Ienemyofmyself
@ienemyofmyself
Napoli//18// Dici di essere forte abbastanza per affrontare un qualcosa che in realtà ti sta uccidendo// “Insegui la tua felicità, io resterò qui ad osservarti, soffrirò, sì, ma sorriderò con la consapevolezza che almeno tu sarai felice.” DEDICATA A COLORO CHE STANNO COMBATTENDO LA BATTAGLIA PIÙ DIFFICILE; QUELLA CONTRO SE STESSI. Stavo correndo talmente forte che le mie gambe iniziavano a farmi male e i polmoni mi bruciavano per la mancanza d'ossigeno. Afferrai saldamente il manico in metallo delle scale antincendio di quel magazzino abbandonato, con la scritta VENDESI ormai cancellata, continuando a correre fino al termine. Erano esattamente 6,3 metri d'altezza. Gli occhi mi lacrimavano, e le mani erano congelate, tanto da aver perso la sensibilità. Era gennaio. Un tardo pomeriggio di gennaio. Ed io ero pronta a farla finita. Mi ero ripetuta “basta” troppe volte. “basta” essere sempre l'ultima scelta di tutti. “Basta” essere sempre giudicata per la colpa di essere me. “Basta” essere cercata dagli altri solo quando hanno bisogno e poi essere ignorata, senza nemmeno un «ciao» alla mattina. “Basta” ricevere sguardi delusi o di disapprovazione per tutto quello che faccio. I miei occhi, a causa di tutti quei pensieri, che mi tagliavano come il vetro, stavano iniziando a pizzicarmi. “Basta, basta, basta”. Mi appoggiai alla ringhiera e guardai in basso. Il mio sguardo era offuscato a causa delle lacrime. Era davvero alto. E forse un po’ di paura ce l'avevo, ma la rabbia era talmente forte da sovrastarla. Cercai di respirare. Presi una grande boccata d'aria. “Basta prese in giro, basta messaggi all'una, alle due, alle tre di notte, contenenti il solito “fai schifo”. Lo so già. Non c'è bisogno che me lo ripetano.“ Chiusi gli occhi. "Basta gli spintoni a scuola, i rimproveri degli insegnanti e dei miei genitori su quanto faccio pena. Mica mi diverto a prendere delle insufficienze, perché non lo capiscono? Io mi impegno, ma davvero, non c i riesco. Basta essere sempre e solo invisibile. Basta fingere di stare bene ogni mattina. Basta questo cazzo di sorriso finto che mi lascia sempre l'amaro in bocca.” Le nocche mi erano diventate bianche dalla forza con cui tenevo stretto il manico della ringhiera. Ad un certo punto, sentii un rumore di passi alle mie spalle. Qualcuno stava salendo le scale di gran fretta. Panico. Il cuore iniziò ad accelerare. Spalancai gli occhi. Mi voltai lentamente. Per poco non Caddi. Lui. Lui era lì. Davvero. Io, con tutti i vestiti stropicciati, senza trucco e coi capelli all'aria. “Basta anche a tutte queste stramaledette figure di merda.” «Ti prego, non farlo. Ti prego!» aveva gli occhi rossi, e la sua frase venne pronunciata con una voce strozzata, stridula. «É tardi ormai, ho deciso» gli dissi, sorprendendomi della mia fermezza. Quella era l'ultima volta che l'avrei visto. Meglio dirgli una volta per tutte ciò che pensavo. La timidezza poteva benissimo farsi fottere. «Ma non puoi. Non capisci !? Non puoi farlo. Pensa ai tuoi genitori, gli spezzeresti il cuore! Pensa alle tue amiche, alla tua classe, a me! Non puoi, non devi farlo. Anche se non te l'ho mai dimostrato abbastanza, io a te, ci tengo. Davvero.» Si stava avvicinando lentamente. La rabbia ribolliva nelle mie vene. Ero stanca. E stufa. «Non é vero. Ti sbagli, stai sbagliando tutto! A scuola non ho amici. Sono circondata da persone false, dalla prima all'ultima che conosco. I miei genitori sanno solo criticarmi. Vedono solo le cose che sbaglio, ignorando le poche giuste che faccio. Non gli importa di me. Davvero. Credono che comportandomi così voglia solo attirare attenzioni perché sono egoista e viziata. Perché penso solo a me. Ebbene, li accontento. Questa volta penso solo a me, fregandomene di te, di loro, di tutti. Mi avete distrutto. Mi avete tolto il sorriso. La voglia di vivere. Il buon umore. Mi