Il Punto
Manifestando la volontà di voler tentare di raccontare anche nella nuova annata le vicende della Beneamata, propongo queste riflessioni sul momento che si appresta a vivere l'Inter.
Non è scopo di questo testo entrare nuovamente nelle vicende cruciali dei cambi societari recentemente avvenuti, bensì proporre un'analisi tecnica della situazione attuale. Dove si deve migliorare (se possibile...)? È lecito attendersi un gap ridotto rispetto alle avversarie più accreditate in tempi brevi? Dove potrà arrivare questa squadra? Difficile ipotizzarlo, ma si prova a raccontarlo.
IL SALUTO PIÙ AMARO
Il titolo del primo paragrafo evidenzia il sentimento personale (ma che onestamente dovrebbe essere comune a tutti i tifosi nerazzurri) di fronte all'abbandono di Roberto Mancini alla guida dell'Inter. Le divergenze tra lo jesino, diventato - e continuando a credersi - un manager a tutti gli effetti dopo l'esperienza in terra inglese al Manchester City, e la nuova dirigenza erano evidentemente insanabili già dal mese di luglio. Le prime avvisaglie della crisi tra il tecnico marchigiano e la cordata composta dal tycoon indonesiano Erick Thohir - da alcuni definito come il "presidente senza portafoglio" della società allo stato attuale - e dal gruppo Suning - colosso dell'elettronica cinese capitanato dall'imprenditore Zhang Jindong, che ha rilevato circa il 70% delle quote azionarie di F.C. Internazionale a giugno - si erano palesate già negli ultimi giorni di ritiro in quel di Riscone di Brunico. Tra i "mal di pancia" e i desideri di ricompattare un ambiente in evidenti difficoltà, il "tiro alla fune" tra nuova società e allenatore è andato avanti per circa tre settimane, rendendo un rapporto difficile a livello di comunicazione sempre più logoro e concludendosi con la "rottura della corda". In tale scenario cosa non deve essere andato giù alla maggior parte degli interisti? Direi non l'epilogo, che può essere piaciuto o meno a seconda dei gusti, quanto come possa essere definito il secondo ciclo manciniano iniziato nel novembre 2014: un fallimento. Dispiace ammettere che l'allenatore che trascinò l'Inter ai successi dal 2004 al 2008 non sia riuscito a ricondurre la nave ai fasti di un tempo (7 titoli vinti nei primi 4 anni fanno di Mancini l'allenatore con più trofei vinti in nerazzurro di sempre, al pari di un mostro sacro che corrisponde al nome del Mago Helenio Herrera, tanto per snocciolare un dato di fatto), ma, al limite, i tifosi più buonisti potranno semplicemente dire che il Mancio non sia riuscito a completare un lavoro che aveva ben avviato; d'altra parte, passare da un ottavo ad un quarto posto in campionato, riportando l'Inter a sfidare il palcoscenico europeo, è un risultato di considerevole rilevanza. Il punto è: cosa si aspettava la società dal ritorno di Mancini meno di due anni fa? Il meglio: tornare a vincere, attraverso la costruzione di una compagine competitiva e forgiata da mentalità ed identità forti! Cosa abbiamo visto in realtà? Un allenatore diverso rispetto a quello che abbiamo conosciuto in passato, esperto ma molto più distaccato, come se l'esperienza avuta nella patria del calcio lo abbia imborghesito al punto tale da esercitare un potere fuori controllo sulla bocciatura di giocatori da lui spesso fortemente richiesti, ma poi abbandonati a loro stessi alle prime difficoltà, per poi magari essere improvvisamente ributtati nella mischia nei momenti in cui determinate scelte si fossero rivelate sbagliate, senza allenare la squadra con la passione che lo aveva contraddistinto in passato. Aver sollevato il tecnico dall'incarico a meno di due settimane dall'inizio del campionato, congedandolo con una ricca buonuscita, sarà stata la scelta giusta? Solo il campo lo dirà.
