The struggle itself toward the heights is enough to fill a man's heart. One must imagine Sisyphus happy.
Albert Camus
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The struggle itself toward the heights is enough to fill a man's heart. One must imagine Sisyphus happy.
Albert Camus

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Give us grace to accept with serenity the things that cannot be changed, Courage to change the things which should be changed, and the Wisdom to distinguish the one from the other.
Reinhold Niebuhr, Serenity Prayer
Anyone whose goal is 'something higher' must expect someday to suffer vertigo. What is vertigo? Fear of falling? No, Vertigo is something other than fear of falling. It is the voice of the emptiness below us which tempts and lures us, it is the desire to fall, against which, terrified, we defend ourselves.
Milan Kundera
What's the secret? How can I boil down things I do into pithy sentences that make myself sound as good as possible? Here goes: 1. Be curious. Read widely. Try new things. I think a lot of what people call intelligence just boils down to curiosity. 2. Say yes to everything. I have a lot of trouble saying no, to an pathological degree — whether to projects or to interviews or to friends. As a result, I attempt a lot and even if most of it fails, I've still done something. 3. Assume nobody else has any idea what they're doing either. A lot of people refuse to try something because they feel they don't know enough about it or they assume other people must have already tried everything they could have thought of. Well, few people really have any idea how to do things right and even fewer are to try new things, so usually if you give your best shot at something you'll do pretty well. I followed these rules. And here I am today, with a dozen projects on my plate and my stress level through the roof once again. Every morning I wake up and check my email to see which one of my projects has imploded today, which deadlines I'm behind on, which talks I need to write, and which articles I need to edit. Maybe, one day, you too can be in the same position. If so, I hope I've done something to help.
Aaron Swartz, Reddit founder, RSS 1.0 co-creator. Died suicide on Jan 16, 2013 – at the age of 26

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Two roads diverged in a wood, and I — I took the one less traveled by, And that has made all the difference
Robert Frost
Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi: un pozzo che fissa il cielo.
Fernando Pessoa
Quando nacque il mio Dolore lo circondai di cure, e lo vegliai con amorosa tenerezza. E il mio Dolore crebbe come tutte le cose viventi, forte e bello e incantevole. E ci amavamo l'un l'altro, il mio Dolore ed io, e amavamo il mondo intorno a noi; perché il Dolore aveva un cuore colmo di benevolenza, e il mio cuore era colmo di benevolenza verso il Dolore. E quando parlavamo, il mio Dolore ed io, i nostri giorni erano alati e le nostre notti avvolte nei sogni, perché il Dolore aveva una lingua eloquente, e la mia lingua era eloquente verso il Dolore. E quando cantavamo insieme, il mio Dolore ed io, i nostri vicini sedevano presso la finestra ad ascoltare, perché i nostri canti erano profondi come il mare e le nostre melodie piene di strane memorie. E quando passeggiavamo insieme, il mio Dolore ed io, gli altri ci rivolgevano sguardi benevoli e mormoravano parole di straordinaria dolcezza. E c'erano quelli che ci lanciavano occhiate invidiose, perché il Dolore era nobile, e io andavo fiero del Dolore. Ma il mio Dolore morì, come tutte le cose viventi, e io sono rimasto solo, a riflettere e meditare. E quando parlo le mie parole cadono pesanti nel mio orecchi. E quando canto le mie canzoni i vicini on vengono ad ascoltare. E quando cammino per la strada nessuno mi guarda. Solo nel sonno odo voci che compassionevoli dicono: "Guarda, qui giace l'uomo il cui Dolore è morto". E quando nacque la mia Gioia, la presi tra le braccia e salendo sul tetto di casa presi a gridare: "Venite, miei vicini, venite a vedere, perché in questo giorno mi è nata la Gioia. Venite a vederla, come ride felice nel sole". Ma nessuno dei vicini venne a vedere la mia Gioia, e grande fu il mio stupore. E ogni giorno per sette lune proclamai la mia gioia dal sommo della casa -- e tuttavia nessuno mi diede ascolto. E la mia Gioia ed io eravamo soli e nessuno veniva a farci visita o cercava la nostra compagnia. Allora la mia Gioia divenne pallida e debole perché nessun cuore all'infuori del mio possedeva la sua grazia amorosa e nessun'altra bocca baciava le sue labbra. E la mia Gioia morì di solitudine. E ora ricordo la mia defunta Gioia solo ricordando il mio defunto Dolore. Ma il ricordo è una foglia d'autunno che mormora un istante nel vento e poi non si ode più.
Il folle, Kahlil Gibran
Dio delle anime perdute, tu che sei perduto tra gli dèi, ascoltami: Gentile Destino che vegli su di noi, folli spiriti erranti, ascoltami: Io abito in mezzo a una razza perfetta, io, il più imperfetto. Io, caos umano, nebulosa di confusi elementi, mi muovo tra mondi finiti -- popoli dalle leggi complete e dall'ordine puro, i cui pensieri sono classificati, i sogni organizzati, le visioni elencate nei registri. Le loro virtù, o Dio, sono misurate, le loro colpe pesate, e perfino le cose innumerevoli che attraversano il vago crepuscolo tra colpa e virtù sono registrate e catalogate. Qui giorni e notti sono suddivisi in cicli di norme di condotta e governati da regole di irreprensibile precisione. Mangiare, bere, dormire, coprire le proprie nudità, ed essere stanchi nel tempo dovuto. Lavorare, giocare, cantare, danzare, e poi giacere immobili quando l'orologio batte l'ora. Pensare questo, credere quello, e poi cessare di pensare e credere quando una certa stella sorge all'orizzonte. Derubare il prossimo con un sorriso, offrire doni con un affabile cenno della mano, elogiare con prudenza, biasimare con cautela, distruggere un'anima con una parola, bruciare un corpo con un respiro, poi lavarsi le mani quando il lavoro del giorno è compiuto. Amare secondo un ordine stabilito, divertire il nostro io migliore secondo programmi, adorare gli dèi convenientemente, gabbare i diavoli astutamente -- poi dimenticare tutto, come se la memoria fosse morta. Fantasticare con un motivo, contemplare con considerazione, gioire dolcemente, soffrire nobilmente -- poi vuotare la coppa perché il domani di nuovo la colmi. Tutto questo, Dio, è concepito con previdenza, generato con determinazione, allevato con esattezza, governato da regole, diretto dalla ragione, e infine ucciso e sepolto secondo un metodo prescritto. E perfino i sepolcri silenziosi che giacciono dentro l'anima umana sono contrassegnati e numerati. E' un mondo perfetto, un mondo di consumata eccellenza, un mondo di supreme meraviglie, il frutto più maturo del giardino di Dio, il capolavoro dell'universo. Ma perché, Dio, io mi trovo qui: io, verde seme di passione inesausta, tempesta folle che non vola né a oriente né a occidente, frammento sconvolto di un pianeta arso? Perché sono qui, o Dio delle anime perdute, tu che sei perduto tra gli dèi?
Il folle, Kahlil Gibran

