Tutti sanno che una cosa è impossibile. Poi arriva uno che non lo sa e la fa.
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Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un'opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre.
Muhammad Alì
Era accaduto tutto molto in fretta. Era accaduto che, avvertendo la forma di un volante tra le mani, aveva afferrato le chiavi del suo paradiso.
Suite 200 - L'ultima notte di Ayrton Senna. Di Giorgio Terruzzi
Ayrton Senna con Dio sembrava intrattenere rapporti privilegiati. Per come guidava. Per come pregava. Campione del mondo, tre volte. Vittorie: 41. Pole position: 64. Sì, sì, ma non era tanto e solo questo. Era una questione di grazia. Era questione di carattere, testa e cuore. Un ragazzo così capace di stupire, sfiorando un nervo, un angolo dell'anima, da occupare un luogo a parte. La sua ombra era ampia, lunga. Conteneva la percezione del proprio talento, della propria ricchezza, la consapevolezza di dover restituire sempre e comunque qualcosa di perfetto.
Giorgio Terruzzi "Suite 200. L'ultima notte di Ayrton Senna"
Semplicemente #TheWorm

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L'uomo che può fare a meno di tutto, non ha paura di niente!
Gomorra - La Serie
Tennis uses the language of life. Advantage, service, fault, break, love: the basic elements of tennis are those of everyday existence, because every match is a life in miniature
André Agassi
DeejayTen 2014: carboidrati e nuovi record
L'ho scritto subito a caldo e lo confermo anche a distanza di 24 ore: la DeejayTen mi rimarrà nel cuore per svariati motivi. In poco meno di un anno da runner, mi è capitato di partecipare a numerose corse ma poche volte ho avvertito la stessa elettricità che si respirava ieri in Piazza Castello. Vuoi per il grande richiamo di Radio Deejay, vuoi per la presenza del Trio Medusa che ha contribuito a riscaldare l'attesa, vuoi perché la manifestazione risulta un giusto compromesso tra la Stramilano (evento nazionalpopolare e piuttosto antico in terra meneghina) e la Milano Marathon (decisamente selettiva quanto a competitività , anche nell'accezione Relay/staffetta).Â
Fatto sta che la mia rincorsa alla DeejayTen è cominciata nelle settimane precedenti, alla spasmodica ricerca di un pettorale. Iscrizioni chiuse da venti giorni ma la voglia di partecipare era tale da scomodare mari e monti pur di riuscirci. Alla fine devo ringraziare la mia compagna, Valentina, e la IWBank, uno degli sponsor della manifestazione, che mi hanno permesso di reperire l'ambito pettorale. Sabato, quindi, ho ritirato la sacca gara e la vigilia è stata caratterizzata dal tentativo di recuperare un po' di energie dopo l'allenamento del giorno prima (8,5 km abbastanza tirati), ma soprattutto dalla sperimentazione dei carboidrati per cena (evento più unico che raro per il sottoscritto).
A giudicare dal risultato un esperimento da ripetere. La domenica mattina mi sono svegliato, al solito presto, dopo circa 7 ore di sonno (anche questo un evento), colazione con almeno due ore d'anticipo sulla partenza e poi via in metro per raggiungere la partenza. La macchia di colore rosso era impressionante e ho apprezzato molto la decisione dell'organizzazione di scaglionare le partenze tra 5 km, 10 km competitiva e 10 km non competitiva. Per la prima volta, poi, mi è capitato di essere nella prima parte del "serpentone" di gente (14 dei 20mila partecipanti), così da poter cominciare subito a correre dopo lo start senza troppi rallentamenti.
