by Noah Dao
la me ventenne stenterebbe a credere all'attuale ciclo sonno veglia e alle varie insonnie che ho sperimentato in quest'ultimo anno

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Lint Roller? I Barely Know Her
trying on a metaphor

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@grigia
by Noah Dao
la me ventenne stenterebbe a credere all'attuale ciclo sonno veglia e alle varie insonnie che ho sperimentato in quest'ultimo anno

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ho appena scoperto il concetto di sincronicità di Jung mentre mangiavo fave e cioccolato e scambiavo esagerate effusioni col gatto davanti alla tv. perché nessuno me ne aveva mai parlato!
forse Aprile non è il mese più crudele
“Spero che lascerete che le storie vi accadano, e che le elaborerete, le innaffierete con il vostro sangue e le vostre lacrime e le vostre risa finché non fioriranno, finché voi medesimi non fiorirete. Allora vedrete che medicine sono, e dove e quando somministrarle. Questo è il lavoro. L'unico lavoro.”
— Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi
Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia
Ieri pomeriggio abbiamo spostato delle scatole piene di libri universitari di D. dal corridoio dove le avevo parcheggiate mesi fa al baule della macchina, finalmente. Chiamiamolo principio di pulizia di primavera, per rimanere fedeli alle stagioni. Quelle scatole pesavano il doppio del loro reale contenuto, forse per quello ci abbiamo messo tanto, e ora la casa è un po' più leggera. Nelle ultime settimane ho sognato D. per due volte dopo tanti mesi. Il sogno è sempre lo stesso: lui ritorna in vita, nessuno si interroga più di tanto su come e perché, si presenta da me e io mi sento estremamente imbarazzata perché ora sto con J. e non so come dirglielo. D. è molto bello nei sogni, più di quanto lo ricordi, ha i riccioli neri e lucidi e sembra ancora più giovane di quando l'ho conosciuto. Nel primo sogno alla fine mi lasciava lui, questa notte non abbiamo fatto in tempo a confrontarci. Al risveglio sento di aver sprecato un'occasione per parlarci. L'interpretazione mi sembra abbastanza scontata, se lo raccontassi alla psicologa probabilmente mi direbbe che "c'è ancora qualcosa di residuo". Io non ne posso più di senso di colpa e nella realtà il mio conscio non si sente in colpa per essere andata avanti. L'inconscio faccia un po' quello che vuole per ora. Però mi manca il contatto con lui.
Qualche giorno fa ero triste e pensierosa per strada e ho pensato a quanto il dolore faccia sentire in contatto con chi non c'è più. Stare bene significa anche mettere una certa distanza, un velo che protegge e nasconde. Ho pensato ma come si fa a tornare in contatto ora, dovrei tagliarmi l'anima per risentire quel dolore
(il titolo è il nome di un libro)

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"Non si può tornare ad amare senza riserve chi ci ha già abbandonati in passato; allo stesso modo, le serviva un lungo e tortuoso percorso per tornare ad amare la vita."
Il libro bianco, Han Kang
La morte è uno specchio attraverso cui guardare il proprio rapporto con la vita
Un uomo fissa un fantasma attraverso un fuoco e chiede PERCHÉ
I fantasmi non risponderanno mai
L'uomo può solo guardare sè stesso.
chi lo avrebbe mai detto che a trent'anni per un periodo sarei stata una gattara disoccupata con l'insonnia e l'ansia per il futuro. proprio io! il periodo è questo, ma conto finisca presto. intanto ho il privilegio di poter andare al cinema alle 16 di giovedì, dici poco.
Margareta von Österreich-Toskana. Dahlia in Lindau, 11-04,1910.
i miei pensieri ora: sovraffollati stropicciati un po' scoloriti.
secondo me è finito l'autunno. sono pallida e ho la pelle secca, fa un freddo umido anche in città che non è affatto confortevole. la gente è ammalata e si rimandano gli incontri. solo gli alberi sono ancora bellissimi. passo troppo tempo al cellulare a leggere/ascoltare notizie e tanto tempo a fare sudoku perché almeno mi concentro su una cosa sola e mi sento più tranquilla, per poco. mi rammento che ho una famiglia e un amore grande così, ma sento freddo. e sto scrivendo da un treno, ovviamente, diretta verso nord. aspetto giornate migliori.

