Via Omero
âIn English, for example, a dog says bow wow or maybe woof woof, but in Hindi it says bho bho. Greek dogs say gav and Korean dogs say mung mung. People perceive these sounds through the arbitrary âsound filtersâ of their respective languages, so even something as seemingly objective as a dogâs bark is in fact represented arbitrary in language.â (An Introduction to Language and Linguistics, Cambrige University Press, 2006)
Spesso amici e parenti mi chiedono: âMagnus, perchĂ© studi lâitaliano?â. Per molti anni non ho saputo come rispondere a questa domanda in modo convincente. Rispondevo con esitazione e sorprendente varietĂ , a seconda di chi me la poneva. âPenso che i miei studi dâitaliano siano un passatempo, un divertimento intellettuale.â Oppure: âNon Ăš un granchĂ©. Studio lâitaliano perchĂ© Ăš pratico poterlo parlare quando viaggio in Italia.â Ad alcuni ho spiegato invece che continuo a studiare lâitaliano per gli stessi motivi per cui altri pendolari nella metropolitana di Stoccolma si dedicano con passione ai cruciverba o ai giochi di Sudoku. A volte penso ai miei studi dâitaliano come il vezzo di grattare una ferita che il medico ti ha detto di non toccare: un gesto inutile, doloroso e solleticante allo stesso tempo. Completare esercizi di grammatica italiana o leggere romanzi in italiano Ăš un modo concreto per esercitare il cervello e non invecchiare troppo presto. Spero. Ă un metodo per restare sani; o almeno un modo per passare il tempo avendo, alla fine, realizzato qualcosa di cui si puĂČ sentirsi orgogliosi nel futuro. Ho iniziato qualcosa una volta a Firenze di cui non so come andrĂ a finire, nĂ© se esiste uno stato in cui mi sento completo. Allo stesso modo, interessarsi al significato delle parole italiane Ăš un gioco in sĂ© che dĂ soddisfazione immediata, come se le sillabe fossero cifre in un Sudoku. Anche se mi trasferisco in una nuova cittĂ , le parole italiane mi perseguitano.Studiare lingue, in fondo, dĂ la sensazione di vivere non solo nel presente, ma anche nel passato e perfino nel futuro. Credo che questa capacitĂ Ăš essenziale e renda gli esseri umani diversi dagli animali: noi studenti di lingue viviamo in piĂč dimensioni temporali contemporaneamente, attraverso il linguaggio. Se si padroneggiano piĂč lingue, si puĂČ vivere in epoche e luoghi diversi, anche restando fisicamente, ad esempio, come me ad Ă re in Svezia. Mi Ăš capitato di pensare per un'intera settimana solo alla battaglia di Caporetto.Ho voluto ricordare al lettore che il linguaggio Ăš qualcosa astratto e arbitrario, utilizzando la citazione riportata allâinizio. Il linguaggio Ăš, in effetti, un sistema fondamentalmente arbitrario inventato dagli esseri umani. PoichĂ©, in passato, i popoli non potevano comunicare nĂ© conoscere lâesistenza gli uni degli altri, le lingue nacquero in luoghi diversi, indipendentemente, e divennero quindi inevitabilmente arbitrarie. Persino il modo in cui gli animali emettono suoni Ăš interpretato in modo arbitrario da ogni lingua, come mostra chiaramente la citazione introduttiva.La lingua ha il valore dâoro, man non si puĂČ comprarla, la lingua non ha peso. Non si puĂČ comprare un chilo di Finlandese. Se mettessimo il linguaggio in una camera di fumo, a differenza degli elettroni, non apparirebbe sotto forma di fumo. Il mio primo corso di italiano lo frequentai nel 1990 a Firenze. Stranamente, oggi non parlo alcun dialetto quando provo a esprimermi piĂč o meno fluentemente in italiano. Negli ultimi anni, le