Internet relationships: pregi e difetti
Guardando il nuovo film di Spike Jonze, Lei, mi è venuta l'ispirazione per poter scrivere qualche considerazioni riguardo le relazioni sentimentali nate e alimentate grazie al web.
Fonte: http://cinema-tv.guidone.it/2014/03/12/lei-le-interviste-ai-protagonisti-del-film-premio-oscar-di-spike-jonze/?refresh_ce
Il film racconta la storia di Theodore, la quale nasconde una profonda riflessione del regista riguardo il tema dell’amore. Jonze riesce nel faticoso compito di essere originale utilizzando l’alienazione tecnologica come strumento per poter esprimere in maniera chiara e semplice le proprie considerazioni riguardo tale tema.
Mi ha particolarmente colpito la scena genesi del film: l’installazione di “OS1”, un’intelligenza artificiale, “un’entità intima che ti ascolta, ti capisce e ti conosce”, praticamente “una coscienza”. All’inizio della scena il software pone alcune domande al protagonista per poter creare un OS che soddisfi al meglio le sue esigenze. Nel rispondere Theodore sembra dimenticare l’entità del suo interlocutore, il quale gli fa notare immediatamente (questo è il fascino e lo squallore del computer), quanto le sue risposte siano prolisse.
Primo spunto di riflessione: sempre più individui hanno difficoltà nel trovare un compagno di vita con cui confidarsi, sfogarsi, chiedere consiglio e quant’altro.
Sempre più sono le persone che hanno tanto da dire ma nessuno che le ascolti. Questa è la situazione anche di Theodore che tenta, senza successo, di raccontare ad un insieme di pixel un po di se’.
La vicenda si evolverà fino al punto in cui lui, uomo, e lei, macchina, s’innamorano l’uno dell’altro.
Situazione assurda? Se tralasciamo il dettaglio che la donna è un software, il loro amore, che non prevede alcun contatto fisico e che si alimenta emotivamente con la comunicazione elettronica, non è affatto futuristico. Migliaia di persone, oggi, hanno relazioni di questo tipo. Parlo di quelle storie in cui i diretti interessati si incontrano raramente, se non mai, o perfino evitano la comunicazione verbale, ma ciò nonostante si sentono in intimità l’uno con l’altro.
Dunque, tali relazioni potranno mai sostituire quelle "classiche"?
A mio avviso, sul web una relazione effettiva non può sussistere. Ciò non esclude il fatto che le chat rendano più facile esporre sé stessi. La rete offre la possibilità di non presentarsi direttamente, enfatizzando aspetti di sé parziali nascondendone altri, in una sorta di nuova identità idealizzata. Ciò pare renda più semplice l'esprimere le proprie emozioni, e ne deriva che spesso si accede a un livello di intimità (più o meno apparente) in un tempo ridotto rispetto alle modalità classiche di relazionarsi.
L’uso degli strumenti informatici per finalità relazionali può essere allora un ottimo aiuto per mantenere un "equilibrio" psicologico nella nostra vita reale (sottolineo reale). Attenzione però a non abusarne. Molti sono gli utenti che non riescono a ridurre l'utilizzo della rete. Molti altri avvertono un senso di agitazione o inquietudine quando si è “scollegati” da internet. È inevitabile, che tale condizione abbia importanti effetti sulla vita quotidiana.
"Ok, stai pur qui e controlla i tuoi messaggi. Magari potrai avere qualche argomento per contribuire alla conversazione."
Fonte: http://www.lundici.it/2013/02/la-vita-e-altrove/
Il rischio è che venga ricercato il contatto relazionale con gli altri preferendo la rete, piuttosto che il contatto "face to face". In questa circostanza l’utilizzo del web non è una risorsa utile al contatto sociale, anzi maschera o perfino amplifica difficoltà nelle relazioni sociali.
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