drammi
non lasciarmi solo,
non questa volta,
o per lo meno non ancora,
e per favore, non al buio


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drammi
non lasciarmi solo,
non questa volta,
o per lo meno non ancora,
e per favore, non al buio

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Je suis Charlie
Questa notte in un viale scuro mi sono trovato di fronte un uomo che impugnava un coltello e sbraitava contro di me “E così tu sei il poeta! Ora scopriremo se quanto dici è vero! Se sarà davvero una poesia a salvarti! È questo che hai contro il mio coltello? Una poesia?”
Io inizialmente me ne sono stato zitto perché poeta va bene ma scemo no e questo aveva un coltello, oh! E aveva anche la ragione dalla sua parte (il classico coltello dalla parte del manico, quindi) perché improvvisamente che rimanga fra di noi le poesie mi son sembrate ben poca cosa mentre quella lama puntata al collo emetteva una luce (la classica lama di luce, quindi) fredda e reale un po’ tipo la regina Elisabetta e appena mi è venuta questa battuta ho anche pensato di dirgliela all’uomo col coltello ma anche se in psicologia avevo cinque mi è sembrato non fosse il momento adatto.
"Non sei immortale, poeta! Con un coltello nel cuore siamo tutti uguali ti aspetta la stessa sorte di quelli che muoiono senza arte”.
Mi son tenuto stretto il mio cinque in psicologia e i pochi istanti di vita che mi restavano evitando di dirgli che secondo me “Con un coltello nel cuore siamo tutti uguali” è un gran titolo per una poesia e l’avremmo potuta scrivere a quattro mani se avesse gettato il coltello e preso una matita
Ma c’era ben poco da scherzare stavo per morire e più della morte in sé che già non è proprio uno spasso mi dava fastidio l’idea che morendo gli avrei dato ragione perché avrebbe voluto dire che in effetti un coltello batte una matita minimo minimo tre a zero.
Però lui tentennava aveva un coltello ma tentennava ed io esigo che venga messo agli atti prendetelo come l’ultimo desiderio di un condannato scrivete che è vero la poesia forse non mi avrebbe salvato ma mi stava allungando la vita un secondo per volta mettetelo agli atti che ha tentennato.
Mi ha provocato un’ultima volta: “Non hai niente da dire? Il grande poeta è senza parole? Muori così senza un ultimo verso?”.
Niente da fare era proprio un poeta nato il doppio senso con “verso” e chi ci avrebbe pensato? E mentre mi dicevo che dovevo averla scampata perché se davvero era nato poeta non poteva fare anche l’assassino che il lusso di due carriere in questo periodo non può permetterselo nessuno e che sarà che c’era poca luce ma a me sembrava proprio che stesse arretrando ecco in quel momento l’ho guardato negli occhi e sarà che c’era poca luce ma lì dentro la poesia non c’era e quella che avevo scambiato per una resa in realtà era una rincorsa.
Ed ecco non c’è più niente.
Non c’è più il mio cinque in psicologia che è la perdita minore non c’è più il mio umorismo che tanto piaceva a pochi e soprattutto non c’è più l’illusione questo sì che mi fa male che una matita batta un’arma.
E a questo punto qualcuno potrebbe chiedere che venga messa agli atti una mia dichiarazione in cui affermo che la mia convinzione più forte è appena sta squarciata da un coltello perché secondo loro la mia morte dimostra di fatto che una poesia non rende immortali.
Beh ecco a questo proposito avrei un’ultima cosa da dire e si fotta la psicologia: se mi stai leggendo io sono già immortale e quello che ho scritto resta in barba alle armi in barba al male in barba alla morte.
Inno alla poesia! Inno alla vita!
E quella volta che ho perso gli occhi nella tua borsetta quando mi hai detto che se trovavo le chiavi potevo salire da te. Faceva freddo. Allora mi hai fatto salire lo stesso perché le chiavi le avevi in tasca, assieme a un biglietto su cui dicevi ci fossero scritti 10 trucchi per capire se eri...
Aritmia
Pensavo di non scrivere più su tumblr e invece eccomi qua. Più nudo degli alberi di questi tempi. Non ho storie da raccontare, ne poesie da scrivere. Ho bisogno solo di sfogare il mio malessere, il mio disagio. Perché sto iniziando a detestare il peso del mattone allo stomaco quale è l'inadeguatezza; giustamente vi chiederete riguardo a cosa e la risposta sta nella mia età. Niente di più, niente di meno. Una vita passata all'insegna del crescere quando in realtà crescere mi disturba tanto, ma non è un normale fastidio, quale può essere un'irritazione cutanea o una puntura di un qualche insetto strano, bensì come ho detto prima si tratta di un peso. Il peso dell'essere adulto. Ma a me piace sognare e il mio cuore se ne accorge. E quindi mio caro cuore cosa devo fare? Come posso scappare da questa prigione che è l'essere adulto? Rispondimi e non abbandonarmi. Non adesso.
z
Le stelle ci fanno da contorno in questa notte blu in cui il tuo corpo bianco risalta insieme al mio mentre la luna ci scruta un po' in imbarazzo ma che importa siamo giovani e nudi a ballare uno sopra all'altro sotto quel cipresso che conosce i nostri passi a memoria Mentre il vino scorre nelle nostre vene così come l'adrenalina quando ti prendo in braccio e ti allaccio alla mia cintura e cavolo mi vesti meglio di qualsiasi altro indumento che abbia mai indossato traccio cerchi con la bocca sul tuo seno e sento il tuo respiro accelerare così come il mio perchè ogni ballo con te é diverso sotto quel cipresso mentre le stelle dalla platea sono venute a ballare con noi

