Ho avuto una nostalgia tremenda di quando parlavo con te. Qualche volta parlo con te dentro la mia testa.
Philip Roth
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Ho avuto una nostalgia tremenda di quando parlavo con te. Qualche volta parlo con te dentro la mia testa.
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“Try to be a rainbow in someone’s cloud.”
— Maya Angelou (via amargedom)
This is probably my favourite place to read ☕️🍂
È che senza dubbio tu sei una Che si merita il meglio che ho Io invece purtroppo certezze nessuna Però una cosa la so Il taglio sul ginocchio la bici nel fosso il pugno Nell'occhio ogni semaforo rosso Fu per arrivare a te Dormire alla stazione la manifestazione Il quaderno con su scritto il testo della canzone Fu per arrivare a te.

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“Quando la guardo tutto ha più senso, il mondo sembra meno cattivo.”
—
“I tuoi capelli son più belli se li sciogli E il vestito se lo togli”
— Articolo 31
Gente che spera - Articolo 31
Sei troppo bella
per dirti addio.
- Articolo 31
“E ancora cambio umore se ti penso, è un bel po’ che non ti sento, ma non mi frega cosa stai facendo.”
— Articolo 31 | Oltrelamiamente.

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“Vi auguro di sbagliare oggi. Fate degli sbagli. Fate una cazzata. Una stronzata. Perché sbagliare significa solo che state provando a fare qualcosa che pensavate fosse impossibile per voi. Provate a fare qualcosa di nuovo, oggi. Rompete i vostri schemi mentali. Spezzate la voce che vi dice, no, non dovresti, non si fa. Parlate con qualcuno con cui non dovreste. Provateci con qualcuno con cui non dovreste. Create qualcosa che non dovreste. Rendete il mondo più interessante, strano e assurdo di come lo avete trovato.”
— J-Ax.
E quindi è tutto per te: I miei quindici anni tetri, La prof. che mi odiava, la fuga da casa, Il tuffo da sei metri quando scopri che nessuno guardava, Il posto di blocco, l'amore non corrisposto, Quando ho rubato e poi m'hanno preso e neanche io ci credevo che avevo fatto il botto, Il taglio sul ginocchio, la bici nel fosso, Il pugno nell'occhio, ogni semaforo rosso, La mia prima sbronza, anche la seconda, Il poster nella stanza, il viaggio in ambulanza Fu per arrivare a te.
“Al mio papà che mi ha insegnato ad essere migliore, non la migliore. Che è sempre orgoglioso di me, nonostante tutto. Al mio papà che è il mio supereroe, il mio grande amore, la mia ancora, il mio passato presente e futuro. All'uomo della mia vita, l'unico. Un milione di parole non basterebbero per esprimere un sentimento così grande, auguri mio re.”
— (via @larivoluzionechenonpassaintv)
“Non trovo sonno, non trovo pace, sento che il cuore va più veloce!”
— Thegiornalisti. (via sesolosapessiciocheprovo)
“Amor é tocar com carinho, o mundo do outro.”
— Silmara H.

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Il mio ex fidanzato
Premessa:
Ho scelto di raccontare la mia esperienza non per ricevere attenzione o compassione, sono eventi ormai estranei alla mia vita ed anche se le ripercussioni sono ancora evidenti sono sulla buona strada per eliminarle, perciò mi rivolgo a tutte quelle persone che si sono ritrovate o si trovano tutt'ora a dover affrontare una relazione di abusi emotivi e spero che la mia vicenda possa aiutare qualcuno a riconoscere la tossicità del rapporto (il che, posso assicurare, è difficilissimo) e, in qualche modo, far riflettere, offrire la mia comprensione, o meglio ancora, incitare a cercare aiuto dalle persone che ha accanto. Quello che sto per raccontare non è tutto e non è in esatto ordine cronologico, ho selezionato quelli che a parer mio sono i comportamenti più sbagliati che io e X (nominerò questa persona così per privacy e comodità) abbiamo adottato nel periodo passato assieme. Voglio precisare che non sono una psicologa, il mio testo è solo frutto di un'attentissima riflessione su me stessa e ricerche personali, la persona in questione non è cattiva, non nego che possa essere malata, ma diventare carnefici è più facile di quello che sembra, ci si ritrova nel ruolo prima ancora di accorgersene soprattutto se si è stati vittime prima. Non serbo rancore, ma è importante saper riconoscere l'abuso e fuggirlo prima di subire gravi conseguenze. Io sono stata fortunata.
