Cantieri aperti ha compiuto 1 anno oggi!

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MAPS / Rogge Trevigliesi e Fosso Bergamasco
Visualizza Le Rogge Trevigliesi in una mappa di dimensioni maggiori
Le santelle rappresentate dalla pietĂ popolare
Un’ espressione di grande importanza nell’ ambito della pietà popolare è l’uso di immagini sacre che, secondo i canoni della cultura e la molteplicità delle arti, aiutano i fedeli a porsi davanti ai misteri della fede cristiana. La venerazione per le immagini sacre appartiene alla natura della pietà cattolica: ne è segno il grande patrimonio artistico, rinvenibile in chiese e santuari, alla cui costituzione ha spesso contribuito la devozione popolare.
Insieme alla chiesa, la pietà popolare ha uno spazio espressivo di rilievo nel santuario spesso contraddistinto da peculiari forme e pratiche di devozione, tra cui la più nota è il pellegrinaggio. Accanto a tali luoghi, manifestamente riservati alla preghiera comunitaria e privata, ne esistono altri, non meno importanti, quali la casa, gli ambienti di vita e di lavoro; in date occasioni, anche le strade e le piazze  diventano spazi di manifestazione di fede.
Le santelle, come i crocifissi, erano molto diffuse anche in prossimità dei bivi, erette lungo i sentieri campestri o ai loro crocicchi, e le pitture sui muri delle case erano un tempo un punto di riferimento assai importante per la religiosità popolare.
Semplici costruzioni frutto di un'arte naif e popolare, commissionate sin dal XVI secolo per segnalare confini, per invocare la protezione divina sulla casa, bestiame, sulla coltivazione della vite o semplicemente per devozione. Le santelle, gli affreschi e i crocifissi sono oggi i testimoni di una antica religiositĂ popolare, spesso abbandonati e dimenticati nonostante abbiano oggi una grande importanza artistica e storica.
Le santelle indicavano la direzione ai pellegrini, hanno accompagnato uomini e donne nel loro cammino esistenziale, nella loro fatica quotidiana, nei segreti dei loro pensieri, nelle ansie, nei tormenti e nelle gioie della vita personale, familiare e sociale. L’uomo che si spostava, che compiva un tragitto pur breve, che lavorava nei campi, avvertiva il continuo bisogno di sostegno, di protezione e non soltanto perché si sentiva esposto ad eventi imprevedibili. Del resto, era conscio che i suoi gesti da soli non erano sufficienti per garantire il buon esito delle sue imprese .
I dipinti venivano spesso realizzati come ex-voto al termine della costruzione della casa, o della ristrutturazione, ed erano generalmente realizzati su intonaco fresco adagiato su muro di sasso o in alcuni casi su roccia o su una grande "pioda" che fa da supporto; rari i dipinti su tavola di legno.
L'apparazione della Madonna a Caravaggio
Nostra Signora di Caravaggio, o Santa Maria del Fonte, è il titolo attribuito alla Madonna in seguito alla apparizione che, secondo la tradizione cattolica avvenne il 26 maggio 1432, nelle campagne circostanti Caravaggio.
Nella prima metà del secolo scorso la zona di Caravaggio era stata interessata da una continua lotta fra gli stati di Milano e Venezia, che si contendevano il possesso dell'area nota come Gera d’Adda; un periodo di estreme divisioni politiche e sociali per l'intera regione.
Fu in questo contesto che a Caravaggio nel pomeriggio del 26 maggio 1432 sarebbe avvenuta la prima apparizione di quella che sarebbe diventata, appunto, Nostra Signora di Caravaggio. La madonna apparve di fronte a una giovane del luogo, Giannetta Vacchi.