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"Più di tutto al mondo amo i bambini, il mare e i gatti." Elsa Morante
Oh sì
e se magari l'autunno è
soltanto un ideale da difendere
Corso di sopravvivenza alla morte - epilogo.
Sono in treno, ancora una volta, e scrivo. Nuovamente di ritorno da un breve soggiorno al Monte Argentario. Poco più di un anno fa scrivevo sullo stesso regionale, appena traumatizzata, incapace - forse per necessità - di cogliere a pieno la portata di quello che avevo vissuto qualche settimana prima.
Questo è stato senza dubbio l'anno più lungo della mia vita, il più brutto e forse anche il più bello, il più significativo, senza dubbio.
Poco tempo prima di conoscere la morte da vicino raccontavo a J., chiusi in macchina sotto casa, che sentivo di essermi creata una sorta corazza negli anni, un bozzolo che mi proteggeva dalle delusioni del mondo esterno e delle relazioni, ma allo stesso tempo mi impediva di goderne la bellezza, l'intensità, un appiattimento emotivo di cui avrei tanto voluto liberarmi, senza i mezzi e il coraggio per farlo.
Ecco, la morte di D. ha fatto esplodere tutto in un istante, mi ha liberata, frastornata, catapultata in un altro capitolo della mia vita, piena di ferite e di cocci preziosi da rimettere insieme, senza istruzioni su come farlo. Infinite possibilità per rimettere i cocci insieme.
In quest'anno ho reimparato a soffrire, ad essere fragile, a piangere, essere apprensiva, ansiosa, depressa, rotta da pianti senza pensieri; sono stata sola, sempre in compagnia, smaniosa di umanità prima e bisognosa dei miei lunghi pomeriggi da sola in casa poi. Ho letto decine di libri, riscoprendo una delle passioni più importanti della mia vita. Sono dimagrita, ingrassata, dimagrita di nuovo, ho fumato e bevuto tantissimo e ho smesso di fumare e bere. I miei capelli bianchi sono triplicati, quadruplicati, senza che abbia ancora trovato la voglia e il bisogno di tingerli, segnale visibile della mia sofferenza, del mio essere diventata adulta. Ho iniziato un percorso, nove mesi di terapia cognitivo-comportamentale, la prima della mia vita, con una persona incredibile che mi ha accompagnata nel dare un senso a ciò che è successo e ha continuato a succedere nel mio mutevole mondo interiore.
Mi sono innamorata, tantissimo, all'improvviso, inaspettatamente, di una persona che era nella mia vita da anni senza che il pensiero di poterci innamorare fosse mai venuto a galla, rendendo l'amore il più potente e meraviglioso mistero che potessi tornare a sperimentare. La magia di un amore nato dalla cenere.
Ho scoperto la magia delle coincidenze, la necessità di unire i puntini in questo caos quotidiano per poterlo comprendere e sostenere, il bisogno viscerale di spiritualità che fuoriesce dall'uomo quando le sue viscere sono strappate e gettate a terra dal dolore, e tutta la storia la religione la letteratura che ne è derivata nel tempo.
Ho riflettuto sul mio tempo, sul suo scadere, sui modi per dargli una forma e un senso, come scrivere e amare, sui modi per moltiplicare il tempo, la vita e l'amore, su cosa significhi costruire una famiglia a partire da due.
Ho adottato un gatto infine, un cucciolo mezzo grigio, del suo colore preferito negli animali, del colore di tutte le creature che mi hanno accarezzata sbucando all'improvviso nei luoghi più disparati in questi mesi, da sola, accanto al mio amore, mentre attraversavo la vita, sempre in compagnia della morte.
Nulla contro l'estate
Sono in treno e là fuori stanno covando dei nuvoloni grigi, uno di quei bei temporali estivi che mancano al cielo di Roma, che ti fanno respirare di nuovo mentre scaricano un po' la tensione di certe giornate asfissianti infinite.
Nell'ultimo post scrivevo che l'estate stava andando come doveva andare e invece non era vero un cavolo, perché la Morte si è riaffacciata nella nostra vita proprio quando ci sembrava di averla rimessa al proprio posto, e a ricevere certe chiamate nel cuore della notte mi è sembrato di ripiombare nell'incubo, di rotolare giù dalla montagna in un secondo, e dover ricominciare tutto da capo. Anche se poi ti riprendi un attimo e guardandoti negli occhi dici:" ci siamo già passati, no?" Ora sappiamo come si fa. Spero.
Non è normale morire a trent'anni, no? E invece sì, è tutto normale, perché si muore ad ogni età e prima ci ficchiamo in testa questo pensiero prima smetteremo di urlare al cielo che la vita è ingiusta.
"La vita è ingiusta!" Lo ha detto la psicologa in una delle ultime sedute, prima che mi congedasse, e io non ne ero troppo convinta, ma mi è venuto da pensarlo spesso in questi giorni. Cos'è giusto allora? La morte, quando è giusta?
Per quanto riguarda il corso di sopravvivenza, penso sia finito a maggio, senza un'ultima lezione scritta. Ho passato un mese di ansia e d'inferno mentre arrancavo con l'organizzazione di un concerto in onore di D., che si è tenuto la settimana dopo il suo compleanno (avrebbe compiuto trent'anni), con la sua band e gli amici che suonavano le sue canzoni, come sarebbe piaciuto a lui. Ho sofferto così tanto prima di questo concerto che quando si è realizzato l'ho attraversato in una sorta di bolla, con un mal di testa atroce, e il giorno successivo un buco nero si è risucchiato tutto il dolore, tutta l'ansia i pensieri le angosce il senso di colpa la paura. Blup. Tutto finito. Davvero?
Per un po' mi è parso di sì, e mi pareva di sì fino all'altro giorno, o comunque mi andava bene non pensarci, poi è successo quello che è successo, che si aggiunge a J. che sta male e a Roma che è così deserta che mi fa paura e a quell'impressione un po' strana che ho in questi periodi guardando le persone, che mi sembra di vedere il dolore che ha spezzato e spezza le vite di tutti, come se se lo portassero tutti addosso, come se il trauma che è la vita fosse un vestito, una collana vistosa, la sfumatura delle iridi degli sconosciuti. Ad ognuno il suo. Mi facciamo tutti pena come umanità in questi periodi, e non mi piace. Guardo il gatto bianco che dorme accanto a me in treno e penso che lui forse è risparmiato da questo supplizio, da questa indicibile pena che proietto sugli esseri umani. Sarà anche per questo che ci piacciono gli animali?
Un altro grande tema attuale che c'entra con tutto il resto è il mio rapporto con il "muscolo del lasciar andare", -sempre lessico della psicologa- opposto al "muscolo del controllo", e ormai tutte le volte che non riesco ad alzarmi dal telo mare per lasciare la spiaggia o inizio a lacrimare mentre saluto mio padre alla stazione dei treni mi metto a pensare a questi due muscoli, alle mie braccia sottili, al tempo che ci metto a buttare via le cose anche quando si rompono e le lascio mesi ad attendere nel corridoio e mi sembra tutto un po' collegato. Avrò tempo di ragionarci sopra, magari in tempi più sereni.
Intanto il treno si è allontanato dalla tempesta, me ne torno nella città deserta e a denti stretti affronto queste ultime settimane d'estate, che per me è e resterà sempre una stagione di passaggio.
non so se scriverò di quest'estate, ma posso dire che sta andando come speravo che andasse
questo è il suono di ciò che rimane.