Allo start ho scelto di partire in maniera equilibrata. Niente fughe in avanti, ritmo controllato e pochi strappi se non per superare i "podisti" (nel senso letterale dell'espressione). Allo stesso tempo ho scelto di fare una corsa nel gruppo: pur non avendo compagni di corsa alla partenza, ho deciso che sarebbero stati quei 14mila i miei compagni. Ed è stata una sensazione veramente bella riuscire a stare sempre in mezzo a tanta gente, non staccarmi, nè farmi staccare. Scherzare con perfetti sconosciuti, darsi un cinque di saluto, affiancare i runners che sfilavano allo stesso ritmo e condividere un pezzo di strada.Â
Tra gli incontri più divertenti, i protagonisti di un addio al celibato con futuro marito vestito da maiale (abito di carnevale probabilmente in paille), con tanto di maschera, zaino sulle spalle, cavigliere con pesi e polsiere. E' stato inevitabile passarlo e stringergli la mano: stava affrontando la corsa da campione. Al sesto chilometro, poi, ho superato due ragazze che viaggiavano a ritmo più lento distanziate di circa un metro l'una dall'altra. Ho provato a farlo sull'esterno ma continuavano a ondeggiare a fregarsene beatamente di tutto il mondo che gli girava intorno. Nel farlo ho sentito una delle due lamentarsi del fatto che l'avessi sfiorata e che fossi sudato (beato chi riesce a raggiungere il traguardo perfettamente asciutto...magari loro ci sono riuscite!). Acidità a pacchi e futuro incerto.Â
Arrivato all'ottavo chilometro, quindi, non percorrendo la misura dei 10 da diverso tempo, ho temuto di poter subire un calo e invece nulla. Ho tirato dritto, le gambe rispondevano, la testa era leggera e anche i tempi erano piuttosto costanti (sempre tra 5'53'' e 5'57''). Su Corso Sempione ho provato ad allungare, nessun problema. Abbiamo svoltato in direzione dell'Arena e anche lì l'emozione di tagliare il traguardo nell'obiettivo di tempo che mi ero prefisso mi metteva le ali ai piedi. Da lontano intravedevamo l'arco dell'arrivo e ho visto gente sfrecciare per la volata finale, ma era una illusione ottica: era solo la conclusione della 5 km e al nostro traguardo mancavano ancora 6-700 metri.Â
Niente contraccolpi psicologici. Niente panico. Niente ansia. Un occhio al TomTomCardio, la conferma di aver effettivamente allungato (media di 5'52''), quindi il count down verso i 10 km. L'ultima volta in allenamento mi ero tenuto di pochi secondi sotto i 59', mai però ero riuscito a stare sotto l'ora in gara. Ora dovevo riuscirci, c'ero quasi. E a 200 metri dal traguardo, alla mitica soglia dei 10 ho visto il cronometro segnare 58'40'', ho esultato pur non avendo ancora tagliato l'arco di fine corsa. E da quel momento in poi l'adrenalina ha fatto il resto: ho cominciato a correre impettito e senza avvertire la fatica, ho tagliato il traguardo braccia al cielo neanche avessi concluso la Maratona di Atene durante un'Olimpiade, ho vinto la gara con me stesso. DeejayTen mi resterai nel cuore!
Sei così stiloso che a casa c'era Miuccia Prada che annuiva in segno di rispetto
Fedez
Festa dei nonni

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Concentrati sulla meta
Se vinco merito lo champagne, se perdo ne ho bisogno
Napoleone Bonaparte
Che lezione ragazzi!
Questo pomeriggio, durante il mio solito allenamento di corsa, stavo completando l'uscita, quando ad alcune centinaia di metri dalla fine (mi ero prefisso 40 minuti e non meno di 7 km, che alla fine sono stati 7,2) mi vedo affiancare da un signore di 40/50 anni piuttosto in forma.
Mi accorgo del passo un po' più veloce, ma non impossibile e cerco di restargli accostato; così faccio per un po' quando prendo coraggio, sbuffo, lo supero e allungo. Dopo un 2-300 metri, proprio mentre credevo di averlo staccato, il tipo non solo mi affianca in un amen, ma piazza un allungo che ho potuto solo prendergli la targa.
Una scoppola al cospetto della quale mi sarei fermato ad applaudirlo. Evidentemente devo aver stuzzicato non poco la sua competitività e a me piacciono le sfide, così come so riconoscere l'altrui abilità . Chapeau! Se i nostri sguardi si fossero incrociati, lo avrei salutato e ringraziato per aver reso movimentato il finale di seduta!
Ciò che più affascina è l'incertezza. La nebbia rende meravigliose le cose
Oscar Wilde
Energy Boost 2 Esm: vi presento le nuove compagne di corsa
Da un paio di settimane nelle mie uscite di running c'è un elemento di novità : le scarpe. Non che prima corressi scalzo eh...semplicemente le ho cambiate mandando in pensione le "vecchie" (si fa per dire) "Supernova Glide Boost 6". Dopo oltre 500 km di onorato servizio e dopo avermi accompagnato dallo scorso gennaio (prima ne avevo delle altre, ma meno tecniche) in questa nuova vita da runner convinto, sono passato a un nuovo modello. Il momento era quello giusto: sentendo un po' il parere di diversi esperti, infatti, pur non essendoci una regola generale e di riferimento per tutti i modelli, una scarpa comincia a smarrire un po' le caratteristiche originarie tra i 400 e i 600 km (alcune anche prima, altre dopo, ma mai oltre i 1000, sempre secondo pareri molto più autorevoli del mio).