Per iniziare, io e X ci siamo conosciuti quando entrambi avevamo quindici anni. A primo impatto mi è sembrato un ragazzo simpatico, di sani principi, sicuro di sé e di bell'aspetto, rispetto a me che nel pieno della mia adolescenza combattevo ancora con la mia immagine. Si dimostrò subito interessato a me e me ne innamorai prestissimo tanto che la settimana dopo ci mettemmo insieme.
Di recente avevo passato una fase di “buio”, all'epoca ero probabilmente ciclotimica ma non ne ero ancora consapevole, perciò il mio gettarmi fra le sue braccia fu immediato, era diventato il mio salvatore e per me la nostra relazione era segno del destino, per questo feci uno dei miei più grandi errori.
Rivelai a X di essere autolesionista circa due settimane dopo l'inizio del rapporto. La sua reazione mi sorprese anche se avrebbe dovuto insospettirmi, infatti ciò non lo toccò. Al contrario di come penserete X è una persona fragilissima, le sue emozioni (quando ne aveva) non riusciva a controllarle, il non avere reazioni implicava il fatto che la cosa non lo interessava. Ed io gli avevo servito la mia fragilità su un piatto d'argento.
L'errore non sta nel fatto di avergli parlato di un mio problema, la comunicazione fra fidanzati è fondamentale, ma pensandoci adesso avrei dovuto aspettare, X faceva allusioni sessuali già dal secondo giorno di relazione, mi baciava e le sue mani andavano già a toccare posti intimi, avrei dovuto capire già da allora che qualcosa non andava. Ma era il mio primo amore, non ero contraria al fatto che mi toccasse, però non sono stata capace di soppesare i miei sentimenti e ciò che palesemente mi dimostrava X con le sue azioni.
I primi mesi furono un inferno, X mi mentì sul suo passato, in particolare sulle relazioni che aveva avuto vantandosi di rapporti sessuali che non erano mai avvenuti. Quando smascherai le sue bugie e gli confessai che avrei trovato difficoltà ricostruire la fiducia che avevo nei suoi confronti, lui mi accusò di essere troppo rigida e negando poi, i mesi successivi, di avermi mai mentito. Un lento processo di lavaggio del cervello.
Ogni nostra conversazione successiva era mirata alla velata minaccia di lasciarmi se mi fossi comportata come lui non voleva. Per esempio, X aveva diverse amiche, le quali, quando le conobbi, le trovai anche simpatiche, ma lui iniziò a distorcere la loro immagine con frasi come:
“S. ha un culo della madonna, glielo guardo sempre.”
“C./V. mi ha detto che sono bello.”
“I. è una cucciola” con quest'ultima i gesti erano diventati intimi, mi raccontava di toccarle i capelli, i fianchi, di farle continuamente complimenti sul fisico il quale, ovviamente, era più snello del mio. Certe frasi, certi atteggiamenti, li adottava con me nei giorni successivi alle sue confessioni.
Le prime volte, sebbene queste frasi mi ferivano, gli dissi che ero un po’ gelosa, mettendola anche sullo scherzo, forzandomi di ridere. Le sue parole di risposta furono le seguenti:
“Se sei gelosa, se parli male di loro, se le tratti male, io ti lascio.”
Ebbi il terrore di tirare fuori l'argomento. Avvenne un episodio che avrebbe dovuto aprirmi gli occhi e fuggire a gambe levate, ma feci il contrario. Sebbene riluttante, un giorno uscii con X, le ragazze in questione, ed una coppia di loro amici. Lui stette tutto il tempo con loro, toccandole, giocandoci, prendendole in braccio, ignorando me deliberatamente. Era così impegnato nel suo intento che nemmeno si accorse della coppia che mi prese in disparte, mi chiesero perché non fossi gelosa, anche con un moto di disgusto e di incredulità, io feci la cosa più sbagliata, quasi con le lacrime agli occhi, mi irritai e lo difesi.