UNA LUCE DI SPERANZA OLANDESE
L'avvicendamento di Mancini ha portato Erick Thohir a scegliere per la successione alla panchina nerazzurra un suo pupillo che seguiva con interesse da tempo: l'olandese Frank de Boer; l'ex allenatore dell'Ajax, classe '70 originario di Hoorn, è per nulla un "oggetto misterioso", solo che non ha ancora avuto modo di acquisire esperienze da tecnico fuori dall'Olanda, ma ciò non cancella quanto da lui fatto in carriera da calciatore: molto intelligente, tecnico e trasformista in campo, Frank nasce terzino sinistro e ben presto diventa pilastro della difesa dei Lancieri nella formazione che negli anni '90 incantava per l'espressione del proprio calcio, nonché per la quantità di giovani importanti lanciati a livello internazionale che ha avuto il proprio coronamento nel 1995, quando il club di Amsterdam conquistò la Champions League, battendo il Milan in finale, dopo aver vinto anche la Coppa UEFA nel '92 e prima di completare ulteriormente un ciclo trionfale con le vittorie di Supercoppa Europea e Coppa Intercontinentale! Per la cronaca, l'Ajax giunse in finale di Champions anche l'anno successivo contro la Juventus e i bianconeri per avere ragione degli avversari olandesi dovettero prevalere ai calci di rigore. Non è possibile terminare un excursus sul de Boer calciatore senza annoverare la sua esperienza vincente al Barcellona dal '99 al 2003 e le 112 partite disputate con la nazionale maggiore olandese, impreziosite da 13 reti. Curiosità? Per parecchi anni di carriera ha avuto come compagno di squadra il gemello Ronald. I "fratelli d'Olanda" hanno, infatti, condiviso anni assieme indossando le maglie di Ajax e Barça, riuscendo a vincere praticamente tutto. Avevano ruoli diversi in campo, ma peso affine anche in nazionale. A tale proposito, di Frank calciatore è bene dire - in ottica del profilo di allenatore che sta diventando - che è stato un grande in entrambe le fasi di gioco, perché, essendo stato principalmente un libero vecchio stampo, sapeva guidare la linea difensiva con maestria, ma allo stesso tempo le qualità tecniche che le squadre in cui ha giocato testimoniano lo rendevano anche un abile regista arretrato, in grado di aiutare ad impostare la manovra o di tentare assist in profondità. Detto dell'importanza del palmares acquisito dal Frank giocatore, è bene sottolineare quanto un profilo come il suo non possa che essere considerato carismatico e vincente.
Che tipo di allenatore è Frank de Boer attualmente? Dopo aver maturato esperienze orange come assistente del c.t. Bert van Marwijk nello staff della nazionale, diviene il tecnico del settore giovanile dell'Ajax per un biennio, prima di approdare sulla panchina della prima squadra nel dicembre 2010, subentrando al dimissionario Martin Jol. L'esordio è scintillante: vittoria per 2-0 in trasferta proprio a ”San Siro“ contro il Milan e qualificazione agli ottavi di Champions League ottenuta! Alla guida dei Lancieri vince 4 campionati consecutivi in 6 anni, perdendo all'ultima giornata un altro titolo nazionale lo scorso giugno. Numeri importanti, anche se non supportati da altre esperienze al di fuori dei Paesi Bassi, come detto in precedenza.
Che tipo di gioco praticano le squadre di de Boer? La scuola olandese trasmette da molti anni ai propri tecnici il 4-3-3 come assetto base, a tratti dogmatico, ma Frank, nella sua esperienza all'Ajax, ha spesso dimostrato flessibilità, adottando anche altri sistemi di gioco, talvolta andando incontro alle caratteristiche dei calciatori a propria disposizione. Non a caso, spesso i Lancieri sono stati schierati con il trequartista a ridosso del centravanti, in un canonico 4-2-3-1 o in alternativa anche con la difesa a 3, per un assetto che poteva spaziare dal 3-4-1-2 al 3-4-3. Le soluzioni nella mente del nuovo allenatore dell'Inter sembrano, insomma, non mancare ed è subito possibile dire che la nuova Inter che stia nascendo andrebbe a nozze con il tridente offensivo o con il trequartista, protetto da due mediani, e due ali larghe alle spalle di una prima punta. In termini di espressione calcistica, il mantra di de Boer sembra gettare i propri capisaldi soprattutto su uno sviluppo della manovra corale, basato su una fitta rete di passaggi e su un possesso della sfera dinamico, finalizzato alla ricerca del centravanti, che ha il compito di partecipare attivamente alla manovra, rientrando per smistare il gioco sugli esterni ed aprire gli spazi per l'inserimento dei centrocampisti offensivi e degli uomini di fascia, che devono essere in grado di colpire gli avversari con continuità e lucidità. In fase di non possesso, il credo di Frank sembra materializzarsi in un pressing alto continuativo a blocchi, nel quale la prima punta e le mezze ali offensive contribuiscono ad alzare il baricentro della squadra, andando ad attaccare alti i portatori di palla avversari. Secondo questa logica, la linea difensiva è costretta ad alzarsi, affinché la squadra si mantenga compatta. Detto questo, se la fase di pressione sugli avversari risulta efficace, si determina uno schiacciamento degli stessi nella propria metà campo, rendendo dominante l'idea di calcio praticata. Se invece tale pressing non dovesse funzionare, ecco che qualche problema si verrebbe a creare, specie se gli avversari fossero in grado di ribaltare l'azione rapidamente e di lanciare i propri elementi offensivi nell'uno contro uno nei confronti dei difensori, che potrebbero trovarsi scoperti ed andare in palesi difficoltà. Per praticare al meglio il gioco del nuovo Mister occorre, quindi, un'importante condizione atletica abbinata ad automatismi consolidati e richiede evidentemente un certo tempo di apprendimento.
