La rinascita del Cus Siena Basket
“Lei è all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare”. Domandarsi il perché un post, dedicato alla nascita di una squadra di basket, venga introdotto da un pensiero di Eduardo Galeano sull’utopia, è più che lecito. La risposta va trovata nel profondo legame che unisce il sogno con lo sport. Un rapporto talmente determinante da meritare uno spazio nel libro “Gianni Mura. Tanti Amori, Conversazioni con Marco Manzoni ” (ed. Feltrinelli). Il capitolo dal quale è stata ripresa la citazione del letterato uruguaiano, spiega mirabilmente come la motivazione alla base di chi si confronta con un qualsiasi tipo di pratica sportiva sia il sogno di raggiungere un obiettivo o quello di superare un limite. Inizia a chiarirsi il legame che esiste tra il ragionamento di Galeano e la rinascita degli SpringsTails CUS Siena Basket dopo una pausa durata due anni. Per molti, far ripartire il progetto basket nella società sportiva dell’ Università degli Studi di Siena è quasi un sogno. La nuova squadra è stata fortemente voluta dal Professore Saverio Battente ed è stata realizzata grazie al grande impegno del coach Andrea Aprile. I motivi per i quali Comunicando nel Basket si sta interessando a questa iniziativa sono da ricercare nella contingenza temporale nella quale è nata e nei modi con i quali la si sta facendo conoscere. La sezione Basket del Cus Siena riprende vita in uno dei periodi più difficili per il basket italiano e senese. Forse una coincidenza, ma è preferibile interpretare questa contemporaneità come il segnale del coraggio e della passione che sono alla base di questo nuovo progetto. Soprattutto un segno di discontinuità con un vecchio modo di gestire e vivere il basket. Entrando nel campo della Comunicazione, sin dalla presentazione dello scorso 5 novembre si sono percepite la strategia e l’ambizione che stanno guidando gli SpringTails in questa loro prima stagione. La presenza di personaggi come Giacomo Galanda e Roberto Chiacig, del Rettore dell’Università degli Studi di Siena Angelo Riccaboni oltre che di personaggi storici del basket senese come Roberto Morrocchi ed Ezio Cardaioli, hanno attirato l’interessamento dei media locali, facendo capire come ci sia la volontà di farsi conoscere oltre i confini della pallacanestro. Uno dei momenti più importanti di ogni piano strategico è il targeting, ovvero il momento nel quale si scelgono i soggetti da raggiungere con le proprie iniziative. La strategia di entrare in contatto con la nicchia degli appassionati di basket ha come finalità principale quella di stabilizzare e difendere la propria posizione all’interno dell’ambiente, è un’opzione conservativa che permette di rischiare poco in termini economici e di visibilità. La scelta di andare oltre l’ambiente della pallacanestro, invece, è il segnale di una visione organica di un settore nel quale il primo problema è il poco pubblico appassionato. Per farlo non bisogna aspettare che le persone vengano nei palazzetti per fidelizzarle, bisogna andarle a scovare, irrompendo nei luoghi di socialità e promuovendo iniziative che incuriosiscano e creino interesse. La collaborazione tra il Cus Siena ed il famoso pub San Paolo può essere letto proprio in quest’ottica. Infatti il pub non sarà solo il punto d’incontro per i post gara o i post allenamenti, sarà anche la location per iniziative che avranno il fine di creare un legame tra la squadra, la città e tutta la comunità universitaria. Inoltre la collaborazione messa in atto con il progetto Cultura Cestistica evidenzia una dimestichezza con i social-network non comune nel panorama cestistico nazionale se si esclude la LNP. Comunicando nel Basket fornirà sempre il proprio supporto di competenze, contatti ed idee a chi decide d’intraprendere la via comunicativa scelta dagli SpringsTails. Non siamo in grado di prevedere dove arriverà questa nuova squadra, ma l’importante, come dice anche Galeano, è camminare. E la nostra pallacanestro da troppo tempo ha scelto di rimanere ferma.