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niente punteggiatura
Sto imparando a scrivere a cascata, mi piace omettere alcune virgole perché leggere belle parole senza fiato è molto più bello che fare continue, lente, tristi, pause.
A volte mi scoccia addirittura mettere i punti, perché i discorsi sono un flusso di parole, non ci sono punti, non ci sono virgole e non ci sono punti e virgole.
Provo a descrivere una scena tendente all’erotismo senza punteggiatura, sono proprio curioso come salterà fuori.
'Fuori piove e le gocce scroscianti battono sulla finestra mentre ci sei tu che mi posi semi nuda davanti e io non so bene se alzarmi o restar seduto sul tuo letto così morbido e avvolgente esattamente come le tue labbra calde e avvolgenti un po’ mi manca al fiato sapendo che potresti baciarmi con quelle labbra sfiorare il mio viso col tuo seno e forse lo bacerei non lo so intanto i miei jeans si fanno stretti e la mente offuscata ma tanto che importa io sento ancora l’odore di mandorle nell’aria e sono contento che questo odore lo faccia tu perché almeno un po’ riesco a sentirmi a casa'
respiri corrotti
"Liz voglio rivederla"
"Ancora lei?! Ma Erick l'hai vista una volta!!"
"E quindi?"
"E quindi levatela dalla testa"
"hai mai visto un fiore bellissimo? uno di quelli colorati che neanche volendo ti dimentichi? oppure un animale particolarmente intrigante? oppure ti ricordi il casino in testa dopo esserci trasferiti qui?"
"Si, mi ricordo"
"Ecco, moltiplicalo per quattro. Ho un uragano in testa"
crisalidi
Erano passati 4 mesi dal nostro arrivo a Minneapolis, facevamo finta che la vita andasse tutto bene, quasi costretti a farci piacere una città che in realtà disprezzava tutti coloro che ne facevano parte.
"A che ora lavori Erick?"
"Mi sa che mi fingo malato, non ne ho voglia di andare a lavorare; mi fa schifo quel lavoro del cazzo"
"Dimmi che cos'hai"
"Niente"
"Vaffanculo Erick"
"Vaffanculo Liz"
L'arrivo
Era poco più di mezzanotte ma finalmente eravamo in città. Per due provinciali, o meglio dire campagnoli, come me e Liz la città è un qualcosa di totale novità. Non che non l'avessimo mai vista, ovvio che si, ma quella volta, però,sapevamo che non saremo tornati a vivere nella fredda periferia di Minneapolis.
"Hey Liz, ferma la macchina, c'è un 7eleven. Compro le paglie e una birra. Tu vuoi qualcosa?"
"Voglio solo dormire, ho guidato 4 ore di fila, però dei Pringles mi piacerebbero"
Nonostante l'orario il commesso aveva un'aria tranquilla, quasi rilassata, nonostante un lavoro che di soddisfazioni ne regala ben poche.
"Posso esserle utile?"
"Mi dia una Bud e un pacchetto di Marlb.."
In quel momento entrò una ragazza, coi capelli corti e neri , la pelle candida, e gli occhi color ghiaccio. Schiuse le sue rosse labbra carnose: " Mi può dare una sprite per favore?"
Rimasi immobile una trentina di secondi, poi tornai in macchina.
"Liz, mi sono innamorato"
Liz ed Erick
Il sole aveva ormai deciso di tramontare e il nostro cammino proseguiva da un paio d'ore, non sapevamo bene dove andare, ma era un periodo della nostra vita in cui l'importante era solo partire, viaggiare e scoprire. Non che facessimo chissà quali traversate, per lo più erano passeggiate lungo il corso del nostro fiume.
"facciamo il bagno Erick?"
"Il bagno!?!? Ma come ti salta in mente??" e scoppiai in una fragorosa risata. Lei arrossì e di risposta si levò la maglietta e i pantaloni e si tuffò.
"Non cambi mai tu, eh?" le urlai.
L'acqua pareva una distesa di mercurio e Liz ne era la padrona, nuotava, rideva, urlava e cantava
"Dai Erick vieni anche tu!" urlò, schizzandomi con l'acqua.
Mi sedetti sulla riva e mi accesi una sigaretta, in silenzio, tanto c'era già lei a togliermi le parole..