La donna, secondo il resoconto della tradizione cattolica, in un momento di grande umiliazione per i problemi che affliggevano il marito, si era ritirata nelle campagne a sud-ovest del borgo di Caravaggio, nel campo di Mazzolengo, a 2 km dal centro cittadino. Fra le lacrime, la Vacchi riferì di aver visto una giovane donna, simile a una regina, fonte di bontà . La donna si sarebbe presentata come la Madre di Gesù raccomandando alla contadina di non avere paura, e preannunciandole l'imminente ricezione di un grande messaggio:
Mi è stato concesso di salvare i Cristiani dalle imminenti e meritate punizioni della Giustizia Divina, e di venire ad annunciare la Pace.Â
La Madonna avrebbe chiesto che gli uomini facessero ammenda per i propri peccati, digiunassero il venerdì successivo e si recassero a pregare il sabato pomeriggio, come forma di gratitudine per la salvezza ottenuta; che una cappella venisse eretta sul posto.
L'importanza dell'acqua
Anche in questo caso (ma forse non lo è) l’acqua di una risorgiva diventa protagonista. La leggenda devozionale attribuisce a una sorgente - tuttora attiva all'interno del santuario - un'origine divina. La sorgente divenne rapidamente meta di pellegrinaggi da parte di malati ed infermi che cercavano sollievo nelle sue acque, e che continuano anche oggi. Un legame, quello del territorio con la ricchezza delle sue acque che qui, ammantato da un mistero e un’evento miracoloso, diventa indissolubile. Il Vescovo Dario Bolognini, nell’anno 1962, con approvazione del Vaticano, dichiarò la Beata vergine del Sacro fonte in Caravaggio, compatrona della comunità diocesana di Cremona.
USCITE SUL TERRITORIO / Le santelle
Antegnate
Anche a Antegnate, un paese della diocesi di Cremona, sono presenti testimonianze per Santa Maria del Fonte.
Le santelle di Caravaggio
 Nel territorio di Caravaggio, proprio in virtù dell’apparizione della Beata Vergine numerose santelle dimostrano una forte religiosità e pietà popolare.
Questa santella, opera di ignoto, si trova in via S. Francesco d’Assisi. Datata intorno alla fine del secolo XIX presenta un rilievo esterno di circa cm. 80x120. Qui la Madonna appare avvolta da una nube, davanti alla beata Giannetta, la contadina inginocchiata ai suoi piedi. Sullo sfondo compare la sagoma di una chiesa parrocchiale.
 L'altra santella di cui abbiamo informazioni è un affresco collocato in via Veccia all’entrata di una cascina. Il dipinto, posto sotto la travatura del tetto di un cascinale, si presenta degradato con diverse macchie di muffa.
Varie santelle sui muri di Caravaggio
 Le santelle di Cologno al Serio
Nonostante anche qui siano numerose le santelle dedicate alla madre di Gesù, solo di una siamo riusciti a recuperare alcune informazioni. Posta sul muro di una chiesetta dedicata alla Santissima Trinità , tra via IV Novembre e via Milano, denota ampie manomissioni e leggere screpolature. La Madonna incoronata è travolta da una luce proveniente dall’alto. Anche in questo caso, sullo sfondo compaiono riferimenti architettonici tradizionali. E’ posta come simbolo di protezione verso le comunità religiose e comuni fedeli. La santella, del XX secolo, è di autore ignoto e misura 110 x 160 cm.

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Il messaggio di Nostra Signora di Caravaggio
Mi è stato concesso di salvare i Cristiani dalle imminenti e meritate punizioni della Giustizia Divina, e di venire ad annunciare la Pace
USCITE SUL TERRITORIO / Brignano Gera d'Adda
Brignano Gera d’Adda è un comune della provincia di Bergamo, situato nella pianura bergamasca. Le origini risalgono intorno al I secolo a.C. con i numerosi insediamenti romani di cui abbiamo molti ritrovamenti archeologici. La storia di questo paese è facilmente collegabile con quella dei Visconti, con Federico Barbarossa, nel momento in cui concede il proprio territorio come feudo.
La parte più  interessante è proprio quella di Palazzo Visconti (nella foto), la più antica costruzione del luogo, che si divide in palazzo vecchio, che ospita la sede dell’attuale comune del paese e la parte nuova ancora in fare si ristrutturazione.
