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Rosa Chacel, from a diary entry featured in Diario, originally published in 1993

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Mai
La metà delle mie sofferenze doveva appartenere a te avrei voluto tu sentissi gli occhi svuotarsi piano l'amore non ricambiato consumarti senza mai lasciarti andare. Avrei voluto infliggerti tutto il male che non sai di avermi causato vederti squarciato dal dolore del mio rifiuto, sentire la tua felicità stretta tra le mie mani per sgretolarla senza pietà.
Ma tutte le sofferenze sono sempre state le mie e mentre tu amavi lei erano i miei occhi a svuotarsi, sotto quel mio amore sbagliato mi consumavo piano. Il dolore che mi causavi per te non esisteva, tu non mi vedevi e non mi avresti vista mai lasciavo che tu mi straziassi per averti ancora al mio fianco ma i miei occhi vuoti nel buio riuscivano a vedere la realtà non mi avevi mai amata e mai avresti potuto farlo.
La notte
Fu in un giorno di novembre che il buio mi travolse e soffocata dalle quattro mura della mia stanza tutto divenne nero. Sulla scrivania vomitai tutti i miei pensieri e il caos che sentivo rompermi da dentro mentre la mia voglia di andare avanti restava immobile sotto al letto a consumarsi lentamente.
D'improvviso novembre divenne mese di maggio le mie mille facce giacevano abbandonate sul comodino ora tutte uguali sotto veli di polvere. Le lenzuola in cui avevo perso il mio corpo prendevano vita come serpi mi soffocavano stringendomi la gola e la vita che avevo lasciato fuori dalla mia stanza batteva sempre meno i pugni sulla porta.
Non c'erano raggi di sole che riuscissero ad entrare attraverso le persiane chiuse in una stretta di dolore non c'erano sensazioni che potessero spezzare i silenzi interminabili delle ore nei giorni. Così in quella che mi parve la più lunga delle notti maggio lasciò il posto al freddo di ottobre e senza sapere come, senza capire dove fosse scomparso il mio tempo guardavo senza fare niente il mio cuore spaccato in due sanguinare sul pavimento.
doomed
still just a cage

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and i’ve tried to ignore it every time you phone
but i never come close
ogni tanto i confini di cose e persone si spezzano e quindi io mi smargino, così, tanto per
Blu
In un ricordo ormai distante cammino tenendo per mano un corpo disorientato, pare muoversi senza pensiero cercando solo con gli occhi un posto in cui lentamente potrà lasciarsi andare.
Mi lascio guidare dalla pesantezza dei suoi passi ben presto insieme ci troviamo su mura vecchie di pietra con le gambe che penzolano nel vuoto del vento lo sguardo fisso ad ammirare una cartolina che sembra aver perso colore da tempo.
Le onde del mare si sgretolano sugli scogli, senza far rumore sotto di noi s'intravedono persone senza nome, ognuna con una vita da trascinare sulle spalle ed io sempre più distante da loro a respirare un'aria senz'odore, a stringere tra le mani un corpo senza cuore.
Stanca, lascio quel corpo e i suoi silenzi lì sulle rovine della città d'improvviso tutto riprende significato e davanti a me riesco a vedere barche che navigano in lontananza con i sogni di chi se ne va via scritti sulle vele.
Nel cielo, dietro la ruota che gira arriva l'alba in tutta la sua luce, il mare sembra essere tornato a cantare respiro l'aria che ora ha di nuovo quell'inconfondibile odore caldo di casa e finalmente libera lo sento non sono più solo un corpo disorientato in una cartolina senza colore ferma nel tempo.
Veleno
Forse domani sarai finalmente uomo, quando davanti ai suoi lividi non ti volterai dall'altra parte nell'indifferenza, quando non la lascerai cadere insieme alle lacrime sotto il peso delle tue menzogne intrise di veleno.
Ma forse quel giorno non arriverà mai, forse resterai per sempre l'insignificante esempio di uomo, dei segni sul suo corpo dirai che sono campi infiniti di lillà senz'odore e lascerai che si perda tra le parole rabbiose del tuo insulso amore.
Così allora non sarai mai uomo sarai il mostro che tormenta gli incubi sciolti nella realtà, sarai silenzio che prosciuga l'anima mentre lei resterà donna con parti in meno con le labbra spaccate dall'odio e le speranze intrappolate negli occhi, donna di veleno che senza fiato raccoglie piccoli lillà senz'odore.
Emily Brontë, from "Wuthering Heights," originally published in 1847

