L'altro giorno ho letto una frase in cui c'era scritto che comprendi di essere cresciuto nel momento in cui arriva natale e quello che desideri non può essere acquistato in un negozio. L'incanto, la magia che svaniscono di fronte alla realtà delle cose, il lost in traslation tra ciò che si desidera e ciò che effettivamente si può avere. Quella intraducibilitá delle cose grandi, del valore che esse hanno che spazia dal mondo interiore e si schianta, viene a mancare, muore sul piano della realta. Quel non poter avere e il senso che diventa sgomento.
Una settimana a Natale ed un unico desiderio. Vorrei poterti avere, non nel senso del possesso, ma come vicinanza, presenza, costanza.
Il mio lost in traslation mi impedisce di tradurne l importanza e la grandezza ma vorrei immaginarmelo cosi:
È Natale stamani, fuori è freddo. Le strade di Firenze sono battute dal gelo. Dentro, bambini aprono regali, desiderati, voluti, richiesti. Fondamentalmente è facile pensare che il Natale sia più per loro che per gli adulti.
Poi ci sono io, che non sono più una bambina e dal mio letto riesco ad osservare i rami spogli, la brezza che li sposta, il parco sotto casa. Quest'anno non torno a casa, il primo natale della mia vita che non trascorrerò on famiglia. Me li immagino, il profumo del caffè, mio padre sereno che si gode la casa, mia madre dietro ai suoi animali e sempre un po’ agitata o annoiata, mio fratello che si alzerà poco prima del pranzo e sarà l'ultimo ad aprire i suoi regali, se ce ne saranno. Non sempre siamo stati dediti alla tradizione. Spesso ero io quella che spingeva per avere quel momento sentendolo come un grande momento di condivisione in una famiglia che di per sé condivideva poco. Quest'anno non so bene come sarà, forse ci sarà troppa tristezza per pensare ai regali. Forse si sentirà la mia mancanza. Io certamente sentirò la loro.
Questo è il primo regalo non acquistabile in nessun posto della terra.
Resto ancora nel letto, è caldo, sono sopraffatta dai pensieri. Non sono bene cosa farò oggi, forse pranzerò fuori e poi sicuramente andrò a lavorare in centro e tutte le persone serene e rilassate, almeno apparentemente, saranno la mia famiglia.
Chiudo gli occhi, ancora un attimo.
Allungo un piede nel letto e ti sento. Sei lì caldo che mi dormi affianco. Allora ti cerco la mano, ho voglia di svegliarti, di abbellire gli alberi spogli Dell inverno col tuo viso, con i tuoi occhi, con il tuo ciao amore.
Mi volto piano e ti guardo. Hai il viso più bello del mondo. Guardandolo ho sempre pensato che si trattasse di un oasi di pace, la mia pace.
E tu amore, apri gli occhi, così mi avvicino, mi spalmo, mi Allungo sul tuo corpo e nel tuo abbraccio.
Ciao amore… E gli alberi fuori fioriscono.
Ed è Natale, natale io e te. Mi guardi e mi chiedi se va tutto bene. Ti rispondo di sì con un bacio sulle labbra e tu rispondi a me facendomi salire sul tuo corpo.
E resto lì… Resto lì nella mia posizione preferita, in cui il mio corpo è in contatto col tuo, in cui sono a casa, respiro piano e ascolto te respirare.
Tu mi carezzi, mi carezzi piano e io mi commuovo, inizio a piangere e tu te ne accorgi.
Mi sollevi piano il viso, asciughi le mie lacrime con i baci, mi stringi forte e mi dici, No amore, cosa c è. E io come sempre sollevo la testa ti guardo e non rispondo.
Allora me lo richiedi e io raccolgo il coraggio, raccolgo le forze, riprendo voce..
Ti parlo all'orecchio, ti dico che piango, piango perché non ci sei, non sei lì con me.
Tu mi stringi.
Apro gli occhi, l albero è spoglio, forse inizia a piovere. È tardi e devo alzarmi.
Abbandono il letto vuoto e lascio che la giornata abbi inizio. Non ci sei.
Asciugo le lacrime come una bambina infelice perché sotto l'albero non c'e il suo dono.