Nella mia natura stava in agguato, sempre, una forza che mi soffocava, stavano degli smarrimenti, delle assenze, sorgevano degli ottundimenti che mi annullavano. Da un momento all'altro ero la miseria e l'idiozia medesima. E poi altre miserie, come luci negli occhi, mali di capo. Aggiungi una mutevolezza eterna. Io, insomma, ero a tanti strati, ora ragazzo serio e attivo, ora fanciullina piangente, ora animale strambo, ora adulto freddo ed esperto; e ora di questi strati prevaleva l'uno, ora l'altro. E poiché tutto ciò risvegliava echi infiniti (e uno spavento quasi perenne), non avevo mai pace. Allora per salvarmi, non vi era nulla, salvo guardare gli altri, la pietà degli altri
Anna Maria OrteseĀ āIl porto di Toledoā (1975)