mie visite in Italia sono state quasi tutte a Roma. I miei genitori e i miei nonni parlavano il dialetto JĂ€mtska a casa, e lo capisco perfettamente, il JĂ€mtska ricorda unâ po il norvegese. Tuttavia, non ho mai avuto una forte consapevolezza dei dialetti, come invece racconta Maddalena nel volume Sociolinguistica dellâitaliano contemporaneo di Mari DâAgostino (Seconda edizione, 2012). Ultimamente, perĂČ, ho cercato di sembrare romano quando parlo, seguendo sui social lâinsegnante Lucrezia Oddone, di Roma, che seguo principalmente su YouTube. https://www.youtube.com/@lucreziaoddoneUn metodo che ho inventato per ricordare le parole, sostantivi, aggettivi e verbi, Ăš quello di creare associazioni mentali. A volte sono logiche, ma piĂč spesso illogiche. Talvolta associo una parola al luogo o alla persona da cui lâho imparata. Ă il caso della parola âsaracinescaâ, che in svedese non ha una corrispondenza diretta (forse âjĂ€rnjalusiâ): per ricordarla penso a una mia ex collega di nome Sara. Non câĂš un nesso logico, ma la radice âsaraâ mi aiuta a fissarla nella memoria. Un altro modo efficace Ăš concentrarsi su temi legati alla propria esperienza: per questo conosco il lessico tecnico dello sci alpino, dellâarrampicata e del tennis. Gioco a tennis dâestate, spesso a Roma. Da giovane ho scalato il Monte Rosa, il Monte Bianco e il Gran Paradiso (4061 m s.l.m.), la ultima Ăš la vetta piĂč alta situata interamente in territorio italiano. Nel tennis, ad esempio, per âstoppbollâ si dice la smorzata; nellâalpinismo, âen klĂ€tterseleâ Ăš lâimbragatura. Il paradosso dellâapprendimento linguistico Ăš che si impara una lingua in questo modo attraverso il sistema âparoleâ, ma non si puĂČ parlare una lingua solo attraverso soloâparoleâ. Attraversoâ paroleâ si accede poi al sistema linguistico di âlanguageâ, e quindi si diventa veramente bilingui. âParoleâ e concreto, âlanguageâ Ăš astratto.Nel corso che frequento a Lund abbiamo affrontato il concetto di Interlanguaging. Edith Cognigni, nel volume Il plurilinguismo come risorsa (2020), spiega come lâinsegnamento linguistico sia cambiato radicalmente: non si parte oramai piĂč da una lingua comune. Gli apprendenti vengono dal tutto il mondo, almeno in un contesto europeo, siccome lâEuropa ha accolto immigrati dallâIndia, dallâAsia, dal Medio Oriente e, non da ultimo, dallâAfrica. Le lezioni di lingua non sono piĂč quelle degli anni Ottanta e i metodi di insegnamento, per essere efficaci, devono basarsi sullâinterlinguismo/interlanguaging come metodo, ovvero sfruttare la diversitĂ linguistica della classe ed evidenziare i problemi grammaticali in base al modo in cui vengono trattati nel sistema di molte lingue diverse. Le lezioni devono quindi valorizzare la diversitĂ linguistica, sfruttando lâinterlinguismo/interlanguaging come approccio per mettere in relazione le strutture delle varie lingue. Un fenomeno che ho sperimentato personalmente: quando ho iniziato a studiare italiano al livello universitario, mi sono accorto che anche il mio inglese migliorava, soprattutto nel vocabolario, grazie al legame piĂč diretto con il latino. Ă diventato un continuum per me: anche il mio svedese si Ăš arricchito. Come scrive Cognigni (cap. 6): âIl translanguaging mira infatti a scardinare lâideologia monoglossica sottostante a molte pratiche di insegnamento linguistico (...). I parlanti plurilingui percepiscono le lingue come un continuum, non come sistemi separati.âUn libro che ha avuto grande importanza nella mia formazione Ăš AllmĂ€n grammatik (Magnus Ljung, 1992), usato nei corsi di lingua e letteratura inglese allâUniversitĂ di Stoccolma nei primi anni Novanta. Mi ha aiutato a comprendere la grammatica contrastiva tra francese, inglese, tedesco e svedese.Dopo anni di riflessione sulla domanda âPerchĂ© studi lâitaliano?â, ho capito che la vera risposta potrebbero essere una sola: dopo sei mesi a Firenze, una parte di me Ăš rimasta âitalianizzataâ per sempre. La mia relazione con il cibo e il vino Ăš cambiata; ho cominciato ad apprezzare la qualitĂ delle cose semplici e la storia dietro ogni sapore. Anche il mio rapporto con la storia Ăš mutato, soprattutto con quella dellâarte e della letteratura. Ho capito che comprendere il passato Ăš essenziale per sentirsi liberi dalle forze oscure del mondo. In questo senso, la lingua Ăš diventata per me una guida culturale: attraverso lâitaliano ho imparato a conoscere meglio gli italiani e la loro storia. Sono dâaccordo con Franco Fabbro, che scrive: âPoichĂ© quello che Ăš accaduto ha una certa probabilitĂ di ripetersi, il ricordo permette agli animali con cervelli molto complessi di costruire delle ipotesi su ciĂČ che potrebbe verificarsi in futuro. Le situazioni contingenti selezionano poi le ipotesi piĂč adeguate. Per questo motivo Ingvar ha introdotto il concetto di âmemoria del futuroâ.â (Franco Fabbro, Memoria e apprendimento delle lingue, Indire, 2005).Per noi svedesi, le due guerre mondiali appaiono come un film in bianco e nero o un racconto distante. Per gli italiani, invece, sono ancora un dolore vivo. LâItalia Ăš piena di monumenti e cimiteri militari: la memoria storica Ăš ovunque. Studiare una lingua significa anche comprendere la cultura e la storia in cui Ăš radicata: molte parole resterebbero vuote senza questo fondo di realtĂ . Come hanno mostrato linguisti come Roman Jakobson, Guy Deutscher e Benjamin Lee Whorf, la lingua materna modella il modo di pensare e percepire il mondo. Il linguaggio Ăš una forza rivoluzionaria. Fino al 1991, ad esempio, in Turchia si rischiava il carcere per aver cantato in curdo. Durante il fascismo, Mussolini impose regole linguistiche: invece di Lei incoraggiava lâuso di Voi; invece di Tennis Club, Consociazione della pallacorda; invece di sandwich, tramezzino.Dopo la Seconda guerra mondiale, lâItalia divenne famosa per la sensibilitĂ estetica e lâeccellenza: biciclette, automobili, moda, scarpe, sci, vino, musica, design, pizza e pasta â le cose belle della vita moderna. Questa Ăš lâItalia che mi ha ispirato. Dopo tanti anni di studio, una notte qualsiasi, il cervello comincia a sognare in italiano. E al risveglio si capisce che qualcosa di speciale Ăš accaduto: non câĂš rimedio. Nel mio sogno, in Italia solo i bassotti sapevano abbaiare in svedese. Tutte le altre razze di cani da guardia dicevano: bau bau.Â
Fonti An Introduction to Language and Linguistics, Cambridge University Press, 2006.Mari DâAgostino, Sociolinguistica dellâitaliano contemporaneo, Seconda edizione, 2012.Edith Cognigni, Il plurilinguismo come risorsa. Prospettive teoriche, politiche educative e pratiche didattiche, 2020.G Bernini, Acquisizione dellâitaliano come L2, Treccani, Enciclopedia dellâitaliano. https://www.treccani.it/enciclopedia/acquisizione-dell-italiano-come l2_%28Enciclopediadell%27Italiano%29/ Franco Fabbro, Memoria e apprendimento delle lingue, Indire, 2005. https://www.chersi.it/listing/neoassunti2008/6lingua_straniera/1790.pdfGuy Deutscher, Through the language glass, 2011.










