Se qualcuno ascoltasse per la prima volta la storia delle due ragazzine "sequestrate" dalla madre dopo la fuga da una struttura protetta a #lavitaindiretta oggi, penserebbe che la povera vittima della situazione sia la simpatica e "svampita"(?) vecchina a destra dello schermo.
Facciamo ordine, però. Partendo dal presupposto che queste due giovanissime sorelle hanno trovato di fronte a loro la "tempesta perfetta" per darsela a gambe (le strutture cosiddette protette non lo sono poi così tanto: basta pensare alla tragica fine di Pamela Mastropietro, che se non ricordo male era un comunità e da questa era scappata quando è stata uccisa in maniera tragica), in questa storia stona ben più di un dettaglio.
Il padre, che sembra sempre al di sopra delle parti (bontà o buonismo?); la madre, un'attrice perfetta, che piangeva davanti alle telecamere mentre nascondeva le figlie, aiutata da suo padre e dal suo compagno, con sua madre che lancia anatemi innocentisti e colpevolisti; in ultimo, la vecchietta sopracitata, la zia Sofia che niente sapeva (nonostante la TV in casa?) ma che ha comunque celato le due ragazzine per due settimane e che va in TV a millantare vittimismo e mania di persecuzione.
Quando si tratta un caso di cronaca è facilissimo cadere in retoriche e congetture. I fatti, però, sono altri.
Strutture e servizi sociali sarebbero da rivedere ed entrambi i genitori da attenzionare ulteriormente, perché se le sorelline sono state cacciate ad entrambi, andrebbe capito il perché.
In ultima istanza, bisognerebbe, più che alla zia, dare voce alle due ragazzine, la cui unica colpa era quella, per 'assurdo', di voler vivere in una famiglia normale e felice.
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