Potreste pensare che sia stata una stupida, infatti lo sono stata, ma ritrovarsi in queste situazioni non è mai facile, guardandomi adesso l'avrei mollato senza avvertirlo, bloccandolo ovunque e scordarmi della sua esistenza, ma ero già completamente succube di lui, la paura che mi lasciasse sola, che io non ero degna del suo amore, mi faceva impazzire. Io davvero credevo che fosse normale, davvero credevo che un rapporto funzionasse così, e se ne soffrivo era solo colpa mia, anzi, meritavo di soffrire.
La sera stessa rimanemmo soli io e X, lui non mi rivolse la parola, come se ce l'avesse con me. In quel periodo la mia salute non era delle migliori, la giornata era stata lunga ed intensa e nella panineria dove cenò (io non mangiai) quasi svenni. Ma lui nulla. Non se ne accorse, solo una volta mi chiese con fare infastidito e rigorosamente in dialetto, cosa avessi, io gli risposi nulla. Nulla.
Le cose peggiorarono sotto questo punto di vista, io ero in suo pugno e lui poteva permettersi quello che voleva, testando fin dove poteva arrivare la mia resistenza e,dallo spunto del rapporto con le sue amiche, anche per condizionare il mio aspetto fisico.
Io ero in costante ricerca della sua approvazione, avrei detto tutto, fatto tutto, cambiato, volevo solo che mi amasse, a qualunque prezzo. Era questa la sua giustificazione, era il mio mantra “almeno mi ama”. X non mi ha mai amata, nemmeno per un attimo, nemmeno se me lo diceva, nemmeno se magari lui l'ha creduto, nemmeno se ci sono stati bei momenti passati assieme. No, amore non è soffrire. Non per queste cose almeno.
Quindi, essendo diventata il suo giocattolo, iniziò a interferire sul mio modo di vestire, di portare i capelli e di come mi truccavo. Essendo una ragazza che infondo contava poco sull'aspetto fisico, ciò mi sconvolse. X mi faceva notare che i miei vestiti erano da maschio, che non mi voleva vedere con i capelli legati, né corti perché li considerava poco femminili essendo nato in una famiglia di gitani lui desiderava che li portassi lunghissimi come la madre e la sorella. Era un continuo mettermi a confronto, i suoi apprezzamenti mi erano concessi solo quando mi conciavo come voleva lui. In quel caso era felice, si mostrava attratto, mi faceva sentire bella, pretendeva di uscire per far sfoggio di me con i passanti e mi confessò anche che certe volte non mi prendeva la mano mentre passeggiavamo perché si vergognava del mio aspetto trasandato.
Provai a seguire i suoi consigli ma senza costanza, volevo trovare un modo di vestire che soddisfacesse entrambi ma lui sembrava non voler scendere a compromessi. Ricordo un episodio nel quale X mi costrinse a comprare un paio di jeans aderenti solo perché mettevano in risalto le mie gambe, quando gli dissi che non mi piacevano si offese fingendo di darmi libera scelta ma sapevo che il muso me l'avrebbe portato a lungo, perciò li comprai, li misi. Mi sentivo a disagio però credevo che per il mio uomo avrei dovuto farlo.
Inutile dire che ciò influì anche sul mio peso, a quasi un anno di relazione gli confessai che avrei voluto mettere su qualche chilo. Il periodo prima fu molto duro, la mia salute andava peggiorando e persi peso, ora che stavo meglio mi sarebbe piaciuto mangiare più cibi sfiziosi, non volevo ingrassare, solo arrivare ad un peso nella norma ma maggiore di quello che avevo in quel momento. X inorridì. Mi chiese fino a quanto volessi salire, gli dissi che sessanta chili mi sembrava un peso giusto. Litigammo, disse esplicitamente che non voleva una ragazza grassa (senza contare che lui pesava circa centodieci chili). Il risultato fu che i mesi dopo rasentai i quarantacinque chili, iniziai a perdere i capelli, il mio ciclo si bloccò e mi provocavo il vomito con la paura di diventare grassa. Non sto dando la colpa a lui, io ero già mentalmente compromessa da prima di conoscerlo, ma posso almeno dire che le sue sfuriate aggravarono la mia situazione.
E una volta diventata magra e senza curve non mi toccava nemmeno più, tutto quello che facevo non era abbastanza, mai.