Le acque del suo territorio
Per quanto riguarda i corsi d’acqua il paese è attraversato per un brevissimo tratto dall’Adda alla quale è collegato il mulino della Famiglia Castelli: un mulino a impresa familiare utilizzato ancora oggi.
Un altro mulino è presente nel paese, pero non funzionante. Vicino a questa struttura sono state costruite diverse villette che ne hanno fatto perdere il suo valore.
 Nel paese è anche possibile vedere la Santella, che rappresenta la Madonna del Santuario di Caravaggio.
L'INTERVISTA
Durante l'uscita a Brignano, abbiamo scambiato due chiacchere con Piergiorgio Conti per conoscere meglio paese, la sua storia e che cosa è cambiato oggi.
Conti sa dirci qualcosa sulle rogge o su mulini che c’ erano o ci sono qui a Brignano?
Certo, allora quando io ero un ragazzo andavo sempre a dare una mano a mio padre nei campi e c’ erano tanti piccoli corsi d’ acqua che ci permetteva di sfruttare al meglio questa risorsa ma in paese il mulino era l’unica cosa che avevano per far scorrere l’ acqua e lo utilizzavamo anche per far girare le rotelle di pietra per fare la farina ; me lo ricordo come se fosse ieri quei sacchi (che per un bambino come me sembravano giganti) che arrivavano da quel posto.
Cosa è cambiato da allora ?
Oggi ci sono molte piu case e meno campi questo è certo; perché al giorno d’oggi si da piu importanza al cemento che dalle risorse che ci offrono i campi ; è sparito un mulino che c’era in via della Bruciata; al suo posto, se non ricordo male, adesso c'è una villa.
Per quanto riguarda le rogge non saprei che dirti, non ci facevo molto caso. So solo che la roggia piu importante che c’è vicino al Castello Visconti è ancora esistente come il mulino in centro .
25 post!
Prima, durante, dopo
La macina può rompersi, ma il fiume continua la sua corsa verso il mare
Gibran Kahilil Gibran
DOCUMENTI / Fiume Adda, rogge e canali derivati
Il fiume Adda nasce dallo spartiacque alpino di Alpisella (m 2285 s.l.m.) sulle Alpi Retiche. Confluisce nella sponda sinistra del Po a Castelnuovo Bocca d'Adda (CR).
L'intero percorso misura 301 Km, di cui 122 Km nella Valtellina e 138 al tronco da Lecco al Po, il rimanente nel Lago di Como. Â Nel 1639 viene eseguito un taglio artificiale nei pressi di Pizzighettone per rettificarne il percorso. L'intero bacino imbrifero misura 7990 Km2. I principali affluenti sono il Brembo, il Serio e il Tormo.
Da essa si originano diversi canali e navigli: Martesana, di Paderno, Muzza e Vacchelli.
ROGGE E CANALI DERIVATI DALL'ADDA
Muzza
Già nel 761 «Muctia», nel 1116 «Mucia», nel 1123 «fluvio Mucia». Nata essenzialmente a scopo irriguo, viene derivata dalla sponda destra sotto le mura del castello di Cassano d'Adda(Mi). L'acqua viene convogliata mediante una diga sommersa detta "Paladella”, la restituzione dell'eccedenza d'acqua all'Adda avviene mediante uno sfioratore: Rottura Grande e quattro scaricatori: Ferdinando, Nuovo, di Mezzo e Vecchio. Il canale Muzza, in origine probabilmente uno dei due rami in cui si divideva il fiume, si dovrebbe alla famiglia Mutia (Tito Mutius, prefetto dei fabbri), la quale, subito dopo la conquista della Gallia Cisalpina, organizza le prime utilizzazioni a scopo irriguo.
Con diploma del 28 novembre 1220 (dopo la Pace di Lodi - anno 1198), Federico II autorizza i lodigiani a servirsene per utilizzare liberamente le acque del fiume. Si dĂ quindi inizio alla costruzione, non sempre pacifica, dell'ulteriore asta di canale fino a Paullo.