Riuscirà il nuovo Mister ad imporre le proprie idee in tempi ragionevolmente brevi? Domanda difficile, perché ciò dipende esclusivamente da quale sarà il tempo di risposta della squadra ai nuovi dettami. Lo stesso Frank, nella conferenza di presentazione ad Appiano Gentile della scorsa settimana, ha sottolineato quanto sia importante lavorare con calma e serenità, pur ammettendo che la squadra dovrà apprendere tanti concetti nuovi in poco tempo. Verosimilmente - parola di de Boer - il collettivo sarà totalmente plasmato verso il mese di dicembre, ma il tempo stringe e conta arrivare a quel momento con tanti punti fatti.
Andiamo ora ad analizzare, reparto per per reparto, quella che è al momento la situazione in casa nerazzurra, riportando aspetti positivi e negativi, pregi e difetti, punti di forza e lacune della nuova Inter che sta nascendo.
DIFESA
La retroguardia è il reparto che si è dimostrato essere il vero punto di forza dell'Inter nella parte iniziale dello scorso campionato. Il proseguo della stagione, tuttavia, ha minato alcune convinzioni che nel girone di andata la squadra aveva maturato. In ogni caso, un portiere del calibro di Handanović - destinato a rimanere in nerazzurro nonostante prima di ogni finestra di mercato girino voci di una sua partenza, soprattutto perché fortemente desideroso di giocare la Champions League - un difensore centrale del livello di Miranda e un compagno di reparto come Murillo con cui fare coppia centrale per il capitano della nazionale brasiliana rappresentano delle certezze pure per la nuova Inter. Anche de Boer partirà da questo asse per cercare la solidità in un reparto che comunque non vanta, al momento, alternative all'altezza dei titolari e, in questo senso, gli ultimi giorni di mercato dovranno essere utili per consegnare al tecnico olandese un altro centrale di sicuro affidamento. Se non arrivasse alcun giocatore a rimpinguare il numero dei marcatori in rosa, qualche problema rischierebbe di porsi molto presto, perché le uniche alternative presenti in rosa al momento corrispondono ai nomi di Ranocchia, rientrante dal prestito alla Sampdoria ma dal passato in nerazzurro difficile, e Andreolli, attualmente in fase di recupero dal grave infortunio al ginocchio subito al Siviglia, che lo aveva prelevato la scorsa estate in prestito con opzione di acquisto poi non esercitata. Un'ulteriore alternativa nel reparto può essere rappresentata da Gary Medel, ma il Pitbull gioca da difensore centrale quasi esclusivamente nella nazionale cilena, anche se con ottimo rendimento, e per i parametri del calcio europeo il classe '87 non sembra avere sufficiente statura per risultare affidabile in quel ruolo, sebbene anche Mancini nella scorsa stagione lo abbia schierato in difesa in qualche raro momento di necessità con risposte positive da parte del mediano nerazzurro. Persino D'Ambrosio in qualche rara occasione è stato provato dal Mancio come centrale, ma prevalentemente in un reparto a 3, essendo l'ex giocatore del Torino un terzino di ruolo. In ogni caso, la partenza di Juan Jesus in direzione Roma non è stata al momento colmata. Riguardo alle fasce laterali, invece, l'Inter ha scelto di non puntare su Alex Telles, non esercitando l'opzione di acquisto concessa dal Galatasaray dopo l'anno di prestito, ma ha prelevato a parametro 'zero' il nazionale turco classe '88 Caner Erkin dal Fenerbahçe. Conferme, invece, per il già citato D'Ambrosio e Nagatomo, terzini jolly prevalentemente titolari nel girone di ritorno dello scorso campionato. Il nuovo innesto che si annuncia di significativa rilevanza nel ruolo è Cristian Ansaldi. Acquistato dal Genoa con un conguaglio low cost (in cambio al Grifone è stato girato l'intero cartellino di Laxalt), il classe '86 si candida per una maglia da titolare, indipendentemente dal fatto che venga schierato a destra o a sinistra, in quanto l'argentino è un altro profilo jolly. Reduce da un'ottima annata al Genoa, il terzino nato a Rosario è il giocatore di esperienza internazionale (ha indossato