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ciao sono una persona con poca autostima semplice: ora ho una foto decente e la metto ovunque lasciandola per i prossimi 20 anni
pensavo a quanto sia triste vivere in quest'epoca. non ci stupiamo di nulla e siamo sempre più stupidi. e non si tratta solo del fatto che è più semplice prendere in giro la gente, è che proprio siamo diventati stupidi. anche io lo sono scrivendo questo testo inutile qui, su un social inutile che uso per sfogo (inutile). non c'è più del genio, non c'è più voglia, nessuno stimolo. vedo solo rassegnazione e ricerca di cinismi inesistenti creati perché mostrare le emozioni non è più di moda. il trend è essere senza speranze e ironicamente tragici. aggiungerei anche la "filosofia del poi" e del "non rischianesimo": se si aspetta sempre un po' di più sicuramente si avrà il meglio di ciò che si avrebbe ottenuto se si avesse agito al momento dell'idea (o, per lo meno, la cosa più sicura).
per non parlare poi della cultura e del minimalismo sinonimo di eleganza.
non ha senso se dietro al minimal ci sono mega guadagni e dietro la cultura c'è l'apprezzamento dei social. e lo dico perché più gente conosco, più ci parlo, più vedo il trionfo dell'io e sento gli stessi discorsi che le mie compagnucce delle elementari tendevano a fare.
però, vabbe, la nostra è tutta una vita a marchio di "vita di merda", commercializzata e apprezzata e soprattutto diffusa. ma se dobbiamo dire la nostra sulle elezioni o sui fatti di cronaca tiriamo fuori paroloni, ismi, articoli, pezzi di frasi imparati a memoria e daremmo la vita pur di aver ragione.
eppure ci compativamo così tanto quando sul divano, il sabato sera, piangevamo di fronte a c'è posta per te.
sono secoli che non scrivo più. non solo su questo blog ma in generale. questo non vuol dire che io abbia trovato una mia stabilità . perché, parliamoci chiaro, chi vorrebbe essere stabile a vent'anni? lasciando da parte la mia natura materialmente non clinicamente bipolare. comunque sia devo capire cosa voglio da me stessa. a volte sono soddisfatta del mio sarcasmo/antipatia ma spesso non sono in grado di controllarlo e lascio che invada i miei rapporti con la gente (con il risultato che non mi si incula più nessuno); accentuo il mio cinismo e lodo la solitudine anche se a volte mi viene una strana malinconia romantica; sogno di far soldi e allo stesso tempo rincorro la passione del giornalismo che, con il denaro, ci fa a pugni; oscillo tra gli slanci vitali e l'abbandono che consuma le giornate. è un periodo in cui so di voler fare tantissime cose e di poterle fare ma la paura di me stessa di fronte al giudizio altrui mi impedisce di muovermi. voglio rendere soddisfatti di me tutti gli altri ma io, orgogliosa di me stessa, non lo sono stata mai.
ao, i vicini che scopano tutte le sere senza un minimo di contegno mi fanno sentire vecchia
ma proprio tutte le sere eh

