E qui, però, sopraggiunge un altro ragionamento: non è che Di Maio, in fondo, possa essere considerato la perfetta reincarnazione politica di quel fenomeno che Umberto Eco attribuiva a Mike Bongiorno, per cui gli italiani apprezzavano il conduttore Italo americano proprio in virtù della sua ignoranza, del suo essere “come loro - peggio di loro”?
In Italia, ormai, larghe fasce della popolazione vedono la cultura, la preparazione, come una cosa “negativa”, una roba da “intellettuali radical chic”, vogliono che i loro rappresentanti non siano delle “guide”, ma dei “pari”, ignoranti come loro, più di loro.
In tal senso, Di Maio è perfetto: studente fuori corso, crassamente ignorante, privo di qualsiasi talento visibile, che viene candidato a fare il Presidente del Consiglio da parte del più grande partito del paese.
Di Maio è “L’ITALIAN DREAM”.
È un faro per il suo elettorato.
Perché se c’è arrivato lui, significa che possono farcela anche loro, anche la casalinga che Grillo voleva mettere a fare il ministro dell’economia, significa che può farcela chiunque.
E ogni critica ragionata, ogni presa in giro sulla sua ignoranza, non lo danneggia, ma paradossalmente lo rafforza.
Facciamo pace con questo dato di fatto.