X non si curava di me, non si accorgeva di quanto stessi male e non chiedeva mai, le nostre telefonate erano laconiche, mi chiamava per semplice abitudine, ma quando avevo la voce abbattuta sembrava voler chiudere la conversazione al più presto. Però stavamo assieme. La relazione pareva anche solida, non litigavamo mai, uscivamo spesso ed il tempo trascorso non era neanche tanto male. Però il marcio era già alla base e le mie insicurezze incrementavano, insieme alla paranoia, al malessere, al deterioramento del mio fisico.
Pensai di lasciarlo diverse volte, una in particolare, dove aveva toccato il fondo.
X voleva uscire da solo con le sue amiche, ma io, non sapendo che si fosse già organizzato, mi presentai a casa sua per fargli una sorpresa che non gradì affatto. Fu stupefatto nel vedermi, poi irritato, disse che voleva una giornata per sé e che ero una pressa, senza contare che avevo dovuto fare un oretta di macchina per raggiungerlo. Si arrabbiò perché ero vestita male e allora gli dissi che ormai ero lì, che se voleva potevamo andare insieme dalle sue amiche, disse che preferiva andarci da solo e che voleva trovare un modo affinché tornassi a casa mia. Era domenica e gli autobus passavano di rado, perciò andai con lui, con le serpi nello stomaco. Mi misi in disparte quando arrivammo, lui mi lasciò fare. Litigai con un ragazzo della comitiva, il mio umore era a terra e me la presi con questa persona per una stupidaggine, ciò basto ad X per parlare male me, di fronte a me, alle sue amiche. X, quando ce ne andammo, e mi accusò di essere pazza, che non dovevo aspettarmi che si schierasse dalla mia parte perché avevo torto.
Partii il giorno, stetti in un'altra città per due settimane, nelle quali progettai per la prima volta il mio suicidio e X non si fece sentire, né sembrava intenzionato di vedermi al mio ritorno.
Essendo peggiorata la mia ciclotimia entrai nel periodo euforico e decisi che di X non mi importava, che non mi sarei più fatta sentire, come di consueto a questo periodo, mi sentivo il mondo sotto i piedi ma lui trovò il modo di stringere le mie catene anche lì, infatti chiese di vedermi, infatti mi disse “ti amo” per la prima volta.
Era un circolo vizioso, appena mi accorgevo che qualcosa non andava, lui trovava il modo di accalappiarmi, imprigionarmi di nuovo, quando mi chiedevo se lo amavo ancora lui con un minimo gesto di vago affetto otteneva da me la massima resa.
Non accusate i miei genitori o i miei amici, X riesce ad indossare svariate maschere, è davvero bravo, lo devo ammettere, la sua non-personalità è così semplice da capire ma così difficile da smascherare, i miei lo adoravano, le mie amiche erano felici per me, chi parlava male di lui lo tagliavo dalla mia vita, questo è quanto. Stavo male a causa sua, ma non lo ammettevo mai, avevo già i miei problemi, X per me era l'unica cosa che mi dava la forza di lottare, non mi accorgevo di come in realtà mi distruggeva. Era una carezza ed una coltellata, un tira e molla, una parola gentile ed una per denigrarmi, ma io non vedevo. Ero soggiogata, schiacciata, soffocata.
Avevamo entrambi sedici anni quando suo padre venne a mancare. Questo tragico evento sconfessò ogni dubbio, io volevo stargli vicino, volevo amarlo ed X, dato che era rimasto senza amici (per vari motivi), senza il supporto della famiglia, si affidò a me. Spesso, gli anni seguenti, mi ringraziò per essergli stata vicina, io per lui ero diventata madre e padre e me ne accorsi tardi che in realtà il suo avvicinamento fu solo un danno per entrambi.
Il mio grandissimo errore fu il provare a ricostruire la fiducia che avevo nei suoi confronti facendogli chiudere ogni rapporto con altre ragazze. Lui lo fece. E fece molto di più. Essendosi staccato dal contesto familiare iniziò ad assorbire il mio modo di fare, il mio modo di pensare, i miei principi, mi copiava, mi stava vicino, diceva di amarmi e sembrava davvero fosse così. Mi dava ragione su ogni cosa, litigavamo, certo, ed era anche terribile (ma lo spiegherò dopo) però facevamo pace e mi sembrava mi amarlo più di prima. In questo modo, seppur con delle enormi pecche che solo adesso riesco a vedere, andammo avanti, tutti dicevano che eravamo una bellissima coppia, tutti credevano che eravamo fatti l'una per l'altro e lo credevo anche io. Volevo sposarlo, volevo dei figli con lui, volevo lui e solo lui tutta la mia vita.