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Italy. Lake Garda | Riva del Garda (1999) by Martin Parr
Il lutto non è un attimo. Non è un'ombra che svanisce semplicemente perché il tempo passa. Resta, si trasforma e diventa un compagno silenzioso . Il mondo vorrebbe credere che il dolore abbia una data di scadenza, che prima o poi svanirà, ma la verità è che la perdita non si limita a portar via qualcuno—trascina con sé anche frammenti della vita di prima, riscrivendo le fondamenta stesse della nostra esistenza.
Quando qualcuno se ne va, il mondo non si ferma. Il tempo continua a scorrere, la gente va avanti, le stagioni cambiano. Ma per chi resta, tutto cambia.
Alcuni chiedono: «Stai ancora soffrendo?» come se il tempo potesse alleggerire. Ma il lutto non è né una corsa né un peso da misurare in giorni o mesi. Si intreccia all’anima,
Eppure, nel cuore stesso del dolore, c’è una resilienza. Una forza silenziosa nel portare con sé i ricordi, nell’imparare a vivere in un mondo che non è più lo stesso. Il lutto non è una prigione, ma un modo per onorare ciò che è stato perso continuando ad andare avanti. È la prova che l’amore non si estingue. Si trasforma.
Lasciate, dunque, che il lutto esista. Che sia vissuto senza vergogna. Non è una debolezza, ma l’eco di un amore che si estende oltre la perdita. Alcuni non capiranno, ma chi sa, riconosce che il lutto non è un rifiuto di andare avanti—è la testimonianza di un amore che non si cancellerà mai.
Anne Dugar