Rappresentare il tempo che scorre: un attimo, un anno.
Foto: Harold “Doc” Edgerton, Stopping Time, 1987
Disegno: Prospetto, muri verdi che cambiano con la fioritura delle piante
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Foto: Harold “Doc” Edgerton, Stopping Time, 1987
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Ernst Haas, Ragazzi Egiziani, 1954
Viene spontaneo chiedersi “Dove stanno dormendo questi ragazzi?”. L’unico indizio che abbiamo sono i tagli di luce sui loro corpi.
“Aprila allora. Non è chiusa a chiave. Tu sai che non è chiusa a chiave. Si drizzò invece con uno sforzo sgraziato e camminando dalla parte della terraferma passò dall'altra parte della porta. Non c'era l'altra parte. Solo la spiaggia color grigio scuro che si allungava senza fine. Solo le onde, le conchiglie, la linea dell'alta marea, le orme della sua camminata, le impronte degli stivali e i buchi che aveva lasciato con i gomiti. Guardò di nuovo e gli si sgranarono leggermente gli occhi. La porta non c'era ma ne vedeva l'ombra.”
S.KING, La chiamata dei tre
Una porta che non è una porta, ma ha una soglia che conduce in altri mondi. E anche se non la vedi sai che c’è perchĂ© vedi la sua ombra.Â
Una soglia che parla di continuitĂ Â
Eduardo Souto de Moura, Sensing Spaces, Royal Academy, Londra, 2014
Luigi Ghirri, Bologna, 1987
“Vedere un paesaggio come se fosse la prima e ultima volta, determina un senso di appartenenza ad ogni paesaggio del mondo; un sentimento che ritrovo guardando i paesaggi di Bruegel o di Hopper, le fotografie di Evans, o ascoltando la meravigliosa semplicità delle canzoni di Dylan, un sentimento che mi ricorda il gesto naturale di stare al mondo”.

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Oggi, questa è l’isola della convivenza con noi stessi.Â
Prospettive sulla Garonne
“La Chapelle”, Toulouse