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Perché nessuno ti prepara alla solitudine che porta la maternità?
Dopo quasi 10 anni rieccomi qua.
È cambiato tutto, ma quella sensazione di vuoto è tornata come prima, più di prima.
Sono diventata madre e ho perso me stessa.
Mi sento male, perchè sento di non viverle queste cazzo di giornate. Sento che faccio scorrere il tempo senza usarlo, senza prenderlo per il culo e magari farmi quattro risate e basta. Non sto vivendo, io sto solo passando.
Charles Bukowsi (via stronza-comeilmondo)
My love.

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E poi a un tratto l’amore scoppiò. Dappertutto.
Fabrizio De Andrè. (via liquidmadness-1960)

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E adesso erano lì, di nuovo l'uno di fronte all'altra, e lui non poteva fare a meno di continuare a guardarla, come se i suoi occhi volessero insinuarsi dentro di lei.
Giorgio Faletti, “Io uccido”. (via anormalguywithabnormalmind)
E anche sapendoti altrove, cerco te tra le sagome. Maledetto me, era da un po che non stavo cosi, pensavo di aver bandito certe sensazioni.
Un-ragazzo-distrutto (via un-ragazzo-distrutto)
Ieri Virginia mi ha chiesto: “Papà, ma se tu e la mamma vi lasciate chi è che tiene due figlie e chi una?” Ero in cucina che stavo affettando le cipolle, la domanda mi ha colto di sorpresa. “In che senso, Virginia?”, ho detto. “Siamo tre sorelle”, ha detto, “la terza sorella non potete mica dividerla a metà!” Mi è venuto da ridere. Stavo per risponderle: “Non ti preoccupare, amore, la mamma ed io non ci lasceremo mai”, ma non volevo mentirle, perché so che ogni relazione s'inventa ogni giorno, e il torto più grande che puoi fare a te stesso, e agli altri, è proprio quello di crederti invincibile. “Virginia”, ho detto, “se per caso la mamma ed io un giorno ci separassimo vi vedremmo tutte e tre, un po’ io e un po’ la mamma, non ti preoccupare.” “Ma in Mrs. Doubtfire il papà vedeva i bambini solo il sabato”, ha detto. “Virginia, certe volte quando due genitori si lasciano possono succedere delle cose”, ho detto. “Magari non si sono lasciati bene, ma litigando. Ma la mamma ed io siamo stati sempre d'accordo che, se anche ci lasciassimo, voi verreste sempre prima di tutto. Hai capito? Sempre.” Mi ha fissato in silenzio. “Papà”, ha detto d'un tratto. “Ma l'amore può finire?” Ci ho pensato un attimo prima di rispondere. “L'amore non finisce”, ho detto, “sono le persone che cambiano.” “Le persone?”, ha detto. “Virginia”, ho detto, “anche gli adulti crescono, sai? Tu adesso sei una bambina grande, sette anni fa eri una bambina piccola. Funziona un pochino così anche per le mamme e i papà. Io quando ho conosciuto la mamma ero una persona diversa, lo era anche lei. L'importante, quando due persone si amano, è riuscire a cambiare insieme o rispettare i cambiamenti dell'altro. I genitori, con i propri figli, fanno proprio quella cosa lì, invece fra loro certe volte non ci riescono. E’ per quello che l'amore per i figli è l'unico che non finisce mai mai.” “Ma tu”, ha detto, “quando hai incontrato la mamma, come hai fatto a sapere che era la mamma?” “Non ho capito”, ho detto. “Come hai fatto a capire che volevi amarla?”, ha detto. “Ah, quello”, ho detto. “L'ho capito dopo circa dieci minuti.” “E da cosa?”, ha detto. “Quando ci siamo incontrati la prima volta, si è sollevata i capelli dietro la nuca, sopra la testa, e si è fatta uno chignon senza neanche un elastico, solo annodandoli”, ho detto. “E allora?”, ha detto. “E allora lì ho capito che lei aveva disperatamente bisogno di un elastico”, ho detto. “E io dei suoi capelli.” “E tu ce l'avevi, l'elastico?”, ha detto. “No”, ho detto, “ma quando la mamma lo ha scoperto ormai mi voleva già bene.” “Papà!”, ha detto, “ma allora l'hai imbrogliata.” “Forse un pochino”, ho detto, “ma il punto è che la mamma è stata la prima che mi abbia mai fatto venire voglia di cercare un elastico, capisci che intendo?” Mi ha guardato per qualche secondo. “Tieni papà”, mi ha detto, sfilandosi l'elastico che le teneva su i capelli. “Così tu e la mamma non vi lasciate.” Lei ha riso, io per fortuna stavo affettando le cipolle.