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in un modo tutto nostro
Io e Liz eravamo sul letto, come accadeva ogni giorno dopo la scuola, sdraiati a fissare un soffitto bianco. Rimanevamo accoccolati a fumare una sigaretta, spesso in silenzio, ma con il piacevole sottofondo dei Morcheeba.
"Erick hai mai pensato al nonno dopo quel giorno?" mi chiese un giorno Liz, interrompendo il flusso dei miei pensieri cullati dal dolce sottofondo musicale
"Si"
"E com'era?"
"Era.. era com'era il nonno di solito, sereno credo"
Lei aggrottò la fronte e si girò dall'altra parte, silenziosa
"E tu ci hai mai pensato Liz? tu hai mai pensato al nonno?"
"Ogni tanto ne parlo con mamma, ma niente di che"
Mi scese una lacrima, una piccola lacrima che lei notò subito.
"Manca anche a me" e poi mi sorrise, come non faceva da tempo;
"Non ti vedevo sorridere così da tempo Liz, da quella volta.."
"Da quella volta in cui il nonno ci portò in riva al fiume, lo so, non dimenticherò mai quella primavera.."
-
Non ho altre parole per te, se non un banale "ti amo"
incastrarsi
io ti amo. tu no
e non c’è cosa più dolorosa di questo mondo della consapevolezza di non averti mai
Reblogghiamo
Facile scrivere un testo del genere il 31 Dicembre. Non tutto però inizia o finisce quel giorno. A me infatti è venuto voglia di scriverlo oggi, 14 Marzo, perché potrebbe essere la data di un nuovo inizio e.. Nient’altro. Tu sai. Buona lettura.
Sto fermo con gli occhi fissi in cielo da più di...
Antologia
Post mortem
Io ero morto. La sentivo ancora piangere, lì, nella mia camera mortuaria. -abbracciami- sussurrai, nella speranza che mi sentisse. Lo fece, e iniziai a piangere anche io; era successo raramente che mi abbracciasse, quando ero vivo, lei non lo faceva, si limitava a sorridermi e, obbiettivamente, i suoi sorrisi mi avevano fatto innamorare. Era sempre così prima dell'incidente, mi sorrideva ed io mi innamoravo. Non parlavamo molto, lo facevamo a sguardi e nonostante tutto mi raccontava più della sua vita in questo modo che con qualsiasi parola. -non può essere vero- mugugnò piangendo, in effetti è stato tutto così veloce che io da un momento all'altro mi sono ritrovato in una fottuta bara di legno. Ed il ticchettio delle sue lacrime sopra essa erano incessanti, come il battito del mio cuore per lei...

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Chiederti scusa non è facile. All’inizio ho pensato di farlo scrivendoti un messaggio, poi ho capito che se con te servisse scrivere dei testi non saremmo neanche arrivati a litigare, e quindi ho lasciato perdere. Dove hanno fallito tutti i vecchi testi che ti mandavo per stupirti appena finivo di...
Wow.
nocciole, zuccheri e grassi idrogenati
Furono due giorni in cui mi ingozzai di Nutella. Spesso accompagnato dalle mie fedeli sigarette e spesso non avevo neppure l'accendino; le tenevo lì, a vista, così da sapere che in qualunque momento loro ci sarebbero state. In quei giorni erano forse l'unica cosa che sapevo ci fosse per davvero, In tasca, affianco a me, sul comodino, ovunque io andassi loro mi avrebbero seguito. Non come lei. Non mi seguiva più, non mi cercava più, non mi voleva più. Se ne andava e, a differenza degli oggetti, le persone tendono ad andarsene molto prima di quel si creda.
Dentro di me speravo di svegliarmi e di vederla ancora dormire accoccolata sul mio petto, la vedevo, la sentivo, le parlavo. Nella mia testa lei era sempre dov'è sempre stata fino a due giorni prima, ovvero a farmi tremare il midollo dall'emozione. Al pensiero respiravo a fatica, ma alla fine non era poi così difficile vivere...