le maglie di Newell's Old Boys, Rubin Kazan, Zenit San Pietroburgo e Atlético Madrid) ma ancora in buona età che mancava nella batteria dei laterali. L'unica perplessità riguardo al suo acquisto, avvenuto come detto attraverso un'ottima operazione economica, è di natura fisica, in quanto El Colo è calciatore spesso soggetto ad infortuni di natura muscolare, come peraltro avvenuto ad inizio agosto, nel periodo successivo alla tournée nerazzurra negli USA. In definitiva, dal mercato servirebbero un altro centrale di difesa e, al limite, un altro terzino affidabile per completare l'organico. Un jolly difensivo sarebbe probabilmente il profilo ideale per evitare esuberi. Se il reparto arretrato dopo il 31 agosto restasse tale potrebbe subentrare qualche problema in fase di turnover, a causa di alternative non all'altezza dei titolari. Interessante sarà anche capire come la retroguardia risponderà ai nuovi dettami di de Boer.
CENTROCAMPO
Quello di mezzo è sicuramente il reparto più controverso e che animerà accesi dibattiti sulla bontà di quanto a disposizione dell'Inter nei ruoli cardine, sia perché il cambio di allenatore potrebbe portare a richieste diverse dal mercato, sia perché mancherebbe almeno un tassello importante da inserire in squadra. Al momento Medel, Kondogbia e Felipe Melo non rispondono completamente all'idea di sviluppare un calcio di qualità a partire dalla linea mediana, come desidererebbe il nuovo corso. I giocatori dalle caratteristiche più offensive a disposizione sono Brozović, che tuttavia sembra essere sul mercato, ed il colpaccio Banega, arrivato dal Siviglia a parametro 'zero' per grande intuizione del d.s. Piero Ausilio. I punti di forza indiscutibili del reparto si hanno sulle corsie, dove gli esterni offensivi Candreva, acquistato dalla Lazio per una cifra vicina ai 25 milioni di € a fine luglio, e Perišić offrono grandi garanzie di quantità e qualità al servizio della squadra. L'unica alternativa nel ruolo di ala è rappresentata da Biabiany, giocatore cresciuto nel vivaio dell'Inter e tornato alla base a parametro 'zero' la scorsa estate dopo aver fatto la propria carriera a buoni livelli in altri club, ma che arrivava da un anno di inattività causa problemi di salute per fortuna poi risoltisi, per quella che è indubbiamente la vittoria più importante per il francese: tornare a poter fare il calciatore! L'anno scorso l'ex Parma ha saputo rendersi utile e si è guadagnato la conferma in rosa per la stagione odierna. Entrando nel dettaglio tattico, resta da capire se Frank de Boer scelga di prediligere un classico 4-3-3 con l'impiego di due mezze ali propositive a centrocampo e due ali offensive nel tridente d'attacco oppure se scelga la via sulla quale il suo predecessore stava lavorando nel preparare la nuova stagione: il 4-2-3-1. Cosa cambia? L'ago della bilancia sembra essere rappresentato dalla posizione in campo di Banega, il nuovo colpo in mediana. L'argentino 28enne prelevato dal Siviglia è nel pieno della propria carriera, arriva da due anni su grandissimi livelli nelle file del club andaluso ed ora si candida ad essere il faro della nuova Inter, viste le sue qualità in impostazione e la spiccata visione di gioco. El Tanguito può adattarsi a ricoprire tutte le posizioni del centrocampo, da quella di play-maker davanti alla difesa fino a quella di trequartista, passando per il ruolo di mezz'ala, ma è proprio dietro alla prima punta che ha saputo esaltarsi nell'ultimo biennio, diventando un giocatore di profilo internazionale, visto che in passato, ricoprendo altri ruoli, non sempre aveva brillato in continuità; d'altra parte ci sta, perché ogni centrocampista di livello che si rispetti dà il meglio quando raggiunge maturità e stabilità complete. Sul piano del gioco sarebbe, dunque, auspicabile mettere il nazionale argentino nelle migliori condizioni per brillare e costruirgli attorno il reparto. Starà al Mister capire dove meglio collocarlo: in caso di 4-3-3 si presume ideale una collocazione del classe '88 di Rosario da