ovviamente, come non potevano mancare gli ever green come stelle, fiori e dediche della banalità più assoluta e generalista
Girovagando da ormai due ore finisco in un corridoio con numerose stanze ai lati, improvvisate a sale mostra per le allegre e fantasiose opere che solo (e per fortuna) in una tattoo convention si possono trovare:
Pezzi di tavole da skate diventate pale macabre
Interessanti interpretazioni di alberi genealogici
Riproduzioni realistiche di feti animali
Ecco, questa invece un sorriso me l’ha strappato…
Decido di fare un ulteriore break, può sembrare strano ma il caldo asfissiante, l’aria di chiuso, il continuo ronzio degli aghi in movimento e una galleria d’arte che poteva avere benissimo il titolo di “morte e disperazione”, ti richiedono di fare numerose soste.
Un’altra birra, altre cinque pioppe che spariscono dal mio portafoglio.
“Prendi l’acqua” mi direte.
“Prendetela voi” Vi risponderei.
Vi piacciono i teschi? Questo è il posto che fa per voi, te li venderebbero veri se fosse legale.
Teschi dipinti
Teschi ad anello
Teschi Fermacarte
Teschi di ogni tipo e forma
A questo punto della giornata faccio una piccola riflessione: non è che sono annoiato, la convention è bella, interessante nella sua arte ma mi sembra ci sia qualcosa che manca, non per essere venale ma a questo punto della giornata ho speso 40 euro e a parte un panino e qualche birra non ho ancora acquistato NIENTE, non che volessi per forza farlo ma almeno da quei 20 euro d’entrata mi sarei aspettato qualcosa in più dello spettacolo di due bodybuilder che dopo due ore non hanno ancora finito di dipingersi da supereroi. E inoltre, non ho ancora trovato un personaggio degno di questo nome in mezzo a tutta questa carne mista a inchiostro! Non faccio in tempo a finire il pensiero che, girato dall’altra parte verso il palco, vado a sbattere contro una persona chinata in mezzo alla folla.
Eccolo qui, la presenza essenziale in questi tipi di incontri, il PERSONAGGGIONE, conosciuto anche con altri sinonimi come SAGOMA o CARTOLA o in altri modi a seconda delle provenienze geografiche.
Si chiama Mario e fa il banchiere e sì… non c’è bisogno che mi diciate che mi stesse prendendo per il culo…
Mi dice che avevo interrotto uno shooting fotografico di importanza estrema, in verità due sbarbe gli stavano facendo le foto con il cellulare alla tartaruga che aveva sul cranio. Mi aggiungo anch’io allo shooting.
Pochi minuti dopo, finalmente, lo spettacolo di bodypainting è terminato e questo è il risultato
E’ solo una mia impressione o le ragazze sembrano dipinte da dei bambini dell’asilo?
Decido di farmi un ultimo giro prima di partire.
Alla tattoo convention non c’è solo chi vuole o desidererebbe farsi un tatuaggio, ma c’è anche chi i tatuaggi vuole rimuoverli
Un banchetto ci mostra dal vivo la rimozione laser… come funziona? Avete presente il pollo nel forno? Ecco, solo che l’ustione è localizzata e il procedimento è mooooolto più lento, il rumore del laser che strina la pelle è agghiacciante… dopo questo, penso di essere soddisfatto della giornata.
Il mio rullino si chiude con quest’ultimo scatto, solamente riguardando le immagini sul computer ho notato che il volto di donna è sformato, l’occhio destro è più grande e sproporzionato rispetto al resto. Questi sono i tipici errori che possono giocarti la carriera. Il mestiere del tatuatore alla fine è molto romantico in un certo senso. Ha quasi quel sapore di frase banale sulla vita non credete anche voi?
Una volta che fai… non puoi più tornare indietro… e i segni dei tuoi errori rimarranno sempre incisi sulla strada della vita che hai percorso… segni che ti aiuteranno a capire come migliorarti nel futuro…
Bla, bla, bla… Stronzate… dov’è il tipo che frigge la pelle con il laser???