Il canale si trasforma in colatore Muzza nei pressi di Massalengo. La lunghezza della Muzza è di circa 39 Km, e da essa escono ben 72 rogge principali che a loro volta danno origine ad altre sub derivazioni.
Il complesso di canali copre 170 km, senza contare le derivazioni aziendali. La superficie di irrigato corrisponde a 42400 ettari oltre a 12600 ettari di comprensorio indiretto. Ritorna nel fiume Adda nelle vicinanze di Castiglione d'Adda.
Canale Vacchelli (o Marzano)
Canale Cremonese, costruito dal Consorzio per l'Incremento della Irrigazione nel territorio Cremonese (CIIC), fra il 1887 e il 1892. Le sue acque sono estratte dalla sponda sinistra del fiume Adda in localitĂ Marzano (comune di Merlino).
Il canale progettato dagli ingegneri Fieschi e Pezzini fu costruito grazie alla volontà di un comitato promotore animato dall'Onorevole Pietro Vacchelli. La denominazione "Canale Marzano" (appunto dalla località di presa) rimane fino al 1913 quando l’assemblea del CIIC decide di cambiare in "Canale Pietro Vacchelli", in onore al promotore.
La lunghezza del canale è di km 34 e 400 metri. La sua apertura rese necessaria la costruzione di 245 manufatti, fra i quali 60 ponti-strada, 61 ponti-canale (a Crema un ponte-canale attraversa il Serio), 125 tombe-sifoni e tombini in cemento, nonché 4 importanti chiaviche lungo l'argine maestro di difesa delltAdda, e oltre 20 bocche di erogazione.
Durante il suo percorso attraversa buona parte del Cremasco e del Cremonese in direzione sud-est terminando a Genivolta, in località «Tredici Ponti»: un insieme di tredici canali riuniti nel breve tratto di 174 metri e sormontati da tredici ponti; tra i canali, il Naviglio di Cremona e il Canale Pallavicino Nuovo. Questa opera servì a prosciugare le zone paludose del Moso di Crema e evitare i frequenti allagamenti (durante le grandi Piene) della strada Rivolta-Spino.
Canale Retorto
Non si conosce in origine se sia un manufatto oppure un antico ramo dell'Adda. Attualmente nasce dallo sbarramento con diga in sponda sinistra, all'altezza della cava Colombo a Cassano d'Adda. Alla localitĂ "Cascate" gli sfioratori dividono le sue acque nelle rogge Pandina, Gropella, Cremasca. Le acque eventualmente esuberanti defluiscono nel canale Ritortello che confluisce nella roggia Rivoltana.
Il partitore è nominato in un documento del 1502; i titoli di derivazione risalirebbero alla prima metà del XV secolo, come è scritto nella relazione della Commissione incaricata nel 1893 per lo studio e la proposta di riparto delle acque dell'Adda fra i canali Muzza, Retorto e roggia di Cassano. La superficie irrigata corrisponde a 5100 ettari oltre a 4200 ettari di comprensorio indiretto.
Le principali rogge derivate dalle acque del Retorto sono la Pandina e la Cremasca.
La Pandina la troviamo nominata la prima volta nel 1502 in una relazione dei maestri delle entrate straordinarie, Girardo e Moresino, assieme al partito che la divide dalla roggia Cremasca.
Per quanto riguarda la Cremasca, o roggia Badessa, i documenti provano che essa fu scavata tra il 1412 e il 1430.
 Roggia Vailata
Deriva dal fiume Adda, in sinistra, nel territorio di Canonica d'Adda (BG). Aperta nel secolo XV, lasciate le bocche di presa di Canonica, la Vailata costeggia la sponda sinistra del fiume Adda per circa un km da nord a sud, fino alla diga di S. Anna, al confine con il territorio di Fara d'Adda. Qui, per migliorare l'affluenza delle acque nella roggia, entra in funzione, nel 1950, una nuova bocca di presa che utilizza l'invaso della diga sul fiume costruita dal Linificio Canapificio Nazionale per lo stabilimento di Fara Gera d’Adda. Il comprensorio della Vailata si estende nella pianura bergamasca occidentale e nel comune cremonese di Vailate; in piccola parte su terreni milanesi in sinistra dell'Adda. La domanda di riconoscimento è datata 23 giugno 1924 per ottenere m3/s 8,830 in forza di titoli legittimi e m3/s 1,170 a sanatoria; per la stagione jemale l'utenza chiede la metà delle acque estive.