mezz'ala, nel caso di 4-2-3-1, o di altro modulo che preveda il trequartista, ovviamente alle spalle del centravanti. Nel 4-3-3, considerando gli effettivi a disposizione, davanti alla difesa potrebbe spiccare anche in questa stagione l'energico mediano Gary Medel, mentre nel 4-2-3-1 la coppia di scudieri ideali sarebbe formata da Kondogbia a fianco del cileno. Nel ruolo di interno sinistro del 4-3-3, attualmente, il francese stesso parrebbe non avere rivali. Brozović è l'enigma di qualità: al momento non funziona bene davanti alla difesa, ma, essendo per caratteristiche una mezz'ala pura, non offre garanzie nemmeno da trequartista. L'anno scorso, sotto la guida di Mancini, ha spesso giocato da esterno destro con alterne fortune, idem nella nazionale croata. Felipe Melo, invece, non è che l'alternativa principale ad un altro mediano incontrista, come Medel, da schierare a protezione della retroguardia, con più fisicità e molta cattiveria, ma meno corsa, a parità di doti tecniche tra i due.
Manca qualcosa al centrocampo nerazzurro? Sì, considerando che, indipendentemente dalla scelta di giocare con il 4-3-3 o con il 4-2-3-1, le caselle dei titolari da riempire nel reparto sono 3. Con il frequente doppio impegno settimanale dato dall'Europa League è impensabile vivere una stagione da protagonisti con soli 5 giocatori nel ruolo a disposizione. Per esaltare l'eclettismo tattico del collettivo, dal mercato occorrerebbe un elemento duttile per rendere tale reparto un punto di forza della squadra anziché una fonte di lacune. È bene aggiungere che, in caso di partenza di uno solo dei centrocampisti attualmente in organico, sarebbe opportuno inserire non più un solo nuovo giocatore, bensì due, possibilmente con caratteristiche diverse tra loro.
La batteria delle ali può dirsi completa? Sì, perché i titolari designati nel ruolo - Candreva a destra, Perišić a sinistra - sono coperti da alternative affidabili come Biabiany, che, per caratteristiche, è un altro esterno puro, e da Éder, che in un tridente sulla linea d'attacco può esprimersi bene.
ATTACCO
Nell'ultimo mese si è parlato troppo del centravanti titolare - nonché capitano dell'Inter - Mauro Icardi, adducendo argomenti che non è il caso di riportare. Comunque sembra essere arrivata la quiete dopo la tempesta. L'argentino si candida ad un'altra annata da bomber, ma sembra chiaro che, per essere anche mattatore, sotto la guida di Frank de Boer occorra una sua grande crescita dal punto di vista del supporto alla manovra d'attacco. In assenza di tale predisposizione, infatti, il rischio sarebbe quello di vedere non solo un Icardi non in crescita, ma persino in involuzione, per quanto tutto ciò possa sembrare assurdo e paradossale, avendo l'altro rorasino della squadra soli 23 anni. È bene, tuttavia, sottolineare quanto detto, perché nel calcio moderno è impensabile vedere il centravanti di una squadra che si rispetti estraneo allo sviluppo della manovra per rimanere soltanto in attesa del pallone buono che, in alcune partite, può anche non arrivare. La fascia di 'capitano' al braccio, inoltre, implica certe responsabilità che è giusto enfatizzare. Detto questo, il numero 9 resta una delle maggiori certezze anche della nuova Inter. Che si tratti di 4-2-3-1 o 4-3-3, il tridente titolare è formato e suona come importante: Candreva - Icardi - Perišić. È possibile "disegnare" anche un tridente alternativo, formato da Biabiany, Jovetić ed Éder. Nei ruoli d'ala, infatti, le alternative al tandem titolare composto dalla new entry Candreva e dal confermatisstimo Perišić sono il francese cresciuto nell'Inter ed il nazionale azzurro italo-brasiliano, mentre il principale sostituto al centravanti argentino sembra essere il montenegrino. Per comprendere a fondo la composizione del reparto offensivo a disposizione, però, è bene analizzare a fondo le caratteristiche di ogni singolo giocatore a disposizione: è possibile ritenere che il parco attaccanti della rosa sia formato da Palacio, Icardi, Jovetić ed Éder, in quanto gli altri esterni