Ma quando si arrabbiava mi faceva paura. Era una bomba, esplodeva, mi insultava, mi chiamava “puttana”, ruppe una porta di casa mia con un pugno una volta. Nei suoi eccessi d'ira me ne stavo zitta, pensavo che se mi fossi avvicinata cercando di calmarlo mi avrebbe picchiata. So che avrebbe potuto farlo, infondo si inizia con i pugni al muro… no, lui non mi mise mai le mani addosso, secondo me non ebbe tempo di farlo ma questo non lo saprò mai. X si calmava, mi chiedeva scusa, piangeva anche, mi diceva che non mi avrebbe mai toccata ed io facevo finta di credergli. Volevo comprenderlo, non giudicarlo, dicevo a me stessa che era solo, che soffriva, che aveva avuto un'infanzia difficile. Queste vicende non avrei mai dovuto tenerlo per me. Ma la verità è che mi ero abituata anche a quello. Mi ero abituata a tante cose.
La mia salute peggiorò, i periodi euforici e depressivi si alternavano con cadenza regolare, un mese di uno, un mese dell'altro. Mi aggrappavo a lui, lo volevo vicino, lo volevo solo per me e lui solo mi capiva. Però iniziò a far leva sui miei sensi di colpa. Il suo supporto dovevo pagarlo in qualche modo perché mi sentivo sempre in difetto, lui mi faceva sentire in difetto, sempre, convivevo con i miei sensi di colpa, pensavo che essere fidanzati con me fosse un inferno e quando gli esternavo i miei dubbi X non faceva molto per smentirmi.
Quando ero triste cercava le mie… attenzioni. Mi toccava in un modo che non mi piaceva per niente. Gli dicevo di no quando non mi andava, lui accettò i miei primi rifiuti, ma più i mesi passavano, più diventava insistente, ogni volta che eravamo insieme non faceva che pensare ad avere rapporti sessuali con me. Io cercavo di lasciarmi andare, mi faceva capire che gli dovevo il mio corpo, che ero sua e che di me poteva disporre come voleva perché era l'unico che avrebbe potuto stare con una ragazza come me. Ma non ce la facevo, il suo corpo mi disgustava avvolte, rifiutavo di essere soddisfatta e sopraffatta dai sensi di colpa facevo quello che mi chiedeva. E quando i piccoli favori sessuali non gli andavano bene gli concedevo il resto. X non mi ha mai costretta fisicamente, sebbene fu spesso molto vicino nel farlo, questo ci tengo a chiarirlo. Ma l'abuso è abuso, non importa di come sia andata.
Nessuna donna dovrebbe mai sentirti così. Inutile, indifesa, in colpa, violata, sporca.
Io ancora lo sento, e forse lo sentirò per sempre, questo peso, questa macchia sopra di me, e scriverlo qui sul questo blog oggi mi fa vergognare a morte, ma arriva il momento in cui bisogna lasciar andare questi macigni. Io non so chi voi siate, non ho idea di cosa state passando e sono solo una ragazza su internet, ma posso capire quanto sia terribile anche solo accettare l'idea che la persona che hai accanto sia colui o colei che abusa di te.
Io l'ho capito tardi, ho permesso ad X di togliermi tutto, di farmi sentire come se fossi un niente, mi ha fatta sentire il suo oggetto di sfoggio con gli amici quando gli parlava della nostra intimità, il suo pezzo di carne quando mi bloccava sotto di sé e non diceva niente quando avevo le lacrime agli occhi, mi ha fatta sentire spazzatura quando mi lasciò per messaggio un mese dopo il giorno che provai a togliermi la vita.
Disse a tutti che l'avevo minacciato di suicidarmi se mi avesse lasciata, infatti ancora oggi danno la colpa a me di questa separazione.
Disse che l'avevo ferito quando mi vide felice con un'altra persona. Disse che mi aveva lasciata per proteggermi perché lui stava male e non voleva darmi il suo peso. Disse anche che mi avrebbe amata per sempre.
