Non mi prendeva mai per mano ma lo seguivo lungo il corridoio di terra scura dove, dopo tanto sudore, stavano crescendo ortaggi verdi, gialli e rossi. Sotto al sole opaco della Lomellina il suo capo,ormai quasi del tutto glabro, era coperto da un cappello di paglia ormai logoro ma funzionale; si metteva controluce e non gli potevo vedere gli occhi ma sapevo che mi stavano guardando placidamente, non avrei fatto alcuna marachella sulle sue piantine di sacrificio. Nell'aria c'era l'odore dei fichi smaturati e caduti a terra; la loro polpa zuccherina rendeva l'area intorno alla pianta nauseante ; i rami erano agghindata da svariate bottiglie trappola per vespe e calabroni. Una volta entrata la regina tutto il resto del clan si fiondava verso di essa per aiutarla ma a quel punto era troppo tardi; una morte triste le attendeva. Non mi facevano pena però, piu di una volta avevo saggiato il loro pungolo velenoso e vederle stridere e impazzire dentro una bottiglia di aranciata mi sembrava equo. Mi diceva di allontanarmi da lì, di lasciarle morire in pace. Lo ascoltavo e mi mettevo ancora accanto a lui, che era alto e ai piedi al posto delle stringhe aveva dei cavi elettrici gialli e blu intrecciati tra loro e pensavo che ciò gli desse piu energia. Pensavo fosse furbo, perché era molto più alto di me e l'elettricità gli scorreva per i piedi.


