d'attacco, per caratteristiche, nascono centrocampisti. L'unico vero e puro centravanti in rosa è indubbiamente Mauro Icardi, che non gode di sostituti aventi pari caratteristiche (se non reperibili sul mercato). Éder e Palacio, infatti, sono due seconde punte brevilinee classiche con caratteristiche affini, sebbene si tratti di giocatori con alcune differenze. Il primo è più giovane, veloce, ha forza nelle gambe e nel caricare le conclusioni quando ha spazio per avanzare in progressione e compie molto "lavoro sporco" in fase di non possesso; può adattarsi, inoltre, nell'interpretazione del ruolo di esterno d'attacco che de Boer richiede, sacrificando probabilmente qualche opportunità in zona goal, ma comunque in cambio di un ruolo più utile in ottica di squadra. Può rilanciarsi dopo un inizio di esperienza in nerazzurro a partire dallo scorso gennaio non esaltante, come dimostrato prima alla Sampdoria e poi nella nazionale italiana. Il secondo, invece, è un giocatore verso la fine della propria carriera, ma ancora molto integro dal punto di vista fisico, soprattutto se sapientemente utilizzato in sede di turnover. El Trenza rispetto all'oriundo ha molte meno doti di potenza e progressione, sebbene resti un giocatore ancora importante sul piano della corsa in relazione ai suoi 34 anni, ma si fa preferire dal punto di vista espressamente tecnico nel supportare la manovra, anche in termini di esperienza, lettura e sagacia tattica. In ogni caso, entrambi hanno in comune lo sviluppo del proprio ruolo in carriera, spesso alternato tra quello di esterno d'attacco e di seconda punta, inoltre hanno entrambi alternato periodi molto prolifici in zona goal ad altri più infruttuosi, magari perché impegnati in ruoli più di fatica che da star. Comunque sia, parliamo di due alternative in attacco che possono stare pienamente nella rosa dell'Inter. Stevan Jovetić è un altro elemento divenuto ormai stabilmente seconda punta, ma per caratteristiche si differenza maggiormente rispetto agli due interpreti del ruolo in rosa. Riferendoci al montenegrino, parliamo, infatti, di un talento puro, purtroppo minato soltanto da infortuni ricorrenti negli ultimi anni. L'estro non gli manca e nasce fantasista, ma, affinandosi dal punto di vista fisico e andando incontro alle richieste di alcuni degli allenatori avuti, ha avanzato il proprio raggio d'azione, fino a giocare a ridosso di un centravanti. Svaria sul fronte d'attacco, anche se orbitando sempre per zone centrali, e può interpretare bene anche il ruolo di "falso nueve", a differenza dei compagni di reparto, caratteristica, quest'ultima che potrebbe intrigare non poco de Boer, perché ha buone doti fisiche e, quando sta bene, ovvero non come nella passata stagione, ha una discreta agilità nel dribbling. Di contro, resta il giocatore più discontinuo del parco attaccanti, probabilmente quello più soggetto ad alti e bassi di rendimento. È davvero un peccato quanto detto finora sul conto di Stevan, perché probabilmente nulla gli mancherebbe per essere un top player. La curiosità di poterlo ammirare per un certo periodo continuativo in forma di certo non manca.
L'attacco può considerarsi al completo o ha bisogno di ritocchi? Può considerarsi assolutamente al completo, perché gode di giocatori intercambiabili e con diverse caratteristiche che possono favorire cambi di modulo anche a partita in corso. È ovvio che sul mercato possano presentarsi delle opportunità e, in tal caso, non sarebbe male mettere le mani su un giovane talento, ma, se così fosse, qualcuno dovrebbe fargli spazio, abbandonando il club e non è detto che tale scenario sia il più indicato nella stretta attualità, visto che buona parte della propulsione offensiva e dell'imprevedibilità dovrebbe arrivare dalle fasce, dove l'organico dispone di giocatori che possono conferire anche maggiore equilibrio nello scacchiere tattico. Oltretutto, è bene concludere il mercato in maniera razionale, andando ad individuare i reparti da rinsaldare, che sono quelli di difesa e centrocampo.