Matteo Bussola (via bejustamess)
“Cara Sofia, Sto amando un’altra donna e la sto amando con tutta quella serenità che tu non mi hai mai concesso, ora capisco che l’amore è questo, mettere in fila giorni di felicità non per forza conquistata con continue lotte. Lei è bellissima e coerente, la magia della coerenza è così stupefacente che non saprei descrivertela, a te quest’incantesimo non è mai riuscito. Sto bene, lei ha preso in mano la mia vita e la mia testa e ha fatto combaciare ogni cosa, ha dato un senso e un ordine alla mia casa, è stata il posto in cui mi sono salvato. Ci sono giorni di sole e tutti mi dicono che sono una persona nuova e anche io mi sento come se potessi mangiare le nuvole. Esco prima dal lavoro perché a volte mi manca troppo e ho bisogno di vederla, ci vediamo tutti i giorni ma solo quando sono con lei non penso a niente e credo di poter salvare il mondo quindi capiscimi perché ogni volta corro per abbracciarla il prima possibile. Non ti amo più e non mi ami più ma io ti scrivo perché quando ci incontriamo io lo vedo come mi guardi e posso anche vedere come io guardo te, io Sofia non ti amo più ma tu resti l’amore della mia vita, esiste un solo amore della vita e noi lo abbiamo conosciuto, amato e poi abbiamo smesso di sentirne la mancanza ma tu resti l’amore della mia vita, è difficile farlo capire agli altri ma io mi smonto quando ti vedo, cambio occhi e cuore, ritorno vecchio, dura solo un attimo perché io, e neppure tu, possiamo più permetterci noi, però quell’attimo c’è sempre, come quando ti chiamo al telefono per sapere come stai, quell’attimo c’è sempre perché tu sei l’amore della mia vita, l’incoerenza, le lotte, le ostinazioni io con te e per te tutto questo lo potevo sopportare. Se devo descrivere l’amore io parlo di lei ma se mai mi chiedessero di qualcosa che va oltre l’amore io parlerei di te perché tu resisti nonostante io abbia smesso di amarti molto tempo fa.”
Anonimo. (via recuerdequedebemirarlaluna)
..wow
(via expansivesunflower)

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Lettera di un padre ad una figlia morta a Parigi nel Bataclan; “Te l’avevo detto Leá. Ti avevo detto che, fosse stato per me, a quel concerto non ci saresti andata. Un concerto degli Eagles of Death Metal con quel ragazzo che ti porti dietro da due anni. Quel Thomas. Dovevi darmi retta Leá. Invece di arrabbiarti dovevi darmi retta, dirmi che ero stato un buon padre e che non ti avevo mai fatto mancare niente. Dovevi tornare a casa e raccontarmi come fosse stato. Dovevi dirmi che Thomas ti aveva chiesto di sposarlo sulle note di quella canzone, se così possiamo chiamarla, che mettevi sempre quando litigavamo. Quella che hai messo anche stasera. Prima di uscire. Prima di dirmi che mi odiavi. Prima di urlare che la mamma sarebbe stata contenta di vederti con Thomas a quel concerto. Prima di dirmi che poi te ne saresti andata. E non ti ho preso sul serio. Lo dicevi sempre e puntualmente c’eravamo tu ed io sul divano. Tu con la tua testa sulla mia spalla e io con le mia mani ad accarezzarti quei capelli che non pettinavi mai. “Papà sono ricci.” E non era vero che “ogni riccio, un capriccio”. Per ogni tuo riccio si scatenavano dieci tempeste. Però eri buona. Eri tanto buona Leá. Eri tua madre, senza la sua paura di vivere. Dovevi stare a casa Leá. Dovevi credermi quando ti dicevo: “sono tuo padre, decido io.” Tu la chiamavi dittatura, io speravo fosse protezione. Ma non è servito. Tanto non è servito. Ho sentito il boato Leá. E ho sperato che, tempo dieci minuti, suonaste tu e Thomas. Ho sperato che arrivaste piangendo, dicendomi: “sono arrivati. Sono qui e hanno aperto il fuoco tra mille grida