Ma quanto è faticoso il Natale?
É stressante una festa piena di luci colorate sempre accese per più di un mese e di gente sconosciuta che diventa improvvisamente buona, ma così buona da ricordarsi della tua esistenza; tu, quello stesso che negli altri 350 giorni dell'anno non hai un volto, non hai un nome e perfino un numero di cellulare. Poi, come per magia, questo numero spunta fuori la mattina del 24 dicembre, probabilmente da una rubrica impolverata e distrutta su cui ci sono passati sopra i carri armati della 1ª guerra mondiale, la cavalleria di Napoleone Bonaparte, il giro d'Italia, la MV Augusta di Giacomo Agostini e perfino la Ferrari di Schumacher (porello).
“Che il Natale porti allegria e pace in te e in tutta la tua famiglia”.
Ma chi sei? Ma chi ti conosce? Un sms senza firma che quando lo ricevi, se sei ubriaco e ti ricordi di avere la funzione messaggi illimitata, rispondi: “anche a te e famiglia”, che se ti arriva durante l'addentatura della fetta di pizza con la scarola delle 14, inizia a venire giù tutta l'antologia dei poeti Mariani e il Calendario liturgico, che nel giorno della vigilia di Natale non è proprio il massimo per la vita di un Cristiano.
Ma quanto è faticoso il Natale?
Prendi l'albero, monta l'albero, le luci non funzionano, scendi a comprare le luci nuove, torna a montare gli addobbi, sono finiti i gancetti per le palle, riscendi a comprare i gancetti per le palle; - “A quest'albero manca qualcosa” - allora smonti gli addobbi e nel frattempo metti le mani in tasca per capire quanti soldi hai e inizi a pensare se è meglio passare da un cinese e contribuire a distruggere l'economia italiana a favore della tua oppure andare alla Coop e contribuire al salvadanaio del PD pur di rimettere in vita L'ALBERO DI NATALE DELLO SCORSO ANNO CHE DEVE SEMBRARE OGNI VOLTA DIVERSO. Sia mai qualcuno che viene in casa si accorge che le palle sono le stesse di quelle precedenti. Le mie sono cambiate, sono più gonfie ogni anno.
Ma quanto è faticoso il Natale?
I regali. Quelle cose per lo più inutili che ti imbrigliano la testa e la tasca e ti portano via la maggior parte del tempo che dovresti passare a pensare a quanto è bello lo spirito natalizio.
Scegli un giorno. Quel giorno é il giorno dei regali. Esci, individui una meta che possibilmente debba essere “avvincente”, cioè deve assicurarti che non fallisca il piano A della sciarpetta di pail che hai pensato per la zia di Torino, quella che sceglie di passare le feste a casa tua, così magnanima da portare il dolce [15 euro max] la sera della vigilia a cena, mentre mangia e beve in modo sbafato a tue spese fino a che non esplode in un peto silenzioso e in una esclamazione sempre uguale: “non mangiavo così tanto bene da quando avevo 20 anni”. Peccato che l'anno prima ne aveva 75 e aveva detto la stessa cosa dell'anno precedente e di quello ancora precedente e di quello ancora precedente (andare a oltranza per altri 52 anni). Quella carissima zia che abbiamo tutti e che telefona una volta l'anno a ridosso delle feste come se ne fosse passato solo uno di giorno.
Il posto che scegli per il giorno dei regali, per motivi logistici e temporali, é quasi sempre un centro commerciale. Nei giorni precedenti il Natale, i centri commerciali si trasformano in vere e proprie giungle, abitate da animali di tutte le razze e da personaggi mitologici con due teste e dodici braccia. Impossibile trovare parcheggio. A qualsiasi ora tu vada dovrai almeno girare per ore intorno alle auto in sosta cercando di scansare carrelli e passeggini che intanto si preparano alla battaglia, aguzzando la vista per non mancare l'auto che va via evitando di lasciarsi fregare dalle donne che girano tra le auto in sosta con gli occhi infuocati e il coltello tra i denti. Una volta ho visto famiglie intere mangiare sul cofano della macchina per la pausa pranzo. Incredulo ho pensato che ci fosse qualche importante, imperdibile evento. Ma niente. É solo il nostro fantastico Natale. Io, che non vedo l'ora di andare via, che lotto contro il tempo mentre i miti a dodici braccia si presentano ai miei occhi, tra i negozi del centro, come delle piovre allupate giganti che digrignano tutta la loro felice infamità natalizia. Ma quanto è faticoso il Natale? Quando ti manca qualcuno, quando non c'è più, quando è finita una storia o un amore lungo, quando non stai bene, quando il lavoro ti manca o ti fa dannare, quando hai avuto un anno di merda o quando sai che il prossimo sarà una brutta incognita. Quando perdi la speranza. Quando hai sperato e hai perso. Quando le lacrime sono state più intense dei sorrisi. Quando non puoi passarlo con chi desideri davvero. Quando il Natale è solo un modo per fingere felicità davanti ai tuoi figli perché loro non sanno cosa li aspetta nei Natali da adulti. E allora, mi domando sempre, ma che c'è da festeggiare? Ma quanto è faticoso il Natale…