CONSIDERAZIONI SUL MERCATO
I quattro acquisti ultimati ad oggi (Banega, Erkin, Ansaldi e Candreva) soddisfano solamente in parte le richieste di un organico a cui mancherebbero essenzialmente - senza voler generare esuberi - un difensore ed un centrocampista di livello. Detto questo, è bene essere positivi sul lavoro del club, che sta operando in regime di Fair Play Finanziario, non dimenticandosi che già partire con l'idea di tentare di trattenere tutti i Big non è poco. La società al momento, di fatto, ha rinunciato soltanto a giocatori in prestito con diritto di riscatto sui quali non ha riscontrato convenienze di progetto, come Ljajić e Telles. Le uniche cessioni avvenute al momento sono quelle di Juan Jesus e Dodò, entrambe in prestito con obbligo di riscatto, ma ciò non toglie che l'Inter abbia registrato a bilancio plusvalenze anche per mezzo di operazioni minori, basate sul coinvolgimento di elementi del settore giovanile.
Andiamo ora a valutare pro e contro di cessioni pesanti, anche se il discorso potrebbe essere già obsoleto, trovandoci ad agosto inoltrato.
HANDANOVIĆ
Rinunciare al grande n.1 sloveno è difficile; sebbene non si tratti di un giocatore che in quattro anni abbia mai dimostrato un grande attaccamento alla maglia, ha sempre svolto il proprio dovere alla grande, parando molto più del parabile e a volte salvando letteralmente l'Inter! A 32 anni è ancora un top nel ruolo, in quanto sia in Italia che all'estero è difficile reperire un estremo difensore di tali qualità e affidabilità. A volte sembra distaccato dall'ambiente - ma è pur sempre un portiere e forse è "scottato" dall'idea di non aver vinto alcun trofeo in quattro anni in nerazzurro - ed è impossibile metterlo in discussione, a maggior ragione per il fatto che le grandi richieste che tutti gli anni dovrebbero arrivare per lui non sono mai arrivate.
Perché non cederlo? Perché allo stato attuale il suo valore di mercato non è particolarmente elevato e sarebbe assai difficile ricavare un'ingente plusvalenza da una sua cessione. Occorre, inoltre, considerare che portieri più giovani del suo livello arriverebbero con una spesa decisamente superiore rispetto a quanto ricavabile da una sua eventuale uscita.
MIRANDA
Leader assoluto e indiscusso della difesa. Cederlo sarebbe un grave errore, perché nella scorsa stagione, al primo anno di Inter, ha dimostrato di saper far crescere molto bene i difensori schierati al suo fianco, oltre ad aver garantito grande affidabilità, minata da pochissime e rare sbavature. A 32 anni non è più un giovane, ma la sua esperienza è impagabile per questa Inter. Si contende con Medel il ruolo di capitano "in pectore" o "ad honorem" della squadra e con ciò abbiamo già detto tutto. Inoltre, per questioni anagrafiche, una sua eventuale cessione faticherebbe a garantire una plusvalenza, senza contare che sostituirlo con un elemento affine in rapporto qualità - prezzo - esperienza sarebbe un'impresa pressoché impossibile. Punto di riferimento assoluto.
MURILLO
Difensore centrale indiscutibilmente titolare a fianco di Miranda, è un giovane di grande prospettiva, benché a tratti dal rendimento discontinuo, ma già dall'anno scorso punto fermo dell'Inter alla sua prima esperienza in maglia nerazzurra. Rinunciare al nazionale colombiano classe '92 diventa impossibile in assenza di un sostituto di pari livello, ma anche di pari prospettive di crescita. Non che Jeison sia privo di difetti, al contrario deve ancora migliorare e crescere molto, ma, vista la carenza di alternative importanti in rosa nel ruolo, una sua cessione sarebbe da scongiurare, anche a fronte di un'ottima plusvalenza, perché i difensori da acquistare al suo posto sarebbero comunque due e non soltanto uno per esigenze di organico. È evidente come si tratterebbe di una mossa economicamente sconsigliabile.