Nel 1225 la roggia Vailata irriga 2167 ettari (atto costitutivo del Consorzio - Not. Con-il-netti, Treviglio). Secondo C. Bonato (Il comprensorio irriguo della roggia Vailata, 1952), il comprensorio corrisponde a 2384 ettari, di cui 1682 in provincia di Bergamo; 654 in provin-cia di Cremona e 48 in provincia di Milano.
Roggia Rivoltana
I primi documenti afferenti il diritto di roggia Rivoltana a derivare dal fiume Adda risalgono al XVI secolo. Questi documenti scoperti dal prof. E. Calvi, si trovano presso l'Archivio di Stato di Milano.
In entrambi, sia in quello datato 1551 sia in quello del 1584, si parla di "derivare dal fiume Adda l'acqua per mezzo della detta roggia di Rivolta" - e - "…della Bocca della Rogia , che essi cavano dal Fiume Adda…". Senz'altro questi sono i documenti più antichi in cui viene menzionata la roggia di Rivolta o Rivoltana.
Un altro documento, riguardante sempre il diritto di roggia Rivoltana al prelievo delle acque dal fiume Adda, è del 1723. Si tratta di un decreto del Magistrato Camerale del Ducato di Milano, nel quale viene descritto il luogo di presa: attraverso la cosiddetta canna del traghetto che è un'apertura, nella traversa a servizio di Muzza.
La domanda di riconoscimento è presentata dal comune di Rivolta in data 25 gennaio 1930 (in sostituzione di un'altra presentata da privati in data 29 dicembre 1923) per ottenere 7 m3/s destinati all'irrigazione estiva di 1685 ettari in provincia di Cremona (regione agraria cremasca). La domanda provoca l'opposizione del CIIC (Consorzio per l'Incremento dell'Irrigazione Cremonese), del Retorto e di Muzza. L'opposizione del CIIC era dovuta al fatto che, nel tratto dalla palata della Muzza alla traversa del Vacchelli non si voleva venissero cii5tratte le acque in alcun modo: ogni distrazione significava sottrarre le acque al Vacchelli. Roggia Rivoltana ottiene con Dpr n. 2018 del 18/16/1952, il riconoscimento a derivare, per antico uso, 3,9 m3/s estivi. Superficie irrigata è di oltre 1745 ettari oltre a 1400 di comprensorio indiretto.

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DOCUMENTI / Fiume Serio, rogge e canali derivati
Il fiume Serio nasce sulle Alpi Orobiche in quota superiore ai m 2000 s.l.m., sotto il monte Torena (m 2911 s.l.m.). Dopo aver attraversato la provincia di Bergamo e in parte il Cremasco, si getta nel fiume Adda in localitĂ "Bocca di Serio" in territorio di Montodine (CR) a m 65 s.l.m. L'intero percorso misura 124 km.
Il suo bacino di 1256 km2, la cui portata media in pianura è superiore ai 20 m3/s. Il tratto che attraversa la pianura è intensamente sfruttato da una fitta rete di canali creati a scopo irriguo.
ROGGE E CANALI DERIVATI DAL SERIO
Archetta
Le sue acque vengono derivate dal Serio in localitĂ Saletti (Crema); durante il suo percorso si unisce alla roggia Renata alimentata dal Naviglio di Casaletto. La si trova citata giĂ prima del 1530. La roggia Archetta esercita per diritto a derivare le acque dal Serio a mezzo del cavo Borromea, in seguito alla distruzione della sua traversa durante la piena del fiume del 1960.