avete lasciato sola. Ora basta. Basta » Avevo iniziato a piangere in modo ininterrotto e a gridare. Era la prima volta che dicevo ad alta voce come mi sentivo veramente. Era la prima volta che le mie labbra non erano incurvate in uno stupido sorriso. «No no, sei tu che non capisci. Le persone commettono errori. Sbagliano. Tante, troppe volte. E non sono brave a dimostrare che tengono a qualcuno. Non sono brave a dimostrare i loro sentimenti. Non le conosci davvero. Perché tutti indossano una maschera, proprio come te. Tutti hanno paura di non essere accettati. Di fare schifo. Tutti cercano di cambiare, di concentrarsi solo su come appaiono, ignorando ciò che sono. Perciò fanno male ad alcuni per essere accettati da altri. » I suoi occhi si stavano riempiendo di lacrime. Camminava lentamente, verso la mia direzione. Io ero sempre più addossata alla ringhiera. «E in quanto a me, sono stato uno stupido. E mi dispiace. MI DISPIACE. Mi dispiace di aver seguito la massa. Mi dispiace di essermi preso gioco dei tuoi sentimenti. Mi dispiace di averti illuso e infranto le promesse che ti avevo fatto. Te mi piacevi. E mi piaci, cazzo. E come un coglione, dato che per gli altri eri “la sfigata”, eri “ quella strana, la depressa” e via dicendo, ho avuto paura. Paura che mi vedessero come vedevano te. E questo, questo non me lo perdonerò mai. Mi odio per questo. E ti chiedo scusa. Ma le persone sbagliano. Mi dispiace. Ma permettimi di ricominciare. Permettimi di iniziare da capo. Solo io e te. Gli altri, che si fottano. Ma per favore, non te ne andare. » Non vedevo più nulla dalle lacrime. Iniziai a gridare “basta” a voce sempre più alta. Lui i si avvicinò. Io lo spintonai. «Non sei ciò che dicono gli altri. Loro hanno paura di te. Perché sanno che sei migliore. E ti trattano da peggiore apposta, perché sono gelosi e invidiosi, e dalla paura che hanno di te, preferiscono distruggerti. Ti prego. Mostra loro che sei più forte di tutte le loro malignità.» Ero decisa. «Sono stanca. Stanca di questo, di tutto. Ora basta. La verità è che sono stanca di lottare. Per cosa poi? Cambierà davvero tutto questo ? Sono sedici anni, sedici anni cazzo, che va avanti così. Ora basta. Basta. Loro hanno vinto. E in quanto a te, mi piaci dalla terza elementare. Ma é troppo. Tu mi hai distrutto come loro. Come so che questa volta é diverso? Che manterrai la tua promessa ? Ora basta. É troppo tardi.» Chiusi gli occhi. E mi gettai all'indietro. Finalmente ero libera da tutti. “Ora basta” sussurrai mentre ero in aria. E volai via. Senza tornare indietro. Ora, venti anni dopo, solo ora mi accorgo di aver fatto una cazzata. Quassù, le cose sono più chiare. Quel ragazzo diceva davvero la verità. Era innamorato di me, ed era dispiaciuto. E io l'ho trattato come mi aveva trattato. Nonostante sapessi quanto facesse male, ho fatto uguale. L'ho distrutto, facendolo vivere con i sensi di colpa di avermi ucciso. Saremo stati felici. Lui mi avrebbe salvata. Mi avrebbe regalato una di quelle storie d'amore che si leggono solo nei libri. I miei genitori… se quel giorno non avessi saltato e sarai tornata a casa, loro mi avrebbero abbracciato, perché mia madre aveva trovato quello stesso pomeriggio alcune pagine del mio diario e si era resa conto del suo comportamento. Avrei avuto davvero una vita felice, con una famiglia amorevole e un ragazzo fantastico. In quanto alla scuola, la settimana dopo sarebbe arrivata nella nostra classe una nuova ragazza, e sarebbe diventata la mia migliore amica. Ma tutto, tutto questo, io non lo vivrò mai. Perché presa dalla paura che le cose potessero solo peggiorare, le ho fatte finire. Non permettendo alle cose belle di accadere, troncandone sul nascere. Ragazzi, ragazze, chiunque, per favore, il domani potrebbe regalarvi la svolta che cambierà il vostro destino, e l'unico modo per scoprirla, é vivere fino al giorno dopo, ogni giorno.