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Amico mio, io non sono ciò che sembro. L'apparenza è solamente un abito che indosso -- un abito intessuto di sollecitudine che protegge me dal tuo interrogare e ripara te dalla mia noncuranza. L' "io" che è in me, amico, abita nella casa del silenzio, e là rimarrà sempre, inavvertito, inaccessibile. Non voglio tu creda a ciò che dico o presti fede a ciò che faccio -- poiché le mie parole altro non sono che i tuoi stessi pensieri in suono, e le mie azioni le tue speranze in atto. Quando tu dici: "Il vento soffia verso oriente", io dico: "Sì, soffia verso oriente"; perché non voglio tu sappia che il mio spirito non indugia sul vento ma sul mare. Non puoi comprendere i miei pensieri che veleggiano sul mare, né voglio che tu comprenda. Da solo intendo rimanere in mare. Quando da te è giorno, amico mio, da me è notte; ma anche allora io parlo del mezzogiorno che danza sulle alture e dell'ombra di viola che s'insinua lungo la valle; poiché tu non puoi udire i canti della mia oscurità né veder battere le mie ali contro le stelle -- e io sono lieto che tu non veda e non oda. Da solo intendo rimanere nella notte. Quando tu ascendi al tuo Paradiso io discendo nel mio Inferno -- anche allora tu mi chiami attraverso l'abisso invalicabile: "Compagno mio! Compagno!", e io di rimando ti chiamo: "Compagno! Compagno mio!" -- poiché non voglio che tu veda il mio Inferno. La fiamma brucerebbe la tua vista e il fumo riempirebbe le tue narici. E io amo troppo il mio Inferno per fartelo visitare. Da solo intendo rimanere nell'Inferno. Tu ami Verità e Bellezza e Rettitudine; e io per amor tuo dico che è giusto e decoroso amare queste cose. Ma tra me rido del tuo amore. E tuttavia non voglio che tu veda il mio sorriso. Da solo intendo ridere. Amico mio, tu sei buono e prudente e saggio; anzi, sei perfetto -- e io, io pure parlo con te da uomo prudente e saggio. Eppure sono pazzo. Ma maschero la mia follia. Da solo intendo essere folle. Amico mio, tu non sei mio amico, ma come farti comprendere? La mia strada non è la tua strada, eppure camminiamo insieme, mano nella mano.
Il folle, Kahlil Gibran
Mi chiedi in quale modo io sia divenuto folle. Accadde così: un giorno, assai prima che molti dèi fossero generati, mi svegliai da un sonno profondo e mi accorsi che erano state rubate tutte le mie maschere -- le sette maschere che in sette vite avevo forgiato e indossato --, e senza maschera corsi per le vie affollate gridando: «Ladri, ladri, maledetti ladri!». Ridevano di me uomini e donne, e alcuni si precipitarono alle loro case, per paura di me. E quando giunsi nella piazza del mercato, un giovane dal tetto di una casa gridò: «È un folle». Volsi gli occhi in alto per guardarlo; per la prima volta il sole mi baciò il volto, il mio volto nudo. Il sole baciava per la prima volta il mio viso scoperto e la mia anima avvampava d'amore per il sole, e non rimpiangevo più le mie maschere. E come in trance gridai: «Benedetti, benedetti i ladri che hanno rubato le maschere». E fu così che divenni folle. E ho trovato nella follia la libertà e la salvezza: libertà dalla solitudine e salvezza dalla comprensione, perché quelli che ci comprendono asserviscono qualcosa in noi. Ma che non mi vanti troppo di essere salvo. Anche un Ladro in un carcere è salvo da un altro ladro.
Il folle, Kahlil Gibran
Fino a che uno non si compromette c’è esitazione, possibilità di tornare indietro, e sempre inefficacia. Rispetto ad ogni atto di iniziativa c’è solo una verità elementare, l’ignorarla uccide innumerevoli idee e splendidi piani. Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo. Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso.
Johann Wolfgang von Goethe — via Alina
Genius is...
The Uses of Sorrow
Someone I loved once gave me a box full of darkness.
It took me years to understand that this, too, was a gift.
-- Mary Oliver

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Neale Donald Walsch (via Alina)
Be so good they can’t ignore you.
Steve Martin