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PEGGY or PIGGY
PEGGY GUGGENHEIM è stata una collezionista d'arte statunitense, e svolse un ruolo determinante nella storia dell'arte del Novecento. Era solita dire che era suo dovere proteggere l'arte del suo tempo e a questa vocazione e alla creazione del suo museo dedicò buona parte della vita, facendo conoscere al mondo numerosi artisti americani allora sconosciuti, del calibro di Jackson Pollock.
BEMYPEGGY vuol dire: scegliere di promuovere l'artista.
 MISS PIGGY è un personaggio dei Muppet (gruppo di pupazzi e personaggi in costume, creati da Jim Henson negli anni ’50, protagonisti di celebri trasmissioni televisive nate negli Stati Uniti d'America e trasmesse in gran parte del mondo); una maialina convinta di essere destinata alla celebrità , che si presenta come essenza del fascino femminile, rischiando di diventare molto violenta ogni volta che viene irritata.
BEMYPIGGY vuol dire: bocciare l'opera.Â
ISTRUZIONI PER L'USO
Chi decide di partecipare al presente progetto di "critica d'arte partecipata" può richiedere il materiale al seguente indirizzo email: [email protected]
Ad ognuno verrĂ inviato il seguente messaggio:
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Buongiorno, o buonasera.
Il contenuto di questo messaggio è la parte attiva del progetto iniziato insieme alla mostra attualmente in corso presso Galleria Cinica (Palazzo Lucarini Contemporary), nella cittadina di Trevi, dal 17 Maggio al 6 Luglio 2014.
All’interno troverete un testo in italiano e in inglese, che riassume il pensiero dietro a questo ultimo lavoro di conoscenza condivisa.
Alla ricezione della lettera dovrete osservare il contenuto, leggerne il comunicato, pensare, rispondere con una mail all’indirizzo [email protected] e far confluire su questo testo tutte le vostre impressioni, dalla peggiore alla migliore, qualora ce ne sia una.
Fatto ciò, recatevi presso un luogo che voi ritenete opportuno, per visibilità , affluenza di persone, o luogo deputato alle affissioni (senza finire agli arresti se potete), e lì attaccare il manifesto (sono due, uno la parte positiva BE MY PEGGY, uno la parte negativa BE MY PIGGY) che secondo voi “calza meglio”, usando anche gli adesivi annessi.
Fate un piccolo reportage fotografico della vostra azione (va bene qualsiasi tipo di foto fatta con qualsiasi supporto, l’importante è che sia descrittiva cioè che si capisca dove siamo e dove è stato attaccato).
GRAZIE INFINITE PER LA COLLABORAZIONE. SIETE ENTRATI A FAR PARTE DI UN PROGETTO ARTISTICO NON PIU’ COME UDITORI O UTENTI, MA COME PARTE ATTIVA AL FIANCO DELL’ARTISTA.
(Come) Achille
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Be my Peggy or Be my Piggy.
Un manifesto, scritto, pubblicato, affisso. Letto?
Un circuito comunicativo, nel quale l’oggetto diventa soggetto e il semplice destinatario si trasforma in attore protagonista. Egli, con il proprio contributo, può innescare un movimento che stimola e concorre alla conoscenza, alla presa di coscienza delle proprie possibilità - al di là di posizioni sociali privilegiate - e divenire promotore dello sconosciuto.
L’espressione artistica, concepita da me come “bene comune”, come proprietà della collettività , non deve essere ad appannaggio di pochi. Il benessere collettivo si ottiene attraverso la concomitanza di interessi,  scaturiti dalla dimensione personale, che concorrono alla creazione di un valore complessivo aggiunto.
La creazione di una rete virtuale, tramite la nascita di un blog, ossia di un raccoglitore di feedback e diffusore di messaggi, corrisponde alla nascita di un progetto relazionale; ogni artista che ne entra a far parte, si interfaccia - tramite la spedizione di materiale - con gli interessati i quali sono a conoscenza delle linee principali del progetto, ma non del soggetto che il mittente spedisce.
Il concorso di ciascuna delle parti interessate al fine di originare questo sentimento diffuso è la creazione di un mecenatismo che entra a far parte della coscienza collettiva. Arte, non piĂą parte, ma tutto.Â
Feedback dei destinatari, veri critici dell’opera. Contrariamente a quanto accade nella normalità , essi possono esprimere la propria opinione o mettere in discussione l’eventuale progetto che viene a loro presentato.
E’ innegabile che, tale intervento nasce per abbattere i solchi dettati dalla macchina artistica contemporanea sempre più lontana dalla vita reale, affinché ci sia una strada battuta percorribile dal singolo individuo che permetta la fruizione di concetti “nuovi”.
 (COME) ACHILLE
CRITICA D’ARTE PARTECIPATA
“La galleria è un luogo come un altro, uno spazio che è parte di un meccanismo globale, un campo base senza il quale nessuna spedizione è possibile; un club, la scuola o la strada non sono luoghi migliori, ma semplicemente altri luoghi dove è possibile mostrare l’arte.”[1]
La mostra non è il risultato finale di una ricerca ma una zona di produzione, di incontro con il pubblico al quale vengono messi a disposizione gli strumenti necessari per sviluppare un pensiero critico sulla società . Il museo, luogo di creazione, funge in questo caso da spazio generatore di un nuovo movimento di critica d’arte partecipata. Un atto di protesta contro l’ufficialità , un manifesto nato per sviluppare una rete partecipativa con potere decisionale: “d’altro canto, adottando una nuova grammatica fatta non tanto di moduli d’ordine quanto di un progetto permanente di disordine, [l’artista] ha accettato proprio il mondo in cui vive nei termini di crisi in cui esso si trova.”[2]
All’interno di un sistema nel quale si stabiliscono delle relazioni, nasce e si codifica l’intera opera di (Come) Achille: un lavoro di arte condivisa e in divenire. Ognuno è libero di esprimere la propria opinione riguardo l’opera dell’autore, il quale si espone per la prima volta, scegliendo di farlo sul terreno peggiore: il sistema dell’arte.
Nel rispetto della coscienza critica di ognuno, egli ci invita a rivedere l’intero apparato, lasciando decidere ad un pubblico eterogeneo la validità o meno del proprio lavoro. Lo spirito fortemente sociale dal quale nasce il progetto favorisce l’opinione di critici “non ufficiali” al sistema artistico dominante, strettamente influenzato dal mercato.
Carla Capodimonti
  [1] Nicolas Bourriaud, Postproduction. Come l’arte riprogramma il mondo, 2004, Postmediabooks, Milano, p. 67.
[2] Umberto Eco, Opera aperta, 2009, Bompiani, Milano, p. 263.

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ROBOT O DINOSAURI?
terra, tanta terra.