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via il tuo nome, via ogni traccia di te
[2:54-3:42]
so i won’t say it at all
Adesso, ormai per mio conto, pongo una domanda oziosa: che cosa è meglio, una felicità a buon mercato o delle sublimi sofferenze?
Fedor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo
Mancanza
Un giorno troverò nel cassetto i tuoi vecchi disegni, saranno ingialliti, i colori ormai sciolti e irriconoscibili ma toccando la carta mi sembrerà di sentire il bene che ci volevamo. Sarà un giorno triste verserò lacrime amare per il tempo perso e le speranze morte e negando davanti all'evidenza dirò a tutti che non mi manchi affatto. Fingerò che tu non abbia lasciato dentro di me il vuoto incolmabile che lascia un amore mai vissuto, una confidente che di me conosceva ogni angolo contorto del cuore.
Mi tornerà in mente l'immagine di quando eri bambina, lo sguardo vispo e i capelli biondi intrecciati tra fiori bianchi, sentirò il tormento del tuo sorriso imperfetto che prima mi rendeva felice, ricorderò i segreti sussurrati e il modo in cui il mio nome pareva addolcito cadendo dalle tue labbra. Spinta da un sogno lontano ti cercherò tra le case abbandonate della nostra vecchia vita, ma una volta trovata non avrò coraggio per avvicinarmi a te, da lontano vedrò quanto ora tu stia meglio senza di me.
Non incrocerai il mio sguardo ma saprai che sono lì, sentirai la mia voce chiamare il tuo nome senza pronunciare una sola parola ti dirò che ti perdo ancora oggi dopo tutti questi anni, perdo ancora parti di te ogni volta che ti penso senza volerlo poiché non ricordo la tua risata e sono ferma senza sapere chi tu sia adesso. Allora mi guarderai finalmente e saprai che forse ora potrei amarti, che la paura non mi tiene più incatenata nel buio, ma nei tuoi occhi troverò solo il deserto della tua estenuata indifferenza violenta mi risponderai che è stato tutto una vita fa, che ormai è troppo tardi ed è giunta l'ora di dimenticarci.
visto che ieri era il tuo compleanno

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Mancanza
Un giorno troverò nel cassetto i tuoi vecchi disegni, saranno ingialliti, i colori ormai sciolti e irriconoscibili ma toccando la carta mi sembrerà di sentire il bene che ci volevamo. Sarà un giorno triste verserò lacrime amare per il tempo perso e le speranze morte e negando davanti all'evidenza dirò a tutti che non mi manchi affatto. Fingerò che tu non abbia lasciato dentro di me il vuoto incolmabile che lascia un amore mai vissuto, una confidente che di me conosceva ogni angolo contorto del cuore.
Mi tornerà in mente l'immagine di quando eri bambina, lo sguardo vispo e i capelli biondi intrecciati tra fiori bianchi, sentirò il tormento del tuo sorriso imperfetto che prima mi rendeva felice, ricorderò i segreti sussurrati e il modo in cui il mio nome pareva addolcito cadendo dalle tue labbra. Spinta da un sogno lontano ti cercherò tra le case abbandonate della nostra vecchia vita, ma una volta trovata non avrò coraggio per avvicinarmi a te, da lontano vedrò quanto ora tu stia meglio senza di me.
Non incrocerai il mio sguardo ma saprai che sono lì, sentirai la mia voce chiamare il tuo nome senza pronunciare una sola parola ti dirò che ti perdo ancora oggi dopo tutti questi anni, perdo ancora parti di te ogni volta che ti penso senza volerlo poiché non ricordo la tua risata e sono ferma senza sapere chi tu sia adesso. Allora mi guarderai finalmente e saprai che forse ora potrei amarti, che la paura non mi tiene più incatenata nel buio, ma nei tuoi occhi troverò solo il deserto della tua estenuata indifferenza violenta mi risponderai che è stato tutto una vita fa, che ormai è troppo tardi ed è giunta l'ora di dimenticarci.
[secrets i have held in my heart are harder to hide than i thought]