Sono riuscita ad avere un confronto con tutti, ehm riformulo meglio, ho _cercato_ di avere un confronto con tutti perché proprio come te, crescendo, analizzo i miei comportamenti.
Le tue scuse, mi sono “arrivate” tardi (arrivate nel senso che le ho accolte tardi) e non ti nascondo che le ho recepite con emozioni contrastanti ero felice ma, allo stesso tempo, ho avuto paura.
Ho lavorato molto su me stessa e ho capito che non posso dare colpe a qualcuno. Ho visto le mie debolezze, le ho accolte e non riuscendo a cancellare il dolore l’ho rielaborato.
La mia vita a Pescara ha iniziato ad essere quella che doveva
ho fatto un sacco di cose, conosciuto tantissima gente.
Ho iniziato l’università facendo i primi due anni con molti sforzi, la situazione economica dei miei non è stata dalla mia parte e ho dovuto iniziare a lavorare. All’inizio il mio tempo era occupato dall’università, poi è stato occupato prevalentemente dal lavoro e al bivio lavoro-studio ho scelto quello che, in quel momento, mi sembrava la strada più vicina alla felicità: un lavoro a tempo pieno.
Non nascondo che, in tutto questo tempo, ho cercato di sapere della tua vita nel modo più subdolo di questo mondo: i social.
Comunque, arriviamo al motivo per il quale ti sto scrivendo oggi.
Amsterdam, 14:30 circa, fuori pioveva in un modo che mi rassicurava, entro in un McDonald’s con delle vetrate enormi.
Mi siedo, riprendo la lettura dove l’avevo lasciata il giorno prima: pagina 214 di Lettere a Theo.
Avverto un energia strana intorno a me, sollevo lo sguardo di fretta.
Ti ho visto riflesso in una vetrina.
Come stai? Sei felice?
Sono contenta di averti scritto di e tante cose, mi sono dilungata, pensieri disordinati forse.
Ad ogni modo ti ringrazio, Deborah.