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i'm trying to write in english because it has been such a long time since i wrote my last piece of thoughts. to be honest i've never written anything in any language here. probably the reason was that i felt too unsecure for showing off my linguist skills (that don't exist anymore i suppose). however a sort of nostalgia is keeping me awake: i miss those times when speaking and writing was such a pleasant activity just because i felt free to be wrong. mistakes were an acceptable condition as an italin mothertongue. i was always learning new expressions, i had always the possibility to go abroad and spread my mind and read terrific books. now i'm just learning by heart tons of codes and laws and dull stuff that's making me wonder why i decided to leave that perfect world of languages. i wanted to know how the world works, how those powerful men make their decisions, how politics can chage our lives. but i wished i would have never done that: everything is so clear now and nevertheless so dark. law is a concept, actions are what we really see. and i swear: we are just s bunch of ignorant servants.
mi sono ritrovata a recitare nella mia mente "a zacinto" di foscolo e ho pensato a quanto sia triste vivere in questo tempo. la bellezza delle parole è andata persa. è stata sostituita dal cinismo e dalla rassegnazione di stupide formulette e frasi fatte. per non parlare dell'educazione, del bel comunicare, della gentilezza. tutto questo mi sa di bellezza. è proprio lei che continuo a cercare e che di continuo mi sfugge. persino questo testucolo fatto di algoritmi potrebbe essere bellezza. ma la verità è che non mi trasmette nulla. ho bisogno di sentire l'inchiostro che cola e il colore che luccica.
mi sono sempre commossa di fronte all'arte ed ora non ci riesco più.
qualcosa cambia e io non voglio. mi trasformo in una macchina e me ne accorgo, ma non faccia nulla per essere diversa.
eppure cerco ancora il bello e sono in tempo per poterlo creare.
ma perché scrivo qui? mi sembra di parlare da sola
ecco perchè forse..
non lo so se è il nuovo anno che mi fa effetti strani. in teoria non ho mai creduto a quelle puttanate del "cambiovita" in un determinato periodo di tempo. alla fine, è solo del tempo. solo sole che nasce e che muore. mi chiedevo, però, se in questa monotonia della luce e del buio, ogni tanto, si possa sperimentare la vita. io sono qui, seduta sul letto, con il libro di diritto costituzionale davanti aperto a pagina 462 e non c'è nessuno intorno a me. mi dicono che la vita è quella cosa che facciamo respirando, pensando e agendo ogni singolo secondo. ogni scelta è la vita. ma se voglio scegliere di essere felice io non posso farlo. come scelgo la felicità ? è tutto astratto quello che di più bello può esserci. ed essendo al di sopra della mia presenza di carne non potrò mai raggiungerlo. e tutte le felicità finiscono per essere illusorie e, più di tutto, solo passeggere. per questo sono incazzata. perché voglio ricordare la mia vita come concretamente vissuta e non so come farlo. ogni passo sembra uno sbaglio e non so mai se ho ragione o no. non posso passare la vita ad aspettare un segnale. sbaglierò sempre e forse non avrò mai le certezze di chi è già grande. probabilmente non crescerò, abbandonerò il tempo e lascerò al caso fare il suo corso.
se smetto di preoccuparmi, il cambiamento potrà arrivare da sè. ora smetto di cercare e mi lascio trovare.
dato che ormai mi sento immersa nell'atmosfera di roma posso dire che la gente c'ha na grossa faccia de culo?

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dovevo arrivare a vent'anni prima di capire che il problema non sono io ma gli altri. la tendenza a dover avere per forza qualcuno intorno è diventata un obbligo così come la paura di non potercela fare da soli. ci hanno sempre insegnato ad aver paura ma mai a fidarci di un mondo che, dopo tutto, ha così tanto da offrire. io, per esempio, sto perdendo tantissimo tempo per assecondare i bisogni di altri senza pensare a quello che io potrei offrire se solo avessi la mia indipendenza. sono andata via di casa ma non dalla gabbia. e questo perché non faccio ciò che voglio. il che non significa lamentarsi perché non ho ottenuto il 30 che meritavo. significa che ho rinunciato ad una scelta per favorirne un'altra che non mi ha resa felice. e stavolta chiedo scusa a me stessa per non essermi ascoltata.
i concerti sono la perfetta rappresentazione della società : una sola persona parla, tutte le altre ripetono all'unisono le stesse parole e si accalcano e soffrono pur di sfiorarle soltanto un lembo di pelle.
e si ha l'illusione di essere felici
mado però io voglio fare 100 cose ma a nessuno va di farle con me e le voglio fare da sola ma tutti mi mettono ansia e sembra che conspirino contro di me
scrivevo il post precedente sui comunisti pensando ad una persona che io ammiro davvero tanto. si è impegnata in tutto ciò che ha fatto e sembra creda davvero nei suoi ideali. solo che, mi chiedo sempre, da cosa deriva tutto ciò? nel senso che non capisco come si possa essere fermamente convinti di qualcosa. va bene leggere molto, informarsi pienamente e approfonditamente, ma sono dell'opinione che, se non si vive effettivamente il concreto dell'idea, non è assolutamente possibile avere una propria opinione. è che tutti abbiamo bisogno delle parole di qualcun altro per poterci sentire appoggiati e capiti. invece l'esperienza di altri ci può orientare ma, se è la libertá di pensiero che conta, solo il nostro cervello può darci la risposta che cerchiamo. tutto ciò che è collettivo genera omologazione. proviamo, ogni tanto, ad essere originali.
oh ma i comunisti che si iscrivono nelle università private quanto fanno ridere?

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vorrei chiedere scusa a tutta quella gente che ho ignorato o non considerato. la motivazione riguarda il fatto che, a volte, parlare con qualcuno mi fa più male che bene e mi rinchiudo in una solitudine che io stessa cerco disperatamente. dunque non è mai colpa vostra, è il mio cervello che non regge le paranoie e mi costringe a lasciar perdere. potrebbe sembrare un'inutile giustificazione ma, scrivendo col cuore in mano, posso assicurare di non aver mai assolutamente agito con cattiveria o presunzione o arroganza perché se mi si dovesse chiedere cosa ricordo di una determinata persona saprò solo dire ciò che di bello in lei ho visto. il mio rifiuto è consapevole e semplicemente legato ad una forma di paura che mi impedisce di aprirmi completamente.
voglio cancellare l'ansia