Per me un “bravo” o un “ottimo” non valgono la metà di un “bella idea!”.
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Per me un “bravo” o un “ottimo” non valgono la metà di un “bella idea!”.

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Ricevo un documento da una nota agenzia creativa di Milano. Una “blind idea”, credo l’abbiano chiamata così, cioè il frutto di uno dei loro famigerati “brain storming” senza marchio. Siamo tra i pochi brand fortunati a cui l’hanno proposta. L’idea è per la festa della donna, trama: una lavoratrice, triste e mesta, impacchetta la sua roba in uno scatolone. Sembra che sia stata licenziata, tutti hanno il magone, lei compresa. Esce dalla stanza con in braccio tutta la sua roba e... ed entra in un’altra stanza, più grossa, più luminosa, più bella. Non era stata licenziata, era stata promossa. La tristezza di tutti era dovuta al fatto che avrebbe abbandonato i colleghi in favore di una posizione lavorativa più importante. Chiusa su un cartello che cita una frase tipo “Dedicato a tutte le donne che credono in loro stesse, da i brand che non hanno smesso di credere in loro”. Cioè per capire: le donne hanno bisogno dei brand per credere in loro stesse? Oppure volete comunicare che una donna deve fare per forza carriera altrimenti non crede in se stessa? Mio Dio che tristezza, dopo diverse ore sto ancora contando su quanti piani una comunicazione di questo genere sia sbagliata.
Fedez si pente e dichiara pubblicamente di aver usato parole omofobiche in passato perché “era ignorante”. Se diventa un trend voglio vedere cosa dice Fabri Fibra.
“Caso Burgez”: ho visto tutto e letto tutto (libri del founder compresi). Non mi sembra nulla di così interessante a livello di comunicazione. Burgez è un ottimo prodotto che, per sapore, vince sulla concorrenza. Cioè è semplicemente un prodotto che fidelizza il cliente perché è buono. Più buono degli altri, che sprecano risorse nel voler sembrare interessanti. Le varie teorie del founder relative al marketing o alla comunicazione non sono niente che un qualsiasi stagista non sappia già (“Italia brutta e cattiva”, “i brand sono tutti omologati”, ecc). Quindi basta cercare di scrivere chissà cosa su ‘sti cazzo di blog, torniamo tutti “in cucina” e impariamo come fare un prodotto più buono.