BROZOVIĆ
Altro giovane importante sul quale in casa Inter si cerca di puntare. Una sua cessione avverrebbe a malincuore, ma è il giocatore più sacrificabile tra i cosiddetti Big nerazzurri. Il nazionale croato classe '92, infatti, garantisce una quotazione quantomeno non inferiore ai 25 milioni di € e una sua partenza garantirebbe un'importante plusvalenza. Dal punto di vista tecnico, parliamo di un centrocampista di assoluto interesse e che si dimostra in crescita costante, nonostante qualche segno di discontinuità nel rendimento, ma non avergli ancora trovato un ruolo di riferimento all'interno dell'Inter potrebbe essere il fattore che lo allontani da una permanenza in nerazzurro. Se in un 4-3-3 un ruolo da mezz'ala sarebbe perfetto per le sue caratteristiche (ma per quella casella il club osserva anche altri giocatori sul mercato), in un 4-2-3-1 Epic Brozo sarebbe difficilmente collocabile. Nonostante sia un interprete molto forte sul piano della corsa, non sempre è sembrato affidabile dal punto di vista del temperamento, a causa di qualche passaggio a vuoto, comunque comprensibile alla sua età. Nel considerare un indice tra qualità, possibilità di plusvalenza e centralità nel team, è evidente come sia lui l'indiziato principale a partire per finanziare il mercato in entrata.
PERIŠIĆ
L'Ivan il Terribile croato è il giocatore più importante nel proprio ruolo per gli equilibri della squadra al pari di Miranda, insomma un imprescindibile! Per sviluppo di carriera, temperamento, rendimento, corsa, quantità e qualità tecniche è insostituibile, nonostante in rosa vi siano valide alternative sulle corsie laterali. La sua velocità e le sue progressioni sono letali per qualsiasi difesa e la "potenza di fuoco" che genera sulla fascia sinistra è raggiungibile in Serie A da pochissimi altri giocatori. Arrivato la scorsa estate dal Wolfsburg in seguito ad un'estenuante trattativa per una cifra vicina ai 18 milioni di €, quest'anno, dopo gli ottimi, seppur brevi, Europei disputati nelle file della Croazia, la sua quotazione di mercato è quantomeno raddoppiata, ma perché mai privarsene? A cifre molto alte, sarebbe un giocatore sì rimpiazzabile per qualità tecniche, ma non per la propensione che ha anche alla fase difensiva, caratteristica che rende estremamente completo il suo repertorio da esterno puro. Insostituibile, pena indebolimento complessivo della squadra.
ICARDI
Il repertorio dei Big nerazzurri si chiude con il centravanti della squadra, colui che porta al braccio la fascia da 'capitano', il bomber e forse anche il simbolo. Per avere soli 23 anni, il carisma di Mauro Icardi è innegabile, l'impegno a dare sempre tutto per la maglia un po' meno. Si maschera nel ruolo di attaccante letale dentro l'area di rigore per stare non sempre nel vivo dell'azione, ma, se punta a diventare un top player, dovrà crescere da quel punto di vista e de Boer può essere l'allenatore giusto per la crescita del rosarino. Non è un mistero che quest'estate l'Inter sia arrivata a rifiutare, a seguito di un lungo braccio di ferro, un'offerta anche da circa 60 milioni per lui proveniente da Napoli. Ora Maurito sembra destinato a rimanere. Una sua cessione sarebbe stata dolorosa e di difficile sostituzione, ma avrebbe contribuito a sanare il bilancio per mezzo di una plusvalenza fantastica. La ragione per cui avrebbe avuto senso privarsi di Icardi invece di rischiare, ipoteticamente, di perdere Perišić e Miranda risiede proprio nelle quotazioni di mercato.
In definitiva, al momento, l'Inter non intende privarsi dei propri "gioielli", ma con gli ultimi 10 giorni di calciomercato ancora da vivere intensamente nessuno scenario è da escludere a priori, naturalmente soltanto finalizzato a rafforzare la squadra. Ciò può avvenire sia per mezzo di un'unica cessione pesante importante o di più cessioni di media entità economica per finanziare il mercato in entrata, sia trattenendo tutti i Big, provando a compiere un ultimo sforzo al fine di portare in nerazzurro l'ultimo tassello mancante di una certa caratura, che sia egli un difensore, un centrocampista o un attaccante, fermo restando la speranza di aver contribuito a fare chiarezza con questo lungo approfondimento, in cui si è cercato di analizzare profondamente l'attuale rosa dell'Inter, tentando comunque di non scadere nel noioso o nel banale.
Sempre Forza Inter,
F.P.