A farmi compagnia da inizio settembre le "Energy Boost 2 Esm". Stesso marchio di riferimento (adidas) e identica tecnologia boost che, dal prossimo anno, comparirà in tutti i modelli da running della casa tedesca. Il boost è una mescola ammortizzante che adidas ha fatto sviluppare dal partner Basf e che grazie alla sua innovativa composizione, fatta da migliaia di capsule capaci di immagazzinare energia ad ogni passo, ha rivoluzionato il mondo del running costringendo diversi competitors ad adeguarsi in corsa. L'effetto è facilmente riscontrabile anche da un "piede" poco esperto.
Rispetto alle Supernova Glide 6, le Energy Boost dai colori sgargianti (arancioni da uomo, rosa per le donne) riescono a sviluppare anche un'ammortizzazione maggiore, molto utile per runner non leggeri come il sottoscritto. La struttura elastica dell'intersuola, poi, produce una discreta spinta e un buon dinamismo nelle situazioni di cambio di passo, fermate improvvise e ripartenze. Confortevoli, calzata avvolgente ma comoda anche per un 47,5 pianta larga come il sottoscritto (12 UK). L'aspetto che più mi ha stupido (in positivo) riguarda inoltre la capacità di aderire alla caviglia senza la necessità di "stressare" le stringhe. Quello che può sembrare un aspetto secondario, per il sottoscritto non lo è: da ex giocatore di basket, ho bisogno di sentire la caviglia ben protetta e tutt'altro che libera di muoversi. E' per questo che, con il precedente modello, spesso finivo gli allenamenti con i piedi "segnati". Con la nuova tomaia, invece, non ho riscontrato questo problema.
A livello di grip, forse la suola Continental delle Supernova era un pochino più efficace sul bagnato, ma la differenza è minima e la stabilità è comunque assicurata. Finora le ho provate per brevi veloci, lunghi lenti e anche per le ripetute: ne ho derivato la stessa sensazione di perfetta aderenza al corpo, protezione, ammortizzazione e spinta.

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I miei 10 sportivi di sempre
1) Gianluca Vialli: mi ha sempre entusiasmato la grinta, la determinazione, la cattiveria agonista, la capacità di essere leader in maniera naturale. Da ragazzino mi sarei anche rasato a zero pur di assomigliargli.
2) Gianmarco Pozzecco: leader matto ma sempre uomo squadra. Il classico compagno (o allenatore) per il quale ti butteresti nel fuoco sapendo che lui c'è e ci sarà sempre al tuo fianco. Ho ancora negli occhi lo scudetto vinto con Varese, con una squadra assolutamente "normale"
3) Valentino Rossi: da solo ha reso il Motomondiale uno degli sport più spettacolari di sempre. La dimostrazione che l'uomo può avere la meglio sulla macchina.Â
4) Ayrton Senna: non ho ricordi molto nitidi, ma adoravo quelle McLaren biancorosse (marca Malboro) e la sua classe al volante.
5) Valentina Vezzali: determinazione, cattiveria agonistica, capacità di fermare il tempo. Le sue rimonte negli ultimi anni di carriera mi hanno emozionato fino alle lacrime!
6) Tania Cagnotto: il volto umano dello sport, abituata a confrontarsi con alieni, non ha mai mollato anche quando giudizi palesemente sbagliati l'hanno penalizzata oltremisura.
7) Stefano Baldini: frigno come un poppante ogni volta che vedo il suo arrivo nella maratona delle Olimpiadi di Atene.
8) Charles Barkley: da pivot nano a pivot nano quanto mi sarebbe piaciuto saltare e giocare come lui.
9) Julio Cesar: niente a che vedere con il portiere dell'Inter. L'unico e solo Julione è il difensore brasiliano della Juventus dei primi anni '90. Giocatore di stazza, quadricipiti di marmo e grande abilità sulle punizioni dalla distanza. Da bambino giocavo difensore centrale, ora conoscete anche il mio punto di riferimento!
10) Philemon Masinga: alto, dinoccolato, con una corsa brutta da vedere, capace di pochi movimenti offensivi ma estremamente efficaci. Nel Bari di Fascetti faceva solo gol bruttissimi, ma era l'emblema dell'impegno e delle tenacia che possono prevaricare il talento..."che natura non t'ha dato"!
Scrivere è come baciare, solo senza labbra. Scrivere è baciare con la mente.
Daniel Glattauer - "Le ho mai raccontato del vento del Nord"