Borromea
Risale alla fine del XVI secolo. Il canale, di proprietĂ dell'omonima nobile famiglia, passa agli Anguissola all'inizio del secolo XIX e nel 1897 alla societĂ per azioni che porta il suo stesso nome.
Le prime risorse della Borromea sono risorgive e colatori che si formano in territorio di Fornovo e Mozzanica (BG). Ulteriori risorse il cavo Molinara, le cui acque immesse nel fiume Serio a monte di Crema sono subito riestratte dalla sponda opposta, attraverso un condotto sotterraneo che si sviluppa sotto la palata. La Borromea viene ulteriormente arricchita con acque del Serio a mezzo di un impianto di sollevamento costruito a valle di Crema negli anni 1929-1930.
Malcontenta
Deriva le acque dal Serio in territorio di Casale Cremasco.
Menasciutto
Le prime citazioni della roggia nei documenti risalgono al 1300. Le sue acque vengono estratte attraverso un invaso formato da uno sbarramento creato sul fiume Serio tra Pianengo e Ricengo.
Babbiona
E' forse la piĂą antica, viene giĂ citata nei documenti del XIV secolo. Ha presa in comune di Casale Cremasco; i proprietari in Offanengo, Izano e Madignano sono costituiti in Consorzio dal 1887.
ALTRI IMPORTANTI CORSI D’ACQUA
Serio Morto
Attualmente è diviso in tre corsi d'acqua divisi e susseguenti. Nell'antichità questi formavano un unico corpo come afferma il Cattaneo: "Le paludi sull'opposta riva dei Serio avrebbro per emissario il cosidetto Serio-morto, che si scarica nell'Adda in Pizzighettone, diviso dal Serio vivo per una lingua di terra, che si eleva da 10 a 12 metri sopra ambedue quei fiumi. E' ridotto ora a colatore; ma doveva avere in altri tempi maggior portata, come attestano le dimensioni dé, suoi serpeggiamenti, nei quali se ne formano altri poi di minore sviluppo".
Il tronco chiamato "Colatore Serio morto" scorre nell'alveo che è stato abbandonato dal fiume Serio nei primi secoli del secondo millennio. Nel colatore Serio morto confluiscono le acque sorgive di un vasto comprensorio. Il corso di acque parte da Castel Gabbiano e Camisano col nome di Fossato Vetero, continua poi col nome di roggia Malcontenta e scende a Castelleone.
Il canale principale procede fino a Pizzighettone, mentre il ramo secondario percorre per circa due km una galleria sotterranea, raggiungendo l'Adda in territorio di Gombito.
Tormo
Il suo bacino idrografico copre gran parte della Geradadda. Le sue acque sgorgano limpide in territorio di Arzago d'Adda dai fontanili della roggia Murata. In territorio di Agnadello, alla confluenza della roggia Murata con la Roggia Legazzo (anch'essa di origine sorgiva) assume il nome di fiume Tormo. Confluisce le sue acque in Adda nel territorio di Abbadia Cerreto dopo un percorso lungo 25 Km.
Durante il suo tragitto alimenta varie derivazioni; le principali sono: Roggetta, e Rinetta in Pandino, Benzona, Migliavacca e Bocchello in Palazzo Pignano; Livia, Cisara, Monica, fosso dei Risi, Sidra e Roggia Nuova in Dovera; in Corte Palasio e Abbadia Cerreto alimenta canali terziari.

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Mulini sul territorio
Fossatum Bergamaschum
Il Fosso Bergamasco è un canale artificiale costruito nel tardo medioevo che collega tre fiumi: Adda, Serio, Oglio.
Il fosso nel corso dei secoli è stato sovente utilizzato come confine tra le diverse dominazioni del tempo, facendone così una zona al centro di contese e battaglie. Citato in documenti risalenti alla seconda metà del secolo con il nome di Fossatum Bergamaschum, venne utilizzato dalla Repubblica di Venezia a partire dal 1427 per definire i limiti occidentali del proprio Stato di terra, confinanti con i territori del Ducato di Milano.