Non auguratevi mai che lui/lei cambierà, capisco l'imbarazzo, capisco il dolore, la tristezza, quel sentimento che vi ha fatto credere essere amore, ma proprio per questi sentimenti dovete chiedere aiuto. Non siete soli, non siete deboli se ammettete che c'è qualcosa che non va e che soffrite, anche un solo minuto al fianco di una persona che non vi merita è troppo, voi non potete, non dovete essere ai piedi di nessuno. Voi siete più di questo, e la morte non risolverà le cose, quando decidete di combattere i demoni che avete dentro con qualsiasi arma avete a disposizione vi assicuro che c'è tanto che il mondo lì fuori che vi può ancora offrire, e c'è sicuramente tantissimo che voi potete ancora offrire a qualcuno che davvero ci tiene a voi. Questo è solo quello che posso offrire io, qualche scritta su uno schermo, è pochissimo, ma è la mia storia, e se qualcuno si è rivisto nelle mie parole o ha rivisto qualcuno a lui caro in situazioni analoghe, spero davvero che la mia esperienza, seppur scarna di informazioni, abbia toccato anche solo uno di voi tanto da spronarlo ad aprire gli occhi.
Non è la fine, siete ancora qui, volete mollare, siete al limite, ma siete ancora qui. Siete forti, siete coraggiosi. Potete ancora scegliere di riprendere in mano la vostra vita. E questo sarà solo l'inizio.
Grazie per aver letto fino a qui.
for-blue-blue-skies
“Non lo sentivo da più di un anno e, per più di un anno, non ho amato nessun altro. Ci siamo lasciati dopo tutti i baci, le discussioni, i sacrifici e i treni persi. Non credevo sarebbe mai successo… e poi, di punto in bianco, è successo. La verità è che, dopo la rottura, ho capito che l'amore non cade dal cielo e che non tutti possono farci sentire amati, che i complimenti, se non sono detti da quella persona in particolare, non scaturiscono felicità negli occhi di chi li riceve e che andare a letto con qualcuno non per forza significa farci l'amore. Per più di un anno ho avuto la certezza che, prima o poi, saresti tornato da me. Il motivo del mio pensiero non è che tu sia stato il mio primo amore, te lo giuro: io ho sempre avuto la certezza che saresti stato il mio ultimo amore e che, sebbene avremmo potuto avere altri miliardi di persone prima di ritrovarci, io e te non avremmo mai smesso di amarci e ci saremmo abbracciati ancora. Sta di fatto che essere certi di qualcosa, non significa necessariamente essere pronti ad ogni eventualità in qualsiasi momento: lo scorso luglio, dopo almeno 16 mesi dall'ultima conversazione avuta, mi hai scritto quel messaggio in cui mi hai confessato di non essere più riuscito ad ascoltare Ed Sheeran perché ogni sua canzone ti ricordava me, ed è stato come se il mio cuore avesse urlato a squarciagola un fottuto “Finalmente!”. Ero in campeggio ed erano le 2:00 di notte, quando ho ricevuto quel messaggio. Ho letto il tuo nome tra i messaggi, ho chiuso la porta, mi sono seduta davanti alla roulotte e ho respirato circa un quarto d'ora ascoltando il rumore delle onde del mare, prima di metabolizzare il tutto e pensare a come risponderti. Ho pianto, io che non sentivo una lacrima sul mio viso da mesi, perché, senza te, era come se neanche le mie emozioni esistessero. Ho pianto e quello è stato il pianto più felice della mia vita. Ho pianto perché mi sei mancato tanto. Non aspettavo altro che sapere che tu stessi bene e, dopo tutto quel tempo, è successo. Finalmente, cazzo. Ci siamo rivisti e a breve ci rivedremo, e un po’ mi sento come quando da ragazzina non aspettavo altro che prendere il treno, farmi quei 240 chilometri, e correre fra le tue braccia. Non so se e quando riuscirò a dirti “Ti amo”, stavolta… ma posso dirti che non vedo l'ora di sdraiarmi a letto con te e mettere qualche canzone, tipo “Give me love” o “Photograph”, alzando il volume al massimo per non farci sentire dagli altri mentre facciamo l'amore come facevamo qualche anno fa, visto che la mia camera ha sempre avuto le pareti di cartongesso. Quel giorno non avremo più paura delle canzoni che ci ricorderanno il nostro passato insieme, perché non esiste passato se tu sei con me ed io sono con te… e non c'è distanza che tenga se restiamo insieme.”
—