e mille occhi.” Li avrei chiamati “porci”, avrei insultato tutto quello che concerne la loro cultura. E mi sarei chiesto in nome di quale dio si possa compiere una tale mattanza. Ho sperato che tra quei 128 morti non ci fossero i vostri nomi. Ho sperato di non vedervi ridotti ad una riga su un quotidiano. Ho sperato che non esistesse un uomo capace di sparare a sangue freddo contro altri uomini. Ed invece erano otto. Non uno. E vorrei sapere chi è stato a guardarti. Chi ha avuto questo onore: guardarti un’ultima volta prima di toglierti la vita. Prima di portarsi via le tue mani affusolate o le tue magliette sempre a maniche corte. Vorrei sapere chi ha avuto il coraggio di non innamorarsi di te sprofondando nei tuoi occhi blu. Chissà cosa hai provato. Chissà come ti stava il terrore addosso. La consapevolezza che fosse finita e che non avresti avuto più possibilità dalla vita. Niente laurea Leá. Ma tanto non avresti trovato lavoro facendo arte. Lo sapevi, te lo ripetevo sempre. E ti chiedo scusa, perché tu l’amavi così tanto. Scusami se puoi Leá. Perdona un uomo che ha perso tutto: la moglie e la figlia. Perdona un uomo che non ti ha dato il valore che meritavi. Perdona un misero, un vile, un vigliacco. Perdona chi non avrebbe guardato negli occhi nessuno il minuto prima di morire. Perdonami Leá. E mi chiedo come staranno gli altri genitori. Come starà chi ha perso il figlio senza una parola di cortesia. Mi chiedo perché. Perché tu. Perché tu ed io. Perché tu e Thomas. Dovevi tornare a casa Leá. Dovevamo fare pace e continuare a leggere quel libro di Baudelaire che tu mi stavi spiegando. Mi chiedo in nome di quale religione si possa agire così. Mi chiedo se sia lecito uccidere in nome di dio. Mi chiedo se qualcuno gli ha gridato che erano tutti bastardi. Non si tratta di religione o cultura, si tratta di umanità. E allora mi chiedo cosa ci rende tanto differenti da una bestia. Mi chiedo con quale coraggio ci riteniamo superiori. E non ottengo risposte se non un disperato silenzio. Ho pianto Leá. Ho fatto scorrere quelle lacrime che tu mi recriminavi. Quelle che “non hai mai versato per la mamma”. E invece ora piango. Piango tanto. Mi faccio pervadere dal dolore consapevole che non ti vedrò più. Consapevole che non ti accompagnerò all’altare. Consapevole che qualcuno, magari un padre come me, ti ha sparato a sangue freddo, urlando qualcosa che non avrai sicuramente capito. Consapevole che non ti ho protetta. Che non c’ero e che non ci sarò. E non ci sarai. Mai più. Voglio che tu sappia una cosa Leá: non importa quanto ci siamo odiati, quante volte ti ho rincorso fuori casa, quanto tu mi abbia urlato addosso che facevo schifo. Non importa quanto tu abbia desiderato nascere in un’altra famiglia. Voglio che tu sappia che sono fiero di essere tuo padre. Fiero di averti avuta accanto. Fiero dei tuoi schiaffi che mi hanno fatto diventare un uomo migliore. Fiero di averti accompagnata nelle tue piccole vittorie e nelle tue grandi sconfitte. Sono fiero di averti vista crescere e tua madre sarebbe d’accordo. Ti voglio bene Leá. E mentre loro sparano gridando: “Allah è grande”, io piango chiedendo a Dio la forza per svegliarmi domani e vivere con la tua stessa volontà. Riposa in pace figlia mia.”
(via laragazzaincasinataworld)
Okay sto piangendo.
(via ragazzaspensierata)
le lacrime
(via fiorecullatodalvento)
Quei grandissimi figli di puttana si sono portati via tutte quelle vite che non lo meritavano. Tutte quelle vite vissute a metà, ritrovatesi lì per una canzone o per distrarsi da qualcosa, tutte quelle vite che ora dovrebbero essere nelle proprie case. Vaffanculo. Vaffanculo mondo!
(via nessunosiaccorgedelmiodolore)