stessa notte troppe volte, stesse abitudini che tornano senza che me ne rendo conto (o forse voglio solo fare finta di non sapere) e mentre si fa più forte il cantare delle cicale mi ritrovo a ricordare il codice che aveva chiuso questo capitolo della mia esistenza. che a volte mi faceva sentire come se stessi chiedendo la carità a persone di cui non conoscevo nemmeno il viso ma alle quali lasciavo leggere i momenti più intimi del mio malessere...
penso alle persone che ho provato a trattenere con me quel secondo in più nella speranza che sarebbe migliorato tutto, che i miei umori si sarebbero placati, che la mia rabbia sarebbe sparita, il mio dolore finalmente quieto si sarebbe lasciato cullare dalle carezze di un altro essere umano; la verità è che io non so accettare attenzioni dirette, costanti, sicure, non so come chiedere aiuto, come sfogarmi senza creare un tremendo caos intorno a me. lascio la presa, eventualmente. e nessuno sembra obbiettare.
bugia, qualche pazzo, a volte, non si lascia allontanare. anzi, scopre che ricevere le mie attenzioni (per quanto malate) è interessante. perché quando non sto male (non ammetto di star male) sto benissimo! (cinque secondi al caos totale) ma quelli sono i peggiori casi e da qualche tempo cerco di evitarli il più possibile.
questo non significa che io abbia imparato a riconoscerli subito, tanto meno significa che non mi ritrovi a notte fonda a pensare, idealizzare, immaginare: se fossi ancora qui? se tornassimo? se quella canzone che sta ascoltando ora su spotify la stesse associando a me, a noi, a quella notte in cui abbiamo ballato prima abbracciati alle bottiglie di birra e poi stringendoci a vicenda, fingendo non accorgerci delle gocce di pioggia che lentamente rendevano i nostri visi bagnati? è straziante realizzare che è stato come vivere finalmente un amore adolescenziale: studiare insieme, avvicinarsi timidamente, fare tutto con calma ma poi perdersi nel desiderio carnale, imparando adagio l'uno dall'altra. scambiare lettere... che non ho voluto conservare dopo la sera. la sera, quella sera. il motivo per cui non cedo, non torno, non ti chiedo di tornare.
in alcuni momenti neanche ci penso, poi arrivano brutte notizie e purtroppo sembrano arrivare sempre a gruppi di tre. le ultime tre settimane sono state pessime infatti e così ho perso il buon umore, ho perso il sorriso, non ho voglia di vestirmi bene, non mi va di guardarmi allo specchio e non riesco a dare un senso alla mia esistenza. non faccio che piangere nel momenti meno opportuni, ma sempre di nascosto.
una parte di me vorrebbe che la chiamassi per studiare insieme perché ho anche smesso di studiare (sono così vicina a un esame) oppure potremmo sparire nella casa in montagna(finalmente).
una parte di me vorrebbe stare in silenzio, leggere il mio libro mentre tu fai altro; apprezzo la solitudine ma una parte di me vorrebbe stare da sola insieme a qualcuno. e il malessere che mi attanaglia da anni urla che quel qualcuno sei tu














