“Il primo tipo, quello che io definisco “genetico”, sono i figli di papà nati da figli di papà. Sono convinti delle stronzate che fanno. Li vedi subito. Loro non è che ti guardano in faccia e non ti salutano. No. Semplicemente non ti vedono. Ti passano davanti e non ti vedono. Vengono da una scuola antica, sono “educati”, si fa per dire, sin da piccoli in una certa atmosfera, sentono l’aroma del privilegio, respirano, come il caffè sottovuoto, in atmosfera modificata. Fanno discorsi tipo “questi comunisti del cazzo…” senza sapere nemmeno che significa comunismo o fascismo o altre stronzate del genere. Respirano il potere sin dalla culla, non hanno la più pallida idea del significato di termini come lavoro, economia, politica. Non gliene potrebbe fregare di meno, non hanno bisogno di saperlo. Spendono soldi che non si guadagnano, senza sapere nemmeno da dove arrivano, e mantenerli costa quanto può costare mantenere una famiglia di operai. Per farti un esempio: se capita che hanno bisogno di te, in qualunque occasione, non hanno nessuna difficoltà a salutarti, a sorriderti e chiedere. Se sei allenato e li conosci, come me, allora noti le differenze. I figli di papà “genetici” se hanno bisogno di te, del tuo aiuto, non si fanno nessun problema. Vengono, ti salutano, accennano un sorriso, ottengono quello di cui hanno bisogno e poi ritorni a non esistere. Gli altri, quelli del secondo tipo, quelli che chiamo “di prima generazione”, bene, anche quelli ti vedono, ma non ti cagano. Ma nel momento in cui hanno bisogno, nonostante il sorriso, i modi cordiali, sono a disagio. Gli costa cambiare atteggiamento per necessità. Gli altri no. Quelli genetici, per dirti, ti guardano in faccia e ti passano davanti senza nemmeno salutare. Per loro non è un fatto di buona educazione, di anzianità, di chi viene da fuori o cose simili. No. E’ un fatto di soldi, di potere. “Papà ha la grana.” Oppure “Papà è un pezzo grosso, quindi tu che sei un morto di fame devi salutare per primo. Sempre. Comunque. Altrimenti io ti passo davanti, ti guardo in faccia e nemmeno ti cago.” Quelli di prima generazione, alla fin fine, sono i meno pericolosi, sono i più innocui perché, in fondo loro lo sanno di fare una cazzata. Però sono così smaniosi di cominciare a godere del privilegio di essere i figli del papà, che, anche se sanno di sbagliare, lo fanno lo stesso perché, appunto, “Io sono il figlio di papà.” Si era evidentemente infervorato e Sergio pensò che chissà, magari avesse avuto molte esperienze antipatiche lì al circolo e, giusto per fargli fare una pausa, per farlo rilassare